Riguardo Voghera

[Immagine tratta da “Open“, cliccateci sopra per leggere l’articolo dal quale è tratta.]
Dunque, riguardo a ciò che è successo a Voghera… Da una parte abbiamo un individuo con precedenti penali e problemi psichici, già sottoposto a TSO e che vive da sbandato, forse a volte un po’ troppo molesto. Dall’altra ne abbiamo uno forse un po’ troppo esaltato, che gira quotidianamente per le pubbliche vie, tra i suoi concittadini, armato di una pistola calibro 22 con il colpo in canna e senza la sicura.

Be’, mi spiace molto per gli amici vogheresi e per la loro magnifica città ma, personalmente, mi pare che da qualsiasi parte la si osservi questa è, nella sostanza, una triste storia di degrado sociale, morale e culturale. E pure politico, inesorabilmente.

Sapienza in cammino

Sono veramente felice di leggere, finalmente, della prossima ripartenza del caro amico Davide Sapienza con i suoi cammini geopoetici per la terza edizione di “Nel Cuore Della Montagna”, curata con Alpes per il Sistema Bibliotecario Della Valle Seriana. Una rinnovata formula della pratica geopoetica in cammino, per questa edizione 2021 di “NCDM”, che si svolgerà in sei comuni per sette cammini e, inutile rimarcarlo, rinnoverà pure l’emozione, il fascino e la potenza esperienziale che Davide sa elargire come pochi altri ai viaggiatori che si metteranno in cammino «selvatico e profondo» con lui – peraltro in territori spettacolari e dai paesaggi sempre sorprendenti come quelli regalati dalle Prealpi Bergamasche nelle loro più fascinose e emblematiche terre alte.

Per avere ogni informazione utile al riguardo potete seguire il sito e le pagine social di Alpes, mentre per conoscere più approfonditamente cosa è “Nel Cuore Della Montagna” cliccate qui. Cliccate invece sull’immagine della locandina per visionarla in un formato più grande e stampabile.

Dunque, buoni cammini con Davide Sapienza e buon Ben@essere Montagna!

Ultrasuoni #22: The Hives

[Immagine tratta da thehives.com.]
Dunque… prendete un gruppo beat dei primi anni Sessanta; fatelo vestire da uno stilista di grido dell’epoca, poi infilatelo in una macchina del tempo e portatelo 30 e più anni avanti. Quindi fate bere ai suoi componenti una ventina di Red Bull® ciascuno, una dietro l’altra, di modo che risultino adeguatamente fuori di testa, poi portateli in un punk club e mandateli sul palco a suonare i propri pezzi: ecco, avete ottenuto i The Hives!

I cinque svedesi che all’inizio della carriera parevano una “punk boy band” dal look retrò studiatissimo e d’altro canto divenuto tratto peculiare della loro tipica immagine da hooligans-figli di papà, sono stati a fine anni Novanta e per gli anni zero del nuovo secolo una delle punk rock band più entusiasmanti in assoluto, con i primi tre album – Barely Legal, Veni Vidi Vicious e Tyrannosaurus Hives – ripieni di grandi brani e potenziali hit, di quelle che ti restano in testa fin dal primo ascolto o che ti portano irrefrenabilmente a saltellare e dimenare il capo ma al contempo rudi, grezzi, veloci, a tratti quasi hardcore, e dotati della capacità quasi sorprendente di mettere insieme atmosfere garage e suoni sixties, a volte persino raffinati, con un’attitudine e la rozza frenesia del primo punk (con alcune deviazioni anche verso il più classico rock’n’roll, lo ska, l’indie rock, il pop), il tutto nel solco del più sublime e insuperabile scandinavian rock style.

Per dire (e sentire), ecco un brano significativo per ciascuno di quei tre album:

Poi, forse, complice pure il grande successo, i The Hives hanno perso un po’ di smalto, riproponendo un cliché musicale ormai assodato seppur sempre divertente da ascoltare (ad esempio Tick Tick Boom); in ogni caso, ribadisco, di gruppi così energetici – cioè di Red Bull® bands, mi viene da dire! – e particolari come loro a tutt’oggi ce ne sono ben pochi in circolazione.

I The Hives ti mettono le aaali!

[Tour image 2021. Foto tratta da facebook.com/hives.]

LA Carrà

Dagli anni ’50 in poi, Carrà è stata una triplice delizia che sapeva cantare, ballare e recitare ugualmente bene, e ha avuto un’influenza senza rivali nella musica e nella cultura pop italiane. Tecnicamente parlando, l’Italia aveva cantanti molto più abili dal punto di vista vocale, che combinavano l’estensione con un tocco drammatico: Mina, mezzosoprano virtuoso; Milva, detta “la Rossa” per le sue inclinazioni politiche e la sua focosa criniera, celebrata per le interpretazioni di Brecht e Weill; Patty Pravo, contralto androgino; e Giuni Russo, che sublimava la tecnica operistica in pop, e aveva un’estensione di cinque ottave. Carrà le ha superate tutte.

Tratto da Raffaella Carrà: the Italian pop star who taught Europe the joy of sex, “The Guardian“, 16 novembre 2020.

Eccola, la carrambata maledettamente finale e definitiva, la più triste e dolorosa, troppo precoce e improvvisa, quella la cui “sorpresa” nessuno voleva vivere – nemmeno i suoi detrattori artistici, ne sono certo – quella che termina una storia assolutamente italiana ma che dà inizio a un mito internazionale assoluto e imperituro.

E ora, senza più la Carrà, chi comincerà a far l’amore?