“Cronache da Thule #3”, il magazine di RADIO THULE, questa sera alle 21.00 su RCI Radio!

Questa sera, 14 gennaio duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 7a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE nel suo particolare format “magazine”, intitolato “Cronache da Thule #3”!

In questa prima puntata dell’anno 2019 torna la radio da sfogliare come una rivista, perché in fondo questo è RADIO THULE nel suo formato “magazine”: un contenitore di notizie e riflessioni su libri, eventi, attualità, musica, arte, idee, opinioni, facezie, disgrazie, considerazioni sul mondo che ci sta intorno a volte serie ma non troppo, altre volte ironiche ma con giudizio. Insomma: una vera e propria rivista fatta di rubriche come pagine da ascoltare, intitolata Cronache da Thule ovvero il numero 3, per questa stagione, del “magazine” di RADIO THULE!
In questa puntata (o in questo numero, per restare in tema), tra le altre cose, si parlerà: di una mostra d’arte in corso a Milano che non è una mostra d’arte, di una cosa semplice e importante che molti italiani alla guida non fanno, di una fondamentale ma poco nota rock band degli anni ’80, del perché sia importante (e non così ovvio) farsi domande per trovare risposte, di un potenziale fenomeno sociale legato ai cambiamenti climatici…  e di molto molto altro! Il tutto, come sempre, ben accompagnato dalla consueta selezione musicale di alta qualità, una garanzia imprescindibile di RADIO THULE.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 28 gennaio, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

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“Cronache da Thule #2”, il magazine di RADIO THULE, questa sera alle 21.00 su RCI Radio!

Questa sera, 19 novembre duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 4a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE nel suo format “magazine”, intitolato “Cronache da Thule #2”!

Torna la radio da sfogliare come una rivista, perché in fondo questo è RADIO THULE nel suo formato “magazine”: un contenitore di notizie e riflessioni su libri, eventi, attualità, musica, arte, idee, opinioni, facezie, disgrazie, considerazioni sul mondo che ci sta intorno a volte serie ma non troppo, altre volte ironiche ma con giudizio. Insomma: una vera e propria rivista fatta di rubriche come pagine da ascoltare, intitolata Cronache da Thule ovvero il numero 2, per questa stagione, del “magazine” di RADIO THULE!
In questa puntata (o in questo numero, per restare in tema), tra le altre cose, si parlerà: di due mostre d’arte in corso assolutamente affascinanti, di considerazioni sul clima da parte di un noto climatologo, di cosa significa essere “rivoluzionari” oggi, di un musicista contemporanea a sua volta e a suo modo “rivoluzionario”, di un bellissimo libro di storie di montagna… e di molto molto altro! Il tutto, come sempre, ben accompagnato dalla consueta selezione musicale di alta qualità, una garanzia imprescindibile di RADIO THULE.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 3 dicembre, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Tiziano Milani su Artribune

Sono veramente felice di leggere, su uno dei più importante magazine d’arte italiani (e a mio parere il migliore in assoluto) cioè Artribune (nello specifico sul nr.45, ultimo uscito), la recensione – riprodotta qui sopra – a firma di Vincenzo Santarcangelo dell’ultimo lavoro dell’amico-da-una-vita e mirabile sound architect Tiziano Milani, LIGHT + COLOR + SOUND (music for Jorrit Tornquist’s exhibition) – lavoro del quale vi avevo già parlato qui.

Non è, in fondo, la recensione di una sola opera e del suo valore artistico, quella di Santarcangelo (peraltro un valore “doppio”, vista la genesi legata a Jorrit Tornquist e alla sua ricerca scientifico-artistica) ma pure dell’ormai lunga carriera di Tiziano Milani nei vasti e affascinati ambiti delle sonorità elettroacustiche, condotta tanto con notevole rigore logico quanto con fervida e illuminata visionarietà a creare un percorso di ascolto super-sensoriale che si è ormai ben distinto nel relativo panorama internazionale ma la cui esperienza esplorativa appare ancora parecchio fremente ed emozionante. In fondo l’obiettivo (se così lo si può definire) che Tiziano si pone non può che suscitare tali sensazioni: “svincolare ogni composizione dalla dimensione spazio-temporale”. Per questo prima ho parlato di fruizione “super-sensoriale” delle opere di Milani ma, a tal punto, potrei anche parlare di “superdimensionalità”, il che in effetti rappresenterebbe l’attuazione di uno step evolutivo nell’arte musicale/sonora umana quasi epocale e, proprio per tale motivo, la possibilità di assurgere la musica in senso lato ad un empireo cognitivo finalmente pieno e completo. Non più “semplicemente” l’ascolto di un suono ma l’ascolto nel suono, in una interconnessione totale tra fruitore-ascoltatore e sonorità udite, oltre il concetto stesso di “medium”.

Di sicuro, lo ribadisco, la ricerca e l’esplorazione di Tiziano Milani è ancora nel pieno del suo realizzarsi, e per quanto mi riguarda non perderò l’occasione di seguirlo costantemente. A volte i viaggi più belli sono quelli dei quali non si conosce la meta finale.

Summer Rewind #8 – Le parole che servono, nulla più

(Una selezione “agostana”, dunque random ma non troppo, di alcuni dei più apprezzati articoli apparsi in passato dal blog. Questo, pubblicato in origine il 5 giugno 2015.)

Vignetta di Cavez: https://www.facebook.com/FanCavez
Vignetta di Cavez: https://www.facebook.com/FanCavez
Questa vignetta, e soprattutto ciò che sottintende – le tante, troppe parole vuote e inutili che intasano l’etere contemporaneo, pronunciate da personaggi che in molti casi a starsene in silenzio avrebbero solo da guadagnarci, e il mondo con loro – mi fanno tornare in mente gli amici della Valtellina presso i quali ho passato innumerevoli vacanze estive, e quel loro modo di fare per il quale sembrava che vi fosse un limite, misterioso tanto quanto invalicabile, di parole da spendere al giorno.
Ciò fin dai convenevoli, allora come adesso quando torno a trovarli – purtroppo meno di quanto vorrei. Da essi ho imparato che i convenevoli più sono apparentemente cordiali, più facilmente sono falsi. Lassù non ci si vede da mesi, poi ci si incontra e: “Ciao. Allora?” Fine, un sorriso, uno sguardo e nulla di più – al massimo una stretta di mano, ma solo in occasioni particolari. Ma, in così poche e brevi parole, c’era e c’è quella cordialità e quello spirito amichevole che non abbisognano, appunto, di troppe parole, di tante frasi fatte per essere manifestati.
E poi, alla richiesta di farsi raccontare quanto accaduto durante la reciproca lontananza – il suddetto “Allora?” basta e avanza per ciò – nessun ampolloso resoconto da talk show televisivo, semmai poche formule convenzionali. “Ma sì, dai!” significa che va tutto bene, “Insomma…” lascia intendere che vi sia qualche problema, e “Uff!” o “Bah!” che è accaduto qualcosa di preoccupante. Ma in tal caso, nuovamente, non c’è da aspettarsi alcuna articolata cronaca: solo qualche cenno, più o meno vago. E questo non perché non vogliano raccontare o si tengano per sé certi fatti dacché privati e non te li vogliano raccontare; semmai perché lassù la ricerca di consenso e di considerazione altrui – possibilmente condita da una buona dose di (pseudo)condivisione dello stato d’animo, che essendo forzata è immancabilmente falsa – non è cosa ambita, anzi. Forse anche perché quegli amici conservano ancora un tradizionale ovvero innato istinto all’autonomia quotidiana, al cercare di cavarsela da soli, prima di dover chiedere ad altri. E, sia chiaro, non sto parlando di montanari retrogradi e asociali da poco usciti dalle capanne e dalle stalle di legno e paglia – in tal senso c’è molta più primitività civica e sociale in città, sotto parecchi punti di vista.
Insomma, giusto le parole che servono, non di più, mai fuori luogo, mai senza un senso necessario – almeno nei discorsi importanti. Un’abitudine derivante dall’essere di frequente soli, in quell’ambiente montano? No, non credo. Forse un tempo poteva essere così, quando la vita in montagna era certamente  ben più ostica di quella attuale. Penso invece più alla preservata facoltà di comprendere l’essenza delle cose, di stare nel nocciolo di esse senza troppe divagazioni nell’inutilità d’intorno – una facoltà che senza dubbio la montagna aiuta a perseguire. Oppure – mi viene da pensare in modo forse esageratamente poetico – la capacità di saper ancora apprezzare il silenzio. Il silenzio della Natura, quel silenzio che a noi cittadini ci è stato vietato dalla nostra rumorosa, cacofonica società, che viene costantemente cancellato dall’incontrollato e insensato profluvio di parole proveniente da ovunque, che ci è stato imposto dalla TV – strumento fondamentale di controllo di massa, ça va sans dire – la quale ci ha abituato a sentire di continuo qualcuno che parla fino ad averci disabituato (strategicamente) ad ascoltare veramente. Quel silenzio che invece tra i monti probabilmente c’è ancora, e che rappresenta la condizione ideale per ascoltare, appunto, quanto si ha intorno e, ancor più, sé stessi.
Tornerò presto a trovare quei miei amici, su in Valtellina. Una volta ancora ci si saluterà come se ci si fosse visti ieri – e invece sono mesi che non passo da loro – si scambieranno tre parole, e poi magari si starà sul terrazzo ad osservare verso il possente orizzonte alpino fatto di boschi, cime, pareti e nevi eterne che chiude su tre lati l’orizzonte della valle, senza dire nulla. Ma ascoltandoci reciprocamente come difficilmente mi può accadere altrove.