“Cronache da Thule #2”, il magazine di RADIO THULE, questa sera alle 21.00 su RCI Radio!

Questa sera, 19 novembre duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 4a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE nel suo format “magazine”, intitolato “Cronache da Thule #2”!

Torna la radio da sfogliare come una rivista, perché in fondo questo è RADIO THULE nel suo formato “magazine”: un contenitore di notizie e riflessioni su libri, eventi, attualità, musica, arte, idee, opinioni, facezie, disgrazie, considerazioni sul mondo che ci sta intorno a volte serie ma non troppo, altre volte ironiche ma con giudizio. Insomma: una vera e propria rivista fatta di rubriche come pagine da ascoltare, intitolata Cronache da Thule ovvero il numero 2, per questa stagione, del “magazine” di RADIO THULE!
In questa puntata (o in questo numero, per restare in tema), tra le altre cose, si parlerà: di due mostre d’arte in corso assolutamente affascinanti, di considerazioni sul clima da parte di un noto climatologo, di cosa significa essere “rivoluzionari” oggi, di un musicista contemporanea a sua volta e a suo modo “rivoluzionario”, di un bellissimo libro di storie di montagna… e di molto molto altro! Il tutto, come sempre, ben accompagnato dalla consueta selezione musicale di alta qualità, una garanzia imprescindibile di RADIO THULE.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 3 dicembre, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

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La fretta

Veramente non la capisco ‘sta cosa di tanta gente che la mattina mi trovo lungo la strada quotidianamente percorsa per recarmi ove lavoro, e che guidano come dei pazzi, dei forsennati, appiccicando la loro auto a quella che li precede a velocità folle – è una strada di montagna, per inciso – come fossero perennemente in ritardo – dacché io penso: ma alzatevi qualche minuto prima, che diamine! – e tutto ciò, appunto, per andare a lavorare.

Tutti quanti così entusiasti, felici, smaniosi di cominciare l’ennesima giornata lavorativa?

Non so, ma non credo.

Di contro, la sera, di ritorno dai suddetti luoghi di lavoro, quando invece per la gioia d’aver concluso quell’ennesima giornata lavorativa – e chissà quanto pesante, stancante, stressante in molti casi – e di poter tornarsene a casa propria a riposare, a rilassarsi, a coltivare le proprie passioni o semplicemente a starsene in compagnia dei propri cari (come si usava dire un tempo), ti verrebbe insomma da pensare che dovrebbero viaggiare sì veloci verso le proprie dimore la sera, piuttosto che la mattina, per tutti questi motivi…

Invece no, a trenta all’ora e non di più. Come se stessero recandosi in chissà qual terribile luogo per cui protrarre il più possibile l’arrivo, andando a velocità degne d’un calesse ottocentesco.
E io dietro, anelante di tornare a casa per rilassarmi e fare le mie cose, a osservare nello specchietto delle auto davanti a me espressioni sovente da partenza verso il fronte se non da patibolo, dacché si direbbero queste le mete verso cui stanno guidando con tale spossante lena.

Che abbiano tutti una crisi matrimoniale (o quando di affine) in corso ovvero da affrontare a casa, con conseguente crisi di rigetto?

Non so, ma non credo.

Però, se così fosse, le mogli/conviventi/fidanzate/amanti le capisco. Più di tutta quella gente, ecco.

L’uomo moderno pensa di perdere qualcosa − del tempo − quando non fa le cose in fretta; però non sa che fare del tempo che guadagna, tranne ammazzarlo.

(Erich Fromm)

Rido per legittima difesa

Io rido per legittima difesa.

Sì: parafrasando quella celebre battuta di – o attribuita a – Woody Allen (“Leggo per legittima difesa”), dico che qui, se non si sa ridere, si finisce male. Anche le cose più seriose e impegnate alla fine le metto sempre – almeno un poco – sul ridere: perché da sempre diffido congenitamente delle persone che si prendono troppo sul serio (e lo ribadisco), e perché non c’è nulla come lo humor, l’ironia e il riso per rimettere in equilibrio ogni cosa, smussare eventuali spigoli e temprare lo spirito contro ogni possibile gravità e, ancor più, contro qualsiasi malignità, che puntualmente una risata seppellirà.

Eppoi, appunto, ridere è la migliore e più legittima difesa contro le tante, troppe dissennatezze del mondo di oggi, verso le quali non c’è molto altro da fare: o ci si “adegua”, diventando dissennati di conseguenza, o si fugge il più possibile lontano – ma il mondo forse è un posto fin troppo piccolo, in questo caso – oppure ci si ride sopra. Una difesa legittima che, a ben vedere (il  mondo suddetto), è al contempo un attacco, ovvero un’offensiva, assolutamente lecita e giustificata. Nonché assai appagante, pure: lo dico sempre, io, che non l’ottimismo ma l’ironia (se non il sarcasmo) è il sale della vita!

Rallentare, ogni tanto, per osservare il mondo intorno (Annibale Salsa dixit)

È difficile, per la nostra cultura della fretta, apprezzare il valore della lentezza nel suo profondo significato pedagogico e morale. La lentezza costituisce addirittura un handicap per la società moderna, in cui l’elemento vincente è la velocità, lo spostamento rapido. Questo ultimo è il vero imperativo categorico della modernità e si riassume nel: velocizzare, correre, attraversare, senza sostare, senza pensare, senza vedere. (…) La dittatura del tempo tiranno che si insinua surrettiziamente nella nostra quotidianità non ci consente di ritrovare noi stessi attraverso l’appropriazione consapevole della nostra «esperienza vissuta» (Erlebnis): quella, cioè, che incontriamo attraverso sensazioni, immagini, simboli.

(Annibale SalsaIl tramonto delle identità tradizionali. Spaesamento e disagio esistenziale nelle AlpiPriuli & Verlucca, 2007, pag.71.)

salsaAnnibale Salsa, uno dei più stimati antropologi italiani e probabilmente il maggior esperto di antropologia culturale della Montagna, nel testo citato fa riferimento alla contrapposizione tra le sempre più frenetica velocità del mondo urbanizzato/antropizzato e la “lentezza” dei luoghi naturali come i monti, appunto, ove l’uomo deve ancora sottostare al ritmo imposto dallo spazio-tempo della Natura e dei suoi elementi.

Ma, a ben vedere, cosa più della lettura dei libri è a sua volta possente ed emblematico esercizio di virtuosa, fondamentale, necessaria lentezza? Forse è anche per la folle frenesia alla quale la società contemporanea ci sottopone se la lettura non gode di così buona salute: è un altro campanello d’allarme, un pressante avviso a comprendere che l’eccessiva velocità prima o poi potrebbe portare allo schianto, quando invece qualche momento di lentezza, di calma, di consapevole pacatezza di sicuro può farci meglio osservare e comprendere dove siamo, dove stiamo andando e cosa abbiamo intorno. Può farci tornare a vivere col giusto ritmo, insomma.