Prima che il paese imputtanisca

Tre operai sono seduti attorno al fuoco, mangiano pane e cacio e mi guardano tranquillamente. Dicono, e ridono, che sono arrivati prima loro di noi, che pure siamo di qui. Uno, siciliano, dice che poi faranno enormi ripari contro le valanghe e larghe strade, cambieremo faccia a questa valle.
«Come facevate a viverci, sì dico prima?»
Non è mica facile rispondere, potrei dirgli solo: che non potrei più viverci ora. E i contadini? I contadini è più facile, basta fargli vedere una cappellata di soldi, dopo fanno festa anche ai cagnoni e agli onorevoli che vengon su a mangiarci terra e acqua. Giura: non scrivere mai patetiche elegie sul tuo paese che sarà deturpato. Giura: o un feroce silenzio (male) o la razionale opposizione politica: scegli, ma non l’elegia della memoria, che finisce col fare i comodi di chi comanda male, cioè mangia addosso al paese e fa in modo che il paese imputtanisca.

(Giovanni OrelliL’anno della valangaEdizioni Casagrande, 1991-2017, pag.123-124; 1a ed. Mondadori 1965.)

Oggi il tempo vale ancora di più

[Foto di Tumisu da Pixabay.]

Un uomo che osa sprecare un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita.

(Charles Darwin in una lettera a sua sorella, in Frederick Burkhart (a cura di), Charles Darwin. Lettere 1825-1859, Raffaello Cortina Editore, 1999.)

Mi sono trovato sotto gli occhi in modo casuale queste parole di Darwin, e subito mi hanno richiamato alla mente la situazione pandemica attuale e i cambiamenti alla quotidianità individuale e condivisa che ci sta imponendo. In modo “contrapposto”, tuttavia: se Darwin mette in luce una fondamentale verità circa l’uso del tempo da parte nostra (e parimenti punta il dito contro quei troppi che invece sprecano buona parte del tempo delle loro esistenze in stupidaggini varie e assortite), viceversa in questo periodo è una causa “altra”, inopinata e di forza maggiore, che ci costringe a “sprecare” il nostro tempo, cioè a non poterlo utilizzare al meglio ovvero per cose utili alla mente, al cuore e allo spirito. Basti pensare ai tanti eventi culturali sospesi, ai musei chiusi, alla socialità altrettanto sospesa, all’impossibilità (quasi per tutti) di frequentare l’ambiente naturale o di praticare sport – a livello dilettantistico o per mero diletto – eccetera. Siamo costretti a rimandare, quando non ad annullare, cose a volte importanti per noi stessi e per gli altri: certamente molte si potranno recuperare, si spera presto, ma il loro senso e il valore del momento è comunque unico, e il non poterle attuare ora toglie al momento presente, appunto, tanta parte della sua potenziale importanza.

Tuttavia si può fare molto altro di proficuo per non sprecare il tempo e per impiegarlo in cose che, anche in tali momenti di sospensione, possono comunque “nutrire” mente, cuore, animo e spirito. Qualsiasi esse siano, rimandano senza dubbio a quell’affermazione di Darwin e al senso che mi ha suscitato questa riflessione, cioè al valore della vita da scoprire continuamente, giorno dopo giorno, come un territorio costantemente vergine da esplorare per appropriarsene e per riconoscerne sempre più l’importanza in noi stessi e per noi stessi. Da questo punto di vista non potrebbe e non dovrebbe esistere nemmeno un secondo di tempo sprecato ma ogni istante sarebbe, e in effetti è, un patrimonio fondamentale da sfruttare: ora, in questi momenti così particolari e condizionanti, ancora di più.

Ultrasuoni #2: Depeche Mode, Enjoy The Silence

Ci sono certi brani musicali – non molti, a dirla tutta, anzi, sono rari – che si basano su accordi che io definisco “armonie fondamentali”: suoni eufonici apparentemente semplici eppure di natura ancestrale, elementale, che trascendono l’ordinario giudizio estetico e di gusto – bello / non bello / brutto – per farsi ineluttabile oggettività armonica, cioè qualcosa (per dirla in modo più semplice) che quando la si ascolta tocca le corde più profonde dell’animo, vi pone radici immediate, si accorda con la dimensione emotiva e, per tutto ciò, affascina da subito l’ascoltatore. Il quale poi potrà esteticamente gradire o meno ma, di contro, non potrà mai resistere al fascino ineluttabile di quelle armonie, come se esse esprimessero e manifestassero a loro modo i suoni fondamentali della nostra dimensione vitale e per ciò assumendo a pieno titolo la definizione di opera d’arte – ove l’arte sia intesa nella sua definizione basilare ovvero come la massima espressione e rappresentazione creativa della vita umana.

Ecco: secondo me uno dei quei brani è Enjoy The Silence. Semplice e immediato ma sublime, raffinatissimo, trascendentale, esemplare. Forse una delle canzoni di musica contemporanea (e non solo “pop”) che più si avvicinano al concetto di “perfezione”.

D’altro canto – altra cosa che sostengo da sempre – i Depeche Mode tra 200 anni saranno insegnati nei conservatori di musica esattamente come oggi viene insegnato Mozart. E ho detto tutto.

Un silenzio raggelante

Il primo giorno di riprese si svolse nella prigione di San Quentin. Ero tutto emozionato all’idea di mettere piede in una prigione dove c’erano dei veri criminali: un luogo leggendario che conoscevo solo dai libri o dai vecchi film in bianco e nero. Di esordire come regista non me ne importava un accidente: era la prigione che mi affascinava. Il secondino ci informò che i detenuti erano pericolosi e che, se ci fosse stata una sommossa o se alcuni di noi fossero stati presi in ostaggio, avrebbero fatto di tutto per salvarci, tranne che liberare dei prigionieri. Mi sembrò curioso che, quando centinaia di prigionieri uscivano nel grande spiazzo, tutti i carcerati bianchi se ne stavano insieme da una parte, e tutti i neri dall’altra. Non diversamente da quanto succederebbe alla mensa di qualunque college americano, dissi in seguito in un talk show, suscitando un silenzio raggelante.

(Woody Allen, A proposito di niente. AutobiografiaLa Nave di Teseo, 2020, traduzione di Alberto Pezzotta, pag.175. Il film delle cui riprese Allen parla è Prendi i soldi e scappa, del 1969.)

Artisti, occupatevi di cose serie!

La cosa divertente, quando si gira un film, è il fatto di realizzarlo, l’atto creativo. Gli applausi non significano nulla. Anche gli elogi più sperticati non ti evitano l’artrite e il fuoco di sant’Antonio. Ed è cosi terribile che qualcuno non impazzisca per il tuo lavoro? Che a qualcuno possa non piacere il tuo film? L’universo si sgretola alla velocità della luce e tu ti preoccupi di un tipo di Sheboygan secondo cui i tuoi film sono lenti? O una signora di Tuscaloosa scrive che sei un genio e tu credi che la sua opinione ti renda pari a Rembrandt o Chopin? Occupati di cose serie.

(Woody Allen, A proposito di niente. AutobiografiaLa Nave di Teseo, 2020, traduzione di Alberto Pezzotta, pag.192.)