Anche tu italiano?

Uno, italiano, era convinto che gli svizzeri parlassero lo svizzero, ma così convinto che quando era arrivato alla dogana di Chiasso la guardia gli aveva chiesto “Da dichiarare?” e lui aveva iniziato a balbettare e gesticolare. Quando la guardia gli aveva ordinato di accostare, lì finalmente aveva capito che parlavano la stessa lingua, allora si era calmato e senza muovere un dito aveva chiesto alla guardia “Anche tu sei italiano?”

[AA.VV. (a cura di Paolo Nori), Repertorio dei matti del Canton Ticino, Marcos y Marcos, 2019, pag.78.]

Smarrirsi senza perdersi per ritrovarsi (a Lucerna)

Forse oggi, nel nostro mondo contemporaneo del quale ogni pur remoto angolo può essere raggiunto attraverso il web al punto da ritenere ogni impulso all’esplorazione un retaggio d’altri più avventurosi e ingenui tempi, bisognerebbe realmente tornare a pretendere la possibilità di perdersi. Magari non in senso geografico quanto più in senso emozionale, spirituale. Partire dalla conseguita consapevolezza geo-mentale, come l’ho definita poco fa, per lasciarvi in deposito le certezze materiali e vagare verso ignoti ambiti immateriali ove la realtà ordinaria si amplia, si spande in innumerevoli direzioni metafisiche, liberi come se non si avesse nulla da perdere o da rischiare e tutto da guadagnare perché sicuri di ciò che si è già acquisito. Anche in una città come Lucerna, sì, che parrebbe il luogo sul pianeta in cui perdersi è più difficile, per quanti riferimenti orientanti d’ogni sorta offra in ogni parte della propria conurbazione. D’altro canto Lucerna è parimenti così ricca di suggestioni, magnetismi, incanti, miraggi, visioni e quant’altro di conturbante e strabiliante, che realmente in essa può venire facile smarrirsi senza perdersi, volare lontano sulla ali del più istintivo estro rimanendo coi piedi ben saldi per terra oppure lasciando che la città solleciti di continuo e in modo vibrante la curiosità del suo esploratore, spingendolo entro vicoli o passaggi apparentemente insignificanti ma nei quali, invece, spunta d’improvviso qualche dettaglio magari minimo ma a suo modo incredibile.
In fondo l’uomo ha dovuto perdersi infinite volte per trovare la propria strada e per conoscere il mondo nel quale oggi si muove con tanta sicurezza; e l’eccessiva sicurezza spegne inesorabilmente la curiosità, ciò che fin dai tempi remoti spinge l’uomo verso direzioni ignote. Non è vero che nel nostro mondo di oggi in cui tutto è stato scoperto, esplorato e conosciuto, non sia ancora possibile trovare nuove e mai percorse direzioni verso cui andare, anche solo per sapere cosa c’è, laggiù. Forse andandoci ci si smarrirà. Forse, invece, troveremo la miglior occasione possibile per ritrovare noi stessi, oppure per renderci conto che era quando ci ritenevamo certi, e senza alcun dubbio, di sapere dove fossimo, che in realtà eravamo persi.

Sì, certo: da qualche mese a questa parte il “mio libro” per antonomasia è Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmime urbano, pubblicato a marzo nella collana dei Cahier di Viaggio di Historica. Il brano che avete appena letto invece è tratto dal precedente libro, la cui copertina vedete qui sopra, a sua volta edito nella stessa collana da Historica (cliccateci sopra per saperne di più), e mi serve per denotarvi (ovvero ribadirvi) che sono molto legato a questo libro tanto quanto alla città che racconto tra le sue pagine. Dunque, se non l’avete e volete “visitare” in maniera alquanto originale un’altra meta certamente non ordinaria, be’, insieme a Tallinn potreste anche leggervi Lucerna, ecco.

Luca Rota
Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni, 2016
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-99241-94-0
Pag.167, € 10,00

Affittasi loculo

Uno aveva già comperato il posto in cimitero. Causa trasferimento all’estero aveva messo un cartello: Affittasi.

[AA.VV. (a cura di Paolo Nori), Repertorio dei matti del Canton Ticino, Marcos y Marcos, 2019, pag.139.]

Un bagno turco, prego!

In cambio del suo archivio alla Biblioteca Cantonale di Lugano, Guido Ceronetti aveva chiesto una villa con il bagno turco. Quando gli avevano mostrato la villa lui era corso a vedere il bagno e si era profondamente arrabbiato nel trovare un normale water; aveva detto “Non posso accettarlo! Qui sopra la gente ci muore”, e aveva chiesto di distruggerlo immediatamente per sostituirlo con un bagno turco.

[AA.VV. (a cura di Paolo Nori), Repertorio dei matti del Canton Ticino, Marcos y Marcos, 2019, pag.119.]

AA.VV. (a cura di Paolo Nori), “Repertorio dei matti del Canton Ticino”

Posta la mia appassionata svizzeritudine, non potevo non cominciare la lettura della serie dei “Repertori dei matti”, curata dal sempre mirabile Paolo Nori, con il Repertorio dei matti del Canton Ticino (Marcos y Marcos, 2019), cantone elvetico di lingua e cultura italiana – anzi, lombarda, per la precisione – che già dimostra una certa dose di “pazzia” (ma lo dico con tutto l’affetto del caso) nell’essere culturalmente assai italiano, appunto, e nel diffidare degli italiani più che i cantoni svizzero-tedeschi. D’altro canto, il Ticino è terra di contrasti spesso forti: climaticamente alpina a Nord e mediterranea a Sud, praticamente lombarda nel Sottoceneri e già quasi mitteleuropea nel Sopraceneri, dipendente per molti versi da Milano ben più che da Berna, rifugio di grandi anarchici e buen retiro di capitalisti e milionari… insomma, un luogo che forse, per certi aspetti, può agevolare in alcuni una certa confusione mentale!
Ma chi sono in genere, poi, i “matti”? Ce ne sono sostanzialmente di due tipi, a mio parere, opposti eppure (quasi) “uguali”, a volte: i matti matti, quelli veramente con parecchie rotelle fuori posto, e i geni, che però sono talmente geniali ovvero fuori dall’ordinario delle persone “normali” che hanno intorno che queste, non capendo ciò che quelli dicono o fanno, li dichiarano “matti” []

(Leggete la recensione completa del Repertorio dei matti del Canton Ticino cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)