INTERVALLO – Berlino, la “Torre dei Libri” in Bebelplatz (Summer reload)

(Una rassegna degli articoli più “cliccati” dell’ultimo anno qui sul blog, in attesa di tornare a pieno regime dopo l’agognata e giammai necessaria pausa vacanziera! 😉 )

torre-libri-Berlin
Un’opera dal doppio valore, la Torre dei Libri in Bebelplatz: ricordare (insieme a un’altra opera presente nella piazza, di Micha Ullman) la triste data del 10 maggio 1933, quando avvenne il rogo in cui i nazisti bruciarono circa 25.000 libri ritenuti pericolosi, e inoltre diffondere la “presenza” del libro in mezzo alla gente come oggetto quotidiano, al pari di tanti altri ma certamente di ben maggior valore.
Cliccate sull’immagine per saperne di più.

Annunci

Fedifraghismi (Groucho Marx dixit)

Gentile signor Marvin,
è inutile cercare sotto il letto. Se sua moglie ha un amante, probabilmente si nasconde nel guardaroba. Conosco un tizio che ha trovato così tanti uomini nel guardaroba che è stato costretto a divorziare solamente per avere spazio per appendere i suoi abiti.

(Groucho MarxLettiLindau, 2017, pag.14.)

Ora forse ho capito perché ci siano in giro tanti uomini – sposati – vestiti in modo assolutamente sciatto e dozzinale!

(Qui potete trovare e leggere la mia “recensione” di Letti. Gli abiti, invece, spero li possiate sempre trovare nei vostri armadi. Alla peggio compratevi un guardaroba nuovo, ecco, e non fate i soliti impiccioni nei piacevoli affari altrui!)

Groucho Marx, “Letti”

Ci sono quelle volte in cui, dopo aver letto un libro e dovendone scrivere le personali impressioni di lettura, mi verrebbe da esclamare retoricamente: «Ma veramente volete che vi dica qualcosa, su questo libro?» e chiudere la questione così, senza andare oltre – un po’ come se asserissi: «Ma sul serio avete bisogno che vi confermi quanto il Sole sia rovente?» Questa potrebbe essere una di quelle volte, assolutamente. Insomma, stiamo parlando di Julius Henry “Groucho” Marx, uno di quelli che, con Laurel & Hardy, Buster Keaton e pochissimi altri, ha “inventato” la risata moderna e contemporanea – e per arrivare a quegli stessi livelli s’è dovuto aspettare gli anni Settanta e quei pazzi assoluti dei Monty Python (oppure uno come il Woody Allen della prima parte di carriera, ma a ben vedere “figlio comico” assolutamente legittimo di Groucho Marx); poi basta, nessuno ha saputo non solo fare di meglio ma nemmeno avvicinare tali mostri sacri della più geniale comicità.
E che può succedere quando uno come Groucho Marx si erge a ispirato e competente lettofilo, o lettista? Beh, è il delirio in pigiama, ovviamente, e Letti (Lindau, collana “Piccola Biblioteca”, 2017, traduzione e prefazione di Luca Rocca, postfazione di Franco La Polla. Orig. Beds, 1930) la relativa testimonianza scritta. []

(Leggete la recensione completa di Letti cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Non ce l’ho fatta, nemmeno questa volta!

Niente, nemmeno questa volta ce l’ho fatta. Non sono riuscito a non cedere alla solita tentazione.
Ma c’ho provato, credetemi! Appena l’ho vista mi sono detto «No, no, via! Fammici stare il più lontano possibile!». Ho cercato e trovato distrazioni d’ogni sorta, ho lasciato che la mia irrefrenabile curiosità per ogni cosa mi colmasse la mente di qualsivoglia altro pensiero. Ho vagato per tutte le viuzze che portassero dalla parte opposta cercando nei negozi qualcosa da acquistare che ovviamente non ho trovato ma così sperando di fare abbastanza tardi da non aver tempo da perdere, là, e ho persino dato peso alla scusa del troppo caldo, della troppa afa per fare qualsiasi cosa e soprattutto quella cosa.

Poi è venuta l’ora di tornarmene a casa e, convinto di avere ormai sotto controllo la situazione e di saper benissimo resistere alla tentazione al punto da sfidarla apertamente, ho deciso: ci sarei passato proprio davanti, già, tanto non mi avrebbe catturato. Sarei andato oltre in perfetto self control, questa volta incurante delle sue lusinghe, guardando orgogliosamente altrove come se nemmeno esistesse, come se dentro di me, lì dove si generano le emozioni e le suggestioni, la sua non fosse che una presenza evanescente, trascurabile, qualcosa della quale poter tranquillamente fare a meno.
Ecco.

Risultato: 5 (cinque) nuovi libri acquistati, tra cui due tomoni (di saggistica) da 500 e più pagine.

Niente, non ce la faccio proprio, è inutile. O mi tolgono di torno le librerie, intendo dai luoghi in cui sto o passo, oppure ci finisco dentro, ovviamente senza mai uscirne a mani vuote. È una “malattia”, una specie di “sindrome ossessivo-compulsiva” – come se a casa non avessi già qualche centinaia di libri ancora da leggere, e dunque acquistandone sempre più di quanto ne possa leggere, col tempo a mia disposizione. Perché secondo voi con un tale irrefrenabile “impulso volontario a compiere una determinata azione con il fine di placare, seppur momentaneamente, l’ansia generata dal contenuto egodistonico delle ossessioni, che sono pensieri, comportamenti o immagini mentali che ricorrono in maniera insistente dominando la vita psichica di un individuo.” (definizione di “compulsione”, da Wikipedia) mi si placa, appunto, l’ossessione dell’entrare in una libreria e acquistare libri?
No, non si placa.
Ecco.

Shakespeare, Tolstoj, e stenografe alte e bionde (Groucho Marx dixit)

Alla fine “Letti” fu pubblicato. Fu un evento memorabile, quel giorno d’autunno del 1929. Fu la più grande emozione della mia vita: un uomo dalla scarsa educazione e una stenografa alta e bionda andavano a unirsi a immortali del calibro di Shakespeare, Tolstoj e Longfellow. Riuscivo bene a immaginarmi la vita nell’aldilà, oltre il cancello di madreperla, a discutere con loro di argomenti quali le stenografe alte e bionde.

(Groucho MarxLettiLindau, 2017, pag.14.)

Julius Henry Marx, detto “Groucho”: uno dei più grandi geni comici di sempre. E se è vero – come è profondamente vero – che ridere è una cosa fondamentale nella vita di un individuo, e se è altrettanto vero – come è assolutamente vero – che noi ridiamo come certi grandi comici e umoristi del Novecento ci hanno “insegnato” a ridere, allora è obiettivamente vero che la nostra civiltà deve molto più a personaggi come Groucho Marx che a tanti altri (presunti) eroi, condottieri, mecenati, filantropi e simil compagnia. Ecco.