Il Volo e lo schianto

Qualche giorno, fa, nel cercare notizie su di un libro edito da Kaos Edizioni, mi sono imbattuto in quest’altra loro pubblicazione del 2012 la cui copertina vedete qui accanto, dedicata al citato “scrittore” di “successo” (entrambe virgolette doverose) e della quale non conoscevo l’esistenza.

Be’, la cosa è assai divertente; poi, al di là dello spasso suscitato, mi chiedo se dedicare un libro intero all’esegesi critica del “fenomeno mediatico” in questione non sia solo uno spreco di tempo, carta nonché di luci della ribalta ulteriormente regalate al soggetto che per giunta così ne ha ricavato ulteriore popolarità, oppure se il libro sia una doverosa denuncia, messa nero su bianco dacché semper scripta manent, della nullità assoluta del suddetto fenomeno dal punto di vista letterario e non solo, che alla lunga abbia contribuito a minarne il successo.

Non so, insomma. Però è divertente, ribadisco, fosse solo per quel sottotitolo così franco che dice già tutto con ammirevole sintesi tanto quanto scarso fiuto commerciale e “didattico”, ecco.

In ogni caso, cliccate sull’immagine per saperne di più.

Chiude la Libreria del Viaggiatore di Roma

Come ebbi a scrivere già in altre simili occasioni, quando chiude una libreria si perde un pezzo di civiltà. Che è fatta in primis di cultura e di socialità, la civiltà, e dunque la perdita e il danno sono tripli.
Purtroppo, riferisce nei giorni scorsi “La Repubblica” (qui l’articolo relativo, il video invece è di Luca Salici), «Chiude la storia “Libreria del Viaggiatore“, fondata nel 1990 da Bruno Boschin a via del Pellegrino e rilevata da Luigi Politano ed Eleonora Pellegrini, già proprietari della casa editrice Round Robin. Il locale di culto per i lettori-viaggiatori romani e non, il 31 dicembre sarà costretta a lasciare la sua sede senza sapere, almeno per ora, cosa ne sarà del patrimonio custodito fra le sue mura, composto da ben dodicimila volumi di viaggio che devono trovare un nuovo alloggio o condannarsi a un deprecabile e deleterio* oblio.»
Un oblio del quale un paese già culturalmente allo sbando come l’Italia non ha per nulla bisogno e che ne danneggia ancor più la (residua) vitalità umanistica – al solito, nell’indifferenza di più, politici in primis.

(*: “deprecabile e deleterio” ce li ho aggiunti io, inevitabilmente.)

La montagna che protegge

Ero rimasto lì ancora un po’, a osservare il profilo ormai netto delle montagne che giravano tutt’intorno, la frastagliata linea di confine del nostro mondo. Quello che distillava nostalgia allo stato puro ogni volta che ce ne allontanavamo. A molti quel profilo dava l’idea di una barriera opprimente, perfino ostile. Per noi costituiva un susseguirsi di protezioni. Sapevamo bene che bastava salirle per vedere orizzonti sconfinati e inventare nuovi cammini. Un privilegio da condividere con chi si ama, o con chi, in sintonia, fa almeno un po’ di strada insieme a noi.

(Franco Faggiani, La manutenzione dei sensi, Fazi Editore, 2018, pag.248. L’immagine è tratta da qui, cliccateci sopra per leggere la personale “recensione” del libro.)

Franco Faggiani, “La manutenzione dei sensi”

Quando usiamo la parola “normale”, ovvero ogni qual volta esprimiamo un concetto di “normalità” utilizzandolo per identificare cose e persone, a cosa realmente facciamo riferimento? “Normale” deriva dal latino norma, sostantivo che indica(va) la squadra, detta anche regola, cioè lo strumento utile a misurare gli angoli retti, da cui anche l’accezione di “retto”, da rettitudine. Questo, stando alla norma (appunto!) etimologica; di contro, quante volte ciò che definiamo abitualmente – e superficialmente – come “normale”, nel mondo contemporaneo, è tutto fuorché qualcosa che denoti il rispetto delle regole e una considerabile rettitudine!
Dunque, posto tale ragionamento, qual è e cos’è la persona “normale”? Semplificando moltissimo, si potrebbe rispondere che lo è la persona che, in primis, non ha problemi fisici ne mentali, tant’è che nei casi opposti si usa dire «quel tizio non è normale!». Ma in tali giudizi, a quale norma facciamo riferimento? A una presunta regola accettata dai più, ovviamente, il che però non garantisce affatto che tale regola sia corretta, o “retta”.
Ecco: tra le tante cose che si possono dire de La manutenzione dei sensi, il romanzo di Franco Faggiani pubblicato da Fazi Editore lo scorso anno, e di cui non ho letto altrove al riguardo (ma non ho certo letto tutto ciò che è stato scritto sul libro, d’altro canto), trovo che Faggiani abbia scritto un testo (anche) sul concetto di “normalità”. Il quale, se non fosse ancora chiaro, è tanto inteso in modo semplice e semplicistico, nel parlato comune, quanto in verità ricolmo di infinite accezioni e interpretazioni non di rado profonde.
Prendo spunto, ad esempio, dalla “normalità” perduta di Leonardo Guerrieri, il protagonista del libro []

(Leggete la recensione completa de La manutenzione dei sensi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Un confortante isolamento

(Photo credit: https://pixabay.com/it/users/lohrelei-1422286/)

Novembre per molti era dunque un mese triste, noioso. Noi non vedevamo l’ora che le nuvole e l’oscurità venissero ad abbracciare la nostra casa e che la pioggia premurosa verso i ruscelli e i boschi si raffreddasse trasformandosi in fiocchi soffici di neve. Cosi potevamo avere l’alibi per barricarci dentro e dedicarci alle nostre silenziose occupazioni. Al caldo, con la legnaia ricolma e la dispensa ben fornita. In confortante isolamento.

(Franco Faggiani, La manutenzione dei sensi, Fazi Editore, 2018, pag.214.)