RADIO THULE, si riparte a novembre!

Causa ingentissssssssssimi e improrogabili impegni ottobrini (uff!), tocca comunicarvi che la stagione 2017/2018 di RADIO THULE non inizierà oggi ma lunedì 6 novembre, sempre alle ore 21.00 e, ovviamente in diretta su RCI Radio!
Stay (ancora un po’) tuned!!!

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Matera, capitale europea della… incultura?

Dicevano, motivando l’assegnazione del titolo di “capitale europea della cultura 2019” a Matera, che “L’obiettivo di Matera di porsi alla guida di un movimento finalizzato all’abbattimento degli ostacoli che impediscono l’accesso alla cultura è visionario”.

Bene, agosto 2017: delle (sole!) tre librerie cittadine, una è a rischio di chiusura. Riguardo i lavori programmati in poli culturali fondamentali per la città – e per una “capitale della cultura” ancor di più – come il restauro del Museo, il potenziamento della sede universitaria o la stabilizzazione della Biblioteca provinciale, «Non sono neppure state avviate le pratiche». Nel frattempo, i celeberrimi Sassi «si stanno trasformando in un bazar, rinnegando la loro storia. Dove c’erano officine, magazzini, cantine, ora i turisti dormono, mangiano, si abbronzano».

Ma tranquilli, manca ancora un anno e mezzo di tempo al 2019 e non si può non restare coerenti con quanto asserito nella citazione in testa all’articolo: infatti, sperare che in questo tempo rimanente la città diventi una vera e giustificata capitale europea della cultura non trovate sia altrettanto visionario?

Un attimo… vediamo cosa ha ribattuto l’assessore cittadino ai Sassi e alla Gestione Unesco: «Il percorso tecnico è definito, ora la parola passa alla volontà della politica».
Ah, la “volontà della politica”, dice?
Sì, assolutamente, totalmente, inesorabilmente visionario!

Sia chiaro: che l’intero anno 2019 in veste di “capitale europea della cultura” per Matera sia un successo strepitoso. Sperando che nel frattempo si determini cosa si voglia intendere per “cultura”: forse è questo il vero nocciolo della questione nonché l’autentico progetto di sviluppo a lungo termine per la città, ben oltre il 2019.

N.B.: fatti e citazioni riportate nell’articolo sono tratte da La Stampa, qui.

Quando un orso fa l’orso e l’uomo fa l’uomo

Sono ormai passati un tot di giorni da quanto accaduto a KJ2 e dunque la gran maggioranza della cosiddetta “opinione pubblica” se ne sarà già dimenticata (attratta nel frattempo da mille altre polemiche che la “cara” nostra ItaGlietta sa produrre come nessun altro paese riesce a fare), però io in quei giorni stavo nel mio esilio vacanziero (quasi) dewebizzato e dunque posso dirne solo ora.

Ma faccio presto, tranquilli. Vorrei solo rimarcare qualcosa di cui sono convinto da tempo (con autorevoli riprove, peraltro) riguardo il ritorno dell’orso in molti territori alpini, ovvero di come tali programmi di reintroduzione siano palesemente sbagliati, o quanto meno estremamente superficiali. Insomma, non è possibile pensare che creature così intelligenti come gli orsi possano nuovamente convivere con esseri tanto crudeli e imbarbariti come gli umani senza che si generi alcun problema! Era palese che per i plantigradi alpini sarebbero sorte notevoli complicazioni, considerando l’evidenza storica che l’orso, quando fa l’orso, è perfettamente “naturale” ed ecologico in ciò mentre l’uomo, quando fa l’uomo, diventa spesso un elemento nocivo per l’ecologia e distruttivo per la Natura – la sua natura inclusa! E infatti puntualmente la barbarie umana non ha tardato granché a saltar fuori, insieme a tutta la sua drammatica illogicità, nel caso suddetto come lungo tutto il corso della storia – quella recente soprattutto, segno che la crudeltà e l’imbarbarimento umani non stanno affatto regredendo a livelli più… umani, anzi. Al pari dell’incapacità di interazione e dialogo con le altre creature che popolano il pianeta ovvero di autentica cultura ecologica, d’altronde!

Insomma: gli orsi reintrodotti (spendendo soldi pubblici) vengono uccisi (spendendo altri soldi pubblici) dacché colpevoli di fare gli orsi e dunque venendo giudicati “pericolosi”. E se si applicasse lo stesso principio (evidentemente del tutto “logico” per qualcuno) agli umani? Che ne risulterebbe?
Ecco, appunto.

E non ditemi che sostenga quanto sopra solo perché sarei un orso pure io, perché tanto non vi risponderei dacché è vero.

P.S.: cliccate sull’immagine per leggere un altro illuminante approfondimento al riguardo.

Luca Bizzarri a Palazzo Ducale di Genova: c’è da ridere, o c’è da piangere?

Sta facendo molto scalpore la nomina del noto comico televisivo Luca Bizzarri alla guida di Palazzo Ducale, la più prestigiosa e importante istituzione culturale genovese – inutile che vi riassuma qui la vicenda, trovate di tutto e di più un po’ ovunque sul web; tutt’al più, come approfondimento più consapevole di altri, leggete quest’articolo di Artribune.

Sinceramente, di primo acchito, io nella vicenda ci vedo molto meno male di tanti altri (le cui rimostranze capisco perfettamente, d’altronde) e principalmente per due motivi: primo, la nomina è stata totalmente politica (un accordo tra comune e regione, che “puntavano su un genovese famoso capace di attrarre sponsorizzazioni”, sic!) e in politica si sa che da tempo ci finiscono da tempo i più incompetenti al riguardo che la società civile nostrana sappia esprimere, dunque – non me ne voglia, Bizzarri – la suddetta nomina appare del tutto “consona”. Secondo, e nonostante quanto appena detto, non è affatto automatico che una persona non competente nel campo che gli è stato affidato ma considerabilmente dotata di passione, buon senso e voglia di fare, farà certamente peggio di altre figure professionali proprie del settore in questione e dotate di confacenti titoli accademici ma assai meno vogliosi/capaci di/interessati a costruire qualcosa di buono e proficuo per l’istituzione che dirigono e la città che ne è sede.

Bene: posto ciò, a non voler veder tutto nero, appunto, la cosa potrebbe anche stare in piedi, pur con tutti i naturali dubbi del caso. Tuttavia questo non giustifica il voltarsi dalla parte opposta per non vedere la “mannaia di principio” che pende sopra la questione, e che si può estrinsecare in una domanda fondamentale: ma allora, le competenze che uno acquisisce con lo studio e l’esperienza professionale, non valgono più nulla, oggi? Ovvero: che serve acquisire ampie e alte competenze in un certo campo se poi si viene bellamente scavalcati da chi tali competenze non ha ma viene ritenuto d’ufficio (a torto o a ragione, ma certamente senza alcuna reale giustificazione iniziale) “migliore”? Insomma – rendo ancora più comprensibile l’interrogativo e il nocciolo della questione: a ‘sto punto se chiedo di essere assunto come direttore di un centro di ricerca aerospaziale, perché non dovrebbero accettare la mia domanda, se ben “raccomandata” dai politici giusti? Certo, non ho competenze in materia, né accademiche né professionali, ma fin da piccolo sono sempre stato affascinato dai viaggi spaziali, forse anche più di tanti che nel settore ci lavorano con incarichi di alto profilo! Quindi, che diamine, se il principio è lo stesso – e considerando da quanto tempo ormai viene applicato all’attribuzione degli incarichi politici, peraltro…

Ecco, ironie a parte, ci siamo capiti. Ribadisco: il problema non è della persona in questione (che sicuramente è migliore e più brillante di chissà quanti funzionari pubblici o pseudo-tali) e, appunto, nemmeno di ciò che andrà a fare. È un problema, e sempre più grave, di credibilità: delle istituzioni politiche in primis e poi, per inesorabile, drammatico contagio, di quelle culturali e dell’intero sistema-paese, sempre più conformato a visioni, cognizioni e modus operandi bizzarri (appunto!) quando va bene, illogici se non deviati e fraudolenti, dunque assai deleteri, quando va peggio – cioè la maggior parte delle volte. È il problema del sistema politico che governa questo paese, un sistema ormai da tempo marcescente che altrettanto tale sta rendendo il paese stesso in modo sempre più esteso e inesorabile, trasformandolo nello spaventoso specchio della sua decadenza. Alla quale, sinceramente, spero che Luca Bizzarri e il “suo” Palazzo Ducale di Genova sappiano sfuggire: ma chissà se veramente glielo concederanno, o se saranno l’ennesima vittima del Moloch istituzional-politico italico.

P.S.: ma poi, scusate: e Paolo Kessisoglu? Tagliato fuori? E perché?

REMINDER! Un meraviglioso documentario possibile sulla DOL – e un crowdfunding per realizzarlo!

Manca solo una settimana alla conclusione del crowdfunding aperto su Eppela per finanziare il documentario sui monti della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, una delle zone alpine più belle e affascinanti d’Italia. Mi permetto di rinnovare l’invito a partecipare al crowdfunding: a ringraziarvi per la vostra generosità ci saranno non solo e non tanto il sottoscritto, chi sta lavorando alla realizzazione del documentario o chi altri stia collaborando al progetto sulla DOL, ma in primis ci sarà il territorio, ci saranno i monti con le loro rocce, i canaloni, le valli e i valloni, gli alpeggi, le acque dei torrenti e dei laghi, i boschi e i prati, i fiori, gli animali, l’aria e il cielo che sovrasta questa dorsale che dalla catena alpina scende verso la pianura portandosi appresso una quantità incredibile di “tesori” paesaggistici, naturalistici, storici, antropologici, enogastronomici, culturali sovente unici in tutte le Alpi. Questo è il ringraziamento più importante: quello delle persone e delle genti lo è a sua volta, assolutamente, ma il grazie che scaturisce della Terra resta nel tempo e vi resterà impresso per sempre nel cuore e nell’animo, perché è fatto delle stesse “parole” con cui ci parla la vita nella sua accezione più piena e completa.
E, comunque, grazie di cuore anche da me!

In questi giorni vi ho parlato più volte della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, anche grazie alla quinta edizione del trekking di In Viaggio sulle Orobie del cui gruppo di viaggiatori ho avuto l’onore e la fortuna di far parte – qui trovate tutti gli articoli dedicati al tema. Più volte, dunque, vi ho parlato della grande bellezza, della spettacolarità, del fascino di questo itinerario montano, certamente tra i più sorprendenti dell’intero arco alpino, e di come uno degli scopi del trekking sia quello di rilanciare e rivalorizzare l’itinerario e l’intero territorio attraversato da esso, ricchissimo di tesori paesaggistici, naturalistici, storici, architettonici, enogastronomici e culturali in genere, per fare in modo che una rinnovata frequentazione di esso diventi anche un’altrettanto rinnovata prospettiva di sviluppo, sotto ogni punto di vista (e non solo da quello meramente turistico, dunque) per questa zona delle Alpi Centrali.

Per raggiungere tale scopo, durante In Viaggio sulle Orobie, il fotografo e regista Carlo Limonta ha girato un documentario col quale ha raccolto tutta la bellezza e la potenzialità della DOL, facendone lo strumento peculiare di un progetto ideato da Ruggero Meles che supporta il rilancio del territorio attraversato dal trekking.
Per sostenete tale progetto è stato attivato un crowdfunding sulla piattaforma di Eppela, al fine di poter realizzare e produrre concretamente il documentario dunque, in questo modo, permettere la messa in atto degli scopi di cui vi ho detto – ma pure, in primis, per far conoscere una zona tanto bella a chi non l’abbia ancora visitata.
Vi invito caldamente a contribuire al crowdfunding, e non solo per l’importanza e il valore del progetto in sé: in verità – per così dire – ogni contributo donato è e sarà una particella luminosa in grado di illuminare nuovamente queste meravigliose montagne, la loro antica e affascinante cultura, le genti che le abitano, le loro tradizioni, i tesori che il territorio offre a chi lo visita e, appunto, lo spettacolare itinerario della DOL, vera e propria cerniera alpina capace di unire tutto quanto sopra in una dimensione di fondamentale importanza culturale, dalla quale chiunque – locali residenti e forestieri visitanti – può e potrà ricavare le più sublimi sensazioni di bellezza.

Cliccate sul pulsante qui sotto per visitare la pagina di Eppela dedicata al progetto, conoscerlo in ogni dettaglio e per contribuire:

Questo è invece il teaser trailer del documentario, il quale – ribadisco – sarà prodotto solo se l’obiettivo fissato dal crowdfunding verrà raggiunto:

Grazie di cuore fin d’ora per ciò che potrete e vorrete fare. E, se già non la conoscete e prima o poi la percorrerete, la Dorsale Orobica Lecchese, vi potrete assolutamente rendere conto di come non ci voglia granché per sentirsi parte di un valore inestimabile… solo un minimo di allenamento, un buon paio di scarpe e un pizzico di generosità!