Alex Dorici, quando l’arte fa (la) scuola!

Quando leggo del frequente pubblico apprezzamento nei confronti di Alex Dorici e della sua arte, sono sempre molto contento – oltre che, ovviamente, assai onorato della sua conoscenza. Lo sono perché da tempo ci conosciamo e seguo lo sviluppo della sua ricerca artistica che, tra i tanti pregi estetici e concettuali offerti, ne ha uno fondamentale e quasi sorprendente: la dote di saper evolvere da un’origine apparentemente – ribadisco: apparentemente – semplice se non quasi “banale”, nei materiali e nella forma (le scatole, gli scotch, l’azulejo) a un realizzazione finale estremamente raffinata e profonda, che tra raffigurazione visiva e installazione on site trova una sua forma ibrida che attira e avvolge il fruitore nell’opera stessa. È questa, in effetti, un’altra peculiarità dell’arte di Dorici: il preciso intento di far entrare il fruitore dentro l’opera, di fare in modo che ne venga circondato ma niente affatto soggiogato, bensì posto in una condizione ideale di relazione e dialogo con essa – condizione che, peraltro, è (dovrebbe essere) imprescindibile per l’arte contemporanea ma che invero non è così automatica e frequente.

Alla fine, sapendo maturare uno sguardo attento e complessivo sulla ricerca artistica di Alex Dorici, si coglie un percorso espressivo ben delineato che se da un lato fa della sua poliedricità di forme e media una notevole fonte di attrattiva, dall’altro riesce a compendiare in sé tanta parte della storia dell’arte passata e recente dandole una forma che travalica il tempo e dialoga senza sosta con lo spazio – che non è solo lo spazio espositivo ma è pure, anzi, è soprattutto quello del mondo in cui viviamo e della sua contemporaneità materiale e immateriale. Anche per questo la bella idea del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport del Cantone Ticino di installare un’opera di Alex Dorici in una scuola pubblica (vedi l’immagine in testa al post) è alquanto azzeccata e di notevole valore culturale. In fondo, l’arte contemporanea, in quanto visione ed espressione tra le più attente e sagaci del nostro mondo e delle sue realtà, a scuola non solo ci sta benissimo ma trova pure un luogo particolarmente deputato alla sua esposizione, per come proprio i giovani, con la loro curiosità verso il mondo (che ovviamente la scuola ha il compito di coltivare e nutrire) non possano che essere per l’arte i fruitori più preziosi.

Cliccate sull’immagine per saperne di più e per vedere un servizio dedicato ad Alex Dorici dalla RSI, oppure cliccate qui per visitare il sito web dell’artista.

Annunci

Una band da ascoltare e di cui “parlare parlare”… questa sera in RADIO THULE, ore 21, live su RCI Radio!

Questa sera, 18 marzo duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 11a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata Una band musicale di cui parlare, parlare”.

Durante la stagione in corso di RADIO THULE, più volte nella selezione musicale di alta qualità che caratterizza il programma hanno trovato posto brani degli anni ’80, un periodo particolarmente luminoso, musicalmente, nel quale anche il pop da classifica presentava qualità artistiche oggi inimmaginabili. Poi, il 25 febbraio scorso, è giunta la notizia dell’improvvisa morte di Mark Hollis, leader di uno dei gruppi più importanti e influenti di quel periodo (e non solo), i Talk Talk, capaci di seguire un’evoluzione musicale tanto sorprendente quanto geniale. Nella puntata di questa sera RADIO THULE ripercorrerà la carriera della grande band inglese, dai successi del periodo più pop a quelli talmente innovativi (tanto quanto  sconosciuti o quasi al grande pubblico e pure a chi li seguiva ai tempi delle loro hit di metà anni ’80) da fare di Hollis e compagni gli “inventori” del post rock degli anni ’90, nonché rendendo i Talk Talk pure un ottimo motivo di celebrazione di un decennio che, forse, è stato l’ultimo realmente creativo e artisticamente sublime, nella musica più commerciale, prima del definitivo e degradante assoggettamento al più gretto mercato discografico.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 1 aprile, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Ucraina, territorio dealbanocutugnizzato

Prima Al Bano, ora Toto Cutugno… mi sta venendo il forte dubbio che l’accusa ai due “cantanti” italiani di essere “filo-Putin” sia solo una buona scusa, e che in verità in Ucraina abbiano semmai degli ottimi gusti musicali.
Almeno più dei russi e degli italiani – quantunque nel secondo caso non ci voglia granché ad averne di migliori. Già.

P.S.: in effetti so bene che l’Ucraina ha una delle scene musicali d’avanguardia migliori in Europa. Dunque potrei non sbagliarmi affatto, nell’ipotizzare quanto sopra.

Bellezza geopoetica

Una bella serata in un bel luogo, con un bel pubblico convenuto ad una bella presentazione d’un nuovo gran bel libro. Ieri sera, a Bergamo, con il sottoscritto, Elena Maffioletti e Davide Sapienza con Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, edito da Bolis Edizioni.

Insomma: riguardo a che possa essere vero (io ne sono certo) quanto Dostoevskij fa dire al suo principe Myškin, «La bellezza salverà il mondo», credo che ieri se ne sia avuta una suggestiva, geopoetica conferma, assolutamente.

Cliccate sull’immagine per saperne di più su Il Geopoeta. E leggetelo, che è un libro veramente bellissimo – appunto.

Appuntamento (imperdibile) con “Il Geopoeta”, domani, ore 18.30, a Bergamo!

Mi sono convinto, in tanti anni di viaggi, cammini, esplorazioni e incontri con persone comuni, politici, docenti, accademici, amministratori, manager d’azienda, burocrati – che la geografia è pericolosa perché non mente. La geografia rende liberi, invita all’esplorazione, alla scoperta, alla realizzazione di un legame più forte con tutto ciò che sta intorno a noi. Per questa ragione una relazione primaria e fondamentale è stata trasformata, per una larga maggioranza dell’umanità inurbata, in un coacervo di paure e istinti aggressivi, inevitabilmente destinati a scaricarsi sul territorio in forma di prevaricazione, noncuranza, distacco: una relazione che tanto somiglia a quel criceto che invece di procedere resta immobile correndo nel cerchio, e che dunque a sua volta si riflette nell’impoverimento dell’alfabeto emozionale dell’immaginario collettivo.
La geografia (dal greco γεωγραϕία: “descrizione e rappresentazione della terra”) è la più antica scrittura conosciuta dal pianeta: una lingua vera e propria che il territorio, da noi modificato e vissuto, ci ha sempre insegnato e che abbiamo ascoltato e appreso. Una scrittura talmente diffusa che gli esseri viventi, spostandosi sulla Terra e sui mari, hanno unito fiumi, montagne, pianure, promontori, vallate, altopiani, canyon e deserti così come si uniscono vocaboli, verbi, aggettivi, congiunzioni, avverbi per esprimere emozioni, pensieri, idee, teorie; letteralmente sillabando nuove narrazioni fatte di storie, scoperte, dubbi. Quei capitoli compilati in un arco di tempo lunghissimo compongono il grande libro che abbiamo iniziato a scrivere fin dall’origine della vita umana e che ora si trova a un punto di svolta decisivo: siamo noi, i narratori, a dover decidere se sarà davvero possibile fare a meno di questa scrittura, e conseguentemente alla consapevolezza di essere in relazione con l’ambiente, con la poesia della geografia che nasce ogni giorno fuori e dentro di noi.

Questo brano è un estratto dal nuovo libro di Davide Sapienza, Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, che a sua volta ho estratto dall’articolo che IL Magazine del Sole24Ore ha dedicato ieri al libro (cliccate sull’immagine in testa al post per leggerlo al completo). Cliccando invece sulle immagini qui sotto potete leggere altri due intriganti contributi intorno al libro e alla geopoesia, rispettivamente dal Corriere della Sera-Bergamo e dal magazine ArtApp.

Ma, ovviamente, per saperne ancora di più e meglio su Il Geopoeta, la cosa migliore è essere presenti alla sua prima presentazione in pubblico, domani alle ore 18.30, presso la Sala Viscontea dell’Orto Botanico di Bergamo, nella quale avrò l’onore di disquisire sul libro con Sapienza e con Elena Maffioletti, la prestigiosa e preziosa editor del testo. Qui invece potete trovare le date delle altre presentazioni in programma.

E comunque leggetelo, Il Geopoeta. È un testo imprescindibile, uno di quei libri che, a non leggerlo, si perde un mondo di cose belle, utili, emozionanti, illuminanti. Una cosa deprecabile da far accadere, insomma.