Una commemorazione di “un” defunto

Ambrosius Castenarius faber, Theutonicus de Curebia dictionis Lubianae, haereticus […] de nocte in loco carceris strangulatur, eiusque cadaver extra portam Cussignaci humatur (die 2 novembris 1568)

Comunque oggi, giorno della commemorazione dei defunti, sono 450 anni esatti dalla morte di Ambrogio Castenario.
«E chi sarà mai costui?» direte voi.
Vi racconto.

Ambrogio Castenario era un fabbro di origine slovena (nato probabilmente a Curebia, località vicino Lubiana) il quale lavorava in una delle tante botteghe di Udine che nel Cinquecento avevano richiamato numerosi artigiani tedeschi e slavi, particolarmente bravi in tali mansioni. Esattamente il 2 novembre 1568 Castenario venne mandato a morte per strangolamento dall’Inquisizione – condanna eseguita nel Castello di Udine – con la sola colpa di essere luterano e di non voler abbandonare la propria fede per convertirsi al cattolicesimo.

Il suo caso resta tutt’oggi, nella incalcolabile massa degli episodi simili, tra i più emblematici e significativi circa la ferocia criminale dell’Inquisizione cattolica. Un crimine la cui efferatezza venne messa in evidenza dal Castenario stesso, quando, nel processo a suo carico e come si evince dagli atti dello stesso, affermò «che se quella sarebbe stata la sentenza del tribunale, quella non sarebbe stata comunque la sentenza di Dio, perché non si trovava scritto, nel Vangelo, “che si debba uccidere qualcuno per la sua fede”.»

Ecco.

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Plastica sarà la sorte nostra…

A fronte dei tanti (troppi) che di cambiamenti climatici e conseguenze relative se ne infischiano beatamente, magari pure rallegrandosi se a fine gennaio pare di essere in primavera (come è successo più volte, negli ultimi anni), alcuni altri temono effetti assai funesti per tutto il genere umano in forza del clima che cambia, paventando cataclismi e apocalissi degne della fine dei tempi o, meglio, della fine del genere umano.

Beh, no, un attimo. Non corriamo così tanto verso tali ipotesi…

Perché ci potrebbe essere anche di peggio, già.

La plastica, ad esempio.

Recenti e autorevoli studi scientifici dimostrano infatti che entro il 2050 nei mari del pianeta ci sarà un peso maggiore di rifiuti plastici che di pesci (clic). Ma, per correre rischi alquanto letali, non dovremo – sempre noi genere umano nel suo complesso, sì – aspettare così tanto, visto che già oggi la maggior parte del sale da cucina di origine marina contiene microplastiche, le quali impunemente ci finiscono dentro l’organismo con tutti i veleni che si portano appresso.

Ecco.

Possiamo almeno un poco “consolarci”, però: sia nell’una che nell’altra ipotesi, la colpa è e sarà totalmente nostra. Quindi non dovremmo prendercela con chissà chi rodendoci il fegato e i nervi ma solo con noi stessi, e siccome da sempre non ne siamo capaci – altrimenti non ricadremmo nei consueti errori già commessi lungo la nostra storia – potremo starcene ben tranquilli e rilassati facendo finta di nulla ad attendere la nostra fine. Evviva!

L’uomo ama costruire, e tracciare strade, è pacifico. Ma da che viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos?

(Fëdor Dostoevskij)

Il grande Ettore Castiglioni e un “piccolissimo” sindaco

Mi ha lasciato a dir poco sconcertato la lettura della notizia che a Ruffré, in provincia di Trento, è stata negata la posa di un monumento commemorativo a Ettore Castiglioni, uno dei più grandi alpinisti italiani di sempre nonché personaggio di grandissime doti intellettive e umane, nativo proprio della piccola località trentina. Ciò perché Castiglioni, che durante la guerra fu sottotenente degli Alpini, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì al movimento partigiano e contribuii attivamente a mettere in salvo centinaia di ebrei perseguitati dalle leggi razziali e di antifascisti (tra i quali il futuro presidente della Repubblica Luigi Einaudi), mentre il sindaco del suo paese natale, protagonista del diniego, è membro attivo di un gruppuscolo neofascista attivo in Trentino/Sud Tirolo. Questo è quanto.

Mi ha lasciato sconcertato, appunto, e disgustato, constatare che nella nostra società civile ci siano individui come siffatto sindaco (!), così palesemente al di fuori da qualsivoglia margine democratico e di libertà d’espressione, e così pervicacemente sguazzanti in un passato fatto di disgustoso fango (e magnanimamente scrivo “fango”, non altri termini più turpi che tuttavia sarebbe perfettamente giustificati) che rifiuta di vivere il presente rendendosi antitesi di qualsiasi futuro – un elemento che qualsiasi società realmente civile dovrebbe rigettare, non certo eleggere a cariche istituzionali. Ognuno può sostenere qualsivoglia ideologia politica, anche la più sovversiva, ma nessuno può farlo negando e infangando la storia attraverso atteggiamenti ipocriti, retrivi e anticulturali. La presenza di individui come il suddetto sindaco è innegabilmente d’intralcio a qualsiasi buon progresso della società di cui tutti facciamo parte e della civiltà che ne deve animare la vita quotidiana – al di là, ribadisco, di qualsiasi ideologia e posizione politica: siamo al di là di ciò, appunto, oltre ogni pensabile margine di tolleranza civica.

D’altro canto, una personalità così alta e luminosa come quella di Castiglioni non subisce certo la bieca meschinità di certi personaggi dalle azioni tanti significative circa la loro reale natura, della quale peraltro finiranno per soccombere inesorabilmente. Per Ettore Castiglioni, invece, continuano a parlare le grandi imprese alpinistiche e la sua esemplare avventura umana, eternate nella storia e nel tempo a beneficio degli spiriti più grandi e liberi.

P.S.: qui potete vedere il trailer del film Oltre il Confine – La Storia di Ettore Castiglioni. Cliccando sull’immagine in testa al post potrete invece leggere l’articolo di Andrea Tognina Ettore Castiglioni, un alpinista in cerca di libertà, uscito su swissinfo.ch

Tempus fugit – e di brutto! (Summer reload)

(Una rassegna degli articoli più “cliccati” dell’ultimo anno qui sul blog, in attesa di tornare a pieno regime dopo l’agognata e giammai necessaria pausa vacanziera! 😉 )

Tempus fugit, “Il tempo che porta via” ogni cosa, già. Ma Virgilio l’ha detta ancora più chiara, nel verso delle Georgiche da cui è tratta la locuzione: Sed fugit interea fugit irreparabile tempus, “Ma fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo.”
È verissimo: il tempo fugge senza sosta e sovente non lo fa nemmeno dritto verso l’avanti ma zigzagando in modo “entropico”, mentre noi viviamo in un presente ovvero in un “punto zero” che divide passato e futuro il quale può avere senso e valore (per noi stessi) solo se glielo conferiamo con le nostre azioni – altrimenti non è che un “non tempo”, privo di spessore, di dimensionalità temporale e di realtà effettiva. Per tale motivo, io credo, non dovremmo mai perdere alcun istante della nostra vita per cercare di fare qualcosa di buono, per noi stessi e per il mondo che abbiamo intorno, che peraltro si dimostri tale anche se visto nel passato e, ancor più, se spinto nel futuro. E non è tanto una questione di carpe diem, ma di consapevolezza che oggi si può fare qualcosa di interessante, magari domani qualche altra cosa, dopodomani una diversa ancora e così via. Ovvero, almeno è utile non fare qualcosa di nocivo, per noi stessi e per ciò che abbiamo attorno.
Perché il tempo fugge via, appunto, e più si cresce con l’età più sembra accelerare e scappare in avanti: senza quasi rendersene conto, ci si ritrova poi in età avanzata con l’improvvisa presa di coscienza di non aver fatto ciò che di buono si poteva fare, e di aver sprecato la vita in cose del tutto futili, vuote, inutili, quando non deprecabili o deleterie. Meglio esserne coscienti prima, e per acquisire questa coscienza basta un minimo, proprio un minimo, di attività intellettuale. Molto meno di quella che sovente serve per buttare il proprio tempo in scempiaggini varie e assortite, ne sono certo.

P.S.: per chi fosse arrugginito con l’inglese, nell’immagine:
Le tre fasi della vita:
1. Nascita.
2. Cosa ca**o è ‘sta roba?
3. Morte.