Un appello di Matteo Righetto per l’estate imminente

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Se pensate di venire in montagna solo per divertirti, fare chiasso, baccano, baldorie, musiche da discoteca, beh, allora potete starvene tranquillamente a casa!

Comincia così l’“appello” dell’amico Matteo Righetto in vista dell’imminente stagione estiva e vacanziera nelle sue Dolomiti: lo trovate nel video sottostante che rilancio molto volentieri. Un appello peraltro validissimo per qualsiasi altra zona delle nostre montagne sottoposta al turismo più massificato, superficiale e meno responsabile.

La montagna è un luogo speciale che deve essere goduto in modo altrettanto speciale e, proprio per questo, veramente divertente e appagante. Viverlo con un atteggiamento da parco divertimenti non solo è stupido e irrispettoso, ma pure deprimente per chi assume quell’atteggiamento (oltre che per chi lo osserva).

D’altro canto sono certo che si stia diffondendo in maniera crescente una frequentazione turistica delle montagne sempre più consapevole, in primis da parte delle nuove generazioni. Compito fondamentale di chi ha a cuore il destino delle Terre Alte, secondo me, è fare in modo che non ci sia bisogno di dire a qualcuno privo di quella consapevolezza di non venire sulle montagne ma che si possa alimentare una cultura diffusa al riguardo per la quale quel qualcuno resti a casa propria o vada altrove di sua spontanea volontà. Ecco.

In cammino con Matteo Righetto “Per Silenzio e Vento” e valli e vette montane, e per noi

Penso spesso – o, meglio, ne sono intimamente convinto – che la montagna non ha bisogno dell’uomo mentre l’uomo ha bisogno della montagna. Esisterebbero lo stesso, le montagne, noi invece esisteremmo senza di esse? Sì, probabilmente, ma non bene come lo possiamo fare grazie ad esse, a ciò che ci sanno dare sia materialmente che immaterialmente, al senso delle nostre vite nelle quali – per le quali – scegliamo di salire verso l’alto, verso le vette, per godere di tutto ciò che ci sanno dare.

Tuttavia, ci sono uomini che servono alle montagne e abbisognano a noi che le frequentiamo (e anche a chi non le frequenta), perché hanno il dono di saper tradurre in voci e parole ciò che le montagne raccontano. E ce n’è bisogno perché molti altri uomini la montagna non la vogliono e non la sanno ascoltare, così da lasciare libera la propria prepotenza verso di essa con tutte le conseguenze dannose che ne inevitabilmente derivano.

Matteo Righetto è uno di quegli uomini, una di quelle persone che ci aiuta ad ascoltare, conoscere, comprendere le montagne: con la sua attività culturale, i suoi libri (bellissimi, da leggere assolutamente) e con “Per Silenzio e Vento”, il film che lo vede protagonista e che sarà presentato in anteprima nazionale sabato 25 aprile al Trento Film Festival 2026, del quale sarà l’evento di apertura: date un occhio qui per saperne di più.

La domanda da cui nasce il film è proprio quella accennata: se la montagna potesse parlarci, sapremmo ascoltarla? Da tale interrogativo si sviluppa il cammino e il racconto di “Per Silenzio e Vento” tra vallate e vette dolomitiche, un cammino che per Righetto si fa viaggio interiore nel quale l’alpinismo, il salire verso l’alto sulle vette montane, assume significati nuovi: diventa ascolto, relazione, responsabilità, esplorando il legame spirituale tra l’essere umano e l’ambiente montano. Un legame che ogni uomo ha dentro anche se poi non tutti manifestano frequentando le montagne, che le rende necessarie per chiunque come detto. Attraverso lo sguardo di Matteo Righetto e il suo incontro con alpinisti, studiosi e persone che in montagna vivono e lavorano (Reinhold Messner, Erri De Luca, Enrico Camanni, Katharina Lunger, Wafaa Amer), il film riflette sul valore etico dell’alta quota in un’epoca di crisi ecologica e di pressione turistica.

Trovate maggiori informazioni su “Per Silenzio e Vento” qui e, se potete e ne avete l’occasione, andate a vederlo. Sono certo che sarà un’esperienza che vi lascerà molto di buono e importante nella mente, nel cuore e nell’animo. Qualcosa di cui anche le montagne hanno bisogno.