Su questo pianeta

[Foto di Paolo Trabattoni da Pixabay.]
In verità, su questo pianeta, il clima si sta rapidamente riscaldando ma l’umanità si sta con uguale (o forse maggiore) rapidità raffreddando.
E le due cose non si bilanciano affatto, anzi.
Già.

P.S.: e poi, qualche giorno dopo aver scritto questo post, ecco cosa mi ritrovo a leggere: clic. Un caso, ovviamente.

I diritti degli animali (e i doveri dell’uomo)

[Foto di Angelo Giordano da Pixabay]

I diritti degli animali sono la forma più pura di difesa della giustizia sociale perché gli animali sono i più vulnerabili di tutti gli oppressi.

(Isaac B. Singer, citato da Jonathan Safran Foer in Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, traduzione di Irene Abigail Piccinini, Guanda, Parma, 2010, pagg.229-230.)

N.B.: cliccando qui potrete leggere un articolo di “Fanpage.it” che illustra alcune modalità per aiutare il salvataggio dei koala e della fauna selvatica australiana dagli incendi che stanno devastando l’isola. Non è solo bello e importante farlo ma, mi viene da dire, è soprattutto umano, veramente, pienamente. Rispetto a quanto sia troppo spesso inumano l’uomo nei confronti degli animali.

Una soluzione drastica

[Immagine tratta da qui: https://www.improntaunika.it/. Cliccateci sopra per leggere la fonte originale.]
Le immagini degli animali coinvolti nei devastanti incendi che stanno sconvolgendo da settimane l’Australia e dovuti per gran parte ai cambiamenti climatici di matrice antropica in atto oltre che ad azioni dolose, con numeri stimati da vera e propria ecatombe (fossero anche in eccesso, la questione non cambierebbe affatto, sempre che non siano invece in difetto), da un lato sgomentano e stringono il cuore, dall’altro suscitano una rabbia irrefrenabile. Il genere umano non può veramente più andare avanti così, a distruggere il pianeta e sterminare le creature che lo abitano. Gli umani meriterebbero veramente tutte le peggiori conseguenze possibili derivanti dalle loro azioni scellerate, se non fosse che tali conseguenze finirebbero – e finiscono – per coinvolgere anche gli altri abitanti del pianeta. Già, perché siamo tutti quanti abitanti di questa povera Terra, bellissima se non fosse per la presenza umana, e nessuno dotato di più o meno diritti solo perché si crede più intelligente delle altre specie, anzi: tale maggior intelligenza comporta non maggiori diritti, semmai maggiori doveri: ma l’uomo mai si è voluta riconoscere tale responsabilità, facendo invece di tutto per agire in maniera del tutto deleteria per l’intero pianeta – se stesso incluso, così dimostrando palesemente di essere, nella graduatoria che denota il livello di intelligenza delle specie viventi, agli ultimi posti se non proprio in fondo alla stessa.

Sul web si possono trovare alcuni modi coi quali aiutare le associazioni e gli enti che in Australia stanno cercando di soccorrere gli animali coinvolti negli incendi e di limitare i comunque terribili danni: ad esempio qui trovate qualche buon riferimento, oppure qui per aiutare concretamente i koala, in particolare, grazie all’iniziativa di una giovane ticinese.

Per il resto, a fronte di una tale perniciosa presenza d’una specie vivente sul pianeta, così deleteria per qualsiasi altra, non verrebbe che da pensare a una sola soluzione, peraltro forse già avviata. Ma sapete bene che il solito, dogmatico, meschino antropocentrismo dei componenti di quella razza leverebbe subito dei gran strepiti di sdegno e riprovazione. Be’, dal mio punto di vista, pure tali strepiti non farebbero che giustificare quella drastica soluzione. «Tolto il dente tolto il dolore» si dice, no? Ecco, e amen.

P.S.: intanto, giova di nuovo ricordare che proprio l’Australia è stata indicata tra i paesi che hanno sostanzialmente fatto fallire la recente COP25 di Madrid. Già. D’altro canto, ci hanno mandato i loro politici umani, alla conferenza sui cambiamenti climatici, mica i koala. E si vede.

(Forse) l’unico vero “buon senso” del Natale

Se “Natale” dev’essere, almeno che lo sia nel senso più alto (e forse unico) possibile: fate pure regali a destra e a manca, spendete ciò che volete ma, per quanto vi è possibile, donate qualcosa a chi è meno fortunato, a chi soffre, a chi una sorte avverso sta imponendo disagi e sofferenze. Un dono materiale o immateriale, un po’ del vostro tempo e della vostra considerazione, la solidarietà tra esseri umani – alla fine, ricchi o poveri, fortunati o meno, quello siamo e quello restiamo, tutti quanti indistintamente – quella semplice tanto quanto fondamentale vicinanza che può far sentire ogni individuo, anche il più solitario, parte di una vera, solidale, rispettosa, evoluta civiltà. Peraltro, inutile dirlo, di occasioni per donare ovvero di situazioni di difficoltà ce ne sono fin troppe in questo nostro mondo: un mondo che spesso crediamo tanto bello, avanzato e ricco di tante cose ma non dell’elemento più importante di tutti, di umanità.

Sarà forse retorico e banale dire che la fortuna che oggi arride a qualcuno domani può improvvisamente svanire tramutandosi in sventura oppure, in modo ancor più vernacolare, che la fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo. Ma, posto ciò, e se è vero come è vero che la base etica di ogni società, a prescindere dal grado di coesione tra i suoi membri, è data anche dalla reciprocità solidale e dal mutuo sostegno, il migliore e più fruttuoso modus vivendi di cui ci si può rendere protagonisti, soprattutto quando fortunati nella propria quotidianità, è quello che non dimentica mai di donare a chi così fortunato non è. In primis, perché un dono del genere rappresenta un regalo a se stessi; secondo, perché donare in questo modo migliora la società e una società migliore per quei doni assicura la mutualità. Oggi a te e domani a me, insomma; e se domani a me non serve tanto meglio, in fondo lo scopo primario e morale del donare è nel donare stesso, più che nel dono. È così, ben più che in qualsiasi altro modo, che il “Natale” può tener fede alla sua etimo: una nascita, o ri-nascita, di autentica e civile umanità.

Ecco, ci tenevo a dirlo, per quel che possa contare che io lo dica.

Aiutatevi ad aiutarvi!

(Quello di seguito è un brano tratto da un articolo scritto parecchi anni fa, almeno dieci ma credo anche di più. Tuttavia, mi pare, dal contenuto ancora parecchio valido: e che articoli di certo genere restino ancora validi, se non di più, rispetto a lustri addietro, non è mai una cosa positiva, temo.)

Se avete bisogno di un aiuto, una mano, un favore, piccolo o grande che possa essere ma ancor più se grande, chiedetelo sempre alla persona a voi meno legata, alla più lontana, alla più estranea: se essa ve lo concederà, l’aiuto, nella sua neutrale indifferenza troverete sicuramente molta più solidarietà e assistenza che nella persona vicina e per ciò molto più interessata a concedervi l’aiuto richiesto – dacché coinvolta, partecipe e quindi, essa, autopretendendo il diritto di far fruttare la sua partecipazione. Di contro, il vero aiuto, quello di valore, quello che non abbisogna e pretende reciprocità, disinteressato perché oggettivo, rivolto all’oggetto e non al soggetto da aiutare ed al quale dunque nulla può chiedere in cambio, svincola anche l’aiutato dall’attribuzione di qualsiasi pulsvalore morale al gesto ricevuto, sì da goderne pienamente la proficua importanza: è l’aiuto, l’unico che gli spiriti illuminati possono considerare e mettere in atto, mentre essi considereranno qualsiasi altra forma come convenienza, calcolo, tornaconto, cioè come una delle più becere espressioni di egoismo. E non mi si venga a dire che “l’importante è aiutare, non come e perché si aiuta”, perché così proferendo non si fa altro che continuare a sostenere quella forma di “aiuto reciproco” con il quale, soprattutto nell’epoca moderna, pochi centri di potere hanno creato enormi ricchezze e dominazioni a danno di moltissimi “aiutati” che, nella convinzione di trovare in quell’aiuto un appoggio la risoluzione dei loro problemi, hanno invece sovente trovato un effettivo peggioramento di essi, o la dipendenza, o l’assoggettamento, il danneggiamento o la fine di propri diritti e di proprie libertà. E ciò non vale solo per quelle macroquestioni geopolitiche ed economiche su cui spesso si discute – come il rapporto ricchezza/povertà tra stati ricchi e stati poveri – ma anche per moltissime altre piccole e a noi più vicine, per svariati piccoli/grandi aiuti che ci vengono dall’alto per migliorare, illusoriamente, la nostra vita ma dai quali scaturisce automaticamente una certa predominanza, un monopolio, una dipendenza spesso appositamente conformata per generare un qualche tipo di potere e di tornaconto. Oppure, per scendere ancora più nel quotidiano comune e tornare al punto di partenza, per quegli aiuti che richiediamo e riceviamo soltanto perché chi li elargisce possa mettersi su un piano superiore di credito nei nostri confronti e cercare quel “qualcosa in cambio” che per civica cortesia noi concederemo, ma che in buona sostanza butta alle ortiche il buon valore di quell’aiuto, e ne svanisce quello umano: un rapporto finale tra bene e male del gesto che risulta zero, dunque un’azione nulla nel suo valore assoluto – e ribadisco, pur se essa ci abbia giovato. La “necessaria” reciprocità nell’aiuto è un modus operandi forzatamente incluso nel concetto e che la società contemporanea ha ben saputo far fruttare a solo e mero vantaggio d’una parte, peraltro spesso negandolo e celandolo accuratamente dietro fumosi e pur indiscutibili impegni, legami o vincoli, ovvero ricompense e gratifiche di natura pretestuosamente morale – per il semplice motivo che chi richiede aiuto è in una condizione di “sofferenza”, di bisogno, quindi di inferiorità rispetto a chi quell’aiuto può concedere: non è così che molte delle disuguaglianze e delle dissonanze etiche, civili e sociali che il nostro mondo purtroppo porta in sé sono nate e proliferate?
Insomma: l’aiuto interessato genera sempre bisogno; meglio far da sé in tal caso, rischiando il peggio ma esaltando ogni propria risorsa, piuttosto che confortarsi per qualche momento e nel dolce e illanguidente sollievo di ciò firmare un bel pacco di cambiali vitali! “Aiutati che il ciel t’aiuta”, ecco: l’antica saggezza popolare è antecedente all’ipocrisia di tanti “benefattori” odierni!