GeographicArt #6

(Cliccate qui, per capire meglio perché vi proponga carte geografiche.)

[Per ingrandire l’immagine, cliccateci sopra.]
L’Italia è ricca di produzioni agricoli e enogastronomiche tipiche, al punto che le statistiche rivelano come dal punto di vista turistico l’attrattiva legata al cibo italiano è quasi paritetica a quella nei confronti dei luoghi d’arte. E tra quelle produzioni, il vino la fa sicuramente da padrone, visto che non c’è regione d’Italia che non sappia offrire numerose eccellenze al riguardo le quali possono pure determinare una particolare geografia del paese, di primo acchito enologica ma in realtà profondamente culturale. Ecco dunque qui sopra una raffigurazione “geoenologica” dell’Italia con alcuni dei principali vini e vitigni regionali: non è che una minima selezione della gran varietà presente nel paese (e di sicuro immagino che ne manchino taluni fondamentali; d’altro canto la mappa è certamente più estetica che “tecnica”) ma, al di là di ciò, appare comunque una significativa dimostrazione di come la geografia del mondo che abitiamo non è solo una questione di morfologie, orografie, idrografie, di confini o quant’altro di simile ma, su una carta geografica, c’è molto di più, a volte forse invisibile ma sicuramente presente, intuibile e, in effetti, altrettanto importante per definire quel nostro mondo abitato e vissuto.

Riccardo aveva ragione (pare)

[Cliccate sull’immagine, tratta dall’articolo di “Tio.ch” linkato qui sotto, per ingrandirla.]
Arrivano le prime conferme scientifiche alla previsione di Riccardo, il riccio (Erinaceus europaeus) che frequenta abitualmente il mio giardino di casa, il quale quest’autunno, prima di andare in letargo, mi aveva confidato che a suo parere la stagione invernale allora prossima e che ora stiamo vivendo nei suoi ultimi scampoli (?!) si sarebbe rivelata come una delle più calde di sempre – ve lo avevo raccontato qui.

Ecco dunque quanto riporta al riguardo MeteoSvizzera, il prestigioso ente meteo-climatico elvetico, per come ne riferisce questo articolo di “Tio.ch”:

A sud delle Alpi l’inverno non è mai stato così mite e secco come quest’anno. Che sia stata una stagione anomala ce n’eravamo accorti tutti, ma ora arriva la conferma anche da MeteoSvizzera, che per analizzare l’andamento climatico può basarsi su misure sistematiche raccolte a partire dal 1864.
Nonostante manchi ancora qualche giorno alla fine dell’inverno meteorologico – che contrariamente a quello astronomico comprende i mesi di dicembre, gennaio e febbraio -, tenendo conto delle previsioni per i prossimi giorni si possono già trarre le prime conclusioni sulla stagione che sta per concludersi e inquadrarla da un punto di vista climatologico. A sud delle Alpi l’inverno 2021/22 terminerà con una temperatura media di 1.8°C superiore alla norma 1991-2020, mentre il totale di precipitazione sarà inferiore a un quarto del valore normalmente atteso, più precisamente risulterà pari al 22% di esso. In passato una stagione invernale mite e asciutta come quella che si sta per concludere non era mai stata registrata. […]

Attendo ulteriori comunicazioni sulla questione, ora che la fine dell’inverno è ormai prossima, ma fin d’ora credo, come avevo già scritto nel mio articolo sopra linkato, che il riccio Riccardo, ovvero il suo istinto animale che chissà quali percezioni sfuggenti a noi umani coglie le proprie informazioni, finirà per avere ragione. Purtroppo.

La previsione del riccio

[Foto di Alexas_Fotos da Unsplash.]
Riccardo*, il riccio (Erinaceus europaeus) che frequenta abitualmente il mio giardino di casa, quest’autunno, prima del letargo, mi aveva detto che a suo parere la stagione invernale allora prossima e che ora stiamo vivendo sarebbe stata designata come una delle più calde di sempre. Lì per lì io avevo pensato che esagerasse, che fosse un tanto per dire, mi chiesi che ne poteva sapere al riguardo visto che in quel momento l’inverno era ancora lontano. Poi, nelle settimane seguenti, c’ho riflettuto sopra, e ho convenuto che nei confronti della pur strabiliante tecnologia umana atta al rilevamento e all’elaborazione dei dati climatici, sensori, satelliti, software eccetera, l’istinto animale ha ancora qualcosa in più, forse. Dunque ora sono curioso di leggerli, quei dati scientifici, quando a fine inverno verranno diffusi, per scoprire se Riccardo aveva ragione oppure no. Anche se qualcosa mi dice che sì, ce l’ha. Già.

*: sì, ovviamente c’è un motivo per il quale si chiama così.