La Terra esaurisce le risorse, l’umanità accumula stupidità

Oggi, 29 luglio, è l’Earth Overshoot Day per l’anno in corso, ovvero la data dalla quale il consumo di risorse da parte dell’uomo eccede ciò che gli ecosistemi della Terra sono in grado di generare per quell’anno. Da oggi, in pratica, l’umanità comincia a consumare più di quello che il pianeta riesce a riformare durante l’anno, bruciando risorse del futuro. Ne avrete certamente letto un po’ ovunque sui media, ma è una notizia che certamente non susciterà chissà qual clamore: magari qualche commento desolato, qualche altro indignato, e poi via, a leggere di sport, di costume o delle ennesime cretinate politiche.

Tutto molto significativo, insomma: è come essere su una nave che sta affondando e, quando si diffonde la notizia di quanto lo scafo si sia ancor più inabissato rispetto a prima, i passeggeri emettano qualche gridolino di paura o tengano per tre-secondi-tre un’espressione angosciata, sul volto, e subito dopo si preoccupino di cosa ci sia di buono nel menù del giorno.

Perché in fondo, che anno dopo anno l’Earth Overshoot Day cada sempre prima – e qui potete constatare la situazione generale nonché quella particolare di ogni paese del mondo – dipende soprattutto dal fatto che ancor prima, e da ancor più tempo, cada l’Earth Overshrug Day: shrug, in inglese fare spallucce, disinteressarsi, fregarsene. Una cosa che, riguardo l’ambiente e la sua salvaguardia per il bene di tutti, l’umanità nella sua maggioranza sta facendo da tanto, troppo tempo.

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Camminare, una volta ogni tanto

Tra mille impegni e altrettante cose fare, cerco sempre di ritagliarmi qualche ora, con periodicità non troppo lunga, per andare a camminare sui monti.

Non è soltanto una questione di “doverosa” e salutare attività fisica, di benefico allenamento, e nemmeno solo di sfogo e svago dall’ordinario tran tran quotidiano. Semmai, è più una questione di necessaria, anzi, vitale riconnessione la Natura, con l’ambito selvatico che delinea e implementa il nostro essere “umani”, è rinnovata e rinvigorita relazione con il territorio, i luoghi, gli elementi naturali, le pietre, l’erba, gli alberi, l’aria e il vento, l’acqua e la pioggia, è dialogo, confronto e confessione con il Genius Loci dei luoghi, è sincronia e armonizzazione col ritmo della vita, della Terra, del tempo, del cosmo, ogni volta rinascita mentale, epifania spirituale, decantazione dell’animo – ma non c’è nulla di banalmente “mistico” in ciò: è una pratica assolutamente biologica e fisiologica, oltre che ecologica (nel senso originario del termine) e antropologica.

Eppoi, è un piccolo, ordinario, forse trascurabile eppure indispensabile esercizio di libertà assoluta – gravità a parte che mantiene i piedi in terra ma, anche con questa, il pensiero ritorna libero di giocare festosamente con i sensi e la percezione così da fare del solito mondo quadridimensionale un personale multiverso fatto di tante dimensioni quante l’immaginazione può pensarne e l’inconscio presagirne, nel quale sentirsi al centro di tutto perché tutto è “centro” – tutto c’entra.

È un momento, insomma, il quale più che muovere gambe, piedi, muscoli, riesce a muovere l’intera essenza personale e ne registra – ovvero ne rimette in squadra – la presenza attiva, materiale e immateriale, dentro il mondo – quel mondo molto meno “alterato” dalla presenza umana le cui forme generano paesaggi che a loro volta danno forma alla mia più profonda intimità, sì che seguire e tracciare vie in quello spazio naturale nel tempo impiegato all’uopo è proprio come percorrere i sentieri dell’esistenza nel tempo vissuto, traguardando mete future, nuove tracce da seguire, ulteriori momenti di libertà di cui poter godere e far tesoro.

Ecco.

Sono – siamo – di carne e ossa ma pure, ribadisco, di pietre ed erba e legno e ogni altra cosa che vive con noi qui, in questo pianetino disperso nel cosmo infinito, punto di partenza e meta del comune vagare nello spaziotempo: è questo che ci dà valore e rende unici, ci rende singolarità viva, intelligente (nonostante tutto) e senziente. Bisogna che ogni tanto ce lo ricordiamo, a noi stessi innanzi tutto.

Silenzi montani

Quello che in montagna crediamo essere il “silenzio” è in verità è un’armonia di note così leggere e soavi che si può ascoltare non tanto con le orecchie e l’udito ma con il cuore e lo spirito.

Imparare a fotografare bene con uno bravo

Anche quest’anno collaboro con la Pro Loco di Carenno (Lecco) nell’allestimento della rassegna cultura Una Montagna di Eventi, dedicata alla valorizzazione del territorio montano locale e delle sue notevoli peculiarità attraverso le arti e la cultura – anche con iniziative di valore particolare contestualizzate al luogo e agli scopi suddetti e, per questo, certamente originali ed esclusive.
La prima di queste iniziative, emblematica al riguardo, è quella di cui potete leggere qui sotto, che si fa forza di una presenza assolutamente prestigiosa. Se ne siete interessati, nell’articolo troverete anche come parteciparvi.

Le nostre montagne offrono a chi le esplora innumerevoli scorci meravigliosi, la cui bellezza cerchiamo di fissare e rendere ricordo attraverso la fotografia. Ma l’immagine fotografica può essere uno strumento in grado di fare molto di più che riprendere un bel panorama: può riuscire a raccontare il territorio, a rappresentarne il paesaggio, a cogliere l’armonia tra morfologie naturali e interventi antropici giungendo a fissare in uno scatto la presenza e l’essenza del Genius Loci del luogo, della sua anima profonda. Quando ciò accade, la fotografia è come un libro da leggere, uno storytelling visivo nelle cui immagini ogni elemento è come una pagina di quel libro, un dispositivo di autentica relazione col territorio e di conoscenza di esso per il quale conta certamente l’amenità dei luoghi ma, ugualmente, conta la sensibilità del fotografo. Come ha scritto Fernando Pessoa, «È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo», ed è in ciò che la fotografia di paesaggio trova la sua maggiore e più preziosa poesia.

Su tali principi nasce il Workshop di fotografia outdoor con cui la Pro Loco di Carenno inaugura l’edizione 2019 de “Una montagna di eventi”, la rassegna culturale con cui l’associazione si propone di mettere in luce e valorizzare la bellezza e le peculiarità uniche del territorio montano di Carenno attraverso iniziative di grande pregio che fanno della cultura e delle arti gli strumenti per tale valorizzazione. In forza di ciò, il workshop è stato affidato a uno dei migliori fotografi italiani del settore, Umberto Isman, professionista dal 1992, giornalista pubblicista, attivo in maniera preponderante nella fotografia di paesaggio, architettura, reportage, collaboratore delle migliori testate nazionali tra le quali Bell’Italia, Airone, Gente Viaggi, Tuttoturismo, Meridiani, Traveller, QuiTouring, I Viaggi di Repubblica e, nel settore dell’outdoor, Meridiani Montagne, Sci, Ski-alper, Cycle e molte altre.

Umberto Isman.
Il workshop, aperto a tutti, prenderà in considerazione sia gli aspetti tecnici che quelli artistici e comunicativi. Il corso si svolgerà nelle due giornate di sabato 15 e domenica 16 giugno con base a Carenno e uscite sui monti circostanti, durante le quali si alterneranno fasi teoriche e di esercitazione pratica oltre che di condivisione della grande esperienza maturata da Umberto Isman nella sua pluridecennale carriera. Il costo è contenuto a soli 40 Euro e vi sarà possibilità di pranzi a 10 Euro e di pernottamento su richiesta. Le iscrizioni (al numero 339/860.18.38 o alla mail procarenno@gmail.com) si chiuderanno il 10 giugno e, in considerazione dei posti limitati nonché del notevole valore del workshop, è consigliabile non indugiare troppo con l’adesione.

Dunque, anche per l’edizione 2019 de “Una Montagna di Eventi” la Pro Loco di Carenno ha messo in cantiere una serie di iniziative di grande spessore che, dopo il prestigioso workshop di Isman, proseguirà con altri importanti e spettacolari eventi, tutti quanti con denominatori comuni la montagna carennese, la sua straordinaria bellezza e la valorizzazione dei numerosi tesori culturali che sa offrire.

N.B.: cliccate sull’immagine della locandina per scaricarla in versione pdf.

Armonie urbane

Le città, in fondo ancora più che gli spazi naturali, devono basarsi sull’armonia – e non solo urbanisticamente o architettonicamente.
Se il paesaggio in Natura è il frutto della percezione culturale di un territorio già formato e semmai solo modificato dall’uomo, il paesaggio in città deve rappresentare la percezione – comunque culturale – del territorio che l’uomo può e deve formare, e che la Natura può solo ingentilire.
Quando ciò accade, le città possono essere luoghi autenticamente vitali. Altrimenti la sciatteria e il caos urbani sono dietro l’angolo di ogni loro edificio.