Miss Italy

“Miss Italia”.
Detta in inglese, Miss Italy.
Che nella suddetta lingua inglese può significare anche “perdere l’Italia”. Ovvero, quanto meriterebbero quelli che insultano la concorrente dell’annuale concorso di bellezza nazionale che vedete nell’immagine – ne avrete letto certamente, sul web o altrove.
Perché se si può discutere come e quanto si vuole del concedere la cittadinanza italiana a persone straniere, bisognerebbe cominciare a mettere in discussione pure la legittimità della cittadinanza per certi “italiani” che, palesemente, si mostrano indegni di rappresentare un paese di così ampia e nobile (ancorché ignorata e calpestata da molti) cultura.

Perché è un problema culturale, questo, cioè di grave mancanza di cultura, umanistica, civica, sociale – quella che una persona dovrebbe avere per via “congenita”, non certo in forza di precetti o insegnamenti, e che segnala in modo ben poco discutibile il valore umano, la socialità e il senso civico della persona stessa. Comportamenti come quelli che Chiara Bordi sta subendo, come i tanti altri similari di cui si hanno pressoché quotidiane notizie, per quanto mi riguarda sono da sospensione della cittadinanza e dei relativi diritti (quando non, in certi casi particolarmente vergognosi, da carta d’identità fatta all’istante a pezzetti), senza star lì a perdere troppo tempo con dichiarazioni di condanna e di solidarietà (ben vengano, sia chiaro, ma a quanto pare non servono a molto) o con “rieducazioni civiche” e altro del genere, semmai da attuare a chi veramente se le meriti. Punto.

(Fotografia di Alessandro Capoccetti, www.modelsofdiversity.org)

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La soluzione perfetta a tutte (o quasi) le questioni del mondo in cui viviamo?

Il buon senso.

Che non è il “senso comune”, ovvero “la somma di tutti i pregiudizi” (Viktor Šklovskij), ma è il buon senso, quello che ogni persona considerabilmente intelligente ed evoluta dovrebbe possedere e sviluppare, ma che troppo spesso “se ne sta nascosto” proprio “per paura del senso comune” (Alessandro Manzoni) – il quale “senso comune”, sul buon senso, è pure capace di costruirgli ulteriori pregiudizi, come l’attualità dimostra benissimo.

Come dite? È una soluzione assolutamente utopica?

Sì, forse avete ragione. Ormai se ne coglie così poco di buon senso, in giro…
D’altro canto, cosa sono certe “utopie” se non realtà rese impossibili da pregiudizi tanto ingiustificati quanto imposti e sostenuti dacché resi indiscutibili? La vox populi vox dei in fondo è una delle sentenze meno dotate di buon senso che ci siano – forse proprio per questo oggi è tanto in voga.

Istruire il popolo

Posti i numerosi e significativi fattori socioculturali che fanno pensare a un valore medio del QI in costante e crescente calo, negli ultimi tempi, mi aspetto nel prossimo futuro di vedere diffuse sempre più “istruzioni” pratiche del tipo qui sotto raffigurato:

Dacché, appunto, può ben essere che certuni non (più) ci arrivino, come palesemente non c’arrivano in cose anche più semplici.
Ecco.

Pensare troppo fa viver male

Non c’è nulla da fare.

Pensare è una gran brutta cosa, già.
Perché il pensiero allena e acuisce l’intelligenza, l’intelligenza aiuta a capire meglio il mondo d’intorno, capire meglio il mondo d’intorno significa troppo spesso constatarne le numerose brutture, e constatare le così numerose brutture – quasi sempre ad opera degli umani – significa inesorabilmente guastarsi l’animo e rodersi il fegato.
Fa vivere male, insomma.

Certo, per quanto sopra il pensiero aiuta pure a percepire, comprendere e godere delle tante bellezze materiali e immateriali che ci sono al mondo: ma che succederebbe se le suddette brutture dovessero accrescersi e diffondersi sempre più e soffocare definitivamente le residue bellezze rimaste ad allietarci la mente e lo spirito?

Ah, si direbbe proprio che facciano bene i tanti, tantissimi, che ormai dimostrano di non pensare più, per attitudine genetica, per menefreghismo indotto o per scelta precisa: moriranno cretini ma vivranno spensierati, senza capire niente di nulla e, dunque, nemmeno la loro inutilità.
Beati gli idioti, già. Perché se dei poveri in spirito sarà il regno dei cieli, evidentemente dei poveri di mente è il regno terreno. Lo sappiano, i Sapiens, almeno questo: sennò che “Sapiens” sono, eh?

I più “intelligenti”

Un’accurata classificazione scientifica decreta con certezza che la razza umana è, tra quelle abitanti il pianeta Terra, la più intelligenteevoluta e civile.

Oh, scusate: mi accorgo ora di aver letto la classifica al contrario.

(A proposito del post pubblicato stamattina… Una roba scritta almeno 15 anni fa, quando ero assai più ottimista di ora sul futuro del nostro mondo.)