Orizzonti dai volti leggibili

In quel periodo avevo scoperto anche la capacità di distinguere perfettamente i lineamenti e il portamento di ogni monte, tanto da poterlo riconoscere sia a grande distanza, sia da versanti dai quali non l’avevo mai visto prima, come se fosse una figura umana; si tratta della stessa funzione mentale con cui in genere riusciamo a riconoscere le persone da dettagli fisici e dalla postura, anche se non ne scorgiamo il volto. Da bambino non avevo simili capacità nei confronti delle montagne. Non so quanti ne siano coscienti, eppure è questo il fondamentale passaggio della crescita che permette le prime partenze verso il grande mondo: la scoperta che gli orizzonti hanno volti leggibili.

(Franco Michieli, L’abbraccio selvatico delle Alpi, CAI / Ponte alle Grazie, 2020, pag.205.)

Dice bene Michieli quando parla di «fondamentale passaggio della crescita»: lo è per partire alla conoscenza del mondo ma, in modo altrettanto valido, lo è per partire alla conoscenza di se stessi. Perché leggere i volti degli orizzonti significa riconoscerli e identificarli, dunque significa identificarsi in essi – proprio grazie alla loro conoscenza il più possibile approfondita – e ugualmente identificare se stessi: non sentirsi mai spersi ovunque ci si trovi, sentirsi sempre (o quasi) nel posto giusto, in relazione costante con il mondo d’intorno, costruire e sviluppare la propria identità determinata in connessione con l’identità culturale dei luoghi nei quali viaggiamo o abitiamo e coi quali interagiamo.

È forse una delle maggiori manifestazioni di civiltà e cultura umane, questa, e probabilmente la forma fondamentale di presenza che possiamo formulare verso questo nostro mondo in cui tutti insieme viviamo.

P.S.: vi ricordo che Franco Michieli sarà uno dei prestigiosi ospiti della rassegna autunnale del progetto Colle di Sogno. Un luogo dove re-stare presso il meraviglioso borgo delle Prealpi lombarde. Cliccate qui per saperne di più.

Bonatti

[Immagina tratta dalla pagina Facebook del CAI Lecco, qui.]
Walter Bonatti se ne andava a scalare e esplorare altre montagne, vallate, deserti e foreste esattamente dieci anni fa. Ma la sua presenza così potente travalica spazi, tempi, dimensioni, storie e memorie: Walter c’è, sempre, anche perché, mi viene da credere, “non può esserci” un mondo senza Bonatti, senza figure così preziose e illuminanti come egli è stato. O forse potrebbe pure esistere ma sarebbe infinitamente meno interessante, affascinante e nobile di questo – almeno per noi che Bonatti lo abbiamo conosciuto, di persona, dai suoi libri, dai suoi reportage, con le sue scalate, le sue esplorazioni e le sue doti umane, e sappiamo di essere non solo così fortunati per questo ma pure, se così posso dire, più vivi.

I “Paesaggi Remoti” di Alpes a Cervinia

Le tradizionali giornate ALPES per Cervinia dell’estate 2021, per la nuova edizione di “Sentieri d’Autore ai piedi del Cervino”, proporranno idee ed esperienze già in uso ma con un nuovo e più intenso sguardo sulla montagna e sul paesaggio del Cervino, affidandosi ancora una volta a testimoni d’eccellenza che hanno fatto dell’esplorazione, nel rapporto con la Natura e con il paesaggio e nell’arte, l’elemento centrale del loro pensiero e della loro opera professionale.
Sono due i focus di questa edizione, due diverse letture della pratica dell’esplorare paesaggi intessendo con essi relazioni intense e profonde al punto da risolvere la loro dimensione spaziotemporale in una nuova e personale geografia intima. Due personaggi differenti e altrettante differenti narrazioni per esplorare meravigliosi e sorprendenti “Paesaggi Remoti”:

L’esploratore di nuove vie e nuovi mondi: Walter Bonatti.
Dalle prime scalate alle ultime esplorazioni, con enorme talento e una dedizione senza compromessi, per tutta la vita Walter Bonatti andò alla scoperta del mondo e di se stesso.
A muoverlo era il desiderio di avventura, ma non solo: il suo rapporto con la wilderness era caratterizzato da una ricerca della dimensione selvaggia del mondo che all’inizio fu quasi inconsapevole, ma con gli anni si fece sempre più lucida e determinata, fino a diventare un vero e proprio “esperimento”. Fu anche grande protagonista del paesaggio del Cervino firmando la prima salita in solitaria sulla parete Nord (1965), l’ultima scalata estrema di Bonatti che successivamente abbandonò la carriera alpinistica per dedicarsi a quella dell’esplorazione in natura iniziando la sua collaborazione con la rivista “Epoca”, dando inizio alle sue leggendarie esplorazioni.
ALPES dedica a Walter Bonatti una serata di racconti, immagini filmati e narrazioni inedite, con Roberto Mantovani, Angelo Ponta e Daniela Berta e grazie alla collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna di Torino che, nel decennale della scomparsa di Walter Bonatti, presenta la mostra Walter Bonatti. Stati di grazia, frutto e coronamento del lavoro di riordino, catalogazione e digitalizzazione dell’Archivio Walter Bonatti, donato al Museo l’8 agosto 2016 dagli eredi dell’alpinista ed esploratore.

L’artista delle montagne con il suo sguardo su un nuovo Cervino: Alessandro Busci.
Nel linguaggio di Busci, e soprattutto nel suo particolare Cervino che poi rappresenta tutte le montagne del mondo, si possono riconoscere le questioni che la montagna impone: paura, sbigottimento, caduta, ascesa ma anche protezione, ospitalità e accoglimento. Ai 3500 m dello storico rifugio Guide del Cervino, sul Plateau Rosà, verrà posta simbolicamente un’opera di Alessandro Busci che richiama BLUCERVINO, l’attuale personale dell’artista ospitata presso il polo museale del Forte di Bard fino al 17 ottobre 2021 con 40 opere dedicate all’iconica montagna e al suo fascino insuperabile. Una mostra curata da Luciano Bolzoni, direttore culturale di ALPES, che durante il mese di agosto è visitabile con gruppi organizzati anche con partenza dal Comune di Valtournenche.

Trovate il programma completo della due giorni di ALPES ai piedi del Cervino sulla locandina qui sopra. Per le prenotazioni agli eventi e per qualsiasi altra informazione al riguardo i riferimenti sono:

Franco Michieli, “L’abbraccio selvatico delle Alpi”

Cosa intendiamo, abitualmente, riguardo il termine “maturità”? Innanzi tutto, credo, ciò che si ottiene (simbolicamente, più che altro) completando le scuole secondarie superiori, oppure la dote che dovrebbe contraddistinguere la persona adulta o comunque qualsiasi similare stato di sviluppo avanzato. In verità, dal punto di vista dell’uomo, la “maturità” non è uno stato definitivo ma intermedio ovvero l’età tra la giovinezza e la vecchiezza; curiosamente un’analoga accezione vale anche in geologia, ove lo stadio di maturità è quello «intermedio fra i tre stadî morfologici (giovanile, maturo e di senilità) che si possono distinguere nel rilievo terrestre» (clic). Proseguo dunque per sillogismi, denotando che a disquisire di «rilievo terrestre» la prima cosa che viene in mente sono le montagne e, a proposito di esse, ripenso a un noto motteggio di forma certamente retorica eppure parimenti obiettiva nella sostanza, che in ogni caso a me piace molto: «la montagna è una scuola di vita». Scuola, già: ritorno all’ambito scolastico, insomma, e all’accezione più comune e immediata del termine “maturità” ma, dopo tutto questo giro lessicale, pensando ora a una maturità vitale che si può conseguire sui monti – quindi anche la seconda accezione, quella anagrafica, a sua volta rientra in gioco.
Ecco, nel mentre che, pagina dopo pagina, approfondivo la lettura dell’ultimo libro di Franco Michieli, L’abbraccio selvatico delle Alpi (CAI / Ponte alle Grazie, 2020), mi si è formata in mente l’elucubrazione che sopra ho cercato di riassumervi. L’input per essa è d’altro canto facile: il libro racconta la traversata dell’intera catena alpina, da Ventimiglia e il Mar Ligure a Trieste e al Mar Adriatico, per la quale Michieli partì poche ore dopo aver conseguito la maturità scolastica – scientifica, per la precisione. Più di 2000 km percorsi nell’estate 1981 senza l’uso di alcun mezzo meccanico e bivaccando il più delle volte all’aperto, 219.000 metri di dislivello complessivi, 25 cime tra le più significative delle Alpi salite, con la compagnia di nove amici che si sono alternati nel condividere con l’autore i vari tratti del cammino. []

(Potete leggere la recensione completa di L’abbraccio selvatico delle Alpi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)