San Simone e “il treno da non perdere”

Sono giorni e settimane decisive. San Simone è fondamentale per il rilancio dell’alta Valle Brembana. Questo è probabilmente l’ultimo treno disponibile per poter rivedere riaperta la stazione. Occorre non perderlo.

[Fonte: qui.]

San Simone si trova in Alta Val Brembana, sulle Prealpi Bergamasche, a 1670 m. di quota. È una ex stazione sciistica, chiusa dal 2017 per fallimento della società di gestione del comprensorio sciistico (Brembo Ski, che gestiva anche il comprensorio di Foppolo-Carona, fallita con notevoli strascichi giudiziari).

A San Simone si vorrebbero ripristinare e rinnovare alcuni degli impianti sciistici, con solite opere annesse (si veda il dettaglio nell’articolo cliccando sull’immagine), in un’area sciistica che come quota massima giunge a 2057 m, dunque appena oltre il limite climatico dei 2000 m ormai unanimemente considerato quello al di sotto del quale lo svolgimento di una stagione sciistica non è più garantita – nonostante la zona un tempo fosse particolarmente nevosa rispetto ad altre, ma è altrettanto inutile denotare che i cambiamenti climatici in corso stanno incidendo radicalmente anche sulle storicità del clima locale. Per fare ciò si vorrebbero spendere 2 milioni di Euro di soldi pubblici a fondo perduto (più altri 2 da privati ma al momento non pervenuti, si veda l’articolo come sopra); di contro nel progetto proposto non vi è traccia di altri interventi di turismo sostenibile e non sciistico.

Il progetto presenta numerose criticità: ambientali, climatiche, economiche, monoculturali (preponderanza ingiustificabile del turismo sciistico), assenza di valutazioni climatiche attualizzate e di conseguenti garanzie di sostenibilità di un’intera stagione sciistica e di gestione in attivo, assenza di progettualità strutturata e sviluppata sul medio-lungo periodo, assenza di valutazioni e formulazioni di proposte di fruizione turistica del luogo alternative e consone alla sua realtà, assenza di processi atti alla valorizzazione ambientale e culturale del luogo sviluppabili lungo l’intero arco dell’anno e non dipendenti dal solo comparto turistico.

Chiosa finale: tale progetto sarà pure «l’ultimo treno da non perdere» (altra versione della solita frase fatta spesso utilizzata dai sostenitori di tali progetti per tentare di giustificarli) ma, sfortunatamente per i suoi sostenitori, a San Simone la “ferrovia” del turismo del futuro in questo modo non ci passa proprio! Invece non sarebbe molto meglio pensare ad altre opportunità da “non perdere”, magari più attente al luogo e alle sue potenzialità effettive attuali e future, evitando che a perdere sia l’intero territorio e tutta la sua comunità residente?

P.S.: amici che sono stati a San Simone lo scorso 15 gennaio per praticare scialpinismo mi ha riferito di parcheggi stracolmi di auto e tanta gente in loco, nonostante il meteo non favorevole, come mai accadeva quando gli impianti sciistici erano aperti – una situazione parecchio frequente in tante altre località ex sciistiche, peraltro. Dunque? Di che stiamo parlando? O, meglio: di che stanno parlando quelli della citazione in testa al posto?

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Roberto Trussardi, “La Taverna del Diavolo”

cop_taverna_diavoloE’ un debutto di spessore sotto molti punti di vista, questo di Roberto Trussardi, avvocato bergamasco che “rilega” in un bel volume edito da Stampa Alternativa la vicenda di Simone Pianetti, anarchico di origini brembane che in un solo giorno, il 14 Luglio 1914, uccise sette compaesani colpevoli di averlo additato come un demonio proprio per quelle idee sovversive e/o alternative alla rigidissima ordinarietà quotidiana delle valli bergamasche, così rovinandogli totalmente la vita e spingendolo, appunto, alla più efferata delle rivalse.
La storia è reale, accaduta, sovente dura e violenta, cruda, seppur attenuata in molte sue parti in fumosi ricordi popolari già vicini ad un embrione di leggenda, dunque la “romanzatura” compiuta su di essa da Trussardi non può certo risultare forzata; di contro, la stessa storia pare veramente un copione cinematografico, per la sua complessità e la ricchezza di eventi: Pianetti, volenteroso di sfuggire alla povertà e alla monotonia, soprattutto intellettuale, della sua pur amata Valle Brembana, emigra in America, dove casualmente entra in contatto con gli ambienti anarchici italo-americani e in particolare con un personaggio che segnerà la sua vita e quella dell’intera Europa: Gaetano Bresci, assassino del re Umberto I nel Luglio 1900…

Leggete la recensione completa de La Taverna del Diavolo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!