La fine delle vacanze

Per certi aspetti è divertente già lavorare, dopo le ferie estive, prima che buona parte degli altri ricomincino a farlo. Ad esempio, in questa settimana mi sono divertito a constatare, giorno dopo giorno, il cambiamento nelle espressioni delle persone che ho visto in giro dacché al momento in ferie.
Lunedì, con quasi una settimana piena di vacanza ancora davanti, le facce erano sostanzialmente rilassate e allegre.
Martedì anche, suppergiù.
Mercoledì qualche ruga sul viso l’ho vista comparire, e qualche sorriso m’è parso più tirato.
Giovedì ho notato le prime espressioni a metà tra il confuso, lo sconcertato e l’affranto, e in generale ho visto facce meno allegre in proporzione a sempre più diffuse discussioni sulle ferie ormai prossime a finire.
Venerdì, tra tante espressioni più o meno desolate, qualcuno aveva già assunto la faccia di quello che pare gli abbiano sterminato la famiglia o, peggio, rubato l’abbonamento alla pay-TV per vedere le partite della propria squadra del cuore.
Infine sabato e domenica è giunto per molti il weekend più tragico ovvero più triste dell’anno, gli ultimi due giorni di vacanza che tuttavia, mentalmente e emotivamente, ancora “vacanza” ormai non lo sono più, quello che siccome è comunque un weekend bisogna essere allegri ma è come esserlo a bordo del Titanic dopo lo scontro con l’iceberg, con la nave già instabile e inclinata e senza scialuppe di salvataggio in vista.
Ecco.

In fondo con le vacanze finisce sempre così: non vedi l’ora che arrivino e, quando finalmente arrivano, non ti capaciti di come è possibile che siano già finite.
Se l’attesa del piacere è essa stessa il piacere, l’attesa della vacanza un po’ meno, già.

 

Un equivoco

Non so voi, ma io credo che, alla fine, sia tutto frutto di un banale equivoco: si lavora 340 giorni all’anno e si fanno 20/25 giorni di ferie, magari anche meno, invece era “340 giorni di ferie e 20/25 di lavoro”. Mi sa che sta qui il problema, forse.
Ecco.

Oggi, ultima puntata di RADIO THULE su RCI Radio, perché… ogni fine è un nuovo inizio!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, 1 luglio duemiladiciannove, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #16 dell’anno XV di RADIO THULE. Titolo della puntata, “Ogni fine è un nuovo inizio!”
Già, è l’ultima puntata di questa 15a stagione, e un po’ come nell’ultimo giorno di scuola, stasera si festeggia e si fa baldoria! Perché la stagione  con questa puntata si conclude, sì, ma come ha scritto Thomas Stearns Eliot «Ciò che diciamo principio | spesso è la fine, e finire | è cominciare.» Quindi, oggi finisce la stagione ma iniziano tante nuove cose, a cominciare (appunto!) dall’estate – qualche giorno fa – eppoi il periodo delle vacanze scolastiche, delle ferie, dei viaggi più o meno avventurosi ovvero, in genere, comincia il periodo dell’anno nel quale ci si rilassa e ricarica per poter poi affrontare una nuova stagione, qualsiasi cosa ciò significhi e comporti.

In ogni caso, baldorie a parte, non mancheranno anche in questa ultima puntata disquisizioni su temi di vario genere e, in particolare, proprio su cose interessanti da fare e da vivere in questo periodo estivo… e per la prossima stagione, come dicono i dj seri, «stay in touch!» : seguite il blog e sarete aggiornati sul futuro di RADIO THULE!

Dunque mi raccomando: ci sentiamo questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti, per avere RADIO THULE sempre con voi anche in vacanza, QUI! E, sempre come dicono i dj seri, «stay tuned!» BUONE VACANZE!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS;
– in streaming classico e HD su  www.rciradio.it;
– su TUNE IN;
– con il Player Android su Google Play;
– con il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Vacanze da “Belle Epoque” al Grand Hotel sui monti… questa sera alle 21.00 in RADIO THULE, su RCI Radio.

Questa sera, 13 maggio duemiladiciannove, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 14a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE intitolata “Saluti e baci dal Grande Albergo del Pertüs!

Sul crinale montano tra Lecco e Bergamo, a 1200 m di quota, dove le ultime punte del manzoniano Resegone lasciano il posto alla più placida dorsale del Monte Albenza, tra antichi castagneti e maestose faggete giace silenzioso un imponente edificio, di proprietà privata e in gran parte disabitato. Tanti escursionisti ne restano incuriositi e affascinati, chiedendosi cosa ci faccia un edificio così grande immerso nei boschi e lontano da tutto; i locali lo chiamano “il Convento”, perché sanno che per qualche tempo fece da colonia estiva seminariale. In verità, tale edificio ha una storia ben più vecchia e nobile, perché ai tempi della Belle Epoque fu uno dei primi alberghi di montagna di lusso delle Alpi lombarde, testimonianza singolare ed emblematica (non solo per la zona in questione) della nascita e dello sviluppo del turismo alpino: era il Grande Albergo del Pertüs, dal nome del vicino e angusto passo (“pertugio”, da cui il toponimo dialettale) che collegava il bacino del Lago di Como con le valli bergamasche.
Un edificio tutt’oggi assolutamente affascinante e in grado di narrare una storia tanto poco conosciuta quanto intrigante e sorprendente, nonostante la sua monumentale presenza lassù sui monti appaia così silenziosa… Una storia che vi narrerò in questa puntata di RADIO THULE, sicuro che anche in questo modo l’ex Grande Albergo del Pertüs vi incuriosirà e ammalierà.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 27 maggio, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

GGente che va in montagna

Sono reduce da qualche giorno passato in montagna e, devo confessare, in questo periodo di massima affluenza turistica “automatica” per le vacanze di fine anno in forza della quale giunge tra i monti un pubblico estremamente eterogeneo – fin troppo, in numerosi casi -, lo sguardo mi si fa irrefrenabilmente mordace (chiedo venia fin da ora per ciò) e la mente, di conseguenza, rispolvera le parole di Giusto Gervasutti scritte nel suo Scalate nelle Alpi quasi ottant’anni fa (il librò uscì in prima edizione nel 1945):

Io sono sempre stato fortemente convinto che, tra gli esseri viventi che abitano la Terra, l’uomo sia certamente il più brutto, ma ciò che si può osservare a Chamonix in fatto di campionario umano supera ogni immaginazione. L’ottanta per cento della gente che si vede girare per le strade, la quasi totalità di quella che regolarmente sale a Montenvers a contaminare il ghiacciaio, sembra inviata qui per una mostra particolare, vestiti nei modi più sgraziati possibili, in modo da aumentare la loro bruttezza. Persino i bambini seguono la sorte comune.

Così, di fronte a gente che “ammiro” muoversi su neve e ghiaccio indossando giubbotti di montone e mocassini o di contro bardata come se dovesse affrontare la traversata dell’Antartide a piedi (con relativa espressione facciale sgomenta), che vedo indicare e nominare con sicumera vette di montagne che in realtà si trovano dalla parte opposta a quella indicata o che non s’allontana di più di 50 metri dal proprio hotel per paura di perdersi, mi pongo il consueto quesito: è comunque un bene che siffatte brave persone senza alcuna consapevolezza (tecnica e culturale) dell’ambiente montano ci vadano, in montagna, sperando così che la fascinosa bellezza delle terre alte ne riattivi lo spirito (e agevoli una buona rieducazione al riguardo), oppure – un po’ come sosteneva indirettamente Gervasutti – c’è il rischio che le suddette brave persone finiscano per (o continuino a) contaminare la montagna con i propri modus vivendi bassamente metropolitani e consumistici in base ai quali ricercare nei monti niente più che un ennesimo banale divertimentificio in salsa alpestre?

Personalmente, trovo ancora difficile risolvere il quesito. Propenderei per la prima alternativa – in fondo è ciò che metto in pratica nelle mie attività sui territori montani – ma devo ammettere che la seconda a volte mi sembra ineluttabile e vanificante la prima. Ovvero che sia la prima a essere ineluttabile al fine di riuscire a vanificare l’altra, prima o poi. Ecco.

P.S.: l’immagine in testa al post (presa da qui) in realtà è estiva, ma il concetto è lo stesso. Sono turisti vagabondanti sui ghiacciai del Monte Bianco agghindati come per una passeggiata sul lungomare di Riccione. Già.