Se esiste l’antisemitismo, non esiste l’Europa

Trovo che quest’ondata – che in verità è in corso da tempo, ormai – di antisemitismo di ritorno che sta spargendosi in tutta Europa (e non solo) sia qualcosa di assolutamente spregevole tanto quanto spaventoso, in primis per la stessa civiltà europea – ovvero contro di essa, a grave danno della sua identità e del suo futuro. Perché, con tutto ciò che la storia anche recente racconta, in modo del tutto vivido e inequivocabile, che l’Europa debba ancora constatare fenomeni del genere e che, nonostante la storia suddetta, non abbia saputo estirparli radicalmente e definitivamente, peraltro di contro annoverando nel suo panorama politico formazioni e partiti che nulla fanno per contrastare queste derive (quando non le coltivano in modo funzionale ai propri interessi propagandistico-elettorali), rappresenta una potenziale drammatica sconfitta che, se non ribaltata e risolta, pone la civiltà europea, la più culturalmente e umanisticamente avanzata dell’umanità, sullo stesso piano di altre realtà storiche e geopolitiche bieche e disumane che si credono distanti anni luce da noi e dalla nostra cultura.

Non esiste, insomma, che si debbano registrare cronache così frequenti di odio di qualsivoglia sorta. Non può essere che oggi, nel 2019, in Europa, ancora succedano cose così, che degli sconfitti dalla vita senza valore umano alcuno, inneggiando a figure e simboli di morte, si possano permettere di scaricare il loro odio su altri individui presi a bersaglio per mere induzioni ideologiche, declinate in razzismi, xenofobie, discriminazioni e quant’altro di criminale – che tale deve essere considerato e dunque adeguatamente ovvero duramente, radicalmente punito.

Non esiste. Altrimenti non esiste più l’Europa – e non intendo dire in quanto unione di stati, ma come civiltà, cultura, heimat continentale, entità sociale, culla di valori, libertà, democrazia, benessere. Non esisterà più, in breve tempo, soffocata dalle sue stesse mani.

(Nella foto: uno dei casi più recenti ed eclatanti, la profanazione del cimitero ebraico di Randers, in Danimarca. Cliccate sulle immagini per leggere la notizia. La foto è tratta da qui.)

Sciopero?!

(Image credit: https://pixabay.com/it/users/iirliinnaa-3829110/; elaborazione mia.)

È in corso un ennesimo sciopero, in Italia, questa volta dei benzinai. Una pratica di (presunta) protesta talmente frequente da essere diventata “normale”, e per ciò notevolmente depotenziata e banalizzata in merito al suo senso e al valore originari.

Fermo restando il rispetto e la comprensione per le motivazioni di chiunque protesti, spesso con giusta causa, trovo che qui la pratica dello sciopero sia ormai anacronistica, demagogica, pletorica e di mera facciata, legata a solite e ottuse strumentalizzazioni di parte, all’incapacità di dialogo istituzionale tra gli elementi politici nazionali e al voler/dover far scena a beneficio dei media; di contro, lo sciopero spesso crea problemi soprattutto a chi non c’entra nulla con le parti in causa nella vertenza a cui si riferisce.

Sarà, ma credo che ad oggi, anno 2019, e salvo rarissimi casi, essere qui ancora a “risolvere” vertenze sindacali nei settori produttivi del paese a colpi di scioperi, sia soltanto o una meschina messinscena, appunto, o comunque una cosa da società arretrata e in costante regresso.

(Image credit: https://pixabay.com/it/users/iirliinnaa-3829110/; elaborazione mia.)

#Iostocoicurdi

In queste ore, credo che ogni individuo dotato di senso civico e di giustizia, di onestà intellettuale e morale, che si senta parte attiva del mondo e della civiltà occidentale a prescindere da qualsiasi idea, opinione, militanza politica, debba manifestare il proprio sostegno al fiero e esemplare popolo curdo vilmente attaccato dalla Turchia e tradito dagli USA, fino a pochi giorni fa suoi alleati. Parimenti, credo anche sia doveroso manifestare qualsiasi pressione possibile verso l’Unione Europea (la quale, pur con tutti i suoi problemi e tutti i distinguo del caso, resta l’unico vero baluardo di libertà, democrazia e giustizia di questa parte di mondo) affinché metta al bando il vergognoso dittatore turco Erdogan e tutto il suo sistema di potere, ponendosi in totale contrapposizione alla sua ipocrita strategia geopolitica che stermina i curdi, sostiene la rinascita dell’ISIS e minaccia l’Occidente (in primis proprio l’Europa), così come si debba contrapporre a chiunque in un modo o nell’altro vi si dimostri sodale – a partire dal dissennato presidente Trump, a sua volta pur in modi diversi sempre più ostile all’Europa e minaccioso nei confronti della sua Unione.

Non basta l’embargo alla vendita delle armi (peraltro una cosa che, lo sanno tutti, può essere tranquillamente aggirata); non bastano le proteste formali, i richiami degli ambasciatori, le intimazioni a sospendere i bombardamenti; non basta la mera indignazione verso un dittatore così spregevole e cinico. Bisogna che l’Europa agisca concretamente e duramente. Bisogna che Erdogan sparisca dal panorama politico internazionale.

Noi abbiamo avuto bisogno del popolo curdo, per sconfiggere l’ISIS e Daesh; ora il popolo curdo ha bisogno di noi per sconfiggere Erdogan. Non a caso e ormai con tutta evidenza, ISIS e Erdogan, le due facce di una stessa medaglia, che non deve e non dovrà più avere nessun valore, per sempre. Ne va della credibilità e della dignità dell’Unione Europea, e ne va del futuro della nostra civiltà.

Lavorare male

(Photo credit: Creative Commons license; uploaded by Wikivisual.)
Non so, sbaglierò, può ben essere, ma col tempo mi si fa sempre più nitida l’impressione che se nell’intero comparto produttivo (industria, commercio, terziario… ovunque, insomma) si dovessero eliminare quelle figure che non compiono le proprie mansioni lavorative come dovrebbero e come la loro etica professionale imporrebbe, e che vanno a lavorare tanto per tirar sera e portarsi a casa lo stipendio alla fine del mese, almeno due terzi dei lavoranti finirebbe disoccupata ma il PIL nazionale aumenterebbe in misura cospicua.

Già.

Proprio come aumenterebbe di quota librandosi sempre più agile nel cielo l’aerostato che si liberi della zavorra inutile, ecco.

È un’impressione personale, eh, ma nitida. Sempre più nitida. Nitidissima, sì.

L’ipocrisia dei negazionisti climatici

Ribadisco: in questi giorni, prima, durante e dopo i Fridays for Future che la scorsa settimana si sono svolti un po’ ovunque nel mondo, ho letto cose contro il movimento, contro i giovani che vi partecipano, addirittura contro gli scienziati e ovviamente contro Greta Thunberg talmente cattive e – aspetto pure peggiore – talmente idiote, ipocrite, campate per aria, piene di falsità e di accuse totalmente ridicole tanto quanto totalmente prive di qualsivoglia validità scientifica (e si parla di clima ovvero di scienza, dati, numeri, non di opinioni, idee o altro) che mi sembrano evidenti due fondamentali cose:

  1. Certi individui meriterebbero di subire le peggiori conseguenze derivanti dai cambiamenti climatici, esattamente come meriti di schiantarsi in terra colui che si vanti di poter saltare da un aereo senza paracadute, irridendo e insultando quelli che ce l’hanno;
  2. Il movimento la sua battaglia contro questi l’ha già ampiamente vinta, lo si desume considerando le reazioni sguaiate e disperate di costoro. “Purtroppo”, se il movimento e gli scienziati sapranno agire positivamente al fine di contenere il riscaldamento globale e convertire l’economia mondiale ad un sistema più sostenibile, anche quei ciarlatani ne gioveranno. Purtroppo, ribadisco.

(Photo credit: Justin1569 di Wikipedia in inglese, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5943918; elaborazione dello scrivente.)