Dal nuovo libro

Mi pare di essere qui da lungo tempo, non solo da pochi giorni; è come se sapessi dove porti quella strada laggiù, che devia a sinistra dal viale che sto percorrendo, anche se non l’ho mai percorsa. La dimensione urbana è diventata la mia, il Genius Loci cittadino si è infine posto al mio fianco, nel mio peregrinare tra le vie e le case. Quel Genius Loci che c’è ed è, sempre, ma che sovente resta invisibile, o ignorato – una antinomia che ricorda quella sul cambiamento del paesaggio; ma se un luogo è vivo, è perché in esso vive un Genius Loci. E non intendo vivo di persone, di genti, di traffici, di rumori o quant’altro di funzionale alla quotidianità, anzi: è proprio cercando di togliere (almeno dalla propria percezione, ponendoli in secondo piano) questi elementi “strumentali” che si può nuovamente svelare la più autentica anima del luogo, l’essenza che è dimora del suo genio. È su questa vitalità del “locus” che può crescere e prosperare qualsiasi altra vita, quella degli uomini che lo abitano e della loro civiltà in primis ma non perché siano preponderanti rispetto ad altre, semmai perché ne siano più dipendenti, o più gravanti, su di essa, nel bene e nel male.

Sì, è un altro estratto del mio nuovo libro, in uscita a breve e del quale vi ho fornito nei giorni scorsi altri brani e alcuni indizi fotografici riguardo il luogo che ne ospita la storia, da qui all’indietro. Non vi rivelo ancora di che città si tratti – d’altro canto molti l’hanno capito – ma in ogni caso manca ormai poco alla pubblicazione del libro e ogni “enigma” al riguardo, così come la sua storia particolare e per certi versi metaletteraria – per come misceli strettamente realtà e fantasia ma una “fantasia” assolutamente reale e una realtà che, grazie alla città stessa, diventa per molti aspetti “fantastica” – sarà svelato!

Inutile rimarcare che nei prossimi giorni scoprirete tutto quanto, qui sul blog. Stay in touch! – anzi, ribadisco meglio: hoiame ühendust!

Il muro tra il Messico e il Colorado

Quando non c’è, o viene a mancare, un’autentica e attiva relazione tra l’uomo e il territorio in cui vive o che deve gestire, inevitabilmente si guasteranno il territorio stesso, la sua identità culturale, la vita in esso e, dunque, l’uomo stesso che lo vive e abita. È un principio tanto semplice quanto fondamentale, questo, la cui inosservanza (spesso funzionale a meri e biechi tornaconti materiali) diviene la causa per molti dei problemi che i territori presentano, materiali e immateriali: il degrado di certe aree urbane, la proliferazione dei nonluoghi, la cementificazione selvaggia, i dissesti idrogeologici, la cattiva gestione delle risorse eccetera, così come la conoscenza pratica dei luoghi stessi, la loro geografia, la capacità di elaborare e comprenderne i paesaggi, il dialogo con il Genius Loci – senza contare poi gli stati di spaesamento, dissonanza e alienazione che tutto ciò finisce per provocare in molte delle persone che lo subiscono. Senza quella relazione (che nello specifico è di matrice antropologica ma, in senso generale, è direttamente attinente alla cultura storica dei luoghi ed ei territori in questione), e senza la sua proficua “coltivazione” culturale, si può anche costruire il luogo più bello del mondo ma, rapidamente, finirà in degrado e poi in rovina. Ciò vale per qualsiasi territorio e per chiunque lo viva, sia esso un abitante permanente, un visitatore temporaneo, un tecnico, un amministratore pubblico – personalmente lo constato quasi sempre, quando mi occupo di pratiche culturali per i territori di montagna, ambiti particolarmente esposti e fragili in tal senso ma, ribadisco, non c’è area antropizzata che ne sia esente.
Ecco.

Tutto ciò per dire che, ahinoi, nel nostro fake world contemporaneo sempre più simile a una distopia – termine che non a caso deriva dal greco antico “δυς-” (dys), “cattivo” ma che funziona anche come prefisso di negazione, e “τόπος” (topos), “luogo”, quindi cattivo luogo o non luogo – la situazione sopra illustrata ha raggiunto un livello di gravità tale da permettere che il territorio corrispondente alla più grande potenza del pianeta elegga a proprio presidente un tizio che dimostra quasi quotidianamente di non conoscere quel territorio che deve amministrare, ovvero che è privo della relazione di cui sopra ho detto, la decadenza di entrambi – territorio e potere che lo governa – è pressoché inevitabile.
E infatti è già in corso, come si può ben constatare.

No: come dovrebbero sapere tutti gli americani che abbiano fatto almeno qualche giorno di scuola (e che votano alle elezioni, tanto più), il Colorado non confina con il Messico.

Cliccate sull’immagine in testa al post per vedere il video relativo (in inglese, ma ben comprensibile nel senso anche da chi non conosca la lingua.)

Dal nuovo libro

Ecco: adesso del mio nuovo libro, in imminente uscita, avete pure un dettaglio della copertina (col sottotitolo) e del suo retro. Non vi resta che… il libro al suo completo, tra pochi giorni in tutte le librerie!
Intanto, per avere qualche altra informazione al riguardo, guardate qui

La bellezza del “brutto tempo”

Ormai io considero quelli che si fanno influenzare dalle previsioni del tempo – che buona parte dei sedicenti “meteorologi” sbagliano regolarmente – un po’ come quelli che seguono gli oroscopi dei rotocalchi di costume. Non solo perché determinano la loro vita reale quotidiana, e l’atteggiamento con il quale l’affrontano, su mere congetture che spesso non sanno nemmeno ben interpretare (ma ciò non sia una difesa per quei meteorologi incapaci, sia chiaro: la mia opinione su di loro è chiara e già nettamente espressa – qui, ad esempio), ma anche perché comportandosi in tal modo si perdono spettacoli di fascino raro e prezioso.

Così, sia il venerdì che il sabato del trascorso, piovoso fine settimana, io e il mio “segretario personale a forma di cane” (di nome Loki, per la cronaca) ce ne siamo andati sui monti sopra casa per boschi e radure, nella quiete pressoché assoluta data dall’assenza di altri umani (vedi sopra, appunto) e nel fantasmagorico paesaggio del bosco autunnale velato da nebbie e nubi basse e profumato dagli effluvi del terreno bagnato dalla pioggia.
Uno spettacolo assoluto.
Nonostante le strade forestali fossero piene di pozzanghere, i sentieri fossero fangosi, la vegetazione bagnata al punto che bastava sfiorarla per restare inzuppati, e nonostante la bellezza del luogo e dei suoi ampi panorami fosse relegata al ricordo di altri passaggi e alla fantasia, restando celata nella nebbia più o meno fitta.

Ma il paesaggio, qualsiasi paesaggio, che non esiste se non nella nostra mente ove si forma in base alla visione del territorio e dei luoghi, alla percezione e alla sensibilità relative, alle emozioni del momento e al bagaglio cultura che ci portiamo appresso, è ogni volta sempre diverso e sempre unico. In fondo, e per conseguenza, non esiste il “bel paesaggio” che tale più non è senza le condizioni giuste: questo è un giudizio basate su mere convenzioni estetiche e su convinzioni indotte, esattamente come non esiste il “brutto tempo” (nel senso di condizione meteorologica), semmai esiste un tempo che crediamo essere più funzionale ai nostri comodi e uno che lo può essere meno, ma spesso perché non vogliamo e non sappiamo considerarlo diversamente. La bellezza del paesaggio e dei luoghi è sempre lì, bisogna solo adattare ogni volta la sua percezione ed è in fondo ciò che, anche, la rende qualcosa di affascinante e comunque unica.

Insomma: io e il mio “segretario personale a forma di cane” siamo tornati alla base che era quasi buio e ci siamo divertiti un sacco. Anche se eravamo fradici, infangati e non avevamo visto quasi nulla. Uno spettacolo assoluto, ribadisco, ma solo per chi ne sa godere.

Incipit (del nuovo libro)

Sono le prime quattro pagine del mio nuovo libro, del quale vi ho già parlato più volte nei giorni scorsi sul blog – da qui all’indietro. Ormai manca pochissimo alla sua pubblicazione ma non vi svelo ancora il suo titolo, che contiene pure il nome del luogo in cui si svolge la storia narrata – un luogo, ovvero una città, tra le più sorprendenti d’Europa… Però vi svelo il sottotitolo, che a sua volta racconta molto della storia senza in verità svelare nulla…

Storia di un colpo di fulmine urbano

Ecco.
A prestissimo, con il libro pubblicato!

N.B.: ovviamente, cliccando sulle immagini potete aprire e leggere le pagine in un formato più grande.