Sostenere la cultura. Altrove, però!

Passata (si spera definitivamente) la fase più critica dell’emergenza coronavirus, e constatati i notevoli problemi da essa generati in molti ambiti tra cui uno di quelli più fondamentali per l’intera società, ovvero il comprato culturale, ecco che in Europa si cerca di far fronte a tali difficoltà e sostenere un così importante elemento civico e sociale per qualsiasi società avanzata.

In Germania è stato varato il Neustart Kultur, un maxi-programma da oltre 1 miliardo di euro a sostegno dei lavoratori del settore artistico e culturale e dell’intera infrastruttura che produce cultura creativa.

In Gran Bretagna un piano di simile entità finanziaria andrà a supportare l’intera industria culturale con sostanziosi aiuti in forma di prestiti, sovvenzioni, sostegni diretti, investimenti in progetti materiali e immateriali.

La Francia ha varato a sua volta un programma straordinario di sostegno alla cultura, articolato al punto da segna il ritorno in forza dello Stato nella promozione e nel potenziamento dell’educazione artistica e culturale.

In Italia invece… be’, ecco… ehm… ah sì, è ripartito il campionato di calcio, finalmente! Evviva! Così, anche se i teatri o le librerie non riescono a riaprire, oppure chiudono proprio, possiamo vedere la partita in TV! Bello, no?

Gli intellettuali esplosivi

[Foto di Andreas Praefcke, immagine autoprodotta, CC BY 3.0; fonte originaria qui.]

È stata creata una fortezza, piena di esplosivi intellettuali. Da essa volavano i proiettili contro il nemico.

Così disse Oskar Wälterlin, allora direttore della Schauspielhaus di Zurigo, del suo teatro, uno dei più importanti della Svizzera, quando dal 1938 in poi accolse molti attori e artisti scacciati dalla Germania nazista perché ebrei o oppositori del regime hitleriano, diventando «il più importante palcoscenico libero di lingua tedesca» e un «centro europeo della resistenza intellettuale» alle dittature che in quegli anni si erano imposte in molte parti d’Europa. La storia della Schauspielhaus, molto bella e assai emblematica (che peraltro continua tutt’oggi, essendo il teatro pienamente attivo), viene raccontata in questo dettagliato articolo di “SwissInfo”.

A me tuttavia qui preme mettere in evidenza la forza e il senso fondamentali di quell’affermazione di Oskar Wälterlin: la cultura come arma, esplosiva e letale, contro il “nemico” ovvero contro chiunque alla cultura e a ogni ambito ad essa affine – in primis la libertà, condizione essenziale perché la produzione e la conoscenza culturale si diffonda – voglia opporsi. Ed è inutile affermare quanti ancora oggi agiscano in tal modo, senza che si stiano vivendo tempi dittatoriali e liberticidi, almeno formalmente. D’altro canto la cultura è sempre considerata una nemica del potere, proprio perché “sorella di sangue” della libertà, dell’affrancamento sociale e intellettuale, dell’evoluzione umanistica che inevitabilmente è anche evoluzione politica, dunque elemento di evanescenza delle strutture del potere vigente, per loro natura conservatrici (anche, quasi sempre, quand’esse si considerino “progressiste”).

È essenziale che la cultura, e chi la produca e se ne faccia strumento, mantenga costantemente la propria esplosività, la carica “virtuosamente bellicosa” contro i suoi nemici. Ed è fondamentale che gli intellettuali (termine che a me non piace, qui lo uso come mera definizione di facile comprensibilità) siano coscienti di questa loro energia potenziale, di questo poter essere armi di difesa della libertà ovvero di attacco contro chi la osteggi, forse le più efficaci che vi siano al riguardo. Non esiste e non esisterà mai una “cultura di potere” o “di regime”, conformata e adeguata a qualsiasi autorità che governi attraverso strumenti coercitivi e illiberali, anche solo nella forma: ove si manifesti in questo modo, semplicemente non è cultura, è una sua deprecabile pantomima. Invece, in una società realmente evoluta e avanzata accadrebbe il contrario, sarebbe il “potere” ad appoggiarsi alla cultura – seppur la relazione tra i due elementi sarà sempre difficile: trattasi comunque di una possibile e non spontanea attrazione di opposti dalla conciliazione fin troppo delicata, almeno finché non esisterà un potere che promuova in modo crescente la libertà (spoiler: è pura utopia, visto che, al termine di un tale processo, dovrebbe autosopprimersi!)

Dunque, mi chiedo: lo sanno ancora, quelli della cultura, sono ancora consci della missione che devono portare avanti? Ce l’hanno ancora la carica esplosiva e l’innesco pronto? I “proiettili” – di cultura, arte, intelligenza, creatività, conoscenza, sapienza… l’arsenale è ben ampio al riguardo – sono ancora puntati contro i nemici? Oppure no?

Ecco. Il dubbio sovente ce l’ho, che in molti casi non sia più così, ma spero di sbagliarmi.

Il Principio di Peter e l’Italia

P.S. (Pre Scriptum): questo articolo l’ho scritto prima che “scoppiasse” l’emergenza coronavirus. Lo dico nel caso qualcuno ci volesse trovare riferimenti alla situazione attuale: se ci sono, sono certamente casuali.

C’è un principio, nella psicologia applicata alla gestione delle strutture gerarchiche, che sembra scritto apposta per l’Italia e per molti ambiti della vita istituzionale e pubblica (ma non solo) italiani: è il cosiddetto Principio di Peter, dal cognome dello psicologo canadese Laurence J. Peter, che lo formulò nel 1969 pubblicandone poi i dettagli in un libro intitolato proprio The Peter Principle, di grande fortuna editoriale in America.

Il principio, apparentemente paradossale – ma, appunto, apparentemente, in verità del tutto razionale in forza della sua oggettività nel rappresentare un diffuso vulnus nelle comunità sociali strutturate – dice:

«In ogni gerarchia, un dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza.»

Tuttavia il paradosso del principio diventa effettivo, in tutta la sua prorompente gravità, negli ambiti in cui le salite lungo scale gerarchiche venga determinate non più da competenze effettive ma da altri fattori che riescono a metterle in posizione secondaria. In poche parole: la politica odierna, nella quale i “leader” non sono più le figure più capaci e più preparate ma quelle che si sanno vendere meglio, spesso proprio sfruttando la loro incompetenza attraverso – ad esempio – sparate propagandistiche che si possono diffondere grazie alla rispettiva incompetenza culturale presente nell’opinione pubblica, che impedisce di svelare quelle sparate per ciò che quasi sempre effettivamente sono, delle gran scempiaggini.

In pratica, il Principio di Peter rappresenta un concetto antitetico, nelle strutture delle comunità democratiche, a quello di “meritocrazia”, che per certi ambiti non sarebbe a sua volta esente da critiche ma che per situazioni sociopolitiche parecchio degradate come quella italiana rappresenterebbe una buona soluzione al fine di rimettere in equilibrio le cose e promuovere un successivo sviluppo maggiormente virtuoso.

Guarda caso, in Italia il libro Il Principio di Peter (del quale in cima al post vedete la copertina originaria e quella dell’edizione più recente americane) non ha goduto di gran fortuna e oggi risulta fuori catalogo e non disponibile. Guarda caso, eh!

Tellin’ Tallinn on ArtIcon

La promozione, il coordinamento e l’ufficio stampa di Tellin’ Tallinn sono e saranno curati da ARTICON, una nuova e innovativa realtà nel campo del management culturale formata da un team di professionisti dedito alla promozione e alla valorizzazione del talento e delle opere di artisti, musicisti e scrittori.

ARTICON offre e propone talent management, organizzazione eventi, comunicazione e gestione della presenza in Rete e sui social media, pubbliche relazioni, ufficio stampa, sviluppo partnership, sponsorizzazioni, supporto logistico, assistenza fiscale, legale, valutazione sostenibilità progetti e molto altro. Il team di ARTICON si impegna costantemente ad aggregare, sostenere e promuovere gli artisti e i creativi che fanno parte della propria community incrementando la loro visibilità, facilitando lo sviluppo delle loro relazioni con il pubblico, la stampa e gli investitori e sviluppando dinamiche innovative di interazione e di condivisione delle esperienze.
Per qualsiasi info e contatto, potete scrivere a info@articon.it

Cliccando sull’immagine della home page del sito di ARTICON potrete invece accedervi e acquistare Tellin’ Tallinn in pre order direttamente dall’editore Historica, con uno speciale prezzo promozionale.

Io, fossi in me, ne approfitterei. Fossi in voi anche, mi auguro. 😉

INTERVALLO – Bellinzona (Svizzera), libreria “Lettera 9”

Lettera 9 è una libreria no profit voluta da Ondemedia – associazione che si occupa di servizi culturali e promozione del libro – e sita in Via Magoria 9 a Bellinzona, capoluogo del Canton Ticino.

Lettera 9 si profila come libreria second-hand offrendo un’ampia gamma di generi letterari: ticinensia & helveticae, arte, narrativa italiana e straniera, saggistica, edizioni per bambini, fumetti, vinile, cd & dvd, proponendo sempre nuove offerte di libri usati in ottimo stato con sconti al 50% al 70% sul prezzo di copertina.

Potete saperne di più cliccando sull’immagine in testa al post oppure qui, per conoscere meglio l’offerta culturali e i servizi di Ondemedia.