S-mascherare (l’insulsaggine)

Insomma, il dibattito fondamentale che in questi giorni infiamma (sic) la “grande” politica italiana, i suoi più “prestigiosi” leader e le “intellighenzie” delle segreterie di tutti i partiti, tanto da finire a caratteri cubitali su alcuni dei maggiori quotidiani nazionali (quello lì sopra, ad esempio), è la mascherina.

Cioè, quando togliersela. Se il primo luglio o il cinque o il quindici o che altro.

Già.

Caspita!

Un dibattitone, proprio, di livello politico altissimo.

Be’, a me torna in mente (permettetemi l’immodestissima autocitazione) quanto scrissi più di un anno fa, ancora in piena “prima ondata” pandemica, riguardo invece a come una mascherina speciale, insonorizzante, sarebbe da far portare il più a lungo possibile a certi personaggi pubblici. Altro che fino a metà luglio o pure prima!

Ecco.

(Ri)diamo voce ai sentieri!

A proposito di (nuove) strade di montagna, in senso generale: dall’inizio dell’anno in corso su Facebook è attiva la pagina “Diamo voce al sentiero, che si propone lo scopo di (come si legge nelle informazioni della pagina stessa) «sensibilizzare e discutere sul tema della costruzione di viabilità montana a discapito della sentieristica preesistenteUn tema fondamentale eppure troppo spesso sottovalutato, trascurato ovvero fuorviato per adattarlo a fini strumentali che rispetto allo sviluppo e alla salvaguardia della montagna appaiono del tutto antitetici, i quali poi consentono di perpetrare al territorio montano danni sconcertanti e sovente perenni con il conseguente detrimento del valore estetico, culturale, antropologico nonché economico dello stesso.

Diamo voce al sentiero” cerca di sostenere e perseguire una così necessaria sensibilizzazione sia attraverso contenuti che pongono in evidenza i concetti primari alla base del tema suddetto (un esempio lo vedete qui sopra), sia con focus veloci e sagaci su certe situazioni particolarmente emblematiche al riguardo – proprio come quella in corso nella splendida e ora profanata Val di Mello, sulla quale ho dissertato a mio modo nel post precedente, qui sul blog.

Seguitela, la pagina “Diamo voce al sentiero”: se da un lato vi darà modo di irritarvi parecchio (come a me succede) verso certi terribili e vergognosi interventi nei territori montani, dall’altro vi darà coscienza di come la bellezza dei monti non abbisogni affatto di quelle opere e che, come peraltro sosteneva il grande Walter Bonatti, «La montagna insegna a non barare, a essere onesti con se stessi e con quello che facciamo»: e a volte ciò che l’uomo decide di imporre, alla montagna, è quanto di più disonesto vi sia nei suoi confronti e di chiunque la voglia vivere liberamente e consapevolmente.

La nuova autostrada della Val di Mello (ovvero, dalla tragedia alla farsa!)

Con grandisssssimo rammarico nei giorni scorsi ci è toccato leggere sugli organi di informazione che i lavori della nuova, meravigliosa autostrada della Val di Mello sono stati interrotti, per colpa di qualche nevrotico “ambientalista” che, vedendo le possenti ruspe in azione, espressione del più nobile e giusto e affascinante e conveniente e necessario progresso alpestre, si è messo a frignare come un moccioso. Ok, ammettiamo che giustificare la costruzione della grande autostrada mellata con la realizzazione di un sentiero per i disabili rappresenta una certa forzatura, più che altro perché far transitare le joelette dei disabili lungo una strada che sarà senza dubbio assai trafficata potrebbe essere pericoloso, e in tal senso la presenza delle ruspe dà un po’ nell’occhio, ecco. D’altro canto mica siamo ancora all’età della pietra, quando le strade si costruivano con gli schiavi e le asce in rame come quella di Ötzi! Vogliamo dare un futuro alle nostre (nostre, non vostre, eh!) montagne, o preferiamo lasciare ancorate a realtà di secoli fa? Eh? Vergogna, voi che volete lasciare le cose come stanno, in Val di Mello, solo perché è una “riserva naturale”! E allora non è naturale arrivarci in auto, nel 2021, su una strada consona ai tempi? Volete arrivarci ancora a piedi o a dorso di mulo?

Purtroppo Ersaf, responsabile dei lavori, per quanto sopra si è dovuta scusare, per aver commesso un grossolano e imprevedibile sbaglio, sì, e dovuto gioco forza interrompere i lavori: «ha ammesso che c’è stato un errore da parte della direzione dei lavori», così si legge sulla stampa. In effetti Ersaf doveva e deve lavorare in modo più discreto, magari camuffando le grandi ruspe in modo che si notino meno vistosamente nel paesaggio della valle. Ma può capitare che, sull’onda dell’entusiasmo per un progetto così virtuoso, si parta a fare le cose a spron battuto non curando al meglio certi pur insignificanti dettagli. È da capire e perdonare, Ersaf: basta che riprenda al più presto i lavori!

Ecco, a proposito di ciò: è ovvio e condiviso da tutti che la sicurezza e la tutela devono restare sempre valori fondamentali e di base per l’intero progetto e i lavori in corso. Infatti ci auguriamo che la nuova grande arteria verrà protetta al meglio e resa sicura da tutto quanto di pericoloso avrà intorno – piante, rocce, animali, escursionisti, alpinisti e ogni altra cosa che potrebbe intralciare il transito dei veicoli. I lavori o si fanno bene o non si fanno proprio, inutile rimarcarlo!

Solo un dubbio, riguardo questo bellissimo progetto, resta in sospeso: a quanto ammonteranno le tariffe per il posteggio dei nostri autoveicoli nel grande parcheggio da n-mila posti che verrà realizzato a Rasica, al termine dell’autostrada? Perché, be’, non vorremmo godere liberamente d’una tale meraviglia viabilistica e poi dover pagare delle tariffe eccessive, una volta giunti alla meta!
Ci auguriamo che qualcuno possa dirimere questo dubbio, dato che nel progetto non vi sono cenni al riguardo: perché se un’opera così nobile e valorizzante subisse certe esagerate imposizioni, che buon futuro ci potrebbe essere per la Val di Mello?

(Cliccate sulle immagini per leggere gli articoli dai quali sono tratte.)

Copric**o

[Foto di Marc Schaefer da Unsplash.]
Non so, ma a me la diatriba in corso sull’orario del coprifuoco mi sembra l’ennesima manifestazione della cretinaggine suprema della classe politica italiana, la quale al solito pare l’equipaggio che, sulla nave nel bel mezzo della tempesta che imbarca acqua, a serio rischio di affondamento, si mette a litigare sul colore delle uniformi da indossare.

Per carità, l’ora in più o in meno sarà pure una cosa importante, come lorsignori asseriscono (visto quanto tempo ci perdono dietro), ma con tutti i gravi problemi provocati dalla pandemia ancora da risolvere e da gestire, il numero di morti che permane troppo alto, l’incertezza totale sul futuro nonostante i vaccini, le questioni sociali ed economiche e tutto il resto, io penso che più che di “coprifuoco” si debba parlare di copriculo. Ovvero, del nuovo modo che i politici italiani hanno ideato, con “ammirevole” comunione di intenti e d’azione, per pararsi il culo (scusate la reiterata volgarità) e nascondere la propria totale insulsaggine e la spaventosa nonché letale incapacità di fare cose buone, nel momento in corso ancor più che in ogni altra precedente circostanza. Ecco.

Parentesi americane

[Cliccateci sopra, per sapere di che si tratta.]
Riguardo l’America contemporanea (intesa come USA, ovviamente), e in particolare circa l’ultimo lustro, quello con alla presidenza prima Donald Trump e ora Joe Biden, sento molti sostenere che  i quattro anni trumpiani siano stato una “parentesi” (di solito è questo il termine più gettonato) di natura antidemocratica e ultrapopulista nella tradizione storica di democrazia e progresso degli Stati Uniti. Parentesi chiusa con il ritorno alla “normalità politica” dell’amministrazione Biden, appunto.


E se invece fosse – e si dovesse pensare – l’esatto opposto?
Ovvero se la “parentesi” fosse quella di Biden e di una tradizionale normalità politica, una delle ultime di tale genere in una deriva ormai avviata e pressoché inarrestabile (salvo trasformazioni forse improbabili) verso una realtà futura autoritaria e oppressiva come quella narrata da Margaret Atwood nel suo celebre romanzo Il racconto dell’ancella – forse una delle opere letterarie distopiche recenti potenzialmente più prossime a diventare reali, almeno a giudicare da certi eventi come quello a cui fa riferimento la citazione lì sopra? (Cliccateci sopra per sapere di che si tratta.)

In fondo di basi prodromiche al riguardo ce ne sono parecchie – oltre a quella citata, la maggiore è ovviamente il grande consenso di cui l’ex presidente Trump gode: ben 74.216.154 americani lo hanno votato, il 47% degli elettori. Metà America, in pratica, nonostante tutto ciò che è stato, ha detto e ha fatto.

Forse la fanno troppo facile, insomma, quelli che pensano alla sua presidenza come a un “errore” ormai risolto e da dimenticare al più presto. Per il prossimo futuro americano conterà molto, più che i risultati concreti conseguiti, il consenso culturale (non solo quello politico) che Biden riuscirà a generare e consolidare, nel corso del suo mandato, così come, di contro, la capacità dei repubblicani di non frantumarsi se guidati (come pare sarà, da qui in avanti) da una figura talmente controversa e divisiva come Donald Trump. In ogni caso, rinnovo il mio consiglio: se non l’avete ancora fatto, leggete il romanzo di Margaret Atwood. Potrebbe rappresentare una sorta di “macchina del tempo letteraria” che vi svela ciò che sarà l’America tra qualche anno, già.