I libri bruciano ancora

Dare fuoco a una libreria – come è successo nuovamente a “La Pecora Elettrica” di Roma – è uno degli atti più vili e spregevoli in assoluto, qualsiasi sia il movente. Mi viene da equipararlo al crimine nei confronti di chiunque sia indifeso e inerme, e nel principio è un crimine contro la civiltà umana. Perché i libri sono “armi” potenti contro l’ignoranza in ogni sua forma, sì, ma armi che non possono difendere se stesse: la loro difesa sta nella libertà di pensiero e di espressione di cui sono simbolo, appunto, ma è una virtù che – inutile dirlo – ancora oggi alcuni non sanno più comprendere e accettare, nonostante la storia presenti numerosi precedenti infami ed emblematici.

Ribadisco: ciò vale qualsiasi sia il movente, politico, ideologico (la stessa sorte è toccata in passato anche a librerie di opposta ispirazione politica), funzionale al crimine o che altro. Chi ne è il responsabile va sbattuto in galera per diverso tempo e condannato a leggere libri, anche con la forza. Che poi così gli si farebbe un gran regalo, in effetti.

Stare sui social

C’è stato un tempo (recente) in cui chi non stava sui social si sentiva come chiuso in una prigione senza finestre e gli altri liberi di avere il mondo a disposizione; verrà un tempo (imminente) nel quale chi non starà sui social sarà una persona libera e indipendente, e gli altri controllati “a vista” in una prigione senza uscite.

«Aiuto, il libero pensiero!»

L’arretratezza culturale nella quale da tempo langue la società italiana si palesa anche nella diffusa incapacità di accettare le manifestazioni del pensiero libero e indipendente. In tanti, primitivamente, non riescono a non catalogare gli individui coi quali interagiscono in modo rozzamente manicheo: o da una parte o dall’altra, e se personalmente si è di una parte si è inesorabilmente contro l’altra e viceversa.

Sembra proprio che la libertà di pensiero con cui elaborare altrettanto libere opinioni faccia molta paura: troppo sfuggente dagli schemi precostituiti e imposti, dalle convenzioni, troppo autonoma da elementi di potere, da modelli, leader, capi, maestri, guru, inclassificabile ergo incontrollabile – ovvero inassoggettabile.

Anche in questa situazione è ben palesata la suddetta arretratezza culturale (e civica, aggiungo) della società italiana: arretratezza che, proprio rispetto alla libertà di cui ho detto, è un recinto che col tempo diventa sempre più stretto e chiuso nel quale il paese si ritrova imprigionato senza nemmeno rendersene conto, perché ormai privo (ovvero privato) della libertà di osservare e capire la realtà in cui si trova. Una libertà della quale invece chi conserva il pensiero indipendente è e sarà sempre dotato, potendone godere con grande efficacia e proficuità.

Né da una parte, né dall’altra

Siccome alla fine sono un povero ingenuotto, ogni volta resto ingenuamente basito dal constatare come certe persone (non poche, intendo), pur considerabilmente a modo, non riescano proprio a concepire che una persona (lo scrivente, in tal caso) nelle tante questioni spesso assai basse che animano l’opinione pubblica nazionale, dividendola quasi sempre in modo manicheo (o bianco o nero, o destra o sinistra, o caldo o freddo, per dire), possa non essere schierata da una parte o dall’altra ma invece possa avere una propria idea indipendente, ovvero non legata ai due schieramenti. Ti guardano come fossi un alieno (eh!), come fosse impossibile non stare con l’uno o con l’altro, come se quella posizione indipendente rivendicata sia una manifestazione di stupidità e non di libertà di pensiero. Anzi, la “libertà” da essi considerata è semmai solo quella di poter (dover) scegliere se stare da una parte o dall’altra, così da poter essere “identificato” e soggetto alla loro comunanza o di contro ai loro attacchi. Ecco: siccome a stare al di fuori di questo teatrino dei burattini non si dà modo a quelli di poter solidarizzare oppure polemizzare, si sentono del tutto smarriti ma, nella loro percezione distorta della questione, sono convinti che sia io quello smarrito, che non ha capito niente o che magari è stupidotto al punto da non arrivarci, nelle cose.

E io, che non perdo alcuna occasione di rivendicare la mia più assoluta libertà intellettuale, di pensiero e d’azione e l’indipendenza da qualsivoglia punto di vista, che posso accettare o contrastare liberamente oppure proponendovi una o più alternative ma il tutto previa la personale riflessione, ponderazione e scelta, più mi ritrovo ad avere a che fare con tali atteggiamenti e più mi sento sicuro della mia posizione. Forse proprio perché sono ingenuo e stupidotto, già, ma pure perché sono libero. Ecco.

Pericolo, Facebook!

«Penso che l’ascesa di un capitalismo della sorveglianza sia estremamente pericolosa e porta con sé il rischio dell’eliminazione della maggior parte delle nostre reali libertà individuali, se non addirittura tutte. Negli ultimi mesi è emerso più volte come Facebook abbia consentito ad altre società di violare la privacy dei propri utenti. È scandaloso, ma è solo una dimostrazione di come molte delle compagnie tecnologiche non abbiano assolutamente rispetto per la riservatezza di chi le utilizza. Non è minimamente tra i loro pensieri. Pertanto noi, come consumatori, dobbiamo essere più astuti nei confronti delle compagnie di cui abitualmente siamo clienti. Facebook, per esempio, è una società tanto disonesta quanto estremamente pericolosa. Ci sono molte alternative e gli utenti dovrebbero migrare su queste nuove piattaforme che rispettano veramente i diritti della persona».

(Dave Eggers, grande autore americano contemporaneo, in un’intervista di Federico Marconi su “L’Espresso” del 9 gennaio scorso, che potete leggere nella sua interezza qui. Mi ci riconosco molto, nelle sue parole, dacché rispecchiano bene il motivo – o uno dei quali – ho lasciato Facebook, senza che mi si generi alcun desiderio di ritornarci. Anzi!)