Un crowdfunding per Alessandro Manzoni

Voglio cercare, nel mio piccolo e col poco che posso fare, di sostenere il crowdfunding con il quale gli studenti delle scuole di Lecco vogliono finanziare il restauro della Cappella della Villa Manzoni, nella quale il celeberrimo autore de I Promessi Sposi risiedette a lungo e vi trascorse, in particolare, tutta l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza.
Trovo che sia un’iniziativa bellissima, peraltro a fronte della (per luogo comune probabilmente stupido) non idilliaca fama che avrebbe il Manzoni, col suo romanzo, tra gli studenti. Non solo: penso che l’iniziativa sia bellissima e assolutamente significativa anche e soprattutto perché viene dalla parte più giovane della società civile, quella che a breve avrà in mano il nostro mondo quotidiano, che più volte viene messa all’indice per mille motivi ma che, a ben vedere, per quello che gli “adulti” e le generazioni a loro precedenti hanno combinato, ha tutte le potenzialità per poter fare molto meglio, per il bene di quel mondo e di noi tutti che della sua società facciamo parte!
Così scrivono, i promotori del crowdfunding: “Riflettere sulla felicità significa riflettere su chi siamo e chi desideriamo essere, su che mondo vogliamo, sulla qualità̀ della nostra vita, su cosa conservare di questa nostra epoca e cosa rinnovare e cambiare. Felicità è anche ricerca del bello. Che passa tramite Arte, Cultura e Turismo.
Sacrosante parole e quanto mai necessarie, nel senso e nella sostanza, in un paese come il nostro che è fatto di cultura eppure, paradossalmente, non riesce a rendersene conto e a giovarsi di ciò – anzi, sovente disprezzando e calpestando un tale insuperabile “tesoro”.

Al momento in cui pubblico questo articolo mancano solo una decina giorni alla chiusura del crowdfunding: è il momento di dare una mano ai ragazzi, e di essere al loro fianco in tanti e nella maniera più fruttuosa.
Qui il link al progetto e alla raccolta fondi: https://it.ulule.com/leggermente_2018/

Grazie a tutti!

Annunci

Dove (diavolo) è?

(P.S. (Pre Scriptum!): è un racconto, il seguente, al momento ancora inedito, che tuttavia farà presto parte di una raccolta molto – e dico moooooolto – particolare di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e può essere che a breve ne saprete di più. Per intanto… buona lettura!)

Dove (diavolo) è?

L’esorcista arrivò nel piccolo borgo tra i monti una mattina di vento teso, parandosi in centro all’unica vera strada del luogo come un cowboy che si preparasse ad un duello all’ultimo sangue, alla maniera resa da tanti classici film western. E in effetti era giusto qualcosa del genere, per il prete, una sfida temibile da affrontare e vincere: in quel minuscolo paese c’era il demonio! – questa era la sua certezza, suffragata da “plausibili” testimonianze di pii visitatori del posto che, tra l’altro, riferivano di aver trovato la chiesetta del paese chiusa, inequivocabile segno della temporanea vittoria del male su quelle povere anime, miserrimi senzadio circuiti da chissà quali incantesimi satanici.
Proprio in quella chiesa l’esorcista si installò, facendone la base delle proprie indagini alla ricerca del covo del maligno – perché di certo aveva scelto una delle case del borgo come suo nascondiglio, infestandone i locali e possedendone i residenti come da consueto modus operandi infernale.
Su tale piano d’azione il prete basò la sua urgente opera redentrice: dal giorno successivo sottopose tutti gli abitanti del paese – lattanti inclusi – ad un “terzo grado” inquisitorio, ingiungendovi professioni di fede a raffica e ostentando ad ognuno i più potenti simboli del sacro per indurne il demoniaco rigetto. Dovette tuttavia concludere, dopo poco, che nessun abitante del paese risultava posseduto.
Certo il demonio era assai astuto – pensò il prete – e lì aveva “lavorato” veramente bene: se non era nelle persone, inesorabilmente doveva essere nelle cose! Dunque egli passò al sacro setaccio ogni caseggiato civile del borgo – stalle e baracche comprese – mitragliando una vastissima scelta di invocazioni e benedizioni celesti, convinto di veder emergere e fuggire da qualche crepa d’un muro il demonio da un momento all’altro. Ma non accadde nulla, il che lo lasciò non poco perplesso.
Fece un tentativo anche con gli animali – non scordando canarini, criceti e pesci rossi – ma ancora niente. Eppure c’era, il maledetto, lo sapeva, ne era certo, ne sentiva l’infernale afflato, aveva controllato ogni cosa in paese, persone, animali, case, stalle, tutto! Che accidenti restava ancora da ispezionare? Prese a pregare fervidamente e levare le mani al cielo, colto da un evidente sconcerto, invocando a gran voce una divina illuminazione redentrice.
«Beh, non avrebbe esaminato la chiesa!» gli fecero notare quelli del paese. Il prete-esorcista, a sentirsi obiettare tale palese evidenza, restò prima di sasso, poi si fece paonazzo e prese a inveire nella maniera più impensabilmente turpe contro i locali, con una tale crescente furia che quelli dovettero infine chiamare il medico del paese il quale a sua volta allertò l’ospedale più vicino che invio subito un’ambulanza, il cui personale prese in consegna l’uomo tra le sue irripetibili ingiurie e non prima di costringerlo a una inevitabile sedazione.
Il villaggio tornò così alla propria abituale tranquillità, senza alcun diavolo di sorta a turbare di nuovo la quotidianità dei suoi abitanti.

Il formalismo nell’etica (Un racconto inedito)

(P.S. (Pre Scriptum!): è un racconto, il seguente, al momento ancora inedito, che tuttavia farà presto parte di una raccolta molto – e dico moooooolto – particolare di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e può essere che a breve ne saprete di più. Per intanto… buona lettura!)

L’uomo cammina verso casa intabarrato nello scuro impermeabile, lo sguardo sul marciapiede, la ventiquattrore nella mano destra, la sinistra nella tasca. E’ tardi, la riunione in ufficio si è protratta più del previsto – per fortuna è riuscito a prendere l’ultimo bus – e fa freddo; la bruma autunnale avvolge il viale che si insinua tra i palazzoni di periferia punteggiati di macchie luminose.
D’un tratto il suo sguardo viene attratto da un libro, lì sul marciapiede; probabilmente qualcuno l’ha perso, egli pensa. Lo raccoglie, guarda la copertina: Max Scheler, Il formalismo nell’etica e l’etica materiale dei valori. Un libro di filosofia, e pure di quella piuttosto ostica, suppone. Lo sfoglia un attimo, nota sulle pagine diverse sottolineature e appunti. Riprende a camminare verso casa col libro aperto tra le mani, pensando ancora che una tale lettura non possa che essere per qualche persona parecchio colta, e cerca di immaginarsi chi, tra i vicini, possa esserne il potenziale proprietario. In verità, così su due piedi non gli viene in mente nessuno.
Giunge all’angolo tra il viale e una strada secondaria, e qui il suo sguardo è invece attratto da una forte luminosità blu, inequivocabile. Tre auto della Polizia sono ferme sulla strada, gli agenti stanno procedendo a portare via alcune prostitute, non senza focose resistenze e scurrilità varie. L’uomo si ferma un attimo a osservare, il tutto avviene a pochi metri da lui. D’improvviso una delle prostitute, tenuta a braccio da due agenti che la spingono verso le volanti, gli punta gli occhi addosso. Indossa una voluminosa pelliccia e un paio di sandali argentati, per il resto si direbbe nuda.
“Ehi! Stronzo! Quello è il mio libro!” si mette a urlare con foga. “Ridammi il mio libro, ladro bastardo!” L’uomo non sa che fare.
Un agente lo guarda, poi lascia il gruppo e gli si avvicina.
“Lei… senta. Conosce quella donna, lei?” gli chiede.
“Io? N-no, assolutamente no!”
“E perché allora ha in mano un suo libro?” Dietro, la prostituta continua a reclamare coloritamente il volume.
“Beh, io… l’ho appena trovato, lì sul marciapiede del viale… era in terra.”
L’agente squadra l’uomo, poi osserva il libro, poi la donna.
“Beh, mi dia i suoi documenti, e venga un attimo alla volante.”
“Ma… scusi, io stavo solo passando sul viale e…”
“Venga, forza!” Lo sguardo dell’agente è eloquente; l’uomo, mestamente, si avvicina alla volante, il libro ancora tra le mani, la copertina fredda.

REMINDER! Un meraviglioso documentario possibile sulla DOL – e un crowdfunding per realizzarlo!

Manca solo una settimana alla conclusione del crowdfunding aperto su Eppela per finanziare il documentario sui monti della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, una delle zone alpine più belle e affascinanti d’Italia. Mi permetto di rinnovare l’invito a partecipare al crowdfunding: a ringraziarvi per la vostra generosità ci saranno non solo e non tanto il sottoscritto, chi sta lavorando alla realizzazione del documentario o chi altri stia collaborando al progetto sulla DOL, ma in primis ci sarà il territorio, ci saranno i monti con le loro rocce, i canaloni, le valli e i valloni, gli alpeggi, le acque dei torrenti e dei laghi, i boschi e i prati, i fiori, gli animali, l’aria e il cielo che sovrasta questa dorsale che dalla catena alpina scende verso la pianura portandosi appresso una quantità incredibile di “tesori” paesaggistici, naturalistici, storici, antropologici, enogastronomici, culturali sovente unici in tutte le Alpi. Questo è il ringraziamento più importante: quello delle persone e delle genti lo è a sua volta, assolutamente, ma il grazie che scaturisce della Terra resta nel tempo e vi resterà impresso per sempre nel cuore e nell’animo, perché è fatto delle stesse “parole” con cui ci parla la vita nella sua accezione più piena e completa.
E, comunque, grazie di cuore anche da me!

In questi giorni vi ho parlato più volte della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, anche grazie alla quinta edizione del trekking di In Viaggio sulle Orobie del cui gruppo di viaggiatori ho avuto l’onore e la fortuna di far parte – qui trovate tutti gli articoli dedicati al tema. Più volte, dunque, vi ho parlato della grande bellezza, della spettacolarità, del fascino di questo itinerario montano, certamente tra i più sorprendenti dell’intero arco alpino, e di come uno degli scopi del trekking sia quello di rilanciare e rivalorizzare l’itinerario e l’intero territorio attraversato da esso, ricchissimo di tesori paesaggistici, naturalistici, storici, architettonici, enogastronomici e culturali in genere, per fare in modo che una rinnovata frequentazione di esso diventi anche un’altrettanto rinnovata prospettiva di sviluppo, sotto ogni punto di vista (e non solo da quello meramente turistico, dunque) per questa zona delle Alpi Centrali.

Per raggiungere tale scopo, durante In Viaggio sulle Orobie, il fotografo e regista Carlo Limonta ha girato un documentario col quale ha raccolto tutta la bellezza e la potenzialità della DOL, facendone lo strumento peculiare di un progetto ideato da Ruggero Meles che supporta il rilancio del territorio attraversato dal trekking.
Per sostenete tale progetto è stato attivato un crowdfunding sulla piattaforma di Eppela, al fine di poter realizzare e produrre concretamente il documentario dunque, in questo modo, permettere la messa in atto degli scopi di cui vi ho detto – ma pure, in primis, per far conoscere una zona tanto bella a chi non l’abbia ancora visitata.
Vi invito caldamente a contribuire al crowdfunding, e non solo per l’importanza e il valore del progetto in sé: in verità – per così dire – ogni contributo donato è e sarà una particella luminosa in grado di illuminare nuovamente queste meravigliose montagne, la loro antica e affascinante cultura, le genti che le abitano, le loro tradizioni, i tesori che il territorio offre a chi lo visita e, appunto, lo spettacolare itinerario della DOL, vera e propria cerniera alpina capace di unire tutto quanto sopra in una dimensione di fondamentale importanza culturale, dalla quale chiunque – locali residenti e forestieri visitanti – può e potrà ricavare le più sublimi sensazioni di bellezza.

Cliccate sul pulsante qui sotto per visitare la pagina di Eppela dedicata al progetto, conoscerlo in ogni dettaglio e per contribuire:

Questo è invece il teaser trailer del documentario, il quale – ribadisco – sarà prodotto solo se l’obiettivo fissato dal crowdfunding verrà raggiunto:

Grazie di cuore fin d’ora per ciò che potrete e vorrete fare. E, se già non la conoscete e prima o poi la percorrerete, la Dorsale Orobica Lecchese, vi potrete assolutamente rendere conto di come non ci voglia granché per sentirsi parte di un valore inestimabile… solo un minimo di allenamento, un buon paio di scarpe e un pizzico di generosità!