Lo sci, il coraggio e la pavidità

Un’attività turistica si sviluppa in funzione dello sviluppo del comprensorio di riferimento cioè se il comprensorio si sviluppa si sviluppa anche l’attività turistica, è il classico esempio di solidarietà e di sussidiarietà. Se c’è l’albergo funzionano gli impianti, se ci sono gli impianti funziona il ristorante, funziona il commerciante, etc. e tutti insieme si sviluppano. Nella Valtellina degli anni ’60 vi era un senso di solidarietà e di sussidiarietà nettamente superiore a quello di oggi, quando vi erano le ideologie politiche la situazione era completamente diversa da oggi. In montagna non si è stati capaci di fare cooperazione.

Il caso della Valmalenco è quello più emblematico di tutti perché ai gestori degli impianti non interessa di portare gli sciatori in paese, ma interessa che vi siano le strade per far arrivare gli sciatori all’impianto, fare la “giostra dello sci” per poi scendere a sera, prendere l’auto e ripartire. Questo non è turismo, questo è “giostra”. Turismo significa capacità di interdipendenza, di interrelazioni tra vari fattori produttivi all’interno del comprensorio. Senza spirito di solidarietà e di sussidiarietà fra fattori il turismo non si fa, e questo è quello che manca in Valtellina. Prendiamo il caso emblematico di Sankt Moritz: c’è lo sci, c’è lo sci da fondo, c’è il bob, c’è lo slittino, ci sono le passeggiate, slitte a cavalli e poi c’è il centro per cui ci sono una serie di riferimenti in cui tutti si ritrovano e tutti hanno qualcosa da fare. Ma in Valtellina che cos’altro puoi fare se non scii? Questo non è turismo e noi ci siamo fossilizzati su un’offerta monotematica.

In questo momento bisognerebbe avere il coraggio di chiudere certe stazioni turistiche. Sono stato Direttore della Scuola di Sci di Caspoggio 50 anni fa, dal 1964 al 1968, e avevamo creato per sopravvivere un turismo di nicchia, ci eravamo specializzati con una scuola di sci per ragazzi. Poi si sono lasciati trasportare dal “mal della preda” che è tipico della Valmalenco ed hanno iniziato a costruire ad oltranza, e sono andati a costruire anche sulle piste. Gli impianti hanno avuto dei dissesti finanziari ripetuti ma poi alla fine sono stati chiusi.

Il caso dell’Aprica e di Teglio è abbastanza rappresentativo perché non hanno puntato sulla creazione di valore per le generazioni future ma sulla speculazione immediata: hanno venduto tutto quello che c’era da vendere e adesso non sanno più cose fare visto che non c’è più niente da vendere, non hanno più “prodotto” e senza prodotto su cosa si fa turismo?

Al di là dal disastro ambientale creato dalle seconde case e dal consumo di territorio, la cosa peggiore è che le seconde case hanno inciso profondamente sul sociale, hanno cambiato letteralmente il modo di vivere e di pensare delle persone, hanno cambiato gli obiettivi. Mancando questa comunione è difficile anche sviluppare le aziende.

Sono brani tratti da un’intervista del 2015 a Mario Cotelli (1943-2019), celeberrimo commissario tecnico della “Valanga Azzurra” di sci e esperto di turismo montano – anzi, in buona sostanza tra i fautori del boom del turismo in montagna dagli anni Settanta in poi e in particolar modo di quello sciistico, proprio grazie ai successi degli suoi atleti e all’influenza popolare che ne derivò. Sono parole alquanto significative, le sue, proprio perché venivano da un personaggio legato a doppio filo all’industria turistica dello sci e che con grande lucidità e pragmatismo aveva compreso quanto quel turismo, dagli anni Novanta in poi, ovvero in concomitanza con i primi effetti pesanti dei cambiamenti climatici e con i mutamenti socioculturali che al contempo si manifestavano, avesse deviato lungo una strada niente affatto virtuosa e inesorabilmente degradante, in primis per le montagne stesse della sua Valtellina (quelle citate da Cotelli, per chi non le conoscesse, sono tutte località turistiche valtellinesi ad eccezione di Sankt Moritz, ovviamente), territorio peraltro certamente emblematico per molte altre zone montane similmente turistificate.

[Mario Cotelli al centro tra Gustav e Roland Thöni, ai tempi della “Valanga Azzurra”.]
Eppure, nonostante quelle sue osservazioni, le numerosissime precedenti che già da lustri mettevano in guardia da quanto sarebbe accaduto, le altrettante successive e nonostante tutto quanto è successo nel frattempo, l’industria dello sci persevera nelle sue strategie turistiche obsolete, illogiche e dannose. Anzi, accelera in tali suoi intenti, vista la presunta “ottima” scusante delle Olimpiadi invernali sempre più vicine.

Ma se è vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere, verrebbe da temere che l’alta quota peggiori notevolmente tali carenze sensoriali. Già.

Potete leggere l’intervista nella sua interezza sulla piattaforma web “Punto.Ponte”, dalla quale l’ho tratta, cliccando qui.

Le emozioni di (un) Alt[R]o Festival

L’edizione 2022 di Alt[R]o Festival, svoltasi sabato e domenica scorsi tra Sondrio e la Valmalenco, ha confermato una volta di più quanto il festival ai piedi del Bernina sia interessante, originale e affascinante: ciò per vari motivi ma, in particolare, per come sappia connettere i partecipanti ai vari eventi del programma direttamente con la montagna, con le sue peculiarità, le sue bellezze, le sue innumerevoli storie e narrazioni, con il suo autentico Genius Loci.

L’ho potuto sperimentare di persona sabato a Chiesa Valmalenco con WALKINGSTORIES e ringrazio i tantissimi che hanno voluto partecipare, offrire il loro piccolo/grande “pezzo” di montagna raccolto durante la giornata e ascoltare le mie letture, i suoni improvvisati di Laboule e ammirare l’instant art condivisa di Erika e Giulio Verri. Alla fine, come si dice, il tempo è stato tiranno dacché avremmo potuto andare avanti ancora a lungo, vista la partecipazione e il coinvolgimento dei presenti (sotto ogni accezione del termine)!

Ugualmente l’ho sperimentato domenica, quando con gli amici Tiziano Fratus (raffinato scrittore e cercatore di alberi, il quale ci ha letto alcuni passi del suo nuovo libro Sutra degli alberi), Mirko Sotgiu (filmmaker e accompagnatore di media montagna), Paolo Confalonieri (direttore di “Orobie”, che ha collaborato all’evento) e gentil signora, alle prime luci del giorno siamo saliti in visita al Larice millenario della Val Ventina, uno degli alberi più vecchi d’Italia, la cui nascita è stata datata almeno all’anno 1007. Un incontro emozionante con un grande patriarca arboreo delle nostre Alpi la cui presenza – peraltro in uno dei punti più sublimi di tutta la Valmalenco – è a sua volta capace di riconnettere chiunque con il mondo naturale e il paesaggio, donando l’equilibrio e la consapevolezza necessaria a percepirsi in armonia con ciò che si ha intorno e con la vita che scorre ovunque.

D’altro canto, sono convinto che chiunque abbia partecipato a qualche evento di Alt[R]o Festival saprà bene di cosa sto scrivendo e si sia arricchito di un’esperienza tanto importante quanto indimenticabile. Qualcosa di assolutamente utile, insomma, per camminare in montagna (e non solo lassù) con maggior attenzione, cognizione, sensibilità, emozione per un anno intero – cioè fino alla prossima edizione di Alt[R]o Festival!

P.S.: le immagini fotografiche a corredo del post sono dello scrivente (il quale non è un fotografo e la ha fatte con uno smartphone, ergo perdonatene la qualità).

Sabato e domenica in Valmalenco c’è Alt[R]o Festival!

Sabato e domenica prossimi, tra Sondrio e la Valmalenco, torna uno degli appuntamenti più innovativi e affascinanti tra quelli che si svolgono sulle montagne italiane: Alt[R]o Festival, un evento che nasce dal desiderio di far conoscere al pubblico uno degli angoli più belli e peculiari delle Alpi lombarde, la Valmalenco, esplorandola fuori dagli schemi consueti, andando alla scoperta di angoli nascosti, luoghi dimenticati, dettagli poco appariscenti, insegnando a perdersi consapevolmente, dimenticando la necessità di avere una meta e così ritrovando se stessi in una dimensione relazionale con la montagna diversa da ogni altra, più profonda e intensa, più consapevole e intima nonché emblematica per qualsiasi altro territorio montano.

Alt[R]o Festival anche per questa nuova edizione propone due giorni di esplorazione in cammino, laboratori e sport a stretto contatto con alberi, fiori, pascoli e rocce, per vivere un’esperienza intuitiva e nitida nella Natura a fianco di grandi artisti e figure importanti della cultura montana, il tutto condensato in un ricco programma di attività ed eventi.

Tra gli ospiti di grande calibro e notevole fama presenti quest’anno, inopinatamente (e nuovamente) ci sarò anch’io, sabato 24 alle 17.30 in Piazza SS. Giacomo e Filippo a Chiesa in Valmalenco – con  partecipazione libera – in Walkingstories, performance artistica, musicale e letteraria con il coinvolgimento del pubblico: un momento di condivisione di esperienze che possano creare una mappa collettiva composta da immagini, cose, suoni e parole. Ciò grazie a Laboule, creazione e ricerca sonora, Erica e Giulio Verri, art performers, e al sottoscritto, che cercherà di portare e offrire ai presenti la propria esperienza di autore letterario ma soprattutto di lettore di libri e di paesaggi, con questi due elementi liberamente interscambiabili al fine di generarne una lettura unica e condivisa – anche con chi sarà presente, appunto.

Inoltre, avrò anche l’onore di affiancare Tiziano Fratus domenica 25 all’Alpe Ventina, ai piedi dell’omonimo ghiacciaio e all’ombra del celebre larice millenario, uno degli alberi più vecchi d’Italia, per gli appuntamenti programmati in loco e in particolar modo per presentare con Tiziano i suoi ultimi due libri, Alberi millenari d’Italia e Sutra degli alberi, alle ore 12 presso il Rifugio Ventina.

Per qualsiasi altra informazione su Alt[R]o Festival 2022, sul suo programma, sugli aggiornamenti del caso e per sapere come partecipare, cliccate sull’immagine in testa al post e visitate il sito web dell’evento.

Alt[R]o Festival aspetta tutti voi, dunque: e vi posso assicurare con cognizione di causa che, se sarete presenti, vivrete un’esperienza che non scorderete facilmente.

24 e 25 settembre: in Valmalenco torna Alt[R]o Festival!

Il 24 e 25 settembre prossimitra Sondrio e la Valmalenco, torna uno degli appuntamenti più innovativi e affascinanti tra quelli che si svolgono sulle montagne italiane: Alt[R]o Festival, un evento che nasce dal desiderio di far conoscere al pubblico uno degli angoli più belli e peculiari delle Alpi lombarde, la Valmalenco, esplorandola fuori dagli schemi consueti, andando alla scoperta di angoli nascosti, luoghi dimenticati, dettagli poco appariscenti, insegnando a perdersi consapevolmente, dimenticando la necessità di avere una meta e così ritrovando se stessi in una dimensione relazionale con la montagna diversa da ogni altra, più profonda e intensa, più consapevole e intima nonché emblematica per qualsiasi altro territorio montano.

Alt[R]o Festival anche per questa nuova edizione propone due giorni di esplorazione in cammino, laboratori e sport a stretto contatto con alberi, fiori, pascoli e rocce, per vivere un’esperienza intuitiva e nitida nella Natura a fianco di grandi artisti e figure importanti della cultura montana, il tutto condensato in un ricco programma di attività ed eventi.

Tra gli ospiti di grande calibro e notevole fama presenti quest’anno, inopinatamente (e nuovamente) ci sarò anch’io, sabato 24 alle 17.30 in Piazza SS. Giacomo e Filippo a Chiesa in Valmalenco – con  partecipazione libera – in Walkingstories, performance artistica, musicale e letteraria con il coinvolgimento del pubblico: un momento di condivisione di esperienze che possano creare una mappa collettiva composta da immagini, cose, suoni e parole. Ciò grazie a Laboule, creazione e ricerca sonora, Erica e Giulio Verri, art performers, e al sottoscritto, che cercherà di portare e offrire ai presenti la propria esperienza di autore letterario ma soprattutto di lettore di libri e di paesaggi, con questi due elementi liberamente interscambiabili al fine di generarne una lettura unica e condivisa – anche con chi sarà presente, appunto.

Inoltre, probabilmente, avrò anche l’onore di affiancare Tiziano Fratus domenica 25 all’Alpe  Ventina, ai piedi dell’omonimo ghiacciaio e all’ombra del celebre larice millenario, uno degli alberi più vecchi d’Italia, per gli appuntamenti programmati in loco.

Per qualsiasi altra informazione su Alt[R]o Festival 2022, sul suo programma, sugli aggiornamenti del caso e per sapere come partecipare, cliccate sull’immagine in testa al post e visitate il sito web dell’evento.

Alt[R]o Festival aspetta tutti voi, dunque: e vi posso assicurare con cognizione di causa che, se sarete presenti, vivrete un’esperienza che non scorderete facilmente.

C’era una volta lo sci estivo (e i suoi ghiacciai): il Cevedale

Come spiego con maggior dovizia di particolari qui, in questa serie di articoli voglio proporre delle immagini comparative di ghiacciai sui quali fino a qualche tempo fa si praticava lo sci estivo (o si pratica tutt’ora ma in un ambiente totalmente diverso e deteriorato rispetto a prima) che per molti versi ritengo ancor più emblematiche di altre “glaciali” riguardo ciò che sta accadendo sulle nostre montagne in forza del cambiamento climatico in corso. Perché c’è stato un tempo e un clima grazie al quale lassù c’erano piste, impianti, alloggi, migliaia di sciatori, divertimento, godimento – che ciò fosse plausibile o no: ora non c’è più nulla, anzi, c’è proprio un altro luogo rispetto ad allora.

Il Ghiacciaio del Cevedale, ad esempio. Ecco come si presentava tra gli anni Sessanta e Settanta:

Ecco come si presentava lo scorso 11 agosto, ripreso dalla webcam soprastante il Rifugio Casati:

Ecco gli altri articoli finora pubblicati nei quali ho scritto di ghiacciai ove si praticava lo sci estivo: