Gli “illuminati”

Sono convinto da sempre che gli “animali” – che l’uomo definisce così quasi sempre con accezioni di sprezzante superiorità, più che con significato biologico – siano creature ben più intelligenti dei supponenti umani, più sagge, perspicaci, sagaci… più illuminate, insomma. E di questa cosa ne sono ancora più convinto ora che, da più di un anno e mezzo ormai, ho preso alle mie dipendenze Loki con mansioni di segretario personale a forma di cane, il quale, pur tra comprensibili intemperanze giovanili, mi dona di frequente pillole di saggezza canina assolutamente brillanti.

Eccolo infatti qualche sera fa, Loki, mentre riceve un’ennesima “illuminazione”. Chissà da chi e da dove, poi. Da una coscienza animale superiore, da una misteriosa dimensione ultraterrena, da un’avanzatissima razza aliena con la quali gli animali sono in contatto, da qualche entità divina certamente ben più degna di tal titolo rispetto a quelle umane. Mah!

Comunque, una cosa del tutto affascinante, già.

Poi, be’, ecco… in verità sarei curioso anche di sapere chi e cosa abbia “illuminato” Loki per ispirargli questo (e alcune altre simili condotte):

Forse, non so – sono le classiche eccezioni utili a confermare la regola suddetta. Per carità, ci sta: può ben essere che anche tra gli animali nessuno è perfetto – anzi, nessuno è perfettamente illuminato. In fondo, se i così “civili” e “intelligenti” umani si limitassero come i cani a sbrindellare qualche strofinaccio, o cose analoghe, piuttosto di costruire armi di distruzione di massa oppure di spingere il pianeta sull’orlo del collasso ambientale, credo che vivremmo in un mondo migliore. E meglio illuminato, senza dubbio.

Il canelpinista

Non so…
Ecco, voglio dire… ho come l’impressione che l’aver chiesto a Loki, il mio segretario personale a forma di cane, di mettere in ordine i libri di storia dell’alpinismo che ho a casa gli abbia fatto montare la testa, un po’. Dacché è lui che ha voluto (cioè, a me sembra sia così, anzi, ne sono sicuro, anche se capisco che possiate avere dei dubbi al riguardo) gli realizzassi la composizione fotografica qui sopra, già.

P.S.: per la cronaca, gli ho ritirato l’incarico suddetto dopo solo qualche istante, ovvero quando ho intuito che Loki aveva sì capito di ordinare i libri ma nel suo stomaco, adeguatamente masticati e sminuzzati. In effetti ci tiene a rimarcarmi quanto più spesso possibile la sua onnivoracità, di contro io ci tengo molto meno spesso a constatarla.

Un anno

Ormai è già un anno – trascorso da qualche giorno – che Loki sta collaborando con me in veste (dopo l’adeguato tirocinio) di segretario personale a forma di cane oltre che, certamente, di miglior amico. E non posso che confermare ciò che tanti amici e conoscenti mi dicevano, al riguardo: non esiste nessuno come un “animale” in grado di insegnare l’umanità a noi che “umani” ci definiamo su basi a volte ingiustificate. Come ad esempio quando ci permettiamo di chiamare gli animali bestie, con accezione inesorabilmente dispregiativa, ma principalmente per tentare (e credere) di autogiustificarci una bestialità talmente crudele che invece nessun animale, anche il più “feroce”, ha mai – e sarebbe mai – in grado di manifestare.

Ecco, be’, forse solo calzini e magliette e altre cose affini non la pensano così (se di pensare fossero in grado); d’altro canto devo riconoscere a Loki che, dopo averle masticate e mangiucchiate, le ripone con un certo ordine nella sua cuccia senza lasciarle in giro per casa, dunque dimostrando maggior virtù anche a tal riguardo rispetto a molti umani.

Alle 2 e 40

La scorsa notte alle 2 e 40 Loki, il mio segretario personale a forma di cane, ha pensato bene di salire da me in camera da letto e saltarci sopra, al letto, con un entusiasmo che definirei “adolescenziale” (per la cronaca: quasi 40 kg di cane sulle mie gambe, d’improvviso) per, suppongo, raccontarmi di qualche sua nuova strabiliante (lui avrà supposto, di sicuro) idea, che so, forse la trama di un nuovo romanzo talmente geniale da condurmi dritto al Nobel per la letteratura su un tappeto rosso lungo da qui a Stoccolma o qualcos’altro del genere, chissà.

Alle due e quaranta, già.

Se non fosse che, per l’ennesima volta, si è dimenticato che sì, il significato qualche sua espressione canina – abbai, mugugni, guaiti, eccetera – forse l’ho anche intuito e imparato ma tutto un discorso no, per nulla. Così, la sua strabiliante (secondo lui, immagino) idea non l’ho afferrata e, per giunta, non ho più chiuso occhio fino a mattina. Dacché l’ho pur convinto a smontare dal letto e a piazzarcisi in fondo, sul pavimento – il che ha fortunatamente permesso al sangue di tornare a circolare, nelle mie gambe – ma, come non di rado accade, s’è messo a russare con un tale fragoroso impegno che una segheria della British Columbia (per la cronaca: regione del Canada con grandi superfici forestali) a pieno regime farebbe meno rumore.

Insomma: non posso che ammirare in Loki la costante dedizione intellettuale al lavoro che compie per me, senza dubbio, ma preferisco cercare e trovare il modo, rapidamente, di fargli capire che gli straordinari notturni non sono stati compresi nel suo contratto, che (sempre per la cronaca) non ho affatto intenzione di modificare al riguardo.
Ecco.

N.B.: nell’immagine di repertorio in testa al post, Loki mentre cerca mendacemente di spacciarsi per un cane del tutto tranquillo e non per un teppista facinoroso e casinista.

Assembramenti

Domenica scorsa io e Loki, il mio segretario personale a forma di cane, siamo tornati a camminare per boschi che non attraversavamo da quando è iniziato il lock down per il coronavirus. E abbiamo notato – be’, forse più io che lui che è normalmente più interessato ad altri argomenti, suppongo – che c’era un gran assembramento, appena a fianco dei sentieri percorsi: di alberi, non di umani. E c’è venuto da constatare – ma sempre più a me che a lui, penso – che la situazione era inversa a quella che gli umani hanno dovuto subire negli ultimi due mesi: sui monti, dove agli umani era vietato andare sempre in forza delle restrizioni per il coronavirus, gli alberi sono potuti (si fa per dire) restare ben assembrati; nelle città, dove agli umani era consentito stare ma con tutti gli accorgimenti di sicurezza del caso, peraltro spesso non troppo rispettati (e non sempre per colpa di chi li avrebbe dovuti rispettare ma non poteva farlo), agli alberi è spesso proibito creare assembramenti, preferendo ad essi asfalto e cemento (entro i quali poi, quando prendono la forma di megacentri commerciali con relativi superparcheggi, gli umani si assembrano in modi francamente folli).

Mi auguro che ora, con l’allentamento delle restrizioni, siano riviste anche queste bizzarre limitazioni: che gli umani possano tornare ad “assembrarsi” nei boschi (cosa peraltro alquanto improbabile, vista la vastità delle foreste a disposizione) e che agli alberi sia consentito di assembrarsi nelle città e nelle zone urbanizzate molto più che in passato. Sarebbe un’opportunità preziosa e di cui giovarsene parecchio, io credo – e se ne gioverebbe anche Loki, il mio segretario personale a forma di cane, quando in città abbia certi bisogni fisiologici da espletare senza doverli gioco forza fare sui selciati delle pubbliche vie. Ecco.