Un artista “dentro” il tunnel

Vi ho già parlato di più volte di Alex Dorici, qui sul blog, e di quanto la sua ricerca artistica sia originale, particolare, innovativa e capace di relazionarsi con i luoghi in cui si manifesta in modi tanto suggestivi quanto intriganti, generando riflessioni sagaci e profonde nonché molteplici spin off tematici e speculativi che ne ampliano la portata artistica.
Ovvero, in parole povere, è bravo assai Alex Dorici, e lo dico non certo perché ho la fortuna di conoscerlo e dunque ne parlo bene; semmai, al contrario, la fortuna è quella di conoscere un artista così interessante e, per simile fortunata conseguenza, di poter scrivere dei suoi lavori.

Sì, Alex Dorici è lui!

In ogni caso, quello che sarà inaugurato pubblicamente il prossimo 2 settembre alle 18.30 a Lugano è un lavoro che esplica perfettamente quanto ho appena affermato sull’arte di Alex Dorici: sarà un’opera che trasformerà un ordinario tunnel pedonale, quello di Besso, in un cervello artificiale con tanto di neuroni e sinapsi in grado di interagire con i passanti. L’installazione – permanente – si chiama NeuralRope#1. Inside an Artificial Brain, è stata pensata da Luca Gambardella, direttore dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale e, grazie alla realizzazione di Dorici, combina ricerca artistica e scientifica, fra arte contemporanea e intelligenza artificiale. Il progetto vede la luce nell’ambito della piattaforma L*3-Lugano Living Lab, che riunisce le istituzioni cittadine, USI e SUPSI oltre ad aziende attive nelle nuove tecnologie.
L’installazione sarà costituita da fonti luminose (si tratta di sedici schermi LED quadrati) e settecento metri di corde rosse e fluorescenti; si snoderà lungo i cento metri del sottopassaggio in modo che «Entrando nel tunnel, si entrerà in una rappresentazione digitale del cervello», come ha spiegato Gambardella. In pratica, NeuralRope#1. Inside an Artificial Brain è una rete neuronale artificiale: si tratta di un sistema digitale composto da neuroni e connessioni che riproduce alcune funzionalità del nostro cervello ed è in grado di imparare concetti a partire da esempi. L’installazione osserva ciò che avviene all’interno del tunnel, interpreta i gesti della mano e impara dalle immagini che i visitatori scelgono di mostrarle, per poi restituirne una nuova versione.

Insomma, da vedere, visitare, vivere.

E nel frattempo le opere di Alex Dorici sono visitabili anche in altre esposizioni d’arte: date un occhio al suo sito per saperne di più. Cliccate invece sull’immagine in testa al post per visitare il sito web dell’opera.

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Di un “Erbario Sospeso”

Le pagine di un libro sono minuti, legati da un filo di cotone.
Solo quando vengono aperte, diventano un tempo di parole.
Cà Berizzi è un libro. Chiuso per tanto tempo e recentemente restaurato con un nuovo filo di cotone.
Sabina, come un ospite discreto, ha aperto queste pagine. Ma non ci ha scritto nulla.
Ha scelto, tra le erbe, quelle che sentiva sue. Ha aperto questo libro di pietre medioevali, capaci di assorbire, ma anche ignorare. E poi ha richiuso il libro.
L’esposizione di Sabina all’interno del complesso di Cà Berizzi nasce da due suggestioni e da un pensiero lungo quanto la sua ricerca di significato. La prima deriva da Tiziano Terzani che racconta:
“Quando Ossendowski descrive la piana stupenda dei Mongoli intorno a Urga, e l’odore di una certa erba, ( che ho subito identificato, perché i Mongoli la seccano e ne fanno incenso per i loro templi), sono andato subito a cercarla e, fra le pagine del libro in cui la descrive, ne ho messo a seccare un mazzetto…”
Terzani ibrida la pagina con i profumi reali. La parola «iberna» una sensazione viva e spinge a un viaggio. Che Terzani gioca a riportare in vita.
Chiudere un libro è come fermare il tempo. Un’erba, al suo interno, sarà sempre a suo agio. All’inizio sarà il ricordo di qualcosa o di qualcuno. Poi il ricordo svanirà, si fonderà con la carta. Abiterà quel tempo sospeso.
La seconda suggestione è tra le pagine di Orwell, in 1984 []

Tratto dal testo critico di Mauro Ceresoli della mostra Erbario Sospeso, di Sabina Sala, inaugurata sabato 6 luglio scorso presso la BibliOsteria di Cà Berizzi, un luogo del quale di frequente vi parlo dacché lo trovo sublime, e che con la suggestiva esposizione di Sabina Sala – tale anche perché strettamente legata al mondo dei libri e della lettura, il che me la rende assai intrigante – acquisisce se possibile ancora maggior fascino.

Cliccate sull’immagine per leggere il testo critico completo, oppure cliccate qui per avere qualsiasi altra informazione utile sulla visita della mostra e sull’accoglienza offerta dalla BibliOsteria.

Alessandro Busci da Sotheby’s

Sono molto contento per Alessandro Busci, artista assai evocativo e intrigante che ho il grande onore di conoscere e del quale vi ho già detto qui, che nel Contemporary Art Day Auction del 27 giugno scorso da Sotheby’s ha visto aggiudicare il suo Aereo Bianco e Blu del 2018 (nell’immagine ne vedete un particolare) a 31.250 sterline, pari a 34.944 Euro, contro una stima di partenza di 18.000 sterline.

Chapeau!, insomma, dacché è un record del tutto meritato che mette in luce la qualità assoluta di una produzione e di una ricerca artistica originale e assai affascinante. E, senza dubbio, è pure uno “stimolo” per lo stesso Alessandro Busci affinché ci sappia sorprendere ancora di più, con la sua arte – se mai di stimoli ne possa avere bisogno, visto che ho già avuto modo di constatare che lo farà, e alla grande.

Sabato 11/05, Torre Boldone (Bergamo): il “Portale SITIP” di Francesco Lussana

[…] Infine, ultima ma non ultima – ovvero per certi versi più importante – interpretazione del Portale, è quello che in fondo richiama la stessa matrice artistica che da ormai vent’anni Francesco Lussana porta avanti con la propria produzione d’arte: l’essenza industriale dell’opera, la propria sostanza materiale ovvero la struttura di cui si compone, la quale campata è formata da due travi a doppio T atte al moto di un classico carro a ponte – struttura che poi, in modo più minimalista ma per lo stesso motivo, richiama anche quella di un capannone industriale, come i tanti che rappresentano nel modo architettonicamente più evidente la storia industriale ed economica del nostro paesaggio orobico e lombardo in generale. “Inizio e modo di operare in tutto il corso dell’opera”, citando di nuovo una delle interpretazioni esoteriche dell’elemento porta/portale: in fondo è qualcosa di assolutamente valido anche per la matrice industriale del Portale SITIP. Da esso si transita ma pure – per così dire – si viene sollevati verso una visione più aperta e consapevole del paesaggio nel quale è inserito e della sua storia (dunque della storia della gente che lo abita) nonché guidati – le due travi sono atte ad essere sedi delle guide di transito del carro a ponte, appunto – sulla direttrice che dalla città porta alla periferia e alla campagna e viceversa, rimarcando quel costante rapporto tra questi due elementi della comune storia quotidiana […]

Questo è un brano del testo critico e di presentazione da me scritta del Portale SITIP, la nuova monumentale installazione di Francesco Lussana – senza dubbio tra i più originali artisti in circolazione – che verrà inaugurata sabato 11 maggio alle ore 10.30 a Torre Boldone, alle porte di Bergamo e all’ingresso della Val Seriana, e la cui presenza nel locale Bosco Urbano – polmone verde inserito tra le principali direttrici del traffico stradale e ferroviario della zona ovvero tra la città e la zona prealpina – sarà accompagnata dal suddetto mio testo, che da sabato potrete leggere in loco nella sua forma completa, ovviamente.

Insomma, ribadiscointervenite sabato 11 maggio, dalle ore 10.30 in poi a Torre Boldone e scoprirete tutto quanto. Ne vale la pena, statene certi!

Alessandro Busci, Lugano

Se siete di/a Lugano, se dovete andarci o se volete visitare la bella città elvetica sull’omonimo lago, da martedì 7 maggio dovete passare da The View a visitare La Montagna e il Cielo di Alessandro Busci, allestita nella location di Paradiso in collaborazione con Imago Art Gallery.

Dovete farlo perché le opere di Busci sono di rara potenza estetica ed evocativa, talmente intense nel loro spessore materico e al contempo raffinate, oniriche, capaci di rappresentare elementi pur fortemente identitari dei paesaggi in cui viviamo – le montagne, in tal caso – sospendendoli in una dimensione nella quale si compendia la consistenza della loro presenza ma pure la poetica dei significati di essa. Sono dunque immagini possenti di Genius Loci vibranti, che sembrano realmente fremere negli addensamenti cromatici sulla superficie pittorica e al di fuori di essi ma la cui possente intensità non si fa mai troppo sfacciata, mai troppo invadente allo sguardo, semmai dialogando direttamente con la mente e lo spirito – proprio come accade nella relazione tra l’uomo e il paesaggio intessuta attraverso la comprensione e la sintonia con il genio, con l’essenza più profonda di esso.

La grandezza di Alessandro Busci – cioè una delle sue tante doti artistiche – sta proprio nel saper intessere una tale relazione, così speciale, profonda e – per certi aspetti – antropologica, tra le sue opere e chi in fronte ad esse le osserva. Lo sa fare con opere che ritraggono paesaggi urbani (i grattacieli milanesi, ad esempio) oppure elementi tecnologici (aeroporti e aerei, per dire), inutile dire come questa sua dote diventi ancora più evidente con elementi già per natura iconici e materialmente referenziali come le montagne…

Insomma, ribadisco: se potete, passate a visitare La Montagna e il Cielo: è una bella e intensa esperienza culturale, che vi lascerà nell’animo cromatici scintillii di bellezza e di poesia. Intensa come la roccia dei monti, leggera come il cielo che li sovrasta.