«Cosa ho a che fare io con gli schiavi?»

Sia chiaro da subito: a me del fatto e del soggetto ai quali la notizia (“notizia”, poi!) fa riferimento non interessa assolutamente nulla. Mi preme invece rimarcare nuovamente la lucidità intellettuale e l’illuminante sagacia del professor Claudio Vercelli, sempre capace di leggere la realtà contemporanea con acume tale da rivelarne quella che, senza osare “titoli” troppo altisonanti, per essi appare come la verità più obiettiva ovvero, in quanto tale, quella troppo spesso ignorata, più o meno consapevolmente. Anzi, quasi certamente ignorata con consapevolezza, per quanto palesi il «senso profondo di sfascio», come scrive bene Vercelli, che sta “distruggendo” una parte fin troppo ampia del paese, che di tale distruzione ride e gode – alla faccia di tutti gli altri, perennemente poveri, mediocri e coglioni.

Cliccate sull’immagine per leggere il post sulla pagina facebook di Claudio Vercelli.

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I governi italiani

(Michael Wolgemut, “Dance of Death”, 1493.)
Pensavate voi, cari itaGliani, che i precedenti governi del vostro bellissimo tanto quanto miserrimo paese fosse i peggiori possibile, eh?!?
E invece no: quello in carica li sta ampiamente battendo!
Ma state tranquilli, che non è mica finita: di questo passo il prossimo, di governo, sarà ancora peggio. Già.

Perché il problema non sono i nomi, i simboli, i programmi, gli slogan, le post-ideologie o che altro.
Il problema non è tanto il contenuto, quanto il contenitore.
E il contenitore è in putrefazione, dunque mai (più) da esso potrà scaturire qualcosa di sano, di salubre, di benefico. Checché lo si colori di rosso, azzurro, giallo, verde o nero ovvero di qualsivoglia altra sfumatura cromatica.

Poi, ovvio, ci si può pure convincere che siano colori “bellissimi”, beandosene nell’ignara attesa della sempre più prossima fine.

And so, we will dancing on this grave

A proposito di “notizie importanti”…

Eh, la basilare, fondamentale, vitale “sfida del Natale”!
Ecco.

N.B.: il logo del canale televisivo tanto culturalmente e innovativamente “illuminante” è stato convenientemente mascherato al fine di non creare alcun shock psico-emotivo nei minori eventualmente capitati a leggere questo post.

Le notizie più “importanti”, e più inutili

Ma non sarebbe finalmente il caso di pubblicare un quotidiano sul quale non ci siano notizie relative alla “politica” e al relativo teatrino dei partiti e dei politici, se non quelle assolutamente fondamentali (e non sono più di quattro o cinque all’anno)? Non ci vorrebbe una buona volta il coraggio di ammettere che le suddette notizie che così tanto infarciscono gli organi di informazione italiani non sono altro che marchette da elargire a questo o quell’altro riferimento partitico, le quali all’opinione pubblica e al suo livello di cognizione civica non provocano altro che danni? Non dovrebbe essere la missione naturale e imprescindibile della stampa quella di comunicare al pubblico l’essenza dei veri fatti piuttosto della vuotezza di così tante parole, di informare e non di annunciare, di agevolare a chiunque la comprensione della realtà invece di appoggiare chi la vuole mistificare per propri esclusivi fini? O, più semplicemente, di comunicare notizie utili e importanti, non cronache arroganti e sterili?

Si dice tanto, e spesso, di come la “politica” abbia ormai raggiunti livelli infimi, eppoi quotidianamente le prime pagine ovvero le homepage di tutti i giornali o i sommari dei notiziari radiotelevisivi – senza contare gli innumerevoli talk show – traboccano di citazioni, dichiarazioni, asserzioni, provocazioni, blaterii, slogan, sparate, smargiassate, stupidaggini dei politici del momento. Ma, sinceramente, tale informazione politica cosa porta di buono e utile al paese, alla sua opinione pubblica, alla conoscenza della realtà dei fatti, alla consapevolezza civica delle persone? Veramente è il caso di consumare tonnellate di carta e inchiostro, o di energia elettrica e mano d’opera tecnologica ovvero di quant’altro di assimilabile, per comunicare “notizie” che non comunicano nulla e non fanno altro che peggiorare continuamente i suddetti livelli politici, quelli del pubblico confronto sociale, la chiarezza e la cognizione della realtà nonché, per inesorabile pandemia e conseguente circolo vizioso, la qualità dell’informazione e dei suoi organi?

Per me no, non è assolutamente il caso. E sono convinto che se la stampa sprecasse meno tempo nelle chiacchiere dei politici e lo impiegasse invece per diffondere notizie, cronache e approfondimenti su temi realmente importanti, il nostro mondo sarebbe molto migliore, meno ipocrita e incattivito, più consapevole e civile, ecco.
E magari la stampa, in tal modo, non sarebbe nemmeno così in crisi come pare sia, già.

La “sinergia totale” con la montagna?!?

Eh, in effetti perché dovrei sbattermi così tanto come faccio (parimenti ad altre attività) da qualche anno a questa parte al fine di strutturare e lavorare in progetti dedicati alla rinascita delle montagne, per studiare, comprendere e rinvigorire la storia, la cultura, la vita delle genti montanare, l’economia peculiare, le tradizioni e le conseguenti necessarie innovazioni, il Genius Loci da riscoprire, i territori da valorizzare e far rinascere, le relative politiche gestionali, la resilienza delle Terre Alte, l’antropologia e la sociologia, l’immaginario collettivo da rigenerare, il concetto di paesaggio, il neoruralismo e il neoumanesimo montano, il turismo consapevole e sostenibile, la salvaguardia dell’ambiente naturale, le prospettive di un futuro finalmente migliore perché innanzi tutto autoctono… perché tutto ciò, quando poi la sinergia totale tra uomo e montagna è questa qui?

Una sinergia totale tra uomo e montagna.

Ecco.
Ma porca miseria, chi l’avrebbe mai detto che in fondo era così semplice ottenerla? Idiota che non sono altro!


N.B.: sia chiaro, per gli eventuali “liberisti” o “benaltristi” all’ascolto, che personalmente non sono affatto contrario a nulla, se fatto con criterio, buon senso, onestà e consapevolezza di quanto si realizza, sia in senso intellettuale che materiale – anzi, ben vengano eventi del genere, nel caso. Ma sostenere emerite e degradanti cazzate come quella lì sopra pubblicizzata, che fornisce subito il “metro filosofico” dell’iniziativa in questione, è un atto di ipocrita e scellerata disonestà civica che può fare più danno, in prospettiva, di una violenta tromba d’aria. Sempre a mio personale parere, ribadisco.