Tempus fugit, e di brutto! (Reload)

Tempus fugit, “Il tempo che porta via” ogni cosa, già. Ma Virgilio l’ha detta ancora più chiara, nel verso delle Georgiche da cui è tratta la locuzione: Sed fugit interea fugit irreparabile tempus, “Ma fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo.”
È verissimo: il tempo fugge senza sosta e sovente non lo fa nemmeno dritto verso l’avanti ma zigzagando in modo “entropico”, mentre noi viviamo in un presente ovvero in un “punto zero” che divide passato e futuro il quale può avere senso e valore (per noi stessi) solo se glielo conferiamo con le nostre azioni – altrimenti non è che un “non tempo”, privo di spessore, di dimensionalità temporale e di realtà effettiva. Per tale motivo, io credo, non dovremmo mai perdere alcun istante della nostra vita per cercare di fare qualcosa di buono, per noi stessi e per il mondo che abbiamo intorno, che peraltro si dimostri tale anche se visto nel passato e, ancor più, se spinto nel futuro. E non è tanto una questione di carpe diem, ma di consapevolezza che oggi si può fare qualcosa di interessante, magari domani qualche altra cosa, dopodomani una diversa ancora e così via. Ovvero, almeno è utile non fare qualcosa di nocivo, per noi stessi e per ciò che abbiamo attorno.
Perché il tempo fugge via, appunto, e più si cresce con l’età più sembra accelerare e scappare in avanti: senza quasi rendersene conto, ci si ritrova poi in età avanzata con l’improvvisa presa di coscienza di non aver fatto ciò che di buono si poteva fare, e di aver sprecato la vita in cose del tutto futili, vuote, inutili, quando non deprecabili o deleterie. Meglio esserne coscienti prima, e per acquisire questa coscienza basta un minimo, proprio un minimo, di attività intellettuale. Molto meno di quella che sovente serve per buttare il proprio tempo in scempiaggini varie e assortite, ne sono certo.

P.S.: per chi fosse arrugginito con l’inglese, nell’immagine:
Le tre fasi della vita:
1. Nascita.
2. Cosa ca**o è ‘sta roba?
3. Morte.

Un compito sempre più difficile

È sempre più difficile, oggi, coltivare e salvaguardare un autentico animo nobile, in un mondo così inquinato da bassezze materiali e immateriale d’ogni genere con le quali si cerca in ogni modo di avversarlo per far trionfare la più generale volgarità, funzionale al volere di certe figure dominanti e di realtà di fatto assai diffuse.
Eppure, sforzarsi costantemente in tale compito a volte così arduo sono convinto che resti uno dei pochi ed efficaci salvagente a propria disposizione sulla nave in balìa della burrasca.

D’altro canto, lasciarlo nelle mani di chi la nave fa di tutto per farla affondare, quel “salvagente”, è proprio quanto di più antitetico vi sia alla nobiltà d’animo, ecco. Oltre che al progresso più virtuoso della civiltà nella quale tutti viviamo, ovvio.

Ha ragione Galles, comunque

Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore.

(Stefano Benni, Baol. Una tranquilla notte di regime, Feltrinelli, 2002. Galles è il barista del “bar Apocalypso”, una delle ambientazioni del romanzo di Benni.)

Oggi il tempo vale ancora di più

[Foto di Tumisu da Pixabay.]

Un uomo che osa sprecare un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita.

(Charles Darwin in una lettera a sua sorella, in Frederick Burkhart (a cura di), Charles Darwin. Lettere 1825-1859, Raffaello Cortina Editore, 1999.)

Mi sono trovato sotto gli occhi in modo casuale queste parole di Darwin, e subito mi hanno richiamato alla mente la situazione pandemica attuale e i cambiamenti alla quotidianità individuale e condivisa che ci sta imponendo. In modo “contrapposto”, tuttavia: se Darwin mette in luce una fondamentale verità circa l’uso del tempo da parte nostra (e parimenti punta il dito contro quei troppi che invece sprecano buona parte del tempo delle loro esistenze in stupidaggini varie e assortite), viceversa in questo periodo è una causa “altra”, inopinata e di forza maggiore, che ci costringe a “sprecare” il nostro tempo, cioè a non poterlo utilizzare al meglio ovvero per cose utili alla mente, al cuore e allo spirito. Basti pensare ai tanti eventi culturali sospesi, ai musei chiusi, alla socialità altrettanto sospesa, all’impossibilità (quasi per tutti) di frequentare l’ambiente naturale o di praticare sport – a livello dilettantistico o per mero diletto – eccetera. Siamo costretti a rimandare, quando non ad annullare, cose a volte importanti per noi stessi e per gli altri: certamente molte si potranno recuperare, si spera presto, ma il loro senso e il valore del momento è comunque unico, e il non poterle attuare ora toglie al momento presente, appunto, tanta parte della sua potenziale importanza.

Tuttavia si può fare molto altro di proficuo per non sprecare il tempo e per impiegarlo in cose che, anche in tali momenti di sospensione, possono comunque “nutrire” mente, cuore, animo e spirito. Qualsiasi esse siano, rimandano senza dubbio a quell’affermazione di Darwin e al senso che mi ha suscitato questa riflessione, cioè al valore della vita da scoprire continuamente, giorno dopo giorno, come un territorio costantemente vergine da esplorare per appropriarsene e per riconoscerne sempre più l’importanza in noi stessi e per noi stessi. Da questo punto di vista non potrebbe e non dovrebbe esistere nemmeno un secondo di tempo sprecato ma ogni istante sarebbe, e in effetti è, un patrimonio fondamentale da sfruttare: ora, in questi momenti così particolari e condizionanti, ancora di più.