Clima, cibo e natura del futuro, in Valtellina

Si sente dire e si legge spesso di enogastronomia come valore culturale e identitario per i nostri territori, in particolar modo per quelli dotato di una secolare e peculiare tradizione di pietanze storicamente e antropologicamente referenziali: ottima cosa, salvo che non di rado il tutto si risolve in una banalizzazione commerciale – pur a volte in buona fede, certamente – legata al mangiare e bere certe cose perché turisticamente attraenti, che dimentica completamente o quasi l’aspetto culturale dietro il cibo e la relazione che lo lega al territorio nel quale viene prodotto e mangiato. Sia chiaro: sempre meglio gustarsi una polenta (a patto che sia autentica) in una confusa e ordinaria sagra paesana che del cibo industriale in un fast food, ma certamente un maggior approfondimento riguardo la cultura enogastronomica locale, sia dal punto di vista storico che da quello contemporaneo, non farebbe male alla salvaguardia di quei cibi così peculiari – tanto più se sono pure gustosi, ovviamente!

Insomma, è questa una piccola riflessione personale per presentarvi l’evento valtellinese di domani a Montagna in Valtellina, la cui locandina vedete lì sopra, che sicuramente va nel senso da me accennato e nel quale si disquisirà di cultura gastronomica in modi affatto superficiali e finalmente approfonditi. Perché è assolutamente vero che per certi territori peculiari, quelli montani ad esempio, mangiare i cibi locali significa per molti versi nutrirsi di quelle montagne, il che è un modo ulteriore per alimentarsi – materialmente e immaterialmente – della loro cultura e della bellezza del loro paesaggio. Qualcosa che non può che farci del gran bene, dunque.

Se siete in zona e potete, partecipate. Sono certo che si rivelerà una serata estremamente interessante.

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L’orizzonte dell’Adamello per Barry Lopez, lunedì 2 gennaio

Ho scritto qualche giorno fa dell’uscita di Horizon di Barry Lopez con la traduzione e cura di Davide Sapienza per l’editore Black Coffee: un libro imprescindibile sotto ogni punto di vista, da non perdere. Al punto che non sono perdibili nemmeno le presentazioni del libro che stanno per partire, alle quali fin da subito invito chiunque a partecipare.

La prima di esse sarà a Vezza d’Oglio, ai piedi delle scintillanti vette dell’Adamello, lunedì 2 gennaio alle 21.00, con la presenza imprescindibile dello stesso Davide Sapienza. Un’ottima occasione anche per chi stia trascorrendo in zona le festività e le relative vacanze per conoscere il libro, ascoltarne la narrazione sempre intrigante di Davide e per poi osservare con sguardi nuovi, più intensi e più consapevoli il paesaggio d’intorno e ogni altro luogo naturale di questo nostro mondo. E se stessi ovvero tutti noi stessi che lo viviamo.

Un “orizzonte” e un libro imprescindibili

«A metà tra sogno e appello urgente, Horizon è un libro incantevole e crudo, una storia della condizione umana universale, che ha come sfondo alcuni dei luoghi più incantevoli del pianeta» (“The New York Times Book Review”).

«Reportage, memoir e diario di viaggio: un libro così coinvolgente da meritare una categoria a sé» (“Washington Post”).

«Il coronamento dell’opera di un autore leggendario» (“Outside Magazine”).

Barry Lopez è una figura imprescindibile. In senso generale, sì, non solo per chi si occupa di Natura e paesaggi o per gli appassionati di tali temi oppure per i viandanti negli ambienti naturali, ma lo è per tutti. Perché pochi come Lopez hanno saputo scrivere del nostro pianeta, e della relazione che la civiltà umana intesse con esso, con maggiore sensibilità, lucidità, passione, intensità, intelligenza. E sapere che da qualche settimana anche in Italia è disponibile Horizon, uno dei suoi volumi più importanti (pubblicato da Black Coffee: applausi!) e che ha la traduzione e la cura dell’amico Davide Sapienza, a sua volta una figura fondamentale negli ambiti suddetti oltre che confidente di lunga data di Barry Lopez, è qualcosa di bello e, a suo modo per così dire, di imprescindibile – sicuramente lo è la lettura del volume, tutto il resto lo sarà di conseguenza.

[Barry Lopez, foto di David Littschwager. Fonte qui.]

Fra le pagine di Horizon viaggiamo in compagnia di Barry Lopez attraversando sei regioni del mondo, sei paesaggi agli antipodi: dall’Oregon all’Artico, dalle Galápagos ai deserti africani, da Botany Bay in Australia alle calotte di ghiaccio in Antartide. In queste esplorazioni l’autore, considerato il grande cantore del paesaggio americano, ci invita a osservare i dettagli minuti e le questioni imperative della nostra epoca, e a ripercorrere il passato – passando da Cape Foulweather, dove avvenne il primo approdo di James Cook sulla costa occidentale del Nord America, alle isole che duecento anni fa videro nascere la teoria evoluzionista di Darwin. Muovendosi sulle tracce dei popoli preistorici, dei coloni e dei nativi, Lopez ci porta infine a guardare in faccia il presente, e a domandarci chi siamo e quale speranza ci resta per il futuro.

Horizon, pubblicato negli Stati Uniti appena prima della morte di Barry Lopez (avvenuta nel dicembre 2020) e considerato dalla critica il suo capolavoro, ci aiuta a osservare il mondo in maniera diversa, conservando un senso di ottimismo per ciò che attende noi e il posto che chiamiamo casa.

Ribadisco: Horizon è un libro di lettura imprescindibile – come tutti gli altri di Lopez, d’altro canto. Per capire meglio il mondo in cui viviamo, per viverci meglio, per capire e vivere noi stessi meglio.

P.S.: un ringraziamento colmo di ammirazione va anche a Davide Sapienza, il cui lavoro di traduzione e curatela del volume so essere stato a dir poco imponente ma, anche per ciò, oltre modo prezioso.

Fare cose belle e buone, in montagna. A Erl (Austria), ad esempio

[Immagine tratta da www.kufstein.at.]

Un amministratore locale “medio” delle Alpi italiane si trova a poter spendere un tot di milioni di Euro di soldi pubblici: che ci fa? Salvo poche eccezioni, probabilmente impianti e piste da sci, anche se non soprattutto a meno di 2000 m di quota, altitudine sotto la quale la scienza dimostra con dati ineluttabili che nevicherà sempre meno e farà sempre più caldo. Dove invece non impera la monocultura dello sci, tanto adatta a spendere facilmente soldi e a ricavarne altrettanto facili tornaconti quanto del tutto fuori dal tempo e sovente degradante le montagne alle quali viene imposta, si può avere la mente libera e sensibile a idee differenti, innovative, realmente capaci di cambiare quei paradigmi fallimentari prima citati. A Erl, piccolo comune in Austria nel distretto di Kufstein (a nord di Innsbruck), ove sono comunque presenti rinomati comprensori sciistici, hanno deciso di investire 36 milioni Euro (cifra che qui vale come tre impianti sciistici e relative infrastrutture, più o meno) in un’opera culturale che ha rilanciato in maniera preponderante e sorprendente l’intera zona: la Festspielhaus, una modernissima sala per concerti ed eventi artistici da ben 862 posti a sedere e un palcoscenico addirittura più grande di quello dell’Opera di Vienna, che offre un calendario costantemente ricco di proposte di altissimo livello registrando di frequente il tutto esaurito, con numerosi visitatori che giungono anche da molto lontano, oltre a rappresentare un’opera di architettura contemporanea che anche per ciò è diventata una rinomata attrazione turistica e culturale.

Come scrive Paolo Martini nel suo blog su “Il Fatto Quotidiano” in un articolo significativamente intitolato Non di solo sci vive la montagna,

La Festspielhaus è stata costruita tra il 2010 e il 2012 ai margini del bosco dallo studio viennese DMMA di Delugan Meissl, gemello post-moderno di una vicina e precedente costruzione di cemento bianco a forma di torre, la celebre Passionsspielhaus, dedicata alla grande rappresentazione popolare della Passione, cui partecipano dal 1613 quasi tutti i millecinquecento abitanti del paese, ogni sei anni, e che a sua volta è diventata una celebre attrazione turistica della regione a nord di Innsbruck. Fa impressione pensare che un paesino tra i tanti, lungo l’Inn, abbia voluto costruirsi un palcoscenico di 450 metri quadrati e una splendida platea per quasi novecento spettatori, in grado di garantire visuale e acustica pressoché perfette per ogni ordine di posto. Nel periodo natalizio la programmazione del Festspielhaus di Erl riparte alla grande, tra concerti e opere di altissimo livello, tal quale durante la stagione estiva.

Ecco. Per tutti quelli che dicono che chi è contro i nuovi impianti di sci non vuole che si faccia alcunché in montagna, magari tacciandolo di essere un «integralista del no» (definizione spesso sulla bocca dei sostenitori della monocultura sciistica): la questione è semmai che non si possono fare cose illogiche, insensate, fuori contesto, prive di visione e progettualità futura per di più spendendo soldi pubblici, ma si possono (anzi, si devono) fare cose dotate di buon senso e realmente capaci di sviluppare e valorizzare il luogo nel quale vengono realizzate, anche perché fatte spendendo soldi pubblici dei cui benefici concreti si dovrebbe sempre rendere conto, così come dovrebbe riconoscere le proprie responsabilità (anche giuridiche) chi impone opere e progetti palesemente fallimentari le cui conseguenze deleterie non tardano a manifestarsi.

Tuttavia, sono discorsi semplicissimi da capire per chiunque ma, temo, ancora troppo complicati per quei citati personaggi pubblici; d’altro canto, chi non ha orecchie per intendere non intende nulla, già.

N.B.: altre cose belle e buone fatte in montagna: