Dal nuovo libro

Mi pare di essere qui da lungo tempo, non solo da pochi giorni; è come se sapessi dove porti quella strada laggiù, che devia a sinistra dal viale che sto percorrendo, anche se non l’ho mai percorsa. La dimensione urbana è diventata la mia, il Genius Loci cittadino si è infine posto al mio fianco, nel mio peregrinare tra le vie e le case. Quel Genius Loci che c’è ed è, sempre, ma che sovente resta invisibile, o ignorato – una antinomia che ricorda quella sul cambiamento del paesaggio; ma se un luogo è vivo, è perché in esso vive un Genius Loci. E non intendo vivo di persone, di genti, di traffici, di rumori o quant’altro di funzionale alla quotidianità, anzi: è proprio cercando di togliere (almeno dalla propria percezione, ponendoli in secondo piano) questi elementi “strumentali” che si può nuovamente svelare la più autentica anima del luogo, l’essenza che è dimora del suo genio. È su questa vitalità del “locus” che può crescere e prosperare qualsiasi altra vita, quella degli uomini che lo abitano e della loro civiltà in primis ma non perché siano preponderanti rispetto ad altre, semmai perché ne siano più dipendenti, o più gravanti, su di essa, nel bene e nel male.

Sì, è un altro estratto del mio nuovo libro, in uscita a breve e del quale vi ho fornito nei giorni scorsi altri brani e alcuni indizi fotografici riguardo il luogo che ne ospita la storia, da qui all’indietro. Non vi rivelo ancora di che città si tratti – d’altro canto molti l’hanno capito – ma in ogni caso manca ormai poco alla pubblicazione del libro e ogni “enigma” al riguardo, così come la sua storia particolare e per certi versi metaletteraria – per come misceli strettamente realtà e fantasia ma una “fantasia” assolutamente reale e una realtà che, grazie alla città stessa, diventa per molti aspetti “fantastica” – sarà svelato!

Inutile rimarcare che nei prossimi giorni scoprirete tutto quanto, qui sul blog. Stay in touch! – anzi, ribadisco meglio: hoiame ühendust!

Dal nuovo libro

Ecco: adesso del mio nuovo libro, in imminente uscita, avete pure un dettaglio della copertina (col sottotitolo) e del suo retro. Non vi resta che… il libro al suo completo, tra pochi giorni in tutte le librerie!
Intanto, per avere qualche altra informazione al riguardo, guardate qui

Incipit (del nuovo libro)

Sono le prime quattro pagine del mio nuovo libro, del quale vi ho già parlato più volte nei giorni scorsi sul blog – da qui all’indietro. Ormai manca pochissimo alla sua pubblicazione ma non vi svelo ancora il suo titolo, che contiene pure il nome del luogo in cui si svolge la storia narrata – un luogo, ovvero una città, tra le più sorprendenti d’Europa… Però vi svelo il sottotitolo, che a sua volta racconta molto della storia senza in verità svelare nulla…

Storia di un colpo di fulmine urbano

Ecco.
A prestissimo, con il libro pubblicato!

N.B.: ovviamente, cliccando sulle immagini potete aprire e leggere le pagine in un formato più grande.

Verso il nuovo libro

Poi viene il tempo di tornare, appunto, di tornare nelle proprie membra quotidiane inesorabilmente funzionali ad altri moti – non necessariamente meno intensi, appassionati o sospirati. No, semplicemente altri, di altra specie per altri luoghi, tempi, legami, verità. La mia vita abituale è altrove, con tutte le sue cose belle e meno belle, le sue quotidianità, i doveri, le responsabilità e i crucci che animano quello spicchio di mondo in tal senso ordinario nel quale sono, per la maggior parte del mio tempo. Vi ci torno con mente e animo sereni, perché ogni viaggio lontano dalla vita di sempre è utile, e spesso indispensabile – a volte pure ineluttabile – a poterla conoscere, capire, governare e vivere sempre meglio nonché, anche per questo e per tutte le sue impellenze quotidiane, a farne la svolta di quel circolo virtuoso che mi indurrà nuovamente a girare e fluire verso la svolta opposta – a partire, a rimettermi in viaggio, a volgere sguardo, mente, cuore e animo ancora verso settentrione, di nuovo oltre le brecce che rompono e vincono l’altrimenti insuperabile muraglia alpina, baluardo possente che mi separa dalla meta par excellence e che al contempo, me ne convinco, la protegge, la salvaguarda – anche dalla mia inquietudine, lo ammetto. È un circolare vibrante e partecipe, un orbitare armonioso attorno ad un nucleo di purissima vita che fa di ogni possibile quotidianità, che sia ordinaria o meno, qualcosa di veramente bello da vivere.
Viaggiare per partire, partire per arrivare e fermarsi e poi rimettersi in viaggio. Il viaggio è la meta solo se vi è una meta verso cui viaggiare, che poi la si raggiunga o meno.

Nasce un po’ da qui, da questo passaggio di Lucerna, il cuore della Svizzera, la storia e la narrazione del nuovo libro in imminente uscita, del quale vi ho presentato qualche estratto nei giorni scorsi qui sul blog. Ovvero: il nuovo libro è conseguenza del precedente e ne rappresenta una evoluzione tanto naturale quanto sorprendente (capirete in che senso se e quando lo leggerete) ma, nel principio e in senso concettuale, nasce da questa necessità che ogni viaggio non sia l’inizio e la fine di un moto, di uno spostamento nel mondo più o meno lungo e lontano, ma la tappa di un “macroviaggio” per il quale il ritorno a casa è sempre funzionale a una ripartenza, a breve oppure no, non importa questo. E sia ben chiaro: ciò non comporta che ogni singolo viaggio perda il suo valore e la sua unicità, un simile problema nemmeno si pone. Perché, come ho già scritto altre volte, in verità – dal mio punto di vista e ispirandomi a Pessoa e alle sue osservazioni sul viaggiare (ma non solo a lui) – il viaggiatore è il viaggio. Perché non c’è viaggio “vero” la cui meta non sia dentro di chi lo compie, e dunque non è tanto una questione di viaggi singoli, di partenze arrivi, ritorni e ripartenze e non lo è se e quando il viaggio lo abbiamo dentro ed è ininterrotto, perenne, in realizzazione durante ogni singolo istante della propria vita, anche nei moti più banali, ordinari, quotidiani. Perché anche “viaggiando” lungo il tratto di strada tra la propria casa e il luogo dove si lavora, ad esempio, il mondo non è mai lo stesso, mai, anche se così a noi può sembrare: basta un piccolo elemento – la luce del cielo, le ombre, il colore della vegetazione, le condizioni meteo ma pure la nostra condizione emozionale, la nostra sensibilità percettiva del momento, lo stato d’animo, i pensieri in elaborazione nella mente o ciò che abbiamo saputo su quel luogo nel quale transitiamo e che la volta precedente non sapevamo – a cambiare tutto, e a generare ogni volta un nuovo viaggio da quello che altrimenti ci sembrerebbe il solito banale spostamento.

Ecco. Per tali motivi nel nuovo libro vi racconterò di un certo luogo ma non solo di quello e, in fondo, vi narrerò di ogni luogo, anche il più ordinario. Se il viaggio è in noi, ogni luogo è meta di un viaggio e ciascun viaggio diventa unico e di valore, anche se fosse la millesima volta che lo compiamo. Che è quanto mi piacerebbe che rappresentasse il mio nuovo libro: qualcosa di valore perché in grado di narrare una “mia” storia che possa essere anche la vostra.

Nel plesso solare cittadino (Tallinn, 2015)

(Il seguente testo è parte di uno scritto inedito sulla città di Tallinn. Potrebbe essere pubblicato, in futuro; quando, di preciso, ancora non lo so. Ma, come per “Lucerna, il cuore della Svizzera”, non dovete pensare che sarà una mera guida di viaggio, ancorché letteraria. O meglio, sì, lo è: ma d’un viaggio interiore, in un luogo dal quale farsi visitare, più che viceversa. Perché alla fine questo è il vero scopo di un viaggio nel senso più pieno del termine: il suo autentico, necessario compimento.)

tallinnaraekojaplats_jaaknilsonRaekoja plats, a nemmeno 100 metri dalla sede dell’ambasciata italiana, è una di quelle piazze che non c’è bisogno di visitare. Intendo dire, che non si debba esplorare a destra e a manca come si potrebbe fare con altri slarghi urbani similari, posti più o meno in centro alle proprie città e dunque di esse rappresentanti il cuore, architettonico, monumentale, sociale, antropologico pure.
Monumentale in senso classico non lo è, a parte (ma poi nemmeno così tanto, in tema di dimensioni) per il Municipio, edificio che pare uscito da un romanzo fantasy bizzarramente utopico – anzi, eutopico, per citare il noto gioco di parole originato da Tommaso Moro nel suo (quasi) omonimo romanzo, il quale incrociò le simili ma non analoghe etimologie greche οὐ (“non”) e τόπος (“luogo”) per utopia, con il significato di “non-luogo” (ben diverso dall’accezione contemporanea teorizzata da Marc Augé) e εὖ (“buono” o “bene”) e τόπος (“luogo”), per eutopia, che significa quindi “buon luogo”. Da cui si deriva che utopia ha il significato di “luogo bello ed irraggiungibile”, il che non può essere vero che per metà, tutt’al più, visto come dai selciati prospicienti il Municipio, ovvero da Raekoja plats, ci si finisca piuttosto inevitabilmente per passare, qualsiasi sia il peregrinare cittadino, qui.
Un edificio a metà tra un tipico palazzotto gotico teutonico e un astruso minareto, per via della sia esile torre che, si dice, venne realizzata proprio in base alle indicazioni di un viaggiatore locale appena tornato dall’Oriente, insomma. Per i restanti tre quarti della sua estensione più o meno trapezoidale, invece, Raekoja plats è contornata da edifici ordinariamente tipici e trasformati per la quasi totalità in ristoranti, a loro volta più o meno tipici, forse fin troppo turistici e quasi tutti eccessivamente cari per gli standard economici locali. Per questo, mi pare, la piazza non è di quelle da visitare, semmai c’è da mettersi più o meno nel suo centro e lì stare, osservando tutt’intorno la vita cittadina che scorre e fluisce, seppur piuttosto disturbata dai frangenti turistici.
Ma è bello starsene nel centro del centro della città – dacché se Toompea è il cuore, di Tallinn, qui sono nel suo plesso solare, quello che le discipline orientali individuano come la sede di ciò che comunemente si definisce ego, cioè la percezione che abbiamo di noi stessi. Stando qui, posso percepire l’ego della città, ecco. E’ il centro spaziale ovvero geografico (abbastanza preciso) dunque bari-centro urbano ma anche centro temporale, centro storico – non solo nel senso di “antico” -, centro sociale e sociologico, centro vitale. Ho persino ipotizzato di starmene qui per una giornata intera, supponendo (ingenuamente, certo, non sfuggo da ciò e nemmeno voglio) che in questo centro cittadino “assoluto” inevitabilmente – anche solo per pura statistica – tutta la città prima o poi deve passare.
Per tale motivo, ma in fondo non solo per esso, me ne sto qui, più o meno nel centro della piazza, appunto, a guardarmi intorno, come se ne fossi il fulcro, il perno sul quale la piazza e la città tutt’intorno ruoti. Osservo ogni cosa: i profili dei tetti delle case che la contornano, il baluginio della luce sui vetri delle finestre, le insegne dei locali, la trama del selciato pietroso, le persone che transitano, le loro traiettorie random cercandovi algoritmi di moto, le loro movenze, espressioni, sguardi, atteggiamenti. Gioco con lo sguardo come ho fatto lungo Pikk, ridefinisco ad ogni istante la dimensionalità esteriore del luogo e parimenti quella interiore, che mi si genera dentro in modo da rendere percepibile e comprensibile la mia presenza in essa.
Mi sembra di intuire che veramente il luogo sia eutopico: buono, gradevole e gradito, ameno, accogliente, rasserenante. Non giungo fino a pensare che sia questo l’ego autentico cittadino, tuttavia mi pare di capire che queste siano le peculiarità primarie della sua anima, almeno ora – ma non solo: in fondo c’è pure molto della sua pelle, della sua fisicità più concreta e pratica. L’edificio storico, le case tipiche tutt’intorno, i ristoranti che offrono cucina estone ma pure pizze o altro di meno locale e laggiù anche quello russo, a rivendicare orgoglioso la propria presenza, lo spandersi dei tavoli sul perimetro della piazza ad uso e consumo del turismo più ordinario, i soliti artisti di strada, l’altrettanto solita e turistica carrozza d’epoca trainata dai cavalli, un mendicante del tutto dignitoso. La storia passata, quella più recente e quella contemporanea, il turismo quale motore economico ormai fondamentale, i luoghi comuni e le mai del tutto celabili problematicità. Ma devo ammettere che il tutto è, per così dire, armonizzato, non stridente, plastico. Eutopico dacché eufonico. Almeno per chi si ritrovi a vivere la città nel modo in cui io la sto vivendo, almeno per chi di essa voglia cogliere gli aspetti più evidentemente identificanti ed edificanti – sarà perché sono qui per qualcosa di totalmente edificante per me, se s’avverasse.