È lecito sfruttare le montagne per produrre energia? Se sì, come? Se no, perché?

In un mondo che, giustamente oppure no, è sempre più bisognoso di energia, e a fronte delle crescenti problematiche (geopolitiche, ambientali, climatiche, economiche) che caratterizzano la produzione energetica non rinnovabile, le montagne negli ultimi anni sono diventate contesti ai quali le società del settore guardano con sempre più interesse. Se da un lato si vorrebbe riprendere la costruzione di grandi dighe e relativi bacini artificiali, anche in funzione di riserve idriche, dall’altro stanno aumentando di numero e potenza sia i parchi eolici che quelli solari, i quali trovano nei territori montani frequenti ottime condizioni per la loro efficienza produttiva, e le centrali a biomasse e biogas. Al punto che in Italia la produzione di energia da FER, Fonti Energetiche Rinnovabili, ha superato lo storico traguardo del 51,8% della produzione elettrica nazionale complessiva.

Di contro, e a fronte degli innegabili vantaggi in termini di rinnovabilità e sostenibilità energetica, le criticità per ciascuna di queste fonti non mancano: quelle dell’idroelettrico sono evidenti e tra le più rischiose, l’eolico e il solare scontano grossi impatti paesaggistici e ecologici nonché efficienze produttive molto variabili, l’energia da biomasse e biogas non è del tutto sostenibile e presenta alcuni rischi ecologici.

Posto che sul tema il primo e più importante obiettivo, a livello globale, sarebbe quello della riduzione dei consumi energetici, ma pure che tale obiettivo sembra una mera utopia visto il mondo che ci siamo costruiti e sviluppati intorno, tanto ipertecnologico quanto superenergivoro, e rimarcato altresì che quella dell’energia sarà sempre di più una questione fondamentale per qualsiasi ambito in cui viviamo e non di meno per le montagne, anche qui estremamente importanti e emblematiche, è il caso di porci il problema, di meditarlo, di conoscerlo il più possibile al fine di elaborare opinioni articolate e sensate che, nel complesso, facciano massa critica politicamente rappresentativa e possano supportare qualsiasi decisione pubblica al riguardo.

[Elaborazione grafica realizzata con Google Gemini AI.]
Dunque, le domande contenute nel titolo di questo articolo non sono né retoriche e nemmeno “obbligate”, nel senso che le risposte ad esse possono anche essere varie e diverse, forse persino opposte: ma in ogni caso dobbiamo sapere come rispondervi e non in base a convenienze particolari o a principi economici ma in ottica collettiva, civica, politica, ambientale. Ecco, sarebbe bene che anche in questo contesto l’economia non soverchiasse l’ecologia ma che le due cose fossero poste nel più proficuo equilibrio e al servizio innanzi tutto del nostro pianeta (eco- dal greco oikos, “casa”), ben prima che di interessi particolari. Come d’altro canto dovrebbe accadere di default, nella civiltà di noi “Sapiens” del Terzo millennio.

Le piste da sci e gli impianti di Colere sono fuorilegge? Lo stabilirà la Procura di Bergamo

Ricorderete, forse, la vicenda del progettato collegamento tra i comprensori sciistici di Colere e Lizzola, sulle Prealpi bergamasche, uno degli interventi più devastanti e megalomaniaci degli ultimi anni che, appunto, non è al momento partito e anzi s’è impantanato in mille ovvi problemi – anche grazie all’attivismo del Comitato “Terre Alt(r)e che da subito ha cercato di mettere pubblicamente in evidenza quei tanti problemi. Ne ho scritto spesso anche io della vicenda, qui trovate molti dei relativi articoli.

Nel frattempo sul versante di Colere, la cui società di gestione degli impianti è la capofila del progetto di collegamento con Lizzola, sono stati fatti molti lavori su piste da discesa, impianti, infrastrutture ovvero – per dirla in altro modo pure più obiettivo – molti danni al territorio montano coinvolto.

Per questo sabato 8 agosto scorso Legambiente, con l’assistenza dell’Avvocato Laura Testa, esperta di diritto amministrativo e ambientale, ha depositato un esposto alla Procura di Bergamo (vedi qui) per fare chiarezza su alcuni interventi realizzati nell’area negli ultimi mesi, dopo che le segnalazioni inviate un anno fa al Parco delle Orobie Bergamasche, ai carabinieri forestali e ai Comuni di Colere e Vilminore di Scalve non avrebbero mai ricevuto risposta; qui trovate il comunicato stampa al riguardo dell’associazione. A destare le maggiori preoccupazioni è la zona del geosito “Mare in Burrasca”, un sito carsico considerato tra i più pregiati della Lombardia, variamente devastato da nuove strade, spianamenti delle piste, scavi per impianti di servizio al comprensorio, in barba a numerose prescrizioni ambientali, senza le autorizzazioni previste dalla legge e in assenza di controlli da parte degli organi preposti, nel silenzio (assenso?) del Parco delle Orobie Bergamasche nel cui territorio ambientalmente tutelato ricade il comprensorio di Colere. Infine, anche il nuovo albergo di lusso realizzato (ristrutturando un preesistente stabile) nel mezzo delle piste a 1600 metri di quota presenterebbe criticità nella gestione dei rifiuti di cantiere e presunti problemi nell’impianto di trattamento dei reflui. Tombola!

E, ribadisco, la società di gestione del comprensorio sciistico di Colere è quella che vorrebbe realizzare il collegamento con Lizzola. Immaginatevi il disastro assoluto che ne scaturirebbe.

Tutto ciò ha reso l’esposto di Legambiente sostanzialmente inevitabile. Ma, forse, ancora più tale lo rendono le immagini dei lavori nel comprensorio che vedete sopra e sotto, tratte dalla documentazione che ha fatto da base all’esposto (e ringrazio molto i suoi estensori per avermi concesso di pubblicarle). Ecco: tali immagini – di un versante montano tra i 1600 e i 2200 metri di quota dalle peculiarità geologiche, naturalistiche e ambientali più uniche che rare così devastato e degradato – credo valgano molto più di qualsiasi pur articolato commento scritto.

Chiudo con le parole di Elena Ferrario, presidente di Legambiente Bergamo che, insieme a OrobieVive, fa da “motore” principale al Comitato che contrasta i lavori tra Colere e Lizzola, la quale ha così commentato la presentazione dell’esposto in procura: «Colere è un territorio molto fragile, soggetto a una pressione che non sembra valorizzare i suoi contenuti naturalistici e paesaggistici. Sono questi ultimi a costituire la garanzia di una sua attrattività a lungo termine, garantendo riparo dagli effetti della crisi climatica. L’esposto alla Procura serve a rimettere al centro la specificità del territorio, sperando che le attività imprenditoriali orientino diversamente le loro energie.»