Ultrasuoni #8: U2, New Year’s Day

Ora io, qui, è inutile che vi scriva qualcosa sugli U2, sarebbe come pretendere di poter scrivere ancora qualcosa su Dante e la Divina Commedia dacché per gli uni e per gli altri, in maniera cronologicamente proporzionale, parla già la storia e la gran messe di parole spese nei loro riguardi. Tuttavia, se io penso a New Year’s Day non solo come a uno dei brani più belli della musica “pop” contemporanea ma pure come a uno di quelli basati su “armonie fondamentali” di quelle che trascendono il mero giudizio “bello/non bello” per toccare in tutti o quasi le corde più profonde dell’animo proprio in forza della loro armonia pressoché perfetta nella sua (apparente) semplicità (qui ce n’è un altro di brano dalle armonie fondamentali, secondo me), quando penso a New Year’s Day penso pure che fu un brano pubblicato nei primi giorni dell’anno 1983 ma venne composto e registrato qualche mese prima, quando i componenti degli U2 avevano tra i ventuno e i ventidue anni (e penso anche che l’anno precedente avevano già fatto un altro gran pezzone come Gloria, ad esempio), e mi chiedo: ma che razza di talento, di doti artistiche, di carisma avevano questi – e numerose altre band di allora – per saper creare, così giovani, pezzi tanto fenomenali?

E me lo chiedo perché poi al riguardo inevitabilmente penso ai “talent” musicali di oggi e a ciò che vi si può trovare (non guardo la TV, ma gli echi di quei programmi mi giungono da più parti, come prevedibile), e mi faccio molte domande, sulla musica “pop” di oggi, già. Con risposte sovente infastidite, ecco.

Ma forse coltivo solo l’illogica pretesa di mettere a confronto un’opera come la Divina Commedia con un libro di qualche influencer odierna – nonostante si tratti in entrambi i casi di parole scritte e, formalmente, di “letteratura”.

David Lynch basta a se stesso

L’opera d’arte deve bastare a se stessa. Quello che voglio dire è che sono stati scritti tantissimi capolavori della letteratura, gli autori sono ormai morti e sepolti e non puoi tirarli fuori dalla fossa. Hai il libro però, e un libro può farti sognare e riflettere.

(David Lynch, In acque profonde, traduzione di Michela Pistidda, Mondadori, Milano, 2006-2017. E questo post è perché proprio oggi Lynch, «Il regista più importante di quest’epoca», compie 75 anni. Viva!)

Il privilegio dell’arte

[Foto di Jan Ehnemark, pubblico dominio; fonte qui.]

L’arte non è, ai miei occhi, un appagamento solitario. È il mezzo per smuovere la maggior parte degli uomini offrendo loro un’immagine privilegiata dei dolori e delle gioie comuni.

(Albert Camus, dal discorso proferito in occasione della consegna del Premio Nobel per la Letteratura, 1957. Citato in Davide Vago, Sartre e il Giano bifronte del passe’ compose’, sul “Notiziario della Banca Popolare di Sondrionr.142, aprile 2020.)

Il paesaggio di Barry Lopez, e di tutti noi

Il paesaggio non si conosce solo quando si sa il nome e l’identità di tutto quello che contiene, ma quando si ha la percezione intima delle relazioni al suo interno, come quella tra il passero e il rametto. Il paesaggio interiore risponde al carattere e alle sfumature di un paesaggio esteriore; la forma della mente individuale è influenzata tanto dai geni quanto dallo spazio fisico, dalla geografia dei luoghi.

(Barry LopezUna geografia profonda. Scritti sulla Terra e l’immaginazione, Galaad Edizioni, 2014, traduzione e cura di Davide Sapienza, pag.34-35).

Ho citato di recente questo emblematico brano del libro di Lopez, a mio modo di vedere così significativo da aver scelto di includerlo nel cammino letterario che ho proposto lo scorso settembre per Alt[r]o Festival in Val Malenco, ma ritengo doveroso riproporlo quale ulteriore omaggio al grande scrittore americano scomparso nel giorno di Natale. Con l’augurio che questi richiami e, chissà, pure le parole inscritte lungo il percorso del sentiero Rusca in Val Malenco possano contribuire ad accrescere la conoscenza di Barry Lopez, dei suoi libri e del suo pensiero, dal valore pressoché imprescindibile per la contemporaneità che noi tutti viviamo.