INTERVALLO – El-Koura (Libano), University of Balamand


Scale letterarie presso la Balamand University di El-Koura, nel Nord del Libano.
Quando si può ben dire che i capolavori della letteratura sanno elevare la mente e lo spirito!

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Quelli che hanno letto un solo libro nella vita… (Eschaton dixit)

Quelli che hanno letto un solo libro in vita loro li riconosci dal tono trionfale con cui ti rinfacciano di non avere letto quel libro.

Standing ovation per Eschaton a.k.a. Raffaele Alberto Ventura, dalla cui pagina facebook ho tratto la perla di saggezza di cui sopra.
Alla quale trovo solo da aggiungere che, nel caso vi ritroviate di fronte individui di tal natura, denunciatene subito la presenza alle Forze dell’Ordine ovvero al più vicino centro di riabilitazione sociale!

Se gli italiani non sanno l’italiano, non sanno di essere italiani

identicosSono sostanzialmente due le questioni fondamentali che emergono dall’accorato appello dei 600 docenti universitari italiani riguardo l’ignoranza della lingua madre da parte degli studenti italiani (cliccate sul titolo qui sotto per saperne di più). La prima, del tutto ovvia, è prettamente espressivo/comunicativa: il non saper parlare, scrivere e, gioco forza, comprendere al meglio la propria lingua non può e non potrà che generare una capacità comunicativa di livello basso, in senso teorico e pratico: una lingua impoverita o banalizzata inesorabilmente impoverisce e banalizza anche i messaggi che intende trasmettere – e ciò è ancor più grave avendo a che fare con persone che dovrebbero (condizionale d’obbligo) possedere un’istruzione di grado elevato.

cultora-italianoLa seconda questione è comunque ovvia, ma dotata di conseguenze ancor più inquietanti, se possibile: la lingua è il marcatore identitario per eccellenza di una comunità sociale, sia essa nazionale o meno: in parole povere (e riassumendo molto ma solo al fine di rendere chiaro il concetto), ove si parla italiano si è italiani, anche al di fuori dei confini statali in quanto a bagaglio culturale (vedi ad esempio l’elvetico Canton Ticino). Il perdere la capacità di padroneggiare in modo pieno e fluido la propria lingua equivale né più né meno a perdere una parte importante della propria identità culturale; ovvero, per rimarcare la questione dal punto di vista opposto, l’evidenza della perdita della suddetta capacità linguistica è chiaro e inequivocabile segno d’una grave perdita di identità. Il problema dunque non è solo di analfabetismo funzionale o dissonanza cognitiva, ma pure di potenziale alienazione culturale identitaria: c’è una sostanziale incuria del principale strumento comunicativo in nostro possesso che denuncia un’altrettanta trascuratezza culturale di base. È come pretendere di saper sciare e dichiararsi bravi sciatori perdendo la capacità di mettersi gli sci ai piedi e allacciarsi gli scarponi!

Cosa che poi, detto chiaro e tondo, a mio modo di vedere spiega pure perché un paese dalle potenzialità culturali così elevate si lasci andare a fenomeni di imbarbarimento tanto gravi, tipici di comunità sociali dotate di un livello di istruzione estremamente basso ovvero culturalmente e identitariamente alla deriva.

Ok, voi ora potrete dire: forse è soprattutto un problema di sconcertante ma in fondo superficiale ignoranza. Sì, può essere vero ma, ribadisco, è un’ignoranza che uno stato nazionale che voglia preservare e accrescere al meglio la propria cultura non può permettersi nemmeno di far nascere, figuriamoci di far sviluppare fino a livelli così gravi. Per questo, l’appello dei 600 docenti è assolutamente doveroso; mi auguro solo che non sia drammaticamente tardivo.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

La cultura gioca bene ma il pallone è sgonfio…

senza-nome-true-color-02Leggo i dati raccolti dallo studio “Italia Creativa”, alla sua seconda edizione (riferita al 2015; potete scaricare direttamente qui la parte relativa ai libri, in pdf):

L’industria della cultura e della creatività nel 2015 ha prodotto 47,9 miliardi di euro, pari al 2,96% del Pil nazionale, con un tasso di crescita rispetto all’anno precedente del 2,4% dei ricavi (+951 milioni). Secondo l’analisi, tutti i settori risultano in crescita, a eccezione dell’editoria, in particolare quotidiani e periodici, che registrano un calo di poco superiore all’8%.

Mmm, ok. Approfondisco:

Nel 2015 il settore dei Libri in Italia risulta sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno: supera i 3 miliardi di euro e impiega complessivamente più di 140.000 occupati.

Ovvero, in soldoni: il libro – dacché di ciò si parla – ha sì guadagnato un (risicato, ma oggi va bene tutto) +0,4% rispetto al 2014, ma nel quadriennio 2012-2015 ha perso ben il 7,3%. Nello stesso periodo la musica, per dire, ha fatto segnare un +6,5%.

Sia chiaro – senza fare i pessimisti di default dacché in ogni caso non servirebbe a nulla: ottima cosa che l’industria della cultura e della creatività italiana cresca molto più dell’intero PIL nazionale. Tuttavia, se nel felicitarmi di quanto sopra penso ad una industria culturale la cui generale crescita (evviva! – lo ribadisco) è sostanzialmente priva dell’apporto del mercato dei libri, ergo del valore economico – per così dire – dell’esercizio della lettura (stampa d’informazione inclusa, anche se in molta parte per propria colpa), mi viene in mente qualcosa del tipo uno stadio pieno di persone più che in passato che gioiscono nell’assistere ad una partita di calcio giocata con un pallone sgonfio, ecco.

Intanto, nel mentre che concludo la dissertazione di cui sopra, leggo un altro articolo appena pubblicato sul tema, con dati più aggiornati ma con sottolineatura delle ombre della situazione affine alle mie parole:

Cresce il mercato del libro in Italia nel 2016, segnando complessivamente (libri di carta, e-book e audiolibri) un +2,3%, raggiungendo così quota 1,283 milioni di euro riferiti al settore varia nei canali trade (librerie, librerie on line e GDO). È questo il principale dato di sintesi dell’analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sul mercato del libro 2016 (…) Un’analisi caratterizzata da chiaro-scuri, articolata su tre direttrici: lettura, produzione e mercato. La lettura fa segnare complessivamente un -3,1% rispetto al 2015 (da 24,051 milioni i lettori scendono a 23,300 milioni nel 2016), dopo il +1,2% dell’anno precedente. Rimangono sostanzialmente stabili i forti lettori (da 3,298 nel 2015 diventano 3,285 milioni nel 2016) mentre la flessione maggiore riguarda i deboli e occasionali lettori.

Insomma: pare che il pallone sia ancora piuttosto sgonfio, e finché non lo si gonfierà a dovere la partita (culturale) che ne uscirà non potrà essere così entusiasmante, ahinoi.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

La wilderness dietro casa – e questa sera in RADIO THULE, ore 21, su RCI radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 21 novembre duemila16, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 4a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE!
Una puntata intitolata La wilderness dietro casa dacché vi porterà alla conoscenza di una zona della Val San Martino – territorio ove ha sede RCI Radio – di valenza naturalistica, paesaggistica e culturale tanto grande quanto misconosciuta, il cui toponimo è tutto un programma: Val Fosca! Vera e propria zona residuale di wilderness in un territorio altrimenti molto antropizzato, la Val Fosca è luogo assolutamente emblematico di tanti altri simili sparsi un po’ ovunque nelle zone montuose della Penisola italiana: per questo motivo la puntata di questa sera non ha soltanto una mera valenza locale, ma offre numerosi e articolati spunti di conoscenza e riflessione sull’identità culturale di tali territori nell’epoca contemporanea e sul valore prezioso che ancora riescono a conservare, anche per la nostra attuale società globalizzata e ipertecnologica.
12088056_1087000014644311_7125439550910740851_nCi guiderà alla scoperta della Val Fosca e della cultura di queste preziose e necessarie zone di “salvaguardia natural-culturale” Sara Invernizzi, studiosa della cultura del territorio e autrice di un’illuminante ricerca sulla Val Fosca e sulle potenzialità narrative – in senso etno-antropologico – dei territori montani.
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!