Le “Lettere dell’attesa” di Franco Michieli

[Franco Michieli sul vulcano Grímsvötn, in Islanda. Foto tratta dalla “lettera” del 20 aprile. © Franco Michieli.]
Da quando è iniziato questo periodo emergenziale, sul sito della Compagnia dei Cammini Franco Michieli – geografo, redattore per molti anni delle riviste “Alp” e “RdM”, originale esploratore e garante internazionale di Mountain Wilderness, tra gli italiani più esperti nel campo delle grandi traversate a piedi di catene montuose e terre selvagge, che ho la grande fortuna di conoscere – tiene una sorta di diario, o “lettera” settimanale, intitolato semplicemente tanto quanto emblematicamente L’attesa, per restare in contatto con gli amici della Compagnia e con chiunque lo segua sui libri o nei suoi viaggi. «Una forma antica di contatto a distanza, in parte diversa dal passato perché viaggia comunque in rete, priva della materialità che rende le lettere cartacee ben più ispiratrici, ma che almeno conserva un approccio più meditato e lento rispetto agli scambi frenetici sui social.» Così Franco definisce queste sue lettere, nelle quali offre visioni, osservazioni, spunti, consapevolezze, riflessioni sullo strano e per molti drammatico periodo in corso, ricavate dalla grande esperienza maturata sul campo in situazioni ambientali spesso estreme e, forse ancor più, dalla relativa grande sensibilità sviluppata al riguardo che, per chiunque lo legga, diventa fonte di meditazione, illuminazione e di buone pratiche fisiche e mentali utili a “vivere” al meglio l’emergenza e il disagio che ci impone.

Così scrive nella sua prima lettera, datata 21 marzo:

Quando si è isolati fra deserti, affaticati da lunghe tappe e zaini pesanti, senza connessioni web, con cibo razionato, i pensieri rispecchiano al tempo stesso l’adesione ai bisogni del corpo, alla materia naturale e alla spiritualità che essa evoca: diventano più lungimiranti, più consapevoli. La più grave manchevolezza della civiltà contemporanea è di aver spezzato la percezione del reale; la vita virtuale, che in questi giorni i media salutano come salvezza, è in verità la causa dell’incapacità globale di capire gli effetti delle nostre azioni. Oggi sono medici e infermieri i più presenti e consapevoli nel curare e salvare: per forza! Sono tra le poche categorie che quotidianamente convivono con la corporeità degli esseri umani, e quindi della natura, della Terra. I grandi decisori delle sorti umane se ne stanno da tempo su Twitter: che cosa dovremmo aspettarci?
Sono sempre stato felice di ritrovare in cammino, in quasi tutti i miei gruppi, medici, infermieri, dentisti, veterinari, quasi sempre donne: tantissime, e ogni volta una garanzia di sensibilità e consapevolezza che si riflette su tutti.
In questa attesa rischiamo di farci ancor più sudditi della virtualità: tutti ce la consigliano. Non si può viaggiare, nemmeno uscire di casa, dunque viva la rete! Eppure una buona gestione della vita richiede che i prodotti dell’immaginazione siano sempre e fortemente affiancati dalle risposte dell’esperienza corporale. Per fortuna molti di noi hanno già enorme nostalgia del mondo reale, ma ricordiamo che presto dovremo lottare per riconquistarlo. Intanto, anche se lo spazio in cui attendiamo è molto ristretto, è il momento di valorizzare la fisicità accanto alle nebulose della mente nostre e altrui.

Leggetele, insomma, le “lettere dell’attesa” di Franco Michieli – cliccate sull’immagine in testa al post per farlo. Sono testi bellissimi e intensi, poetici e al contempo materiali, concreti, preziosi per ricavarne una visione delle cose in corso probabilmente diversa, più profonda, lontana da frasi fatte e conformismi mentali e culturali fin troppo alienanti, anche quando (o anche perché) imposti come “verità” dall’”esperto” di turno, e più vicina al cuore delle cose, della realtà, dell’ambiente in cui viviamo – intenso come ecosistema del quali tutti facciamo parte in modo più o meno attivo, anche col pensiero – più vicino al bisogno di capire il momento e comprendere se stessi nel suo durante, per viverlo meglio e trarne qualcosa di costruttivo pur nella difficoltà a cui ci sottopone, non di rado infausta.

E sappiate poi che sta per uscire il nuovo libro di Franco, L’abbraccio selvatico delle Alpi, nelle librerie a metà maggio per la Casa Editrice Ponte alle Grazie. Prendetene buona nota ma sappiate anche che ne riparlerò più diffusamente, a breve.

Saltare la coda

«Ah, non sai che roba, stamattina all’ufficio postale!» mi dice P.
«Cosa?» gli chiedo.
«Ci sono andato perché dovevo spedire un pacchetto. Entro, e trovo una fila della miseria, almeno venti persone in coda davanti a me.»
«Caspita!»
«Già. Mi metto in coda e, d’un tratto, dall’ingresso entra di gran lena un tizio, viene verso di noi e non salta la coda?»
«Cosa? Assurdo!»
«Già! Ci ha saltati come nulla fosse.»
«Incredibile. Fossi stato lì, l’avrei preso a sberle!»
«Preso a sberle? Ma sei fuori?! Prenderesti a sberle il campione del mondo di salto in alto? È partito un grande applauso da tutti, invece.»
«Il campione del mon…?!»
«Sì, era proprio lui! Un grande atleta, un campione, l’ha dimostrato bene, non c’è che dire. Tra gli applausi ha stretto molte mani, firmato autografi, ha consegnato la busta che aveva da spedire e se n’è andato.»
«Ah. E poi?»
«Poi nulla. Ci siamo rimessi tutti quanti in fila.»
«Beh… Allora ha veramente saltato la coda, in effetti.»
«Già, saltata proprio.»
«Sì, ma, cioè, nel senso che… vi ha proprio saltati tutti quanti, lì.»
«Ehm… Sì, esatto.»
«Ma, voglio dire… per andare allo sportello!»
«Proprio così.»
«Eh!»
«M-mm. Ho impiegato quasi un’ora per spedire quel mio pacco e uscir fuori da lì.»
«Ah, ecco.»
«Già.»

[Photo credit: Bert Verhoeff / Anefo – CC0]
P.S.: per capire cosa sia ‘sta roba, leggete questo pre scriptum.

A Troia

Ma nessun conferenziere si fece attendere come il Bordinelli economista della detta scuola, che non arrivava mai, così che una vecchina, per tanti anni membro del comitato, addetta soprattutto alle castagnate, si alzò arrabbiatissima: «Non è accettabile – gridò, – vorrei proprio sapere dove è andato a cacciarsi questo Bordinelli!»
«Sarà andato a troia, io lo conosco bene», disse un bello spirito che non andava mai alle conferenze ed era sul punto di addormentarsi.
E la vecchia: «A Troia? Così lontano?»

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.54.)