Idiotas & idiotes*

Un buon riassunto dello stato attuale della situazione politica generatasi tra Spagna e Catalogna (e non solo lì…)?
Bene: c’è un idiota che ha torto, e un altro idiota che ha ragione. In quanto tali, quando il secondo idiota dà torto al primo, questo passa dalla parte della ragione e l’altro da quella del torto (principio valido anche in senso inverso).
Ecco.

Se invece volete qualche dettaglio in più, vi consiglio questo articolo di Valigia Blu, senza dubbio uno dei migliori organi di informazione e approfondimento italiani. E quando dico “uno dei migliori” intendo dire che, per contare anche gli altri di simile qualità, bastano le dita di una mano.

(*: idioti = “idiotas” in spagnolo, “idiotes” in catalano.)

Annunci

Una “crema catalana” uscita (molto) male

(Vignetta di Gava | Marco Gavagnin – http://www.gavavenezia.it/)

Da un lato, la Catalogna con le proprie ambizioni indipendentiste e secessioniste con forti basi storico-culturali, e le assai stupide quando non scellerate scelte politiche attuate per perseguirle; dall’altro la Spagna con le proprie indubbie ragioni costituzionali e le altrettanto stupide quando non squadriste reazioni politiche messe in atto per impedire gli intenti catalani. In mezzo, cittadini comuni assolutamente liberi di esprimere le proprie scelte pro o contro l’indipendenza invocata ma liberamente manganellati e sottoposti a ignobili violenze per ordine governativo.

Assenti ingiustificati, invece: il diritto alla libertà d’opinione e alle libere scelte politiche di ogni singolo individuo, il dialogo culturale (prima che politico) necessario in una società veramente “civile”, la democrazia per come ci vogliono far credere che esista, l’Europa in quanto parte del mondo realmente avanzata ed emancipatasi rispetto a una certa propria tragica storia novecentesca, una “politica” che sia veramente tale e non il solito, secolare camuffamento di un potere il cui solo scopo è quello di soffocare qualsiasi autentica libertà politica e democratica dei cittadini ad esso sottoposti.

Con tali elementi in gioco, o assenti da esso, la barbarie di qualsiasi segno avrà sempre vita facile. Alla faccia della nostra “civiltà” occidentale e del nostro crederci sempre e comunque i migliori del mondo senza comprendere cosa ciò significhi realmente, e cosa debba comportare al fine di ricavare realtà autenticamente virtuose da parole altrimenti sempre belle tanto quanto vuote.

Quale turismo serve ai luoghi d’arte e di cultura italiani?

Come sempre accade nei periodi turistici/vacanzieri, su tutti i media si rincorrono le notizie e gli articoli circa la quantità di turisti presenti nelle relative località (d’arte, s’intende), i dati e le statistiche, il giro d’affari conseguente e quant’altro di affine; meno si discute invece (ma più di qualche anno fa) sull’impatto degli ingenti flussi turistici sui luoghi architettonicamente più “delicati” e sull’opportunità di regolarli introducendo numeri chiusi o proponendo altre eventuali soluzioni. Di contro, poco o nulla si discute sulla qualità culturale dell’offerta turistica, ovvero su cosa sappiano offrire della loro cultura i luoghi artistici ai propri visitatori: chi visita il patrimonio artistico e culturale italiano si riporta a casa una buona esperienza istruttiva e formativa riguardo esso, oppure c’è il rischio che anche i più importanti luoghi d’arte vengano “venduti” e di conseguenza usufruiti solo come mere mete turistiche, al pari d’un qualsiasi parco divertimenti o d’un banale museo delle cere?

A mio modo di vedere la risposta a tale domanda (retorica, almeno per lo scrivente) risulta fondamentale, anche dal punto di vista prettamente economico. Chiaramente non è questa la sede più adatta per entrare nel merito di come oggi sia studiata, progettata, strutturata e proposta l’offerta turistica nei luoghi d’arte e di cultura italiani – l’argomento necessiterebbe di sviluppi e approfondimenti troppo lunghi e “tecnici” – ma chiedersi cosa resti nella mente e nell’animo dei turisti (stranieri ma non solo) che affollano le città d’arte italiane è cosa a dir poco necessaria, ribadisco. Necessaria per il bene stesso, presente e futuro, dei luoghi in questione, affinché la cultura sovente unica al mondo della quale sono portatori non venga sottoposta a un deleterio processo di banalizzazione turistica che determini la visita ad essi soltanto per scattarsi un selfie e così poter dire “io ci sono stato!” ma, sostanzialmente, senza sapere nulla o quasi del monumento che ha fatto da sfondo all’ennesimo autoscatto social – e chissà quante volte già avviene una cosa del genere! Necessaria, la suddetta risposta, lo è per la preservazione della cultura identitaria nazionale, che all’estero in molti casi trova i suoi migliori “marcatori referenziali” proprio negli innumerevoli elementi del patrimonio artistico italiano, che meglio e più immediatamente di quasi ogni altra cosa sanno fornire la vivida idea di esso e della sua ricchezza, della storia, della cultura e dell’arte che l’Italia può offrire. E un turismo culturalmente consapevole è necessario, ne sono convinto, anche per accrescere il giro d’affari ad esso legato: se il turista recepisce e comprende il valore culturale dei luoghi che ha visitato – un valore che certamente non può essere compreso nella sua totalità solo attraverso una visita di qualche ora se non d’una mezz’ora, come spesso avviene nei classici tour turistici – probabilmente sentirà il bisogno e manifesterà la volontà di ritornarci, prima o poi; se invece il solo scopo della visita si riduce al “che bello essere in vacanza!” e al consueto selfie da postare sui social, appunto, (ovvero al panino da vendere al turista spesso a prezzi discutibili), la relativa esperienza si potrà considerare conclusa, in tutta la sua povertà culturale e con una desolante sconfitta per il nostro patrimonio culturale e il suo retaggio unico al mondo.

Lo ripeto: in principio la questione è meramente tecnica e riguarda il saper costruire un’offerta turistica legata alla visita/fruizione del patrimonio artistico e culturale italiano che sia valida, coinvolgente, che sappia coniugare divertimento e istruzione, che riesca ad arricchire il bagaglio di cultura del turista e lo renda consapevole di aver avuto a che fare non solo con un “bel” monumento, o altro del genere, ma con un prezioso e sovente inimitabile elemento di storia, di arte, di cultura, di sapere e di civiltà: qualcosa, insomma, che mai nessun selfie, souvenir o gadget può replicare. Ma, oltre tale costruzione di una valida offerta turistico-culturale, c’è poi da congegnare la capacità di saperla vendere – e si intenda tale termine nel senso più virtuoso possibile. Qui, io temo, vi sono da cambiare alcuni paradigmi ancora troppo legati a vecchi concetti “novecenteschi”, al “più turisti ci sono meglio è, e più ce ne sono più gli esercenti lavorano, e più lavorano più incassano” il quale di principio va pure bene, per carità, ma che diventa una pratica fine a sé stessa se, come detto, si lega esclusivamente a un turismo privo di consapevolezza culturale per il quale essere in Piazza San Marco a Venezia, sotto l’Arco di Augusto a Roma o tra i monumenti pacchianamente ricostruiti di Las Vegas non fa alcuna differenza. Dunque, strutturare un valido nucleo culturale attorno al quale costruire un “nuovo” turismo diviene una vera e propria forma d’investimento sul patrimonio artistico nazionale che, in quanto tale, inevitabilmente porterebbe pure a un aumento del relativo giro d’affari, con benefici non solo limitati al comparto turistico ma all’intero paese. Un paese, l’Italia, che potrebbe tranquillamente prosperare come pochi altri su quell’immenso tesoro d’arte e di cultura che ha la fortuna di possedere; purtroppo è anche un paese, l’Italia, dove troppe parole vengono spese e pochi fatti realizzati, soprattutto poi se utili a tutti e non solo ai soliti noti

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Eduardo Mendoza, “Il Tempio delle Signore”

Eduardo Mendoza è uno dei più rinomati e apprezzati scrittori spagnoli contemporanei, considerato una sorta di memoria critica della Spagna contemporanea ovvero dalla caduta della dittatura di Franco fino a oggi: e per questa visione della realtà iberica Mendoza ha sicuramente eletto la città di Barcellona come modello, facendola divenire lo sfondo di molte delle sue opere. Il Tempio delle Signore (Feltrinelli, traduzione di Michela Finassi Parolo), a sua volta, è piuttosto peculiare del suo modo di scrivere, che utilizza uno stile comico/ironico, a tratti surreale e strampalato, per evidenziare e acuire certe peculiarità della Spagna contemporanea, denunciandone certe ipocrisie e al contempo sbeffeggiandole con il citato umorismo fondante la sua scrittura…

Leggete la recensione completa di Il Tempio delle Signore cliccando sulla copertina qui sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie…

Eduardo Mendoza, “Nessuna notizia di Gurb”

Qual è una delle cose più sfortunate che possa capitare a due esploratori extraterrestri in missione di scoperta di nuovi pianeti e nuove civiltà per l’Universo? Beh, senza dubbio atterrare sulla Terra, e dover avere a che fare con i suoi bizzarri, irrazionali, strampalati abitanti, doverci stare in mezzo, vivere tra di loro e adattarsi al loro strano e contorto modo di vita quotidiano. Per di più, uno dei due alieni, uscito per primo ad esplorare il pianeta e a prendere contatto con gli abitanti, ad un tratto non da’ più alcuna notizia di sé e sparisce nel nulla, costringendo l’altro ad assumere forma antropomorfa (i due extraterrestri sono in origine forme extracorporee fatte di intelletto puro) e andare alla sua ricerca, senza averne in verità troppa voglia.
Nessuna notizia di Gurb (edito da Feltrinelli con la traduzione di Gianni Guadalupi, e uscito in origine nel 1990), è certamente il romanzo di Eduardo Mendoza più follemente surreale che abbia mai letto. Ambientato nella Barcellona in caotico fermento per la preparazione delle Olimpiadi del 1992, e scritto in forma di precisissimo diario, suddiviso non solo per giorni ma pure per ore e minuti…

Continuate a leggere la recensione completa di Nessuna notizia di Gurb cliccando sulla copertina qui sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie…