L’agonia dello sci, sulle Alpi italiane

Anche The Guardian, d’altro canto uno dei più prestigiosi quotidiani del mondo, si accorge e si occupa della lenta ma inesorabile agonia dell’industria dello sci sulle Alpi Italiane, in forza dei cambiamenti climatici in atto tanto quanto di gestioni economiche delle stazioni sciistiche sovente scellerate anche perché legate a schemi, strategie e convinzioni di un’epoca ormai passata – quanto meno perché allora nevicava con regolarità.

Eppure, gli unici che ancora pare non si rendano conto della realtà dei fatti e della loro stessa sorte segnata sono proprio molti di quei gestori delle stazioni sciistiche. Salvo rarissimi casi, alla guida di società che economicamente sono entità morte che camminano solo perché sostenute dai puntelli del finanziamento pubblico, e che rischiano di portare alla morte pure l’intero territorio in cui operano con il suo patrimonio ambientale, sociale e culturale dacché incapaci di ammettere quella realtà dei fatti e di ripensare il proprio operato ovvero di provare a guardare un poco di più verso il futuro, piuttosto di rimanere ancorati ad un presente che scivola via dal passato per restare incastrato dentro cumuli di neve artificiale – che quei gestori dissennati ancora credono sia una soluzione ai loro mali e che invece finirà per seppellirli definitivamente, basti constatare il costo di produzione annua citato dal The Guardian. Come fare buchi nello scafo di una nave che sta già affondando, in pratica.

Cambierà qualcosa, visto che la situazione climatica non cambierà affatto e tanto meno quella economica? A sentire i discorsi che personalmente odo da qualche mese a questa parte, ovvero da quando l’Italia, con Milano e Cortina, si è aggiudicata le Olimpiadi Invernali del 2026 con relativi giri di denaro, temo che cambierà qualcosa ma ancora in peggio.

D’altro canto, come dico spesso, è da sempre l’uomo ad avere bisogno della montagna, non viceversa. E se l’uomo è talmente dissennato da continuare a scavarsi la fossa sotto i propri piedi nonostante gli ammonimenti, quando ci cadrà dentro e non saprà più uscirci la eco dei suoi lamenti i monti la faranno tornare a lui stesso, non ad altri.

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo del The Guardian – in inglese, ovviamente, ma di elementare comprensione e corredato di immagini fotografiche emblematiche.

La prima neve

La notte scorsa è comparsa la prima neve, sui monti sopra casa: una leggera polvere bianca, dai 1700 metri in su, a coprire le vette e rinfrescare a modo l’aria mattutina.

È sempre un piccolo evento, la prima nevicata della nuova “brutta stagione”, per qualcuno deprimente in quanto segnala l’imminente ritorno dell’inverno e del freddo (ma chissà quanto, poi, coi cambiamenti climatici in corso), per altri allettante dacché annuncia pure future giornate e vacanze sciistiche, ma comunque suggestivo per come sappia cambiare di colpo il paesaggio con quel tono bianco e apparentemente neutro capace tuttavia di non rendere affatto neutrale ad esso lo sguardo, la mente, l’animo. Pur se la si osserva da lontano, la neve, la mattina magari mentre si va verso il luogo di lavoro e le solite mansioni quotidiane: sa concedere quel quid di inopinata e stimolante diversità alla giornata che – ci scommetto – in chiunque dona anche solo qualche attimo di piacevolezza.

Ricordavo di aver scritto qualcosa, riguardo la prima neve della stagione, e una breve ricerca me l’ha fatto ritrovare: un raccontino tratto da una raccolta inedita che forse tale rimarrà per sempre, ma non perché non la ritenga meritevole d’essere pubblicata, anzi! Solo che non è ancora giunta la sua ora, e considerando che si tratta di testi ormai vecchi di qualche anno, potrebbe anche essere che quell’ora epifanico-editoriale non giunga nemmeno mai. O magari invece verrà molto presto, chissà. Proprio un po’ come accade con la prima neve dell’anno, sui monti: a volte arriva che è ancora estate, altre volte a gennaio non s’è ancora vista. Ma c’è da augurarsi che arrivi sempre, prima o poi, e il più possibile copiosa, ecco.

Insomma, buona lettura eh!

(Cliccate sull’immagine per visitarne la fonte.)
La prima neve

Quando la prima neve cade sui tetti del villaggio ai piedi delle montagne, tutti i bambini corrono verso le finestre rivolte alle più alte vette del massiccio nella speranza che i bianchi nembi carichi dell’algido dono, magari sulla spinta d’un poco di vento, s’aprano a mostrare la cima più alta: lassù certamente essi potrebbero intravedere il Re Gigante della Grande Montagna, intento a spargere nel cielo intorno con ampi movimenti delle colossali mani i fiocchi nevosi. Egli osserva dalla sua dimora di ghiaccio sita sulla più alta vetta l’andamento stagionale, il cambio delle tonalità naturali dei boschi e dei prati, lo scomparire delle corolle floreali sugli alpeggi, il rientro delle mandrie nelle stalle, le prime gelate notturne; inoltre, suoi falchi messaggeri per l’ultima volta nell’anno salgono fino alla più alta vetta e riferiscono dei cambiamenti avvenuti al Gigante. Egli sa che tutto quanto sta accadendo non è che il richiamo perentorio della Natura, per far che la prima neve scenda ad indurire il terreno così da predisporlo al letargo invernale ed ammanti l’intero paesaggio del suo prezioso silenzio, che all’uomo lenisce i turbamenti dell’animo e fa sentire prossimo il tempo di ritornare al riparo nel calore della propria casa per proteggersi dalle ormai imminenti intemperie invernali.
Ma anche gli adulti, che richiamano prima o poi i propri figli dal gelido incanto del paesaggio imbiancato, guardano anche solo un attimo verso l’alto, verso la più alta vetta pur nascosta dalle basse nuvole: essi sanno bene che il Re Gigante della Grande Montagna vive e persevera sostentandosi dei loro sogni e dei loro aneliti, che sugli arditi fianchi del monte acquisiscono la necessaria energia e purezza per potersi slanciare verso l’alto e raggiungere il cielo.

Cacciatori “ambientalisti”

Devo ammettere una cosa che io stesso ritengo “sconcertante”, per certi aspetti, ma che per altri si basa su fatti assolutamente oggettivi: da abitante della montagna non sarò mai un cacciatore – e ribadisco, mai – ma non posso che ringraziare solo i cacciatori se zone tutt’oggi ampie dei boschi e dell’ambiente naturale dei monti di casa sono ancora ben tenute, a tutto vantaggio della stessa avifauna, e non lasciate in balia del rimboschimento selvaggio, condizione di dissesto potenziale per il terreno, di disequilibrio biologico oltre che segno palese e desolante dell’abbandono della cura della montagna.

Sono loro che vedo per i boschi, fuori dalla stagione venatoria, a far manutenzioni varie, a pulire e sistemare i sentieri, ad assestare i piccoli smottamenti del terreno e togliere le piante schiantate al suolo nel corso di qualche tempesta, insieme a volontari di gran cuore che tuttavia si contano sulle dita di una sola mano. Loro, e non altri.

Detto ciò, lo ripeto, per me stesso non ammetto e concepisco l’attività venatoria a scopo ludico, quantunque ne consideri l’appartenenza alla tradizione storica delle montagne di casa e d’altrove. Ma, appunto, se non ci fossero quei cacciatori, sicuramente molti dei boschi e dei sentieri attraverso i quali pratico il mio vagabondare montano non sarebbero più accessibili, in preda alla più disordinata selvatichezza di ritorno e con conseguente cospicuo danno al valore culturale del territorio.

Ecco.

(Cliccate sull’immagine – presa da qui – per saperne di più, sulla caccia.)

 

Il periodo più bello

Puntualmente, ogni anno, arriva questo periodo di passaggio dall’estate all’autunno, quando fa ancora caldo ma senza più quell’afa soffocante, con l’aria che all’alba e dopo il tramonto si raffresca piacevolmente, il giorno che s’accorcia in modo netto, i ricci sui castagni, le prime foglie che cadono, il profumo intenso che emana dal sottobosco madido di rugiada… e ogni anno, puntualmente, mi rispondo alla domanda su quale sia il periodo più bello dell’anno dicendomi che sì, è questo.
Già.

Esattamente come rispondo alla stessa domanda tra l’autunno e l’inverno, con l’aria briosamente gelida e la brina sul terreno e sulle piante, tra l’inverno e la primavera, con la neve che imbianca ancora i monti mentre i prati si ravvivano di infinite fioriture, e tra la primavera e l’estate, quando la luce si fa sempre più intensa e il primo caldo fa già pensare alle vacanze.
Ecco.

Quindi, sono punto a capo.

Amen.

(L’immagine in testa al post è tratta da qui.)

Oggi, ultima puntata di RADIO THULE su RCI Radio, perché… ogni fine è un nuovo inizio!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, 1 luglio duemiladiciannove, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #16 dell’anno XV di RADIO THULE. Titolo della puntata, “Ogni fine è un nuovo inizio!”
Già, è l’ultima puntata di questa 15a stagione, e un po’ come nell’ultimo giorno di scuola, stasera si festeggia e si fa baldoria! Perché la stagione  con questa puntata si conclude, sì, ma come ha scritto Thomas Stearns Eliot «Ciò che diciamo principio | spesso è la fine, e finire | è cominciare.» Quindi, oggi finisce la stagione ma iniziano tante nuove cose, a cominciare (appunto!) dall’estate – qualche giorno fa – eppoi il periodo delle vacanze scolastiche, delle ferie, dei viaggi più o meno avventurosi ovvero, in genere, comincia il periodo dell’anno nel quale ci si rilassa e ricarica per poter poi affrontare una nuova stagione, qualsiasi cosa ciò significhi e comporti.

In ogni caso, baldorie a parte, non mancheranno anche in questa ultima puntata disquisizioni su temi di vario genere e, in particolare, proprio su cose interessanti da fare e da vivere in questo periodo estivo… e per la prossima stagione, come dicono i dj seri, «stay in touch!» : seguite il blog e sarete aggiornati sul futuro di RADIO THULE!

Dunque mi raccomando: ci sentiamo questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti, per avere RADIO THULE sempre con voi anche in vacanza, QUI! E, sempre come dicono i dj seri, «stay tuned!» BUONE VACANZE!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS;
– in streaming classico e HD su  www.rciradio.it;
– su TUNE IN;
– con il Player Android su Google Play;
– con il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!