Siamo una popolazione (lessicalmente) depressa

Siamo una popolazione depressa, non lo si scopre adesso: è evidente da tempo. Come collettività abbiamo significativi problemi di percezione e di utilizzo dei processi cognitivi che si riflettono nell’allarmante riduzione del vocabolario medio, nel venir meno di una “biodiversità” linguistica che impedisce, in assenza di vocaboli adeguati e specifici, di cogliere e comprendere la complessità delle cose.

(Davide SapienzaIl Geopoeta. Avventure nelle terre della percezioneBolis Edizioni, 2019, pag.84.)

P.S.: approfitto di questa citazione de Il Geopoeta di Davide Sapienza per rimarcare la mia felicità nel constatare quanto a Davide toccherà lavorare, da qui all’autunno, in giro per l’Italia e in moltissimi incontri, reading, presentazioni, festival, cammini geopoetici… Ribadisco: Sapienza è uno dei migliori autori italiani (e scrivo autore, dacché “scrittore” mi pare titolo fin troppo limitante), e avere per chiunque la possibilità di assistere a un suo evento è qualcosa di estremamente bello, oltre che importante. Quindi, se potete, andateci a incontrarlo – trovate il calendario con gli eventi e le date qui – e capirete perché abbia appena affermato. quanto sopra.

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Giorgio Orelli, “Pomeriggio Bellinzonese e altre prose”

Dico una banalità, ma passatemela: ogni autore letterario, scrittore, poeta o altro che sia, ha un “luogo del cuore” il quale, nel suo caso, è tale anche rappresentando un paesaggio d’ispirazione, di riferimento, una scenografia potenziale che prima o poi finirà in qualche opera, riconoscibile oppure no. Certo, è una cosa ovvia – l’ho rimarcato fin da subito, infatti – ma, sapendo andare oltre tale ovvietà, si entra in un ambito assolutamente affascinante e intrigante, quello della (per così dire) trasfigurazione letteraria del luogo suddetto, che nelle parole e nelle narrazioni dell’autore può veramente diventare un posto “surreale”, nel senso che «supera, che oltrepassa la dimensione della realtà sensibile» – per citare proprio la definizione del termine.
È quanto accade a Bellinzona, la piccola città capitale del Cantone Ticino, in Svizzera, nei testi e nelle parole di Giorgio Orelli in Pomeriggio Bellinzonese e altre prose (Edizioni Casagrande, 2017, a cura di Pietro De Marchi e Matteo Terzaghi), libricino nel quale l’editore ticinese, che ha sede proprio a Bellinzona, raccoglie cinque testi di Orelli (per la cronaca cugino dell’altro Orelli scrittore ticinese, Giovanni) dedicati in vario modo alla città e alla sua gente. Di Orelli è assai nota e apprezzata la produzione poetica, definita post-ermetica e assai vicina alla tradizione novecentesca lombarda, ma l’autore elvetico fu pure etichettato come “toscano del Ticino”, a rimarcare la notevole raffinatezza e la musicalità dei suoi testi []

(Leggete la recensione completa di Pomeriggio bellinzonese e altre prose cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Appuntamenti mancati (dal dentista)

Ma dovevo andare dal dentista io! È la seconda volta che me ne dimentico. Cribbio, mi secca. Quando ho deposto l’orologio in una scarpa accanto agli abiti ce l’avevo ancora in testa. Mi secca, cribbio. Tanto più che il dentista s’arrabbia, e non ha tutti i torti, anche se con me bisogna dire che per solito è d’una cortesia straordinaria e mi parla persino di Schiller e di politica. Domani è giovedì, non c’è, lavora in un’altra borgata, dentro a bocche più rustiche e neglette, di montanari. Quando non lo sapevo mi è naturalmente capitato di farmi vivo un pomeriggio di giovedì, ho suonato il campanello, non iroso, dléndlen, trocheo, e mi ha aperto la donna delle pulizie, bergamasca della Val Cavallina, abbiamo conversato nel suo dialetto.

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.35.)

Conoscersi (in fotografia)

Venne, preceduto da articoli celebrativi in entrambi i giornali della città, uno dei più fini dicitori italiani, forse il più grande del secolo, e io stesso fui incaricato di andarlo a ricevere alla stazione. Prima di mettersi a letto con la febbre, il presidente me lo aveva descritto in modo che non potevo confonderlo con altri viaggiatori: magro, lungo, soprabito al braccio, valigia…, non potevo sbagliarmi in una piccola città come Bellinzona.
«Potremmo dire di conoscerci, quasi», disse stringendomi con bella energia la mano.
«Ah, non ricordo.»
«Ci siamo visti in fotografia, tanto tempo fa.»

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.55.)

A Troia

Ma nessun conferenziere si fece attendere come il Bordinelli economista della detta scuola, che non arrivava mai, così che una vecchina, per tanti anni membro del comitato, addetta soprattutto alle castagnate, si alzò arrabbiatissima: «Non è accettabile – gridò, – vorrei proprio sapere dove è andato a cacciarsi questo Bordinelli!»
«Sarà andato a troia, io lo conosco bene», disse un bello spirito che non andava mai alle conferenze ed era sul punto di addormentarsi.
E la vecchia: «A Troia? Così lontano?»

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.54.)