Leonardo – non l’ex calciatore!

Non so, magari sono io che faccio il rompipalle senza motivo, però notare che, se si immette nella barra di ricerca di Google “Leonardo”, pensando di trovare rapidamente delle pagine dedicate al grande genio del quale quest’anno ricorre il 500° anniversario della morte, vien fuori un ex calciatore, mi lascia un po’ basito. Ovvero, al nome “Leonardo” è associato siffatto ex calciatore prima del suddetto genio universalmente riconosciuto – che, è vero, si chiamava Leonardo di ser Piero da Vinci nella forma completa ma riguardo al quale tutti, in modo popolare tanto quanto accademico, si riferiscono con la forma “Leonardo”. Appunto.
Ecco.

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Quando le “persone per bene” difendono i criminali

I femminicidi e le violenze di genere, il razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo (ri)crescente ma pure la corruzione così diffusa, il malaffare, l’impunità di così tanti comportamenti illegali, la mafia ma pure, più nel “piccolo” quotidiano (ma solo nella sostanza, non nel principio) la maleducazione, l’inciviltà… Quasi sempre, quando sui media escono notizie riguardanti le questioni appena elencate e la molteplici altre simili, si punta – ovviamente – il dito contro i colpevoli, a volte contro i mandanti (se non siano degli “intoccabili”, ahinoi) e così si pensa di “risolvere” la cosa, a prescindere che dai suoi sviluppi ne possano uscire conseguenze giuridico-penali. Quasi mai, invece, ci si sofferma sul fatto che, se certe situazioni di illegalità più o meno gravi si generano e continuano a manifestarsi, è anche – se non soprattutto – grazie ad un clima sociale e “culturale” (virgolette obbligatorie) favorevole alla loro manifestazione e perseveranza. Un clima di disinteresse, menefreghismo o di assenza di senso civico e di dignità morale, di ignoranza, di dissonanza cognitiva, di chiusura mentale – oppure, forse, di consonanza mentale.

Un caso palese al riguardo accade a Serina, piccolo paese in provincia di Bergamo, nel quale si manifesta vicinanza e appoggio e si avvia una petizione a favore di un prete pedofilo che violentò più volte e per lungo tempo una bambina di sei anni, crimine ignobile per il quale è stato condannato in via definitiva a 6 anni. Colpevole, insomma, senza più alcun dubbio. Ma parte degli abitanti del suo paese si schierano al suo fianco. Sono suoi complici, parlano di “ingiustizia”, evidentemente approvano la pedofilia di siffatto omuncolo al punto da far sentire colpevole la vittima. Peggio che “semplici” bigotti della più profonda e buia provincia italica: sono virtualmente pedofili pure loro.

Ecco: sono tali situazioni, così diffuse in una società culturalmente degradata come quella italiana, a fare in modo che certe illegalità, certi abusi, certi crimini spesso ignobili ed efferati continuino ad accadere senza che nessuno o quasi sappia porvi un freno.

Ah, ovviamente a quella lista in testa all’articolo metteteci pure la pedofilia clericale, appunto. Che per molti “fedeli” (oltre che per la chiesa stessa, nonostante l’ipocrita blablabla mediatico) non esiste o è una “diceria maligna ispirata dal demonio”.

P.S.: cari serinesi promotori di quella petizione a favore del vostro ex curato, ve lo dico da conterraneo: mi fate pena e ribrezzo.

Una band da ascoltare e di cui “parlare parlare”… questa sera in RADIO THULE, ore 21, live su RCI Radio!

Questa sera, 18 marzo duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 11a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata Una band musicale di cui parlare, parlare”.

Durante la stagione in corso di RADIO THULE, più volte nella selezione musicale di alta qualità che caratterizza il programma hanno trovato posto brani degli anni ’80, un periodo particolarmente luminoso, musicalmente, nel quale anche il pop da classifica presentava qualità artistiche oggi inimmaginabili. Poi, il 25 febbraio scorso, è giunta la notizia dell’improvvisa morte di Mark Hollis, leader di uno dei gruppi più importanti e influenti di quel periodo (e non solo), i Talk Talk, capaci di seguire un’evoluzione musicale tanto sorprendente quanto geniale. Nella puntata di questa sera RADIO THULE ripercorrerà la carriera della grande band inglese, dai successi del periodo più pop a quelli talmente innovativi (tanto quanto  sconosciuti o quasi al grande pubblico e pure a chi li seguiva ai tempi delle loro hit di metà anni ’80) da fare di Hollis e compagni gli “inventori” del post rock degli anni ’90, nonché rendendo i Talk Talk pure un ottimo motivo di celebrazione di un decennio che, forse, è stato l’ultimo realmente creativo e artisticamente sublime, nella musica più commerciale, prima del definitivo e degradante assoggettamento al più gretto mercato discografico.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 1 aprile, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Daniele e Tom

Credo che qualsiasi appassionato di montagna, che la frequenti e ne salga le vette in modo più o meno alpinistico oppure ne venga semplicemente affascinato, sia rimasto parecchio colpito dalla tragica vicenda di Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat.

Su quanto è accaduto sono state scritte molte parole, in questi giorni, non di rado fuori luogo. Piuttosto, una delle cose più belle e intense al riguardo l’ha scritta – anzi, l’ha disegnata Alberto Graia, e la vedete qui sotto. Perché in certi casi veramente le parole o sono di troppo, oppure sono troppo poco per ciò che dovrebbero e potrebbero dire.

D’altro canto,

Chi striscia sulla terra non è esposto a cadere tanto facilmente come chi sale sulle cime delle montagne.

(Søren KierkegaardAut-Aut, traduzione di K. Montanari Gulbrandsen e Remo Cantoni, Mondadori, 2015.)

Mark Hollis (1955-2019)

Quando in qualche chiacchierata più meno “ufficiale” mi ritrovavo a parlare di “spessore artistico” in ambito musicale pop, facilmente mi veniva da citare i Talk Talk. Famosissimi soprattutto per quei loro due brani di metà anni ’80, It’s my life e Such a shame, ma che poi, nel pieno del più grande successo immaginabile, decisero di cambiare strada, dirigendosi verso territori musicali e artistici molto più elaborati, più raffinati tanto quanto più ostici all’ascolto. La popolarità ne risentì parecchio ma la qualità artistica, già notevole nel periodo più “commerciale”, raggiunse vette notevoli (il loro ultimo LP, Laughing Stock, è considerato tra i migliori album rock di quegli anni e non solo), facendo diventare la band una delle più influenti del panorama post rock e consacrando il loro leader Mark Hollis, al quale si deve quel cambio di strada musicale, come uno dei più innovativi e geniali compositori tra gli Ottanta e i Novanta, molto apprezzato non solo dalla critica ma pure da tanti colleghi che sovente lo indicavano come fonte d’ispirazione – pur a fronte della tutto sommato esigua produzione musicale. E “innovativo” lo fu, Hollis, anche nella decisione ugualmente controcorrente di lasciare il mondo della musica a fine anni ’90, per dedicarsi alla propria vita privata.

Per ciò la sua dipartita, avvenuta ieri, è particolarmente triste. Come sempre, quando personaggi di tal levatura artistica – e di rimando culturale – se ne vanno.

(Nell’immagine, un ritratto di Mark Hollis fatta da Makkox e tratta dalla sua pagina Twitter.)