Il divenire del paesaggio e il provincialismo del tempo

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[…] Thomas Stearns Eliot scriveva che esiste un “provincialismo del tempo” che fa credere che tutto sia sempre stato così come noi lo vediamo nell’epoca in cui viviamo. Nello scrivere la guida, per sfuggire a questo tipo di “provincialismo”, cercheremo di fare in modo che appaiano evidenti agli occhi del lettore le più significative trasformazioni che la dorsale ha conseguito nel tempo e non solo: avremo addirittura la presunzione di tracciarne un virtuoso sviluppo futuro che sarà possibile solo se il lettore si lascerà coinvolgere nella riscrittura della storia del territorio. Come? Semplicemente percorrendo il cammino con attenzione e cura nei riguardi di tutto e tutti, acquisendo la consapevolezza del suo valore e di quello dei “tesori” che offre, acquistando cibo o altri prodotti nati sulla montagna o nelle vallate che dalla dorsale fluiscono verso la pianura.
Anche da lontano si possono scorgere, sparsi come manciate di perle sui crinali, contrade e borghi abbandonati negli anni Sessanta del secolo scorso, quando gli abitanti vennero incantati dagli scaltri pifferai magici del boom economico. Quasi sempre le strade tracciate per portare benefici alle montagne sono diventate vie di fuga da una vita troppo dura per reggere il confronto con quello che stava succedendo al piano e con gli agi che la vita laggiù sembrava offrire. Oggi, fortunatamente, alcuni di questi borghi stanno cominciando a rinascere sfruttando al meglio le innovazioni tecnologiche e la rivoluzione informatica che ha mostrato la capacità di sovvertire i fenomeni di degrado economico, culturale e sociale del quale le terre alte hanno sofferto per decenni, anche in forza di un turismo del tutto dissociato dal loro contesto storico. Finalmente le statistiche segnalano un lieve incremento legato in molti casi a giovani che mostrano non soltanto di voler ancora sognare, ma che stanno mostrando di saper tradurre il sogno di una vita più legata alla Natura in una realtà quotidiana sostenibile e consapevole.
È un processo di importanza fondamentale, questo, perché l’identità dei luoghi montani, e di un territorio così profondamente vissuto come quello percorso dalla DOL in particolare, vive della vita delle genti che li abitano e non solo facendone una mera residenza ma sapendo intessere una relazione intensa e armoniosa, il cui valore si riflette poi negli abitanti stessi e nel loro essere testimoni consapevoli e preziosi della bellezza dei monti su cui vivono. […]

(Dall’introduzione della Guida “Dol dei Tre Signori” alla Dorsale Orobica Lecchese, uno dei territori montani più spettacolari delle Alpi lombarde: per saperne di più cliccate sull’immagine oppure qui.)

Repetita iuvant (Naturae)

Ecco.
Visto che pure ieri ho sentito rumori di motociclette nei boschi (innevati!) sopra casa, e con sonorità che non lasciavano pensare per nulla a una conduzione tranquilla del mezzo, è bene ribadire con la massima chiarezza quanto sopra – e temo che non sarà l’ultima volta che toccherà farlo, purtroppo.

Cliccate sull’immagine per scaricarla in formato “poster” oppure qui per il formato pdf. E diffondetela, se avete a cuore il paesaggio naturale e la salvaguardia della sua (e nostra) bellezza!

Una gran bella guida

Quella della Dol dei Tre Signori è la guida più bella che abbia mai visto dai tempi di Gloria.

Sarà, ma personalmente sono sicuro che se il grande Johnny Dorelli si ritrovasse tra le mani la nuova guida Dol dei Tre Signori, esclamerebbe qualcosa del genere – e pure la signora Gloria si ritroverebbe d’accordo con lui!

Be’, a tutti quelli che non sono così fortunati da essere Johnny Dorelli ma, di contro, hanno la fortuna di saper godere di meravigliose camminate in contesti paesaggistici spettacolari come quelli che sa offrire il territorio della Dorsale Orobica Lecchese, ricordo che la guida, voluta dalla rivista “Orobie” e curata da Sara Invernizzi, Ruggero Meles e dallo scrivente, è in edicola dal 15 dicembre (11,50 Euro più il costo del giornale) con i quotidiani del Gruppo Sesaab: prima insieme a “L’Eco di Bergamo”, poi sarà la volta degli altri, a cominciare a marzo con “La Provincia di Lecco” e a seguire con le edizioni di Como e Sondrio.

Per informazioni e nel caso – probabile! – che nella vostra edicola di riferimento il volume risulti esaurito, scrivete a abbonamenti@ecodibergamo.it oppure telefonate allo 035.358.899. Per saperne di più sulla guida, invece, cliccate qui.

(L’immagine di Gloria Guida è tratta da qui, quella di Johnny Dorelli da qui.)

Una società della cura

[Immagine tratta da fanpage.it, cliccateci sopra per leggere l’articolo originario.]
Ieri una nevicata “d’altri tempi” (espressione fin troppo banale e abusata ma non priva di un suo senso sincronico) ha coperto molte parti del Nord Italia e, come al solito, tutto si è bloccato, dimostrando una volta ancora la cronica inefficienza nazionale in situazioni del genere, peraltro stavolta ampiamente annunciate e (strano ma vero!) correttamente.

Si è trattato di neve, appunto, eppure mi viene inesorabilmente da correlare quell’inefficienza pubblica recente alla ben più annosa, ampia e critica questione della gestione pubblica generale del territorio, che parimenti ad ogni evento meteorologico fuori dall’ordinario – poco o tanto che tale si manifesti – si palesa in tutta la sua deprecabile inadeguatezza. Basta un acquazzone o un temporale un po’ più forte del solito e subito l’elenco dei danni e dei dissesti s’allunga in modo sconcertante: è così da decenni – ne parlai già più di sette anni fa, qui sul blog, da buon ultimo (allora) ma non ultimo – senza alcuna apparente miglioramento nella situazione.

Al riguardo ho trovato molto belle e significative le parole di Luca Calzolari, direttore (tra le altre cose) di “Montagne360”, la rivista del Club Alpino Italiano, che ha affrontato la questione nel suo editoriale del numero di novembre. Quello che vi offro qui sotto è un estratto dell’articolo, che potete leggere nella sua interezza qui, mentre il periodico lo potete interamente leggere su Issuu, qui. Ringrazio molto Luca per l’assenso alla pubblicazione del suo testo.

[…] Intervenire in tempo ordinario con adeguate opere idrauliche, l’attenta gestione dei piani e dei regolamenti urbanistici e paesaggistici, la manutenzione del territorio e la salvaguardia dell’attività agricola e forestale basterebbero di per sé a migliorare di gran lunga lo stato di conservazione e protezione dei territori montani troppo spesso vessati dall’incuria umana. E tanta prevenzione non strutturale, che altro non è che formazione per conoscere i rischi a cui siamo sottoposti da fenomeni di questo genere e adottare i comportamenti adeguati per diminuirli (concetto che fa parte dello zaino culturale di chi va in montagna). Le parole chiave restano mitigazione e adattamento. Sul tema dei comportamenti autoprotettivi la pandemia ci ha insegnato quanto essi siano fondamentali per la resilienza individuale e della società. E allora bisogna insistere sulla costruzione di una società della cura. Una cura però che sia preventiva, non conseguente ai disastri. Una cura capace di generare valori, comportamenti e ricchezza, sia culturale sia economica. Azioni preventive e terapeutiche. Perché intervenire quando ormai è troppo tardi significa perdere per sempre (o quasi) storia, abitudini, tradizioni e relazioni sociali. […]

Dol, un cammino di 200 pagine in una guida lunga 120 km!

Quasi duecento pagine di guida escursionistica per fare conoscere la Dol, la Dorsale orobica lecchese che mette in comunicazione le province di BergamoLecco e Sondrio attraversando uno dei paesaggi montani più belli delle Alpi. Non a caso la pubblicazione voluta dalla rivista Orobie e curata da Sara InvernizziRuggero Meles e Luca Rota è intitolata Dol dei Tre Signori. La guida è in edicola dal 15 dicembre (11,50 euro più il costo del giornale) con i quotidiani del Gruppo Sessab: prima insieme a L’Eco di Bergamo, poi sarà la volta degli altri, a cominciare a marzo con La Provincia di Lecco (per informazioni: abbonamenti@ecodibergamo.it – tel. 035.358.899).

Sono sette le tappe proposte, dalla stazione ferroviaria di BergamoColico (Lecco) o Morbegno (Sondrio), un trekking che viene raccontato anche con mappe, descrizioni e narrazioni. Abbinata c’è una carta escursionistica in scala 1:40.000 e tramite codice Qr si accede all’app gratuita Orobie Active.

«Immaginate – spiegano Invernizzi, Meles e Rota – la Dol dei Tre Signori come un fiume di pietra, boschi e prati che scorre alto sopra le nostre teste, raggiunto da sentieri come affluenti che scorrono verso l’alto salendo da vallate ricche di storia e tradizioni: Val San MartinoValle ImagnaValsassinaValle TaleggioValle BrembanaVal VarroneVal Gerola e Valtellina“. E aggiungono: «Cerchiamo di offrire il racconto di un cammino nello spazio e nel tempo. Percorrerlo con occhi attenti consentirà di riconoscere i segni del passato, il senso del presente e il sogno del futuro, godendo della bellezza di una natura magnifica a pochi passi dalla pianura antropizzata.».

La rivista Orobie si occupa da tempo della Dol. Nel luglio 2017 l’ha percorsa con il suo trekking “In viaggio sulle Orobie” insieme a giornalisti, fotografi, scrittori e alpinisti. Ora propone questa guida che inaugura la collana “I cammini di Orobie“, per far conoscere le bellezze che ci circondano, come fa dal 1990, e per invitare a percorrere questi itinerari, a frequentare montagne e paesi per farli vivere. Questa Dorsale orobica lecchese, nata a metà degli anni Novanta come idea di un itinerario escursionistico da Colico a Valcava, ha ora una variante fino a Premana. Accompagnati dalla guida il camminare tra questi monti, su questi sentieri, diventa un’esperienza ancora più ricca e coinvolgente. Per saperne di più, guarda anche Orobie Extra: Sara Invernizzi, Ruggero Meles e Luca Rota sono intervistati da Cristina Paulato e la trasmissione è sempre disponibile sul canale Redazione Orobie di YouTube.

La guida escursionistica “Dol dei Tre Signori” è un’iniziativa di Orobie con il sostegno di Italcementi; il progetto è di Moma Comunicazione in collaborazione con l’Ersaf-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste e la Regione Lombardia.

(Testo e immagini tratte da qui.)