Homo homini ovium


Letto qui sopra? (Cliccate sull’immagine per leggere la notizia completa in originale.)
Bene: ora converrete che quel famoso motteggio in forma di affermazione retorica, “meglio un giorno da leoni che cento da pecora”, ha finalmente trovato un’attestazione scientifica netta e definitiva. D’altro canto i “leoni”, al riguardo, sono diventati più rari dell’aria pura in Val Padana.

Peraltro si noti pure che, come il sottotitolo della notizia ricorda, l’anno scorso negli USA era stato sintetizzato un embrione uomo-maiale e, guarda caso sempre dagli USA, è venuto fuori lo scandalo delle molestie sessuali, il movimento #metoo e tutto il resto.
E poi dicono che la scienza non sappia prevedere il futuro!

P.S.: il tutto, sia chiaro, con il massimo rispetto verso gli animali citati, moralmente del tutto incolpevoli – loro sì.

Annunci

“Big Brother is watching you!”

Comunque io continuo a chiedermi – io che non lo guardo, beninteso: ma non perché non lo voglia guardare, perché non guardo la TV tout court, ecco – continuo a chiedermi, dicevo, cosa ne potrebbe pensare George Orwell del Grande Fratello televisivo odierno, “vip” o non “vip” che sia. E mi chiedo pure, supponendo l’effettiva realizzazione della distopia di 1984, che ne penserebbe il “Grande Fratello” orwelliano del Grande Fratello della tivù. Ne sarebbe fiero? O ne verrebbe intimorito? Lo considererebbe una sua superlativa evoluzione, oppure una sconcertante devianza impensabile persino nella più negativa visione distopica?

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato. (1984)

Tornare alle “parole selvatiche” – con Davide Sapienza, “Gottardo Archi” ed altri, il 05/12 a Sarezzo

Ho avuto modo di conoscere a fondo La vera storia di Gottardo Archi – anzi, ho avuta la fortuna di entrarvi dentro, grazie alla guida di chi l’ha raccontata con la maestria narrativa unica che lo contraddistingue: Davide Sapienza. Tuttavia, pur godendo di tale fortuna, avrei corso il rischio di vagarci senza capirne pienamente la geografia letteraria entro cui è narrata, se non fosse che Davide mi ha saputo fornire lo strumento migliore in assoluto per evitare quel rischio: la formidabile mappa geopoetica dei suoi testi, dei suoi libri, delle narrazioni e delle rivelazioni – o, potrei meglio dire, delle illuminazioni – che attraverso le pagine scritte ha regalato a chiunque l’abbia letto e ascoltato. Un corpus di vie, di strade e di sentieri, di cammini e di conoscenze unico – lo ribadisco – tanto quanto inimitabile e profondamente espressivo proprio perché altrettanto profondamente letterario. E selvatico, certamente, perché per nulla addomesticato dai tanti, troppi conformismi dai quali nel pensiero e nella scrittura molti si fanno condizionare; “selvatico” ovvero naturale, puro, genuino, fuori dal tempo dacché vivo e vibrante nell’Ultratempo, lontano dai più ordinari materialismi e vicino al senso essenziale ed assoluto delle cose e della vita.

Per questo La Parola Selvatica che Davide “racconterà” a suo modo (e multimedialmente, insieme a Franco Ghigini e Gabriele Mitelli) martedì 5 dicembre prossimo a Sarezzo, nell’ambito dell’interessante festival Alture, è un evento al quale, vi assicuro, dovete far di tutto per non mancare. Proprio per i motivi che vi ho appena scritto lì sopra (oltre che per quanto leggete nella presentazione dell’evento, nell’immagine in testa al post): per poter usufruire pure voi di quegli strumenti indispensabili all’esplorazione più completa e approfondita possibile dello spazio e del tempo che abbiamo intorno.

Per di più (forse) avrete pure l’occasione di incontrare Gottardo Archi! Non si può chiedere di più, insomma!

Anzi no, una cosa la si deve chiedere: che la collaborazione tra Davide e Gabriele Mitelli, tra i migliori giovani musicisti jazz italiani, diventi costante, intensa e di frequente manifestazione pubblica!

Cliccate qui per visitare il sito web di Alture Festival e saperne di più.

Weinstein e gli altri, ovvero: sull’abuso dell’abuso

Da comunissimo “uomo della strada” quale sono, mi viene da pensare che ‘sta questione delle molestie sessuali stia un po’ sfuggendo di mano.

A prescindere dalla consueta constatazione sul fatto che, evidentemente, buona parte della gente vive sui peri e, in tali occasioni, puntualmente casca da essi come di fronte a cose improvvise, impossibili da pensare e prevedere, ovviamente non sono in discussione le sacrosante denunce di atti vili compiuti da personaggi ignobili, alle quali spero facciano seguito adeguate e indiscutibili sanzioni. Tuttavia il solito caos sensazional-mediatico creatosi nel frattempo, entro il quale ci sta finendo di tutto, dallo stupro vero e proprio a episodi del tutto risibili (la cui lettura sugli organi d’informazione mi fa credere – consentitemelo – che le donne non siano più capaci di mollare sonori ceffoni ai “corteggiatori” meno eleganti e graditi e finirla lì con le loro più viscide avances!) rischia veramente di traviare il senso originario della questione.

I sensi, anzi, per come me ne vengano in mente numerosi. Ad esempio (ne cito solo alcuni, i primi che mi balzano in mente): uno, che buona parte del mondo in cui viviamo sia inesorabilmente regolato da tali vili bassezze; due, che per l’ennesima volta si dimostra che queste bassezze sono soprattutto appannaggio della parte maschile, che non perde occasione di dimostrare la propria sconcertante primitività nei confronti (in senso materiale e immateriale) della parte femminile; tre, che evidentemente nessuno ad esse voglia opporsi ovvero combatterle per eliminarle definitivamente, chissà se per menefreghismo, per accondiscendenza consapevole, per personali armadi ugualmente pieni di scheletri o altro; quattro, che, appunto, col polverone mediatico e gossiparo levatosi c’è il serissimo rischio di banalizzare i casi più gravi, di “normalizzarli” in un cumulo statistico troppo ampio e confuso dando di essi un riscontro pubblico meno ignominioso di quanto dovrebbe essere. Senza contare che, a proposito di gravità non così evidente di certi casi, ho pure il sospetto che qualche attricetta di scarso successo ne stia approfittando per tentare di ritornare sui giornali attraverso denunce che, a volte, sfiorano veramente il ridicolo, e che donne d’altri tempi o d’altra tempra avrebbero risolto in modi ben più spicci e amen, come detto.

Insomma, su tutto ciò il “comune uomo della strada” quale io sono si pone un tot di domande pressoché spontanee ovvero, per dire:

  • Ma dunque dove si deve concretamente porre il limite “moralmente condivisibile” tra molestia criminosa e avances pesante ma innocua?
  • E tra atto consenziente o meno?
  • Il fatto che la percezione di questi limiti sia ovviamente assai personale può giustificare alcune uscite di cui si legge sui giornali?
  • Ma tutto questo (all’apparenza) tamburellante dibattito pubblico sul tema segnala un autentico cambio d’atteggiamento, una reale volontà di “mondare” la società da questa piaga, oppure è solo il solito, bieco, ipocrita moralismo?
  • Perché nessuno, pare, riesce a cambiare questo ignobile e schifoso modus operandi tanto diffuso, non solo nello showbiz?
  • Ma tra qualche mese se ne parlerà ancora con tale insistenza, di questo argomento? Che dite?
  • E i tanti vari personaggi messi oggi giustamente sulla gogna, lo saranno ancora, tra un po’ di tempo? Oppure, comunque forti della loro influenza pubblica, l’avranno tranquillamente sfangata?

Come adeguatamente mette in luce questo ottimo articolo sul tema di dailybest.it, e come a mia volta ribadisco, il problema non è che se ne parli troppo (come qualcuno del mondo dello spettacolo sostiene) o troppo poco, ma che se ne parli bene, con serietà, appropriata cognizione di causa, relativo consapevole approfondimento, e senza alcun sensazionalismo terribilmente banalizzante oltre che assai viscido e subdolo. E, inutile rimarcarlo, punendo di conseguenza tutti i colpevoli in modo adeguato alle loro azioni.

È chiedere troppo, questo? Forse, la risposta a questa domanda è proprio, e purtroppo, nella constatazione dell’attuale realtà dei fatti. Sperando che quella di domani, di realtà, sia diversa da quella che è stata fino a oggi, ovvero che veramente scaturisca la volontà di finirla una volta per tutte con quel mondo schifoso e con i tanti personaggi che ne sono reggenti e rappresentanti, l’un l’altro reciprocamente sodali nei propri ambiti e al di fuori di essi.

Io per ora un’opinione ce l’ho, e mi auguro vivamente sia quella sbagliata. Ecco.

Gene Gnocchi, “Il signor Leprotti è sensibile”

Lo dico subito, a scanso di successivi equivoci: a mio modo di vedere Gene Gnocchi è un genio comico, dotato d’una sagacia umoristica rara che la TV, ambito nel quale e per il quale è maggiormente conosciuto, non ha quasi mai saputo sfruttare al meglio, relegandolo a ruoli di mera comparsa comica, o di spalla d’altri personaggi, fin troppo limitanti.
La scrittura letteraria rende ben altra giustizia alla vis comica di Gnocchi, forse anche perché sovente dotata di peculiarità surreali e di non sense più affini a certo british humor che alla “casereccia comicità” mediterranea – cosa dalla quale dipende anche, io credo, la non sempre ben sfruttata presenza di Gnocchi in TV. Delle sue capacità sulle pagine scritte ne avevo già avuto prova con L’invenzione del balcone, libro del 2011, mentre ora ci riprovo con un testo più vecchio, Il signor Leprotti è sensibile (Einaudi, 1995) ovvero con un’opera che in buona sostanza risale agli anni immediatamente successivi al suo debutto in pubblico – prima allo Zelig e poi nel varietà TV Emilio.
Leprotti, il protagonista di questo racconto lungo – o romanzo breve, stante le poco più di 100 pagine – è la classica “persona normale” uguale a infinite altre ma che, proprio in quanto tale, nasconde dietro la propria “normalità” alcune quotidiane bizzarrie […]

(Leggete la recensione completa de Il signor Leprotti è sensibile cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)