Più banche che panettieri

In Finlandia ci sono più filiali di banca che negozi alimentari. Sarà perché le banche hanno i mezzi per costruirsi le loro sedi, e i lattai e i panettieri invece no. O forse perché i soldi sono più importanti delle sane abitudini alimentari.

(Arto Paasilinna, Il liberatore dei popoli oppressi, Iperborea, 2015, pag.19.)

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Una “città nella città” per Robert Walser

La città svizzera di Biel/Bienne, grazie al lavoro dell’artista Thomas Hirschhorn, ha dedicato una monumentale installazione a Robert Walser, nato proprio a Bienne, uno dei più grandi scrittori elvetici e tra i maggiori del Novecento europeo, la cui opera ancora oggi suscita innumerevoli suggestioni, considerazioni, riflessioni, emozioni.

L’installazione artistica di Hirschhorn – in pratica una “micro-città walseriana” dentro la città di Bienne – è eretta davanti alla stazione ferroviaria di Bienne ed è aperta al pubblico fino all’8 settembre, tutti i giorni dalle 10:00 alle 22:00. L’entrata è gratis. Si estende su una superficie di 1300 metri quadrati ed è presentata come un’imponente struttura lignea che poggia principalmente su pallet. L’obiettivo è di invitare la popolazione a scambiare riflessioni sull’opera e la vita di Walser, anche attraverso un ricco calendario di manifestazioni culturali che ogni giorno prevede oltre trenta eventi. Dentro l’installazione, proprio come in una città ordinariamente abitata, si possono trovare una biblioteca, un asilo nido, uno studio televisivo, la redazione d’un giornale interno dedicato a Walser, residenze per scrittori, numerosi spazi di incontro e lavoro, una mensa-bar e molti altri servizi.

La Robert-Walser-Sculpture di Bienne rappresenta senza dubbio uno dei più originali e intriganti omaggi mai riservati a uno scrittore, peraltro capace, con la sua natura multiforme, di ben esprimere la complessità e la profondità dell’opera walseriana. Se entro l’8 settembre siete di passaggio da Bienne (città peraltro molto bella), se siete fan di Walser o ancor più se non lo siete e volete conoscerlo partendo da un punto di vista del tutto originale, visitatela: è certamente un’esperienza intensa e assai affascinante.

P.S.: cliccando qui potete leggere un articolo di “Swissinfo.ch” dedicato all’installazione, nel quale vedere anche un servizio video al riguardo.

Biblioteche e granai

Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.

(Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, Einaudi Editore, Torino, 1988/2014.)

I poveri che fanno la rivoluzione

In questo paese tutti si richiamano alla tradizione e la loro vera tradizione è di non rispettarne nessuna. Niente di più triste, in verità, di un paese abbandonato dalla Storia e che non si decide ad abbandonarla. Quando cambia di posto i suoi quattro mobili, il Povero è convinto di fare la rivoluzione.


(Ennio Flaiano, Nel Paese dei Poveri in Diario Notturno, Adelphi Edizioni, 1994-2010; 1a ediz. 1956, pagg.19-20. Fate clic sull’immagine, poi.)

Max Frisch, “Il silenzio. Un racconto dalla montagna”

«La montagna è scuola di vita». Così recita uno dei motteggi vernacolari più diffusi tra i frequentatori assidui dei monti, certamente tornito in una retorica d’antan che oggi appare un po’ pesante ma d’altro canto basato su una verità antropologica e culturale di antico lignaggio, almeno da che l’uomo ha cominciato a frequentare stabilmente le terre alte. La montagna che insegna a vivere con lo stretto necessario, a sfruttare al meglio il poco che offre, a sopportare la fatica e i sacrifici, a coltivare coraggio e ingegno ma pure intuito e passioni, ad acuire la personale sensibilità, a godere di paesaggi e di spettacoli naturali di bellezza assoluta, di luoghi dotati di energia e forza possente come le maestose e ardite vette alpine, che sembrano straordinarie manifestazioni cristallizzate nella roccia e nel ghiaccio, nonché in forme imponenti e bizzarre, dei sogni, delle paure e delle ambizioni umane. Al punto da avere attratto fin da subito gli uomini a salirle, anche prima dell’invenzione settecentesca dell’alpinismo, al fine di elevarsi dalla piattezza terrena e sentirsi più vicini al cielo, al sublime, all’infinito. Ma poi, appunto, per inseguire cimenti ardimentosi, per manifestazioni di forza, di audacia, per prove d’eroismo – che non di rado, poi, rappresentano un tentativo di rivalsa da quotidianità prive di slanci e di valori.
Proprio come accade a Balz Leuthold, il trentenne in crisi con se stesso e la propria vita le cui gesta narra Max Frisch ne Il Silenzio. Un racconto dalla montagna (Del Vecchio Editore, 2013, traduzione di Paola Dal Zoppo, postfazione di Peter Von Matt; orig. Antwort aus der Stille, 1937). Balz ha sempre voluto fare qualcosa di fuori dall’ordinario, nella sua vita: per distinguersi, per mostrare di cosa è capace, per non essere l’ennesimo e indistinguibile uno tra tanti,  ma non c’è mai riuscito. Ha un fratello più grande e, egli crede, più “realizzato”, una fidanzata che a breve sposerà; vive ai piedi delle Alpi, le montagne le ha sempre frequentate, le vette altissime e ardite lo attraggono da sempre: ha deciso, scalerà una di quelle vette lungo una via che nessuno mai ha saputo salire prima []

(Leggete la recensione completa di Il Silenzio. Un racconto dalla montagna cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)