INTERVALLO – Ardez (Svizzera), Biblioteca Chasa Plaz

All’interno di una casa storica nel villaggio di Ardez, in Bassa Engadina (Canton Grigioni, Svizzera), un progetto del giovane architetto grigionese Men Duri Arquint (realizzato nel 2011) risponde in maniera efficace alla richiesta programmatica di una piccola biblioteca privata, operando un singolare esperimento costruttivo. Nel fienile inserisce due scatole adiacenti collegate da un passaggio: una stanza dotata di scaffali per i libri e una sala di lettura con vista sulle montagne. Le scatole, strutturate da una maglia intrecciata di travi di legno massiccio, sono appese alla struttura del traliccio del tetto esistente e lasciano uno scenografico volume vuoto attorno.

Un bellissimo esempio di architettura contemporanea al servizio della cultura e, al contempo, della cura e conservazione d’una tipica tradizione edile di montagna, identitaria per un’intera regione alpina.

Cliccate sulle immagini per saperne di più, da un articolo tratto da espazium.ch

Annunci

Guy de Portalès, “Nietzsche in Italia”

Quando si parla di rivoluzionari storici facilmente vengono citati militari e condottieri, leader politici, più raramente scienziati o artisti. Eppure, se ci fosse da citare un personaggio che ha saputo realmente rivoluzionare la realtà in cui viviamo – almeno quello nostra occidentale – e lo ha fatto non con le armi, la politica o che altro ma con il pensiero e le idee, non ci si potrebbe esimere dal nominare Friedrich Nietzsche, un filosofo senza il quale la visione del mondo con cui lo identifichiamo (e ci identifichiamo in esso) sarebbe ben diversa e certamente assai peggiore – nonostante tutt’oggi il suo pensiero, pur tra innumerevoli letture e riletture più o meno interpretative ovvero speculative, si mantenga altamente rivoluzionario ergo incompreso quando non bellamente travisato, il che peraltro ne segnala tutta la forza culturale e la fondamentale importanza anche per il presente e il futuro.

Ma, appunto, se l’esegesi del pensiero nietzscheano è vastissima e labirintica, mi pare che pochi – almeno qui in Italia – abbiano saputo considerare il particolare rapporto che ha legato per lungo tempo Nietzsche al nostro paese, il cui paesaggio geografico e socioculturale ha invero rappresentato un elemento parecchio significativo nella genesi di alcuni dei suoi testi più importanti. Un rapporto dalla cui sostanza si genera anche la suggestiva narrazione di una relazione del grande pensatore tedesco con l’Italia non solo filosofico-intellettuale ma pure emotiva, spirituale e, perché no, ricreativa, in effetti per certi versi sorprendente in considerazione del rigore alquanto mitteleuropeo legato (non a torto) alla sua figura nell’immaginario collettivo.

Il valore di questa passione italica di Nietzsche l’ha invece ben colto Guy de Portalès – prolifico scrittore tedesco attivo nella prima metà del secolo scorso, stimato biografo di molti grandi personaggi europei dell’Otto-Novecento eppure pressoché sconosciuto in Italia – condensandolo poi in Nietzsche in Italia (Historica Edizioni, 2016, prefazione di Gennaro Malgieri; 1a ed.orig.1929), che la casa editrice cesenate ha onorevolmente recuperato e ripubblicato nella collana “La Biblioteca Ritrovata” []

(Leggete la recensione completa di Nietzsche in Italia cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

La morigeratezza del Superuomo (Friedrich Nietzsche dixit)

“Niente alcol, principi, celebrità, donne, giornali, onori. Soltanto la conversazione dei più alti spiriti e, talvolta, del basso popolo, perché essa pure è necessaria quanto la vista di una vegetazione possente e sana.”

Così annotava Friedrich Nietzsche sui propri quaderni in merito al personale modus vivendi tenuto durante i propri numerosi soggiorni in Italia (citato da Guy de Portalès in Nietzsche in ItaliaHistorica Edizioni, 2016, pag.49; ed.orig.1929. Cliccate sul titolo per leggere la personale recensione). Chissà se oggi – ovvero se, ipoteticamente, il Nietzsche di allora si ritrovasse nell’Italia di oggi – annoterebbe le stesse cose. Forse sì, ad eccezione – mi viene da temere – della conversazione col “basso popolo”, per sua ampia parte malauguratamente caduto troppo in basso per essere in grado di conversare di massimi sistemi (filosofici e non) così pure di questioni più leggere ma ugualmente e realmente importanti, né tanto meno in grado di saper sfruttare i preziosi insegnamenti di spiriti tanto alti e illuminanti…

Cose da non fare nella vita (Friedrich Nietzsche dixit)

Tu non devi amare né odiare il popolo.
Tu non devi affatto preoccuparti di politica.
Tu non devi essere né ricco né povero.
Devi evitare di seguire coloro che sono ricchi e potenti.
Devi prender moglie fuori dal tuo popolo.
Devi lasciare ai tuoi amici la cura di allevare i tuoi figli.
Non devi accettare nessuna cerimonia dalla Chiesa.

(Friedrich Nietzsche, citato da Guy de Portalès in Nietzsche in Italia, Historica Edizioni, 2016, ed.orig.1929.)

Come riferisce de Portalès, Nietzsche amava disseminare i suoi quaderni di “massime” estemporanee, sorta di istantanee in parole di visioni e di guizzi del pensiero improvvisi trasformati, attraverso la scrittura, in princìpi a volte provocatori e apparentemente paradossali ma, d’altro canto, in fondo coerenti e “conseguenti” alla sua così rivoluzionaria visione del mondo. Oltre che, a mio modo di vedere, in certi casi assolutamente validi anche oggi, in un presente che di guizzi intellettuali rivoluzionari come quelli del grande filosofo tedesco sembra essere drammaticamente privo.

P.S.: Cliccate sull’immagine per leggere la personale recensione di Nietzsche in Italia.

I laghi i boschi le vette il cielo, ma poi le montagne s’incazzano (Arno Camenisch dixit)

Guarda i laghi, esclama lei slanciando le braccia, e le montagne, e i boschi, e la luce, e che bello che è il cielo. Sorride e chiude gli occhi. Sì sì, fa lui, nel bosco siamo tutti uguali, come se uno non l’avesse mai visto, che ci abbiamo passato tutta la vita tra le rocce, una pietra è sempre solo una pietra. E il lago, è li steso sulla pianura come un pesce morto. Poi di colpo arrivano delle nuvole grigie come beole e patapam, giù tuoni e grandine e ti centra un lampo, che quassù si fa in fretta, siamo sui milleotto, se sei sfortunato le montagne s’incazzano e ti buttano addosso dei massi grandi come vacche, ti demoliscono la casa e ci seppelliscono dentro per sempre tutto quello che avevi, altro che pace delle montagne, lo dice solo chi è cresciuto nel cemento.

(Arno Camenisch, La cura, Keller Editore, 2017, traduzione di Roberta Gado, pagg.14-15.)

O forse lo dice colui al quale nel cemento è semmai rimasto imprigionato l’animo, privo così di autentica libertà? Beh, leggete la personale recensione a La cura, qui, e capirete tutto meglio.