Nel mondo della montagna ci sono stati, e ci sono, personaggi famosi, a volte celeberrimi, in certi casi leggendari, spesso figure popolari conosciute anche al di fuori di quel mondo e dell’interesse diffuso che ne deriva.
Ma se bisogna pensare a una figura che si possa definire un’istituzione del mondo della montagna, be’, Sergio Longoni credo sarebbe tra i più papabili. E non solo per ragioni o meriti commerciali, per aver costruito da un piccolo negozio di paese tra le colline della Brianza un impero industriale tra i maggiori d’Italia nella vendita di attrezzature e abbigliamento per la montagna (e non solo), nemmeno per aver supportato con sincera passione unita a lucida creatività imprenditoriale generazioni di alpinisti e sportivi d’ogni sorta.
A me, che ho avuto la fortuna di conoscerlo anche se poco, mi era chiaro che fosse un’istituzione della montagna soprattutto certe domeniche, quando in mattinata salivo sul Grignone e lo trovavo al bivacco dei Comolli, sempre pronto a offrire un bicchiere di vino a chi passava a salutarlo, e poi, nel pomeriggio, approfittavo del tempo a disposizione e andavo al suo negozio di Bevera di Sirtori per acquistare qualcosa che mancava o era da sostituire nelle mie cose per la montagna e lo ritrovavo dietro al bancone delle casse, come un normalissimo commesso, a battere scontrini e imborsare gli acquisti dei clienti, con la stessa cordialità e disponibilità a fare due chiacchiere su cose di montagna (e non solo) di qualche ora prima, la mattina, al suo bivacco ai piedi della rampa d’accesso alla cresta del Grignone.
Ecco: in tale affabile semplicità di stampo “montanaro” (che Longoni in origine non era ma lo è assolutamente diventato ad honorem), io percepivo la brillantezza d’animo, lo spessore umano e le qualità imprenditoriali dell’istituzione-Sergio Longoni. Di un uomo che certamente ha costruito una gran fortuna grazie alla montagna ma concedendo parimenti la fortuna di appassionarsi alle montagne a chissà quante persone, non solo clienti ma anche conoscenti, a volte amici, comunque parte, tutti insieme allo stesso modo e sullo stesso piano, del club dei più sinceri, entusiasti frequentatori ed amanti delle vette.
[Foto di Giancarlo Airoldi tratta da https://lecconotizie.com.]I Piani Resinelli sono una delle località più belle delle Alpi lombarde, un pezzo di alta montagna che sovrasta la città di Lecco, in vista dei grattacieli di Milano e ai piedi di quella incredibile montagna che è la Grigna Meridionale, o Grignetta. Sono anche un luogo emblematico, nel bene e nel male, riguardo la frequentazione turistica delle montagne, la gestione del suo ambiente naturale, la valorizzazione delle sue peculiarità, la restanza di chi ci vuole vivere dignitosamente, senza rimanere ostaggio del sovraffollamento turistico o vittima della desertificazione di quando i turisti non ci sono. Per questo dei Resinelli ne ho scritto spesso, qui e sulla stampa, cercando di proporre buoni argomenti di riflessione in merito al presente e al futuro del luogo, anche in forza di scelte prese dalle amministrazioni pubbliche locali non sempre condivisibili.
Posto ciò, di recente il Presidente della Comunità Montana Lario Orientale-Valle San Martino, che ha in carico buona parte della gestione politico-amministrativa dei Piani Resinelli soprattutto nell’ambito del turismo, ha pubblicato questo post sulla propria pagina Facebook:
Cliccate sull’immagine per leggere il post originale.]
Come vedete, quei «strada, asfalti, parcheggi» riferiti a un luogo montano che spesso è soffocato proprio dall’eccessiva presenza di autovetture e fatica a trovare alternative più sostenibili a tale assalto motorizzato, non potevano non attrarre la mia attenzione. Tuttavia, per evitare interpretazioni troppo personali e/o eccessivamente allarmistiche, ho chiesto all’intelligenza artificiale (Google Gemini) di creare un’immagine che potesse interpretare e decodificare, per così dire, le parole del Presidente della Comunità Montana. Ecco il risultato:
Ohmmammamia!
Be’, suvvia, si sta ironizzando, non credo proprio che un’intelligenza artificiale bravissima a elaborare dati ma priva (almeno per ora) di sentimenti possa temere il peggio – il così tanto peggio – per i Resinelli!
In ogni caso, scherzi a parte (speriamo!), l’attenzione e la sensibilità sui Piani Resinelli deve assolutamente restare alta. Come ribadisco, da troppo tempo il luogo ne soffre una certa mancanza, oltre che di senso del contesto, della misura e di visione organica che sappia farne comprendere tanto le potenzialità quanto le criticità sia in ottica presente che futuro prossima, tenendo al centro la vivibilità stanziale del luogo e il supporto alla restanza della sua comunità, considerando adeguatamente l’importanza dell’economia turistica locale ma avendo cura di evitarne qualsiasi ulteriore sviluppo monoculturale, che svilirebbe e degraderebbe i Piani Resinelli in maniera definitiva. E un luogo così bello e speciale non se lo meriterebbe proprio.
[Il Monte Cristallo visto dalle rive del Lago di Landro. Foto di Metallaro1980, dominio pubblico, fonte commons.wikimedia.org.]Il Monte Cristallo, massima elevazione del gruppo omonimo, è una delle montagne più belle e rinomate delle Dolomiti, parte della spettacolare corona di cime che contorna la conca di Cortina d’Ampezzo. Parimenti le Grignesono tra le montagne più celebri e affascinanti delle Prealpi Lombarde, sfondo irrinunciabile del panorama alpestre della pianura milanese e del Lago di Como.
[Le Grigne – la Grignetta a sinistra, il Grignone a destra – viste dalla Val San Martino. Foto di Alessia Scaglia.]In linea d’aria i due gruppi montuosi sono lontani poco meno di 230 chilometri – mica pochi, insomma – eppure per certi versi essi sono molto più “vicini”, praticamente imparentati.
Molti penseranno che la loro “parentela” derivi dalla rispettiva conformazione geologica ed è assolutamente vero: entrambi i gruppi sono fatti di roccia dolomitica, il Cristallo di Dolomia Principale, le Grigne da calcari dolomitici; per ciò Cristallo e Grigne sono montagne più o meno coetanee, originatesi nel Triassico cioè circa 250 milioni di anni fa. Da tale parentela geologica scaturisce anche quella morfologica: tanto il Monte Cristallo quanto soprattutto la Grigna Meridionale, o Grignetta, sono contraddistinte da una miriade di torri, torrioni, guglie, pinnacoli d’ogni sorta inframezzati da profondi canaloni, al punto che certi angoli caratteristici dei due gruppi si fatica a riferirli all’uno o all’altro.
[Qui sopra, il Rifugio Rosalba sulla Grigna Meridionale; sotto, il Rifugio Lorenzi (chiuso da tempo) sul Monte Cristallo. Le due vedute fanno capire bene la similitudine geomorfologica e paesaggistica tra le due montagne, con la sola variante del manto erboso verde intorno al Rifugio Rosalba dovuto alla quota più bassa. Foto sopra tratta da https://lemontagne.net, foto sotto di Rüdiger – selbst fotografiert Ruedi, CC BY-SA 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Tuttavia c’è un altro “legame di parentela” che unisce Cristallo e Grigne molto meno evidente e risaputo, eppure parimenti significativo e affascinante degli altri. È celato nei nomi delle due montagne, nella loro toponomastica, ma non si direbbe, appunto: Cristallo e Grigna/e sembrano due oronimi parecchio differenti se non fosse per il digrammaCr/Gr il cui suono consonantico è affine… Ecco, è proprio questa la chiave di accesso al “mistero parentale”: infatti i due toponimi potrebbero derivare da una comune radice indoeuropea *[s]krei-s, “vibrare”, “agitarsi”, dalla quale nascono i termini latini crinis, “capello”, “chioma”, “criniera” e crista, “cresta”, “criniera” che nel latino medioevale diventano crista, “cima montana” e quindi le parole italiane crina e crinale, “cresta montana”. Da cui, infine, Crista-llo e C(G)ri(g)na.
Ciò peraltro smentirebbe la nozione diffusa, e certamente facile da credere, per la quale il nome del Monte Cristallo deriverebbe dall’aspetto brillante, cristallino e quasi trasparente delle sue rocce e delle nevi perenni, che ricordano la lucentezza dei cristalli.
Infine, c’è un’ennesima parentela tra il Monte Cristallo e le Grigne: sono entrambe montagne di meravigliosa bellezza e potenti luoghi dell’anima. Ma questa, inutile dirlo, è una peculiarità ben più intuibile delle altre e che in fondo “imparenta” tutte le montagne di questo nostro mondo.
Mercoledì prossimo, 25 febbraio, interverrò nell’ambito dei corsi della UniTre Valsassina di Introbio (Lecco) proponendo una dissertazione dal titolo “La Difesa dell’ambiente montano”. Tratterò cosa sia realmente l’ambiente, cosa lo componga, che relazione vi sia tra ambiente e paesaggio, l’importanza e il valore molteplice della tutela dell’ambiente in cui viviamo e perché le ragioni per farlo siano molte più di quelle ordinariamente credute, a volte anche in modo poco noto ovvero impensabile e sorprendente.
Per qualsiasi info al riguardo cliccate qui oppure scrivete – soprattutto nel caso vogliate partecipare – a info@unitervalsassina.it.
[Alba estiva sul Grignone, visto dalla vetta della Grignetta. Immagine tratta da lariusway.com.]La Grigna Settentrionale, o Grignone, è una montagna che non ha bisogno di presentazioni, tanto per la fama che la caratterizza quanto per la bellezza dei suoi paesaggi alpestri, apprezzati da tutti e non a caso tutelati dal Parco regionale della Grigna Settentrionale.
Bene: leggo sulla stampa locale (qui ad esempio) che sulla cresta sommitale del Grignone, proprio dove passa la via “normale” di salita dalla Valsassina, stanno costruendo una nuova antenna per telecomunicazioni. Sarà posizionata qualche metro sotto il filo di cresta così «da non intaccare lo skyline delle Grigne», ciò non toglie che si tratta di un manufatto che viene inserito in un contesto alpestre peculiare, tanto più che, oltre all’antenna, pare verrà aggiunta una volumetria di circa 20 metri cubi per un nuovo bivacco con defibrillatore e kit di pronto soccorso, a poca distanza dall’attuale Bivacco Merlini, in realtà malmesso da tempo, e soprattutto del rinomato Rifugio Brioschi, posto appena sotto la vetta del Grignone.
Augurandoci che venga almeno eseguita in maniera impeccabile, visto che ormai i lavori sono partiti, l’opera rappresenta in ogni modo una ulteriore antropizzazione forzata dell’ambiente naturale montano ed è comprensibile che molti la stiano criticando. D’altro canto bisogna pure augurarsi che sia corretto che l’antenna venga piazzata proprio lì sulla cresta e non altrove e che, dunque, lo scopo della sua realizzazione sia realmente ammissibile.
Foto aerea delle Grigne; la freccia gialla indica il posizionamento del nuovo ripetitore. sulla cresta sommitale.
Di frequente, nella gestione culturale e materiale del paesaggio, quindi nel caso in cui vi si realizzi qualcosa, i termini “utile” e “necessario” vengono sovrapposti. Ciò che è indubbiamente utile ma non strettamente necessario lo diventa d’ufficio, al fine di giustificarne la realizzazione; a volte accade anche il contrario, e qualcosa di necessario diventa semplicemente “utile” così da non renderlo indispensabile e, magari, procrastinarne l’esecuzione.
Eppure “utile” e “necessario” sono due concetti solo apparentemente simili ovvero assimilabili, mentre in realtà i loro significati sono parecchio diversi (sembra ovvio rimarcarlo, ma forse no): il necessario è ciò di cui non si può fare a meno, un elemento indispensabile, mentre l’utile è qualcosa di opportuno e vantaggioso, che apporta un beneficio, ma da cui si potrebbe potenzialmente fare a meno. È un tema sostanzialmente economico, e non a caso si parla di “utile” per riferirsi specificatamente al guadagno di un’impresa – cioè di questa impresa, non di altre, mentre l’indispensabile può e deve (dovrebbe) avere un’accezione ben più ampia nei suoi effetti.
Un esempio eclatante al riguardo è quello dei nuovi impianti sciistici, utili ai comprensori, a chi li gestisce e ai turisti ma non indispensabili per altri soggetti, tuttavia presentati come “indispensabili” (ad esempio per lo sviluppo dei territori o per contrastare lo spopolamento delle valli alpine: due delle “motivazioni” più utilizzate in questi casi) al fine di giustificarne la realizzazione.
[Le Grigne – la Grignetta a sinistra, il Grignone a destra – viste dalla Val San Martino. Foto di Alessia Scaglia.]Dunque, tornando alla nuova antenna sulla cresta del Grignone: bisogna credere ovvero augurarsi che sia veramente utile, ma è altrettanto necessaria? Posta la sua utilità, potevano essere valutate altre posizioni ove installare il ripetitore meno critiche e opinabili e magari non lo si è fatto solo per mera convenienza (spero non per noncurante superficialità o per altri più opinabili fini)? Inoltre: se una maggiore attenzione e sensibilità verso il paesaggio montano e la sua tutela fossero più diffuse e attive nella nostra società civile, le cose sarebbero andate diversamente?
Purtroppo il nostro paese ha maturato una lunga tradizione di scarsa tutela dei propri territori e dei paesaggi, anche nelle zone montane: senza voler accusare preventivamente nulla e nessuno, è tanto utile quanto indispensabile (qui sì entrambi i termini valgono pienamente) restare attenti e vigili al riguardo e a favore della salvaguardia dei nostri territori, anche nel caso di opere piccole e apparentemente innocue. Ciò, sia chiaro, non significa che non si possa fare nulla, ma vuole indubbiamente dire che ogni cosa che si fa la si deve fare bene in ogni suo aspetto materiale (la qualità del costruito, ad esempio) e immateriale (l’impatto e il portato nel luogo coinvolto per dirne una). Purtroppo questo non sempre è accaduto e accade; sfortunatamente, l’utile continua a diventare spesso più indispensabile del necessario senza che molti se ne rendano conto.
In conclusione, mi piace ricordare ciò che al riguardo scrisse il mai troppo compianto Eugenio Turri, probabilmente il massimo esperto italiano di paesaggio:
Il problema della tutela e del rispetto per il paesaggio è un fatto intimo, da riportare alla coscienza individuale, anche se rientra tra i grandi fatti territoriali, collettivi e addirittura planetari. Non servono prediche, indicazioni disciplinari pesanti, ma solo la lieve carezza di uno sguardo verso il maggiore dei doni che ci sono stati dati sulla Terra e che quindi deve essere amato e rispettato, come bene sacro, troppo spesso tradito in cambio di beni puramente materiali.