Emperor, “Anthems to the Welkin at Dusk”, 1997-2017

Esattamente 20 anni fa, nel luglio 1997, veniva pubblicato un album destinato a diventare una pietra miliare del rock estremo da parte di una band oggi considerata, a sua volta, la migliore di sempre nel genere black metal: Anthems to the Welkin at Dusk degli Emperor.

Fino a quel momento “black metal”, per gran parte del pubblico, anche di quello più dedito alle sonorità rock, era rappresentazione della parte peggiore della musica, sinonimo di rumore, di caos, di negazione d’ogni buon concetto di arte musicale – senza contare la fama “nera” del genere, appunto.
Gli Emperor, band composta di raffinati musicisti guidati da un leader, Ihsahn, estremamente colto e preparato, già aveva dimostrato con il precedente lavoro, In the Nightside Eclipse, di poter intessere sulla tipica base black metal strutture assai più raffinate, palesemente derivanti dalla musica classica e nonostante ciò estremamente potenti e d’impatto. Ma è con Anthems che tale già ottimo amalgama viene estremamente elaborato, perfezionato, ancor più potenziato ed estremizzato ma, al contempo, reso pure incredibilmente sofisticato e raffinato al punto da raggiungere livelli artistici sublimi. Per i suoi brani si parla di operistic black metal, dacché la struttura classica di essi diventa ancora più evidente (si ascolti With strenght i burn, ma già l’intro Alsvartr (The Oath) è pura classica sperimentale contemporanea – senza contare che gli Emperor scelgono di registrare l’album presso i Grieghallen Studios di Bergen, in omaggio al celeberrimo compositore norvegese Edvard Grieg), ma si parla pure di cosmic black metal, per come certe atmosfere create in essi rammentano gelide atmosfere spaziali attraversate a velocità luminali (The Acclamation of Bonds). Tuttavia da subito, con il primo vero brano dell’album, Ye Entrancemperium, gli Emperor fanno capire quanto meravigliosamente potente e devastante sa essere la loro musica, velocissima, virtuosistica, intricata, destinata palesemente a segnare un punto fermo nella storia non solo del genere ma dell’intero panorama rock. È dopo la pubblicazione di Anthems… che qualcuno scrisse Emperor performs Sophisticated Black Metal Art exclusively, “Gli Emperor eseguono esclusivamente sofisticata arte black metal”, una sorta di motto che poi la band ha fatto proprio e che tutt’oggi rappresenta la miglior definizione dello spessore artistico dell’ensemble norvegese, sancendone il primato assoluto nel genere.

In ogni caso non è mia intenzione ora, qui, farmi una recensione d’un’opera musicale talmente celebrata da far che possiate trovarne a decine, di recensioni, sul web. Preferisco rispondere alla domanda che forse vi starete facendo: “Embè, perché ci parla di questo album?”. Perché è un album che ritengo fondamentale tra le cose grazie alle quali posso dire di essere ciò che sono – nel bene e nel male, ovviamente. A differenza di tanti altri, credo la musica qualcosa la cui fruizione trovo estremamente personale, intima, e assolutamente “referenziale”. Non pubblico quasi mai brani musicali graditi, ne qui e nemmeno sui social, e ciò non solo perché possa credere i miei gusti non così “comuni”. Semmai proprio perché certi brani musicali si fanno vera e propria colonna sonora profondamente intima dell’esistenza – e non è un mero luogo comune, tale definizione – e proprio perché una musica tanto particolare, tanto forte e così identificante come quella di Anthems… non può essere “consumata” in semplici ascolti fugaci e distratti, che ne banalizzerebbero il valore che personalmente trovo di attribuire loro. La musica degli Emperor in Anthems… ha realmente contribuito a forgiare una personale visione del mondo, ad alimentare un’energia creativa, a determinare certi punti fermi individuali, a intessere un legame – di genere particolare ma senza dubbio peculiare – tra la mia parte interiore e il mondo d’intorno. È come se la musica, le atmosfere sonore, i ritmi, le armonie e le disarmonie, l’impatto acustico nonché lo spessore artistico di quei brani, una volta ascoltati, analizzati, compresi, assimilati, metabolizzati, siano diventati – per così dire – il suono della mia esistenza, una vibrazione armonica-biologica, qualcosa su cui il mio essere deve accordarsi. Poi, per carità ascolto di tutto e di più e con gran piacere, ma ogni tanto quell’accordatura deve nuovamente realizzarsi, inevitabilmente.
Sembra banale affermare che, vent’anni fa, se avessi ascoltato tutt’altra musica, il modo con cui osservo e percepisco il mondo sarebbe diverso da quanto invece è, ma è esattamente così. Il tutto nel bene e/ nel male, ribadisco: ma, per quanto mi riguarda, sono ben fiero che sia andata in questo modo.

Nel corso dell’intera estate 2017 gli Emperor, riformata la band per l’occasione, sono impegnati in un tour celebrativo del ventennale di Anthems to the Welkin at Dusk, riproponendo sul palco l’intero album – vedi sopra la recente esibizione al Wacken Open Air, uno dei più grandi festival rock europei. Guarda caso, non è prevista alcuna data in Italia. Spiace dirlo, ma con tutta evidenza la gran parte del pubblico italiano non è adeguatamente preparato a recepire e comprendere una proposta musicale tanto elaborata e raffinata quanto quella degli Emperor. D’altro canto, Emperor performs Sophisticated Black Metal Art exclusively. Appunto.

Veri viaggiatori, e turisti novellini (Amé Gorret dixit)

Il vero viaggiatore si distingue per la sobrietà delle sue parole, dalle ridotte dimensioni dello zaino, dalla regolarità del passo e dal calcolo riflessivo e coraggioso dei rischi di un’escursione o di una scalata. Il turista novellino, invece, si fa notare per il numero e il volume dei suoi bauli, per il clamore dei suoi programmi, e dei preparativi per la partenza, per le osservazioni scientifiche fuori misura, per il panico o la vanitosa imprudenza davanti al pericolo.

(Lauro-Aimé Colliard (a cura di), Abbé Amé Gorret: autobiographie et écrits divers, Valtournenche 1987, pag.145; citato in Enrico Camanni, La nuova vita delle Alpi, Bollati Boringhieri, Torino, 2002, pag.37.)

Per la cronaca, Amé Gorret quelle impressioni sul turismo (alpino, ma nulla cambia se riferite ad altri contesti) le scrisse a fine Ottocento. Più di un secolo fa, proprio così.
O aveva già capito tutto, ai suoi tempi in cui il turismo era ancora qualcosa di assai raro ed elitario, oppure certe insensatezze nazionalpopolari che crediamo frutto della contemporaneità già allora erano ben diffuse e col tempo fino ad oggi sono soltanto peggiorate. Ovvero entrambe le cose, certo.

P.S.: per dire… qui sotto, “turisti novellini” di oggi, perfettamente equipaggiati (!), vagabondano tra i crepacci dei ghiacciai di Punta Helbronner, sul Monte Bianco (cliccate sull’immagine per visitarne la fonte):

Quando le montagne non dividono ma legano territori, genti e culture

(Grazie di cuore – ennesimo – alla redazione di Orobie! Per saperne di più su ciò che è stato In Viaggio sulle Orobie 2017, cliccate qui.)

2 agosto 1980, Bologna, Italia.

Nei tempi odierni siamo molto spesso portati a spendere parole a sostegno di “opinioni” sulla realtà dei fatti il cui peso non percepiamo totalmente, ovvero lo crediamo gravare altrove, come se quelle parole indicassero cose, fatti e oggettività estranee alla nostra quotidianità e solo incidentalmente capitate tra di noi. Quindi, per via di questa in-coscienza indotta circa il reale senso (storico e culturale) di quelle parole, le utilizziamo – a volte anche in buona fede – come strumenti sovente impropri di presunte fattualità, a cui poi il vox populi vox dei conferisce valori e credibilità non consoni alla loro reale tangibilità, quando invece di contro, per esserne coscienti, sarebbe sufficiente una rapidissima riflessione storica, agevolata da una memoria collettiva funzionante e non narcotizzata come troppe volte appare, ahinoi, quella della nostra società.

Terrorismo”, ad esempio: quante innumerevoli volte sentiamo questo termine, quante volte ci viene proferito dai media e quant’altre volte, inevitabilmente, lo proferiamo noi, senza troppo far caso alla relativa cognizione di causa e, ancor meno, alla storia anche recente a cui esso può far riferimento?
E quanti, di contro, sono ancora (almeno sufficientemente) consapevoli del nostro terrorismo, e di come la storia recente del nostro paese sia costellata di attentati terroristici tra i più spaventosi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale?

Bologna è (attenzione: non “era”, è) forse il caso più eclatante, in tal senso. E – mi viene inesorabilmente da riflettere – quello fu un terrorismo se possibile ancora più bieco di questo che oggi dobbiamo fronteggiare, un terrorismo di cittadini italiani contro altri cittadini italiani perpetrato per immondi tornaconti di potere politico, ampiamente agevolato da parti deviate (ma “deviate” quanto? E “deviate” sul serio, poi?) delle istituzioni. Una stagione terribile, molto “italiana” nelle sue modalità (basti pensare che dopo 37 anni il processo sulla strage di Bologna non è ancora stato definitivamente chiuso e, anzi, ancora si tentano risoluzioni palesemente atte a tenere ben nascosta la realtà effettiva – vedi qui) ma dalla cui storia è possibile tutt’oggi trarre numerose consapevolezze di valore assoluto, senza alcun dubbio, fondamentali per osservare e comprendere al meglio pure molte cose del mondo contemporaneo. Avendo cura di preservarne la memoria più piena e lucida, però.

P.S.: qui potete visitare il sito dell’Associazione 2 agosto 1980, che riunisce i parenti delle vittime della strage di Bologna, e che contiene un’ampia documentazione sulla vicenda.

“Bestia” a chi?

Forse sarebbe finalmente il caso di limitare rigidamente, con apposita iniziativa istituzionale, l’introduzione di certi esemplari di razza umana (Homo Sapiens, o presunto tale) in determinate aree naturali. Troppo elevato il pericolo di manifestazioni di stupidità prevaricatrice e distruttiva, tale soprattutto se rivolta ad altre creature propriamente intelligenti e per nulla aggressive, a differenza degli esemplari della suddetta razza, i quali invece risultano non di rado animati da comportamenti aggressivi e deleteri nei confronti dell’intero ambiente naturale.

P.S.: cliccate sull’immagine per leggere l’articolo a cui si riferisce.