Cartelli necessari

Ecco, non giudicatemi male se ora, qui, io vi confesso che, rispetto ad alcuni individui ovvero ad alcuni tipi umani oggi piuttosto comuni, e ispirandomi a certe precauzioni di sicurezza che la diffusione del coronavirus ha imposto, non indugerei un attimo ad apporre fuori dai miei ambiti quotidiani dei cartelli d’avviso come questi:

Già. Perché la socialità è bella e proficua se coltivata con le persone che ne sanno riconoscere il valore autentico e prezioso (il quale peraltro non è affatto legato a frequenze, vicinanze, cordialità o che altro di convenzionale), mentre verso altre persone, appunto, il distanziamento sociale più netto possibile è cosa altrettanto bella e assai proficua, in pratica necessaria.
Doverosa, anzi,
Indispensabile, direi.

Ecco.

P.S.: clic.

Non si perde tempo, qui!

[Foto di Yvonne Huijbens da Pixabay]
Comunque, volevo denotarvi che nel tempo in cui uno in città esce di casa, prende l’auto, resta bloccato nel traffico o nella folla sulla metro o sul bus, va in posta (c’è coda), va al centro commerciale, scrive dallo smartphone sui social, va a bere qualcosa (c’è pieno), cambia bar, scrive ancora dallo smartphone sui social, telefona (c’è rumore, non si sente bene) corre al parcheggio che sennò gli scade il biglietto, si rimette in coda nel traffico o tra la folla sulla metro, s’incazza per tutto questo casino, torna a casa, si rende conto di aver dimenticato di fare qualcosa, eccetera, io, qui in montagna, me ne sto sdraiato su un prato a osservare le evoluzioni in cielo di una poiana o le arrampicate d’una mamma camoscio col suo piccolo lungo una dorsale rocciosa o ancora, nascosto dietro un cespuglio, l’andirivieni infaticabile di una lepre oppure, semplicemente, a seguire i profili delle montagne stagliati all’orizzonte sull’azzurro del cielo.

Perché qui non si perde mica tempo come quelli laggiù in città, eh!
Il tempo è prezioso, non va sprecato!
Ecco.

Saltare la coda

«Ah, non sai che roba, stamattina all’ufficio postale!» mi dice P.
«Cosa?» gli chiedo.
«Ci sono andato perché dovevo spedire un pacchetto. Entro, e trovo una fila della miseria, almeno venti persone in coda davanti a me.»
«Caspita!»
«Già. Mi metto in coda e, d’un tratto, dall’ingresso entra di gran lena un tizio, viene verso di noi e non salta la coda?»
«Cosa? Assurdo!»
«Già! Ci ha saltati come nulla fosse.»
«Incredibile. Fossi stato lì, l’avrei preso a sberle!»
«Preso a sberle? Ma sei fuori?! Prenderesti a sberle il campione del mondo di salto in alto? È partito un grande applauso da tutti, invece.»
«Il campione del mon…?!»
«Sì, era proprio lui! Un grande atleta, un campione, l’ha dimostrato bene, non c’è che dire. Tra gli applausi ha stretto molte mani, firmato autografi, ha consegnato la busta che aveva da spedire e se n’è andato.»
«Ah. E poi?»
«Poi nulla. Ci siamo rimessi tutti quanti in fila.»
«Beh… Allora ha veramente saltato la coda, in effetti.»
«Già, saltata proprio.»
«Sì, ma, cioè, nel senso che… vi ha proprio saltati tutti quanti, lì.»
«Ehm… Sì, esatto.»
«Ma, voglio dire… per andare allo sportello!»
«Proprio così.»
«Eh!»
«M-mm. Ho impiegato quasi un’ora per spedire quel mio pacco e uscir fuori da lì.»
«Ah, ecco.»
«Già.»

[Photo credit: Bert Verhoeff / Anefo – CC0]
P.S.: per capire cosa sia ‘sta roba, leggete questo pre scriptum.

Lo sconcertante fenomeno degli “ostacoli viventi”

Sarà pure il caso che, prima o poi, la scienza e qualche luminare si metta a indagare il frequente e sconcertante fenomeno degli “ostacoli viventi”, ovvero di quegli individui dotati dell’inquietante capacità di palesarsi sempre nel momento meno opportuno, nel posto sbagliato al momento sbagliato, quelli che ti spuntano tra i piedi, ti disturbano, ostacolano, ti si frappongono, ti bloccano e ti creano problemi proprio in quegli unici istanti nei quali non dovrebbero, e non dovrebbe accadere nulla del genere.
Di diversa specie rispetto agli “iettatori” e niente affatto “imbranati”, questi tizi sono scocciatori genetici e seriali, anzi, vere e proprie maledizioni che camminano: stai facendo qualcosa di delicato che non consente disturbi e impedimenti, oppure di urgente per cui nulla ti dovrebbe ostacolare e causare ritardo o anche solo una semplice azione quotidiana, la più normale possibile che per nulla al mondo o quasi potrebbe andare storta… Ecco, tali individui sono quel “quasi” che in forza della loro maledetta facoltà diventa “quasi sempre”, e sempre (o quasi) senza che li si possa contrastare: la loro comparsa significherà sempre impedimento se non danno, piccolo o grande.

È una fenomenologia che potrebbe essere considerata “paranormale” per quanto sia sgomentante ma, appunto, sono fermamente scientista e dunque credo che non possa che essere la scienza a indagarla, studiarla, metodizzarla e risolverla. Oppure a sancirla provatamente come “fenomeno inesorabile” e irrisolvibile, dando modo di poterla risolvere con metodi meno… speculativi e più sperimentali, ecco!

Code misteriose

Qualche giorno fa ho avuto l’ennesima conferma che il traffico intenso sulle strade e le code di autovetture sono fenomeni governati da leggi fisiche che sfuggono a qualsiasi determinazione logica. Già.

Perché se la nota Legge di Murphy la quale in tema postula che

In coda, la fila accanto scorre sempre più rapidamente della tua. Se cambi fila, quella in cui ti trovavi comincia a scorrere più rapidamente di quella in cui ti sei trasferito

si basa effettivamente su un teorema matematico – il “Paradosso di Redelmeier”, vedi qui – altre fenomenologie al riguardo restano assai oscure. Almeno allo scrivente.

Fatto sta che – poco tempo fa, appunto – mi trovo in coda su una superstrada a doppia corsia in un punto rispetto al quale, alla destra, si immettono due altre strade con relative corsie e traffico pure in esse rallentato/bloccato. Bene: io sono nella corsia di sinistra (di sorpasso) la quale, di logica, dovrebbe subire assai meno di quella di destra l’ulteriore rallentamento causato dalle autovetture in entrata da quelle due immissioni laterali, giusto?
Invece no! Io resto bloccato o avanzante in modo risibile mentre la corsia accanto (sulla quale ho preso un’auto particolare a mo’ di riferimento, come si fa in queste occasioni) avanza in modo sensibilmente più rapido.
Eccheccaz…pita! Ma come può essere?!
E non è che uno dei tanti esempi che si possono fare al riguardo, questo.

Ecco, insomma: visto che siamo in periodo di assegnazione dei Premi Nobel, quello per la fisica (ma pure quello per l’economia, a ben vedere) potrebbe risultare ben meritato da chi risolva il mistero di quei suddetti astrusi fenomeni! D’altro canto, un qualche premio andrebbe assegnato pure a chi scoprisse finalmente come noi tutti, esseri (presumibilmente) intelligenti e razionali, si possa continuamente sopportare di perdere una considerevole parte della nostra vita chiusi in un’autovettura intrappolata nel traffico di strade sempre più simili a recinti per mandrie di bestiame metallico rumoroso e inquinante. O no?