Natura maiuscola

Natura.
Di recente qualcuno me lo ha fatto di nuovo notare, che “Natura” non si scrive con la N maiuscola. Ma io continuo a scriverlo in questo modo, Natura. Perché non riesco a non farlo, se lo faccio guardo un attimo la parola scritta e mi dico: no, non mi piace.
Non è una questione di ipotetica matrice “panteista” o “animista” o che altro, (se così si possa intendere; almeno non lo è primariamente), nemmeno di ambientalismo massimalista, e non considero che possa essere errato scriverla così*. Semmai, mi sembra una minima, banale, certamente simbolica, forse superflua ma per me significativa e necessaria forma di rispetto. Per la Natura, già.

*: quantunque in certi casi lo sia, e questo per molti versi è uno di essi.

Annunci

La “civiltà” del malvivere

Natura, ecologia, parchi naturali, paiono parole riscoperte e di moda: ovunque se ne fa un gran parlare; e certe volte, appunto perché di moda, con poca cognizione e a sproposito.
Ma questo argomento è tanto importante e serio che meriterebbe da parte di tutti la massima attenzione, al pari dei grandi problemi che investono il nostro tempo. Mai come oggi l’uomo che vive in paesi industrializzati sente la mancanza di «natura» e la necessità di luoghi: montagne, pianure, fiumi, laghi, mari dove ritrovare serenità ed equilibrio; al punto che viene da pensare che la violenza, l’angoscia, il malvivere, l’apatia e la solitudine, siano da imputare in buona parte all’ambiente generato dalla nostra civiltà.

(Mario Rigoni Stern, Nota all’edizione tascabile in Uomini, boschi e api, Einaudi, 1a ed.1980, pag.V-VI.)

Dio e la sua Parola vs folletti e spiriti del bosco

Qualche secolo fa viveva nella parrocchia di Jösse, nel Värmland, un pastore di raro rigore e severità che cercava con tutte le sue forze di rendere i suoi parrocchiani devoti e timorosi di Dio. Non solo voleva liberarli dall’abitudine di bere e fare a botte, di darsi al contrabbando con la Norvegia e altre simili nefandezze – come del resto avevano già provato molti altri preti prima di lui – ma proibiva loro anche di temere e adorare gli esseri che regnavano sui campi, sui boschi e sui corsi d’acqua, argomenti che i preti normalmente si guardavano bene dal toccare.
I pastori che l’avevano preceduto avevano certo pensato che, dal momento che era un dato di fatto che ci fossero spiriti nei boschi, näck nelle acque e folletti nelle fattorie, non si poteva proibire alla gente di proteggersi dai loro malefici offrendo sacrifici o stringendo con loro qualche tipo di patto, ma quell’ultimo venuto non voleva neanche sentirne parlare. Dio e la sua Parola erano le uniche cose si cui gli uomini dovevano contare e, attenendosi a questo, non c’era nessun bisogno di credere che ci fosse qualcos’altro che aveva il potere di portare danno e perdizione.
Era chiaro fin dall’inizio che, per quanto il prete fosse un ottimo predicatore, ogni discorso che faceva contro quegli esseri sotterranei andava sprecato. La maggior parte dei fedeli cominciava a temere che potesse irritare gli spiriti della natura contro di loro e sorse una tale ostilità nei suoi confronti che non riusciva a ottenere alcun successo, neanche in tutte le altre cose che gli stavano tanto a cuore. E andò a finire che tutto quello contro cui lui combatteva veniva riverito e onorato, mentre la causa di Dio non faceva che peggiorare ogni giorni in più che lui restava nella parrocchia. […]

(Selma Lagerlöf, L’acqua di Kyrkviken in Uomini e Troll, Iperborea, 2018, traduzione di Andrea Berardini e Emilia Lodigiani, pagg.97-98.)