Umanità degli animali? No, animalità degli umani!

Loki, il mio segretario personale a forma di cane, devo ammettere che a volte non si dimostra estremamente professionale nelle sue mansioni come io gradirei: come qualche giorno fa, quando gli ho dato l’incarico di addetto stampa personale consegnandoli uno smartphone per gestire i vari media e lui, per tutta risposta, ha subito cercato di capire se fosse qualcosa di commestibile, danneggiandolo. Accidenti!
Tuttavia, a parte tali malintesi professionali, devo pure ammettere che in altri ambiti non smette di dimostrarmi le sue notevolissime doti di animalità. Animalità, sì.

Ad esempio – per dirvi d’un fatto recente in fondo assai banale ma, per me, certamente significativo: qualche giorno fa vaghiamo per boschi montani all’imbrunire, la luce diurna svanisce lentamente ma inesorabilmente, le ombre si allungano velando il paesaggio ma la neve sul terreno agevola la visibilità. Ad un tratto, presso una baita, noto qualcosa che si muove: è una piccola capretta, rannicchiata e tremante nell’angolo tra l’edificio e un basso muro di pietre. È ferita alle zampe posteriori che infatti tiene piegate in modo innaturale, forse per il morso di qualche altro cane poco o per nulla “educato”. Loki non la vede subito ma, appena gliela faccio notare, si agita come se non sapesse più stare nel pelo (si può dire così, per gli animali?), le si avvicina ma stando attento a non urtarla con troppa foga, la annusa, lecca la ferita, le dà piccoli colpetti col naso come a invitarla a rialzarsi, mi guarda, piagnucola, abbaia, corre intorno al punto in cui è ferma, abbaia ancora, mi guarda, le si sdraia davanti osservandola fissamente per qualche secondo e poi ricomincia il tutto come sopra.
«Razza di teppista peloso che non sei altro! – gli dico – se non avessi addentato quello smartphone potevi chiamare tu qualcuno in soccorso!» Così le faccio io un paio di telefonate, poi restiamo ancora per un po’ lì accanto alla capretta per farle compagnia e tentare di rassicurarla, cercando di placare la sua evidente agitazione. Alla fine l’amica veterinaria alla quale si affida anche Loki mi assicura che ci penserà lei a recuperare entro breve la piccolina ferita, ma per convincere Loki che ce ne possiamo tornare a casa – ormai è tardi e il buio è calato del tutto – ci metto un bel po’: non se ne vuole andare, mugola, punta le zampe a terra come se volesse rimanere lì a vegliarla.

Insomma, la storia fortunatamente ha un lieto fine, con la capretta recuperata e ora in degenza presso l’ambulatorio dell’amica veterinaria (che ringraziamo di cuore, Loki e io, per il salvataggio):

Ecco.
Storiella banale, lo ribadisco, eppure nella sua insignificanza importante, per me.

Ora: noi umani, sempre così terribilmente (e spesso ingiustificatamente) antropocentrici, parliamo di “umanità degli animali” quando ci pare che si comportino con altruismi e magnanimità che pensiamo essere doti manifestate unicamente dagli uomini. Dimostrando con ciò la nostra irrefrenabile boria, appunto, e parimenti dimenticando la storia stessa del genere umano, i cui atti nobili – inutile rimarcarlo – sono ben offuscati da fin troppa millenaria ignobiltà e senza che tale realtà storica appaia in miglioramento, per giunta – anzi. Però gli “animali” sono loro, non noi, e quando usiamo il termine “animalità”, per lo stesso principio irrazionalmente antropocentrico appena citato, lo decliniamo in accezioni negative e spregiative, contrapponendolo spesso proprio al senso che diamo al termine e al concetto di “umanità”.
E se invece di parlare di “umanità degli animali” dovessimo imparare da essi e conseguire una nostra animalità umana? Insomma, siamo così certi di essere sempre noi quelli magnanimi, sensibili, altruisti, solidali, generosi, e di esserlo quando conta esserlo e non solo quando ci fa comodo manifestarlo, per poi diventare tutto l’opposto quando torniamo a barricarci nel nostro baluardo di antropocentrico egoismo per mere e a volte bieche ragioni di convenienza personale? In parole povere: e se noi uomini dovessimo tornare a essere “animali”, per diventare pienamente e autenticamente umani?

Be’, noterete che pure la “morale” della storiella è assai banale, in fondo. Eppure, di frequente, ci viene comodo pensare che certe cose siano banali e scontate sono per sentirci giustificati nel trascurarle e nell’evitare di meditarci sopra come dovremmo invece fare. Già.

Una domanda da porsi spesso

[Foto di Syaibatul Hamdi da Pixabay.]
Ma se siamo tutti quanti sicuri che la bellezza salverà il mondo, siamo altrettanto sicuri che il mondo salverà la bellezza?

Ecco.
Meglio chiederselo di frequente, secondo me, prima di trovarsi nei guai credendo che non lo fossimo.

Il vaccino della provvidenza

[Immagini di By Stefan-Xp, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte qui + Alexandra_Koch da Pixabay, rielaborate da Luca.]
Quindi, anche il papa si farà vaccinare contro il Covid-19.

Dunque nemmeno il Santo Padre, massimo rappresentante di Dio (di quello cattolico, almeno) in Terra, gode di quella “Provvidenza” e della relativa divina protezione conferita alla sua posizione e in forza alle preghiere personali – dirette come non mai visto il canale “privilegiato”, nel suo caso.

Be’, io dico che la sua scelta è certamente ammirevole. Sì, perché quando la questione è seria bisogna tornare seri e mettere da parte ogni altra vana inconsistenza. Già.

L’accappatoio nuovo

P.S. (Pre Scriptum)per chi ancora non ne fosse edotto, Loki è il mio segretario personale a forma di cane.

«Come “non si può andare”?!?»
«No, Loki, te lo ripeto: alle terme, spa, piscine e quant’altro di simile non ci si può andare
«E perché?»
«Norme anti-Covid.»
«Covid? Cos’è, qualche altra razza di gatti rompipalle?»
«No, Loki, i gatti non c’entrano, qui.»
«Ma io mi sono comprato apposta questo accappatoio fighissimo

«Veramente te l’ho comprato io.»
«Vabé, dai, non essere sempre così puntiglioso.»
«Eh!»
«Dunque non se ne fa nulla? Proprio nulla?»
«Nulla.»
«Ma mondo cane!»
«E se lo dici tu…»

P.S. (Post Scriptum): attenzione! Tenete sempre presente che i cani non parlano! Quello qui riportato è un dialogo di presumibile natura telepatica, provata dal fatto che non si possa provare che non lo sia (oltre che da qualche bicchiere di ottimo liquore alle erbe alpine, forse. 😄)

Un augurio (alternativo) per il nuovo anno

[Foto di silviarita da Pixabay.]
Un buon augurio, dal mio punto di vista, per il nuovo anno?

Be’, a parte quello ovvio e ineludibile sulla situazione sanitaria e sulla sua definitiva risoluzione, direi che sarebbe bello, e me lo auguro, se nell’anno appena iniziato la gente cominciasse a credere di più all’esistenza degli elfi e dei folletti nei boschi oppure alle antiche leggende di draghi e creature misteriose o, che ne so, all’apparizione del Diavolo presso certi ponti particolarmente impressionanti eccetera, e credesse molto meno a politici e politicanti, opinionisti farlocchi, “fakenewsisti” professionisti, imbonitori mediatici d’ogni sorta, influencer social da strapazzo e tutti quegli altri personaggi opinabili, ridicoli, grotteschi, biechi e non poco pericolosi ai quali viene data troppa importanza acuendone l’influenza, con risultati a dir poco agghiaccianti.

Ecco, se ciò accadesse, credo che il nostro mondo nel 2021 potrebbe diventare un posto ben più posato, concreto, realista, coi piedi per terra e la mente libera da traveggole di quanto invece ad oggi è. Con gli elfi e i folletti e tutto il resto, sì: cose molto più “attendibili”, per molti versi, di quei personaggi appena citati e delle tante scempiaggini di varia natura che vogliono far credere. Già.

Insomma: auguri, che questo nuovo anno possa esservi in un modo o nell’altro proficuo. Tanto, poi, «Se qualcosa può andare storto, lo farà». La Legge di Murphy varrà anche nel 2021 come in ogni altro anno trascorso, statene certi! 😄