Le persone false, ma “vere”

[Foto di karosieben da Pixabay.]
Da che mondo è mondo, o da che l’umanità è l’umanità, di persone false ce ne sono sempre state, inutile dirlo. Però a me pare – forse mi sbaglio, chissà – che negli ultimi tempi e in modo crescente, soprattutto (io credo) per colpa del modo che utilizziamo per comunicare e che si è pressoché totalmente conformato allo stile “social media”, spesso fatto più di apparire che di essere ovvero dove conta non tanto ciò che è vero quanto ciò che può sembrare tale, anche quando palesemente non lo è, nonché proprio per questo diventato vieppiù l’ideale strumento di generazione e diffusione di piccole o macroscopiche quando non “deepfake news (al punto che persino tanti “prestigiosi” organi di informazione subiscono quando non si adeguano a, deprecabilmente, questo “stile” di comunicazione contemporaneo) – dicevo, a me pare che per tutto ciò di persone false, ovvero che diffondono piccole e grandi bugie e fanno di essere un elemento della relazione personale con gli altri, ce ne siano sempre di più. Ovvero, la loro pratica della falsità seriale stia diventando sempre più universale e radicata.

Lo fanno, queste persone, per ottenere qualche tipo di tornaconto, dal sembrare banalmente più piacente al guadagnare vantaggi poco o tanto materiali ma, forse, col tempo lo fanno anche solo “tanto per fare”, perché ormai “va così”, è “normale”, è divertente: lo fa la TV, lo fanno i politici, lo fanno sul web, «a questo punto perché non dovrei farlo io?» tanti sembrano chiedersi. Parimenti sembrano ugualmente convinti che funzioni un po’ come con certe foto pubblicate sui profili social, nei quali si può apparire belle/i come Miss/Mister Universo (il fotoritocco regna sovrano, lo sapete) che tanto poi basta non farsi riconoscere in giro e nel caso, ci si inventa qualche buona scusa, ovvero l’ulteriore bugia di un circolo vizioso e senza fine – ma intanto la “verità” presunta e creduta dai più è quella della foto sui social, non l’effettiva: e questo è ciò che conta.

Insomma: in un mondo reale che sta diventando sempre più virtuale e artefatto al punto da rendere spesso difficile capire cosa sia vero e cosa no, e condizionati dal fatto che molto di ciò che accade è sul web con tutto quanto ciò comporta, lo stiamo diventando anche noi, così tanto fasulli? Risulta sempre più valido il principio (divenuto tempo fa il titolo di alcuni volumi popolari) per cui «tutto ciò che sembra vero è falso», al punto che il celebre paradosso del mentitore diventerà l’unica attestazione indiscutibile e quindi a suo modo paradossalmente (appunto) “vera”, fin nella più ordinaria quotidianità? Come oggi circolano per le pubbliche vie i vigili urbani per controllare che nessuno commetta infrazioni, dovranno circolare pure dei debunker civici pere verificare ciò che è vero e ciò che non lo è, come già accade sul web?

Forse, al riguardo, più di tutti ha ragione – cioè dice una gran veritàOscar Wilde, quando sostiene in Un marito ideale che

La falsità è la verità degli altri.

Il Mottarone e la pornografia del dolore

Io sono assolutamente tra quelli che il video dell’impianto di sorveglianza della Funivia del Mottarone non lo avrei mai diffuso, come invece ha deciso di fare la redazione del TG3 Rai.

Ragioniamoci sopra un attimo: a cosa serve diffonderlo pubblicamente, ora, peraltro con l’indagine sulle cause della tragedia ancora in corso?

A promuovere le indagini? Certamente no, visto che gli inquirenti lo hanno già visionato – è materiale facente parte del dossier aperto presso la Procura di Verbania – e chiunque altro lavori nel settore funiviario attende le risultanze dell’indagine e delle perizie tecniche, non i servizi di un telegiornale e i commenti dei suoi “giornalisti”.

A “commemorare” i quattordici morti? Personalmente non vedo come lo potrebbe fare dacché mi pare che faccia il contrario, promuovendo un presunto “scoop” attraverso le immagini di una tragedia con così tanti morti.

A fare un scoop, appunto? Vedi sopra: nel caso, è un’esclusiva che sfrutta la morte di quattordici persone.

A fare informazione? No, perché non aggiunge nulla a quanto si conosce al momento sull’accaduto. E poi è informazione quella che mostra – ribadisco – la morte di quattordici persone?

A fare cronaca? Niente affatto, visto che mostra un evento ma non spiega nulla delle sue cause, dunque sarebbe (è) comunque una cronaca parziale e per ciò quanto meno azzardata, deontologicamente, se non proprio pericolosa.

Quindi, a cosa serve quel filmato del TG3? Be’, dal mio punto di vista, serve soltanto a produrre pornografia del dolore. O dei sentimenti, delle emozioni, ovvero voyeurismo della morte, quello che piace alla parte più volgare e ignorante dell’utenza web. Serve pure a oltraggiare in modo inaccettabile la memoria delle persone decedute e dei loro cari, e serve a renderci evidente, una volta ancora, quanto possa essere bieco e spregevole certo giornalismo televisivo contemporaneo – italiano, di frequente. Infine, serve a sottolineare la necessità (ineluttabile, secondo me) di spegnere il televisore, quando sia sintonizzato sui canali tradizionali e su certe produzioni televisive, (pseudo)giornalistiche e non. E basta.

Stupidità Progresso

La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé.

(Ennio Flaiano, Ombre grigie, elzeviro sul Corriere della Sera, 13 marzo 1969; riportato anche in La solitudine del satiro.)

Flaiano, inutile rimarcarlo, fu un intellettuale di intelligenza e sagacia più unica che rara nonché di lucidità forse tutt’oggi inimitabile. La citazione sopra riportata lo dimostra bene: pare scritta per i giorni nostri, perfetta nell’illustrare in breve quanto sta accadendo in ampia parte dell’opinione pubblica (assimilate “mezzi di comunicazione” ai contemporanei social media e il gioco è pressoché fatto – e il tutto anche a prescindere dalla situazione sanitaria in essere da un anno a questa parte) ma, come vedete, è di più di cinquant’anni fa. Perché la voce dei grandi intellettuali è sovente accomunata da due peculiarità: una, il saper prevedere come andrà il mondo (ovvero l’essere più avanti del mondo stesso); due, il non essere quasi mai realmente ascoltate e tanto meno comprese.
Ma forse è inevitabile che vada così. Come lo stesso Flaiano disse, in un altro dei suoi fulminanti aforismi:

Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.

(Da Taccuino del Marziano, 1960.)

P.S.: il titolo di questo posto ovviamente cita questo.

Libertà (da certi dittatori)

Il leader turco Erdoğan non è un “dittatore utile”, come ha sostenuto qualche giorno fa il Presidente del Consiglio italiano Draghi; Erdoğan è un dittatore bieco, punto. E in quanto tale non può essere “utile” se non rappresentando un’ottima motivazione per avversarlo fermamente.

Anche perché da sempre il potere dei dittatori si fonda primariamente su illegittimità e falsità, a volte così palesi da non poter essere sostenute e imposte a lungo: a tale proposito è una bella notizia – dacché avversa alle mire di potere e di sopraffazione della libertà del suddetto dittatore – quella che riferisce della scarcerazione di Ahmet Altan, scrittore e giornalista turco (ritratto nella foto lì sopra) al quale la giustizia turca piegata alla dittatura aveva comminato l’ergastolo, attraverso un processo-farsa, per una serie di accuse del tutto false se non palesemente assurde ma, soprattutto, per essere una voce lucida e critica verso il governo di Erdoğan.

Qui e qui trovate i libri di Altan pubblicati anche in italiano, tra i quali il più recente è Non rivedrò più il mondo, uno scioccante diario della prigionia ma anche, come si legge nella presentazione del volume, «un inno all’immaginazione e al suo potere di evadere dalle quattro mura che la costringono riconquistando aria e spazio. È un ragionamento di straordinaria lucidità sui concetti universali di vita, morte, tempo, destino. È un elogio della scrittura come forma irrinunciabile di dignità dell’individuo.»

Come non ci si può che rallegrare della ritrovata libertà di Ahmet Altan, sperando che non venga di nuovo cancellata ingiustamente, auguriamoci che presto il mondo si possa liberare anche del potere e delle sopraffazioni di siffatti sinistri dittatori. Molto semplicemente, per poter considerare il mondo stesso un posto tutto sommato gradevole e un po’ più giusto dove vivere, ecco.

Doti giornalistiche ineccepibili

[Immagini delle copertine – entrambe di oggi 7 aprile, ovviamente – tratte da qui.]
Aaaah, che meraviglia la tradizionale chiarezza, precisione, coerenza e lucida attinenza alla realtà dei fatti dei giornali italiani, vero? Doti peraltro ampiamente riconosciute loro, come attestano bene i dati di vendita nelle edicole!

Be’, in ogni caso, se vi capitasse di vedere lungo una strada un’auto che va a colpi – va veloce, rallenta, va di nuovo veloce, rallenta ancora… -, probabilmente ci sarà alla guida un giornalista italiano. Fategli i complimenti da parte di tutti, eh!