Consumo del suolo, inquinamento dell’aria, coma dell’intelligenza

Nella mappa di sinistra, potete vedere raffigurata la situazione del consumo di suolo in Italia al 2016. Ovviamente il tono rosso cupo denota il consumo maggiore. (Fonte: ISPRA.)
Nella mappa di destra, potete vedere raffigurata la situazione dell’inquinamento dell’aria in Italia a fine 2017. Ovviamente il tono rosso cupo denota l’inquinamento maggiore. (Fonte: ESA.)
Cliccate sull’immagine per vederla in un formato più grande, e constatate la similarità delle due mappe.
Ora, provate a immaginare le due mappe sovrapposte. L’immagine che ne scaturisce – consentitemi di essere molto franco – è quella della nostra più assoluta imbecillità.
È la stessa dimostrazione di folle (se non criminale) idiozia che, noterete, non fa dire nulla al riguardo da parte di nessuno o quasi, con in prima fila a guardare altrove i soliti, immutabili politicanti nostrani – troppo persi, costoro, in scempiaggini propagandistiche pressoché vuote d’alcun senso e d’alcuna reale importanza.

Ha ragione Davide Sapienza, il geopoeta, che sulla sua pagina facebook incita a sostenere chiunque propugni “abbattimenti seriali di scempi edilizi, capannoni vuoti e abbandonati, strutture mai terminate. Serve qualcosa di clamoroso.” Proprio così: qualcosa di clamoroso. Che altrimenti non renda clamorosamente cupo il nostro futuro prossimo.

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La realtà della domanda e dell’offerta culturali oggi, in un “colpo” solo

Questo ironico – anzi, ancor più illuminante – diagramma l’ho trovato su una pagina facebook chiamata La vita di un montatore video (che è soprattutto un sito web e una community, guardate qui) ma in verità lo trovo perfetto per ogni altra (o quasi) attività culturale, ovvero in cui vi sia bisogno di un considerabile tot di ingegno creativo – e per l’attività di scrittura, letteraria o meno, ancora di più.

Si noti poi che i cerchi esterni sono quelli della domanda, i cerchi interni quelli dell’offerta (attuale), mentre il centro del diagramma corrisponde pure alla risposta alla naturale domanda “sì, ma c’è un pur minimo compenso?”. Condizione ideale sarebbe quella che i due insiemi di cerchi si invertissero e al loro centro vi fosse un SÌ o, quanto meno, che cominciassero a bilanciarsi nella forma e nella sostanza. Invece, nel centro, potete pure leggere la risposta a un’altra domanda, ovvero: ma di questo passo la produzione culturale in Italia può sopravvivere e magari prosperare, come dovrebbe accadere in qualsiasi società avanzata?

Ecco.

La notizia, oggi

(Un’efficacissima – quasi geniale – analisi di sensibilità comparata in forma infografica dell’odierna percezione e circolazione dell’informazione. © Ernesto Layzö Regno, by Visiogeist.)

L’Italia è un paese culturalmente alla deriva? No. S’è già schiantato, e da un bel po’.

a4ff67f1-5851-4e27-b8f1-45328d596d9d_large_pVi riassumo io in due parole ciò che c’è scritto qui sopra: quasi il 40 per cento dei dirigenti e dei professionisti italiani non ha letto un solo libro in tutto l’anno che è appena passato.
Nemmeno un libro.
Niente, ok? Niente.

Guardate bene l’infografica lì sopra, appunto, e considerate il raffronto con Spagna e Francia, i due paesi europei culturalmente più affini all’Italia.
Bene – si fa per dire. Considerato il raffronto, ora, quando sentite parlare di crisi industriale, di stagnazione economica e di recessione, di made in Italy che non funziona più, di perdita della cultura del lavoro, di ristrettezze di vedute strategiche del management nostrano e di mancanza di innovazione, di futuro incerto se non fosco, di cervelli lasciati fuggire all’estero o di cervelli che si rifiutano di restare in Italia e di tutto il resto di affine nonché, in generale, se vi chiedete il perché la società civile italiana sia tanto arretrata, degradata, ignorante, imbarbarita, incapace di risolvere i (gravissimi) problemi che la ammorbano e di non farsi comandare da una classe politica a dir poco ignobile, non guardatevi troppo in giro con fare stupito a pensare e supporre chissà che. La verità è in pochi e certi dati, come quelli lì sopra. Dati che attestano “il capolinea culturale dell’Italia”, come denuncia LINKIESTA dal cui sito ho tratto l’infografica (cliccandoci sopra potrete leggere l’articolo relativo) ovvero, come penso io ormai da tempo e in modo sempre meno dubbio, la sostanziale morte culturale di questo povero paese. Purtroppo per noi tutti.

A proposito di congiuntivo: imparate a usarlo, o f…!!!

Visto che ne ho parlato giusto qualche giorno/post fa riprendendo un articolo sul merito di Gian Luigi Beccaria, ecco un altro di quei “pittoreschi” quadri linguistici della serie Impara… o fottiti, dedicato impara-a-usare-il-congiuntivo-o-fottitiproprio al famigerato modo congiuntivo.
Scommetto che in tanti prenderanno questi risoluti ausili linguistici come cose simpatiche, divertenti o forse superflue, ma anche per questo ne apprezzo la risolutezza, dacché un popolo che non conosca e, peggio, sappia parlare bene la propria lingua è veramente quanto di più assurdo vi possa essere. Sarebbe come assistere a una gara di automobilismo nella quale i piloti partecipanti non avessero la patente e sapessero guidare le proprie auto in modo del tutto dozzinale!
Ma certo – e lo si sostiene pure nel quadro – se molta gente leggesse più libri, forse il tanto bistrattato congiuntivo se la passerebbe un poco meglio…
Cliccate sull’immagine nell’articolo per ingrandire il quadro, mentre qui trovate il post di qualche tempo fa nel quale avevo presentato altri due quadri della suddetta serie. Sarebbe bene diffonderne qualche milione di copie in giro, io credo…