Le solite mitologie

Cambiano i tempi, cambiano le credenze, le superstizioni, le scaramanzie, le leggende e le mitologie.
Un tempo i draghi vivevano nei luoghi naturali più oscuri e inquietanti e spargevano terrore a destra e a manca; oggi invece i Draghi vivono in luoghi urbani ma ugualmente oscuri e inquietanti spargendo poltrone, a destra e a manca.

Be’, a ben vedere tutto cambia ma invero nulla cambia, come sempre. E, in fin dei conti, sempre di superstizioni e mitologie si tratta, alle quali molta gente oggi come un tempo continua a credere. Già.

L’estinzione imminente dei giornali

È sempre molto interessante e magari entusiasmante, da un lato, ovvero inquietante e desolante dall’altro, constatare anno dopo anno il declino inesorabile della vendita dei giornali cartacei e del “quotidiano” come strumento di informazione in sé, nella forma attuale destinati nel giro di breve tempo ad estinguersi. Un declino le cui cause hanno spesso la forma di colpe, dei giornali stessi e delle redazioni che li editano, e sulla qual evenienza ognuno può pensarla come vuole, appunto. Per quanto mi riguarda, dal punto di vista storico trovo la cosa drammatica, da quello della contemporaneità molto meno.


In ogni caso pare che nemmeno i confinamenti da lockdown antipandemia, con le edicole tra i pochi esercizi rimasti aperti e la gente a casa potenzialmente in possesso del tempo per poter leggere di più, abbiano invertito la tendenza: cosa che segnala l’irreversibilità pressoché definitiva del fenomeno, che in modi più o meno cospicui colpisce praticamente tutti i giornali italiani con alcuni casi particolarmente interessanti: quello dei quotidiani sportivi, ad esempio, tra i più in caduta libera, o quello di “Avvenire”, l’unico tra le testate maggiori ad aver aumentato le vendite nel periodo 2013-2020 il che, visto il giornale in questione e chi ne è l’editore, non si può che definire un “miracolo”!


Permettetemi tuttavia un personale appunto gioioso, riguardante un “quotidiano” che, a mio modo di vedere, non dovrebbe stare nella classifica qui pubblicata e nemmeno nella categoria “organi di informazione” in genere, posto che per giunta s’intasca un sacco di denaro pubblico – 2.600.223,29 Euro, nel 2019 – che i suoi articoli rendono non solo ingiustificato ma pure depredato: il giornale in questione è ovviamente “Libero”, e la mia soddisfazione deriva dal fatto che nemmeno le continue e inqualificabili ospitate televisive del suo ignobile “direttore” stanno salvando il giornale da una morte certa e, spero, rapida. Ecco.

Le classifiche qui pubblicate le ho tratte da questo articolo de “Il Post” (uno dei migliori organi di informazione italiani in assoluto, oggi, quantunque a volte non mi trovi d’accordo con i suoi testi ma per fortuna che sia così!), da leggere anche per conoscere ulteriori approfondimenti sulla questione.

Le notizie

[Immagine tratta da qui.]

La gente confonde quello che legge nei quotidiani con le notizie.

(A. J. Liebling sul The New Yorker, 7 aprile 1956.)

Preveggenze, già. Liebling scrisse questa cosa nel 1956: è un altro che aveva capito benissimo, in tal caso, come sarebbe finita l’informazione – già ci stava finendo allora, nello stato di decadenza nel quale oggi pare inesorabilmente precipitata. E nel ’56 non c’era internet, non c’erano i social, la TV era ancora un media giovane e i giornali godevano ancora di una buona reputazione. Ma, evidentemente, l’analfabetismo funzionale si stava già sviluppando e diffondendo, fino alla tremenda “pandemia” contemporanea – perché la trasmissione è assai simile a quella di un virus, come possiamo ben constatare oggi.

Non c’è solo il Covid-19, già.

Dire cose ai microfoni

Sapete quando vi capita sotto mano una cosa che avete scritto qualche anno fa, la rileggete e vi pare che l’abbiate scritta oggi, ovvero sembra adattissima a qualcosa che oggi sta accadendo e si sta palesando? Ecco. Ma sappiate che, salvo rari casi, non siete tanto bravi voi – io no, almeno – quanto è nella realtà che c’è qualcosa che s’è inceppato o che va storto.
Ad esempio, l’articolo qui sotto lo scrissi più di quattro anni fa e, riguardo il tanto (troppo) blaterare che molti praticano da quando è iniziata l’emergenza coronavirus (clic), mi pare del tutto consono. Già.

microphonesNo, be’, vorrei veramente capire.
Un po’ come la questione su che sia nata prima la gallina o l’uovo, sapete…
Ecco, vorrei capire se certi intellettuali (o pseudo-tali), titolati e/o sedicenti esperti, apprezzati opinionisti, personaggi consumati, uomini di mondo – per non parlare dei politici, certo – proferiscono sovente palesi e sconcertanti scempiaggini perché si ritrovano davanti il microfono di un canale TV o il registratore di un giornalista di qualche “rinomato” quotidiano che la richiedono e non sapendo che dire dicono la prima cosa che passa loro per la mente senza prima farla passare da un qualche sistema di controllo cerebrale (anche per non deludere il relativo interlocutore mediatico, che se non gli si dice qualcosa di “forte” potrebbe rimanere scontento, e con lui i suoi editori), oppure se siffatti tizi proferiscono certe scempiaggini perché proprio le pensano, elaborano, meditano e ne sono così convinti e fieri da non perdere occasione di renderle pubbliche ogni qualvolta si ritrovino davanti il microfono di un canale TV o il registratore di un giornalista di qualche “rinomato” quotidiano i quali ne divengono gli amplificatori, certi che i telespettatori, ascoltatori, lettori non ne saranno delusi.
Senza contare la visibilità mediatica che da entrambe le circostanze deriva, solitamente assai ambita dall’ego (quasi mai ipotrofico) delle suddette figure col microfono davanti.

Ecco, visto la notevole frequenza con cui tali casi si manifestano, siano l’uno o l’altra cosa, mi piacerebbe proprio capirlo.