INTERVALLO – Lione (Francia), “Bibliothèque de la Cité”

La Bibliothèque de la Cité è un grande murale, ampio oltre 400 mq, che affresca un palazzo nel centro di Lione con la raffigurazione di più di 500 libri di autori e generi diversi ma tutti in vario modo legati alla città francese. Creato nel 1998, nel murale vi si riconoscono testi di Rabelais, Louise Labé, Voltaire, Reverzy, Frédéric Dard, Annie Salager e molti altri. Oggi attrae non solo i turisti che visitano la città ma pure altrettanti bibliomani, dato che è stato realizzato in un quartiere ove si trovano numerosi librai.

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Un test

Sto pensando a dove si potrebbero installare aggeggi come quello raffigurato nell’illustrazione qui sopra e, pur meditando a fondo e a lungo, mi viene sempre in mente un luogo, principalmente, solo che se lo dicessi/scrivessi poi sicuramente qualcuno finirebbe per darmi del sovversivo e allora, beh… allora no, non ve lo dico che li metterei accanto ai seggi elettorali condizionando al “risultato” la partecipazione al voto. Già
Ma appunto, scordatevelo proprio che lo scriva. Ecco.

Gloria a chi scrive (e a chi no)!

Gloria e merito di alcuni è scrivere bene; e di altri non scrivere affatto.

(Jean de La BruyèreI caratteri. O i costumi di questo secolo, a cura di Adriano Marchetti, BUR/Rizzoli, 2012.)

La TAV(ica incapacità italiana di fare le cose per bene)

Riguardo la TAV, bisogna ammettere che anche in tale vicenda l’Italia dimostra la notevole coerenza del proprio ormai tipico modus operandi pubblico. Infatti, a quasi 30 anni (!) dall’avvio del progetto, che alla fine la TAV la si faccia oppure no, che se la si faccia la si faccia completa o “mini” oppure, se non la si farà, che ci si guadagni o ci si perda – insomma, in ogni caso possibile e (in)immaginabile, è opportuno prendere la celeberrima prima Legge di Murphy, «Se qualcosa può andar male, andrà male» e ricavarne una ormai assodatissima italian version:

«Se una cosa può essere fatta male, in Italia sarà fatta peggio.»

Ecco.
Perché uno dei più atavici e drammatici problemi italiani è proprio questo: non cosa si fa ma come lo si fa – o non lo si fa. Inutile rimarcare quanto sia lungo l’elenco delle opere pubbliche fatte male se non malissimo, così come di quelle necessarie e mai compiute: è un problema atavico ovvero cronico dacché autoalimentato, purtroppo.

P.S.: cliccando sull’immagine (“Gli italiani lo fanno meglio peggio“, c’è scritto) potete leggere un esauriente dossier sulla questione TAV dal sito dell’Agenzia Giornalistica Italiana.

Un posto dove non nascono figli, pare.

È ormai noto che un po’ ovunque, nelle società del mondo occidentale, ci si pone il problema dei bassissimi tassi di natalità.
Meno che in una certa località nella regione francese della Occitania, pare:

Ecco.
E questi non hanno ancora pensato ad aprirci un megastore? Suvvia!