La resa (coatta)?

Tranquilli, a breve cambierà tutto. Una nuova classe politica e dirigente salirà al potere, fatta di esponenti che parlano quotidianamente di salvaguardia e promozione autentica della cultura, che si vantano di quanti libri di pregio leggano ogni mese e che finalmente promettono di mettere davanti a tutto quanto il paese ha più di tutti gli altri, ovvero il proprio patrimonio artistico e culturale, consci che quel paese che abbia a cuore la cultura è un paese che si garantirà un buon futuro… – insomma, vedrete: le cose verranno sistemate.
Sì, “sistemate”.

Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo.

(Ray Bradbury, Fahrenheit 451, 1953.)

P.S.: grazie a Mara della Libreria Maramay per la segnalazione.

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La (inderogabile) battaglia “politica” per la lettura, secondo Nicola Lagioia

Qualche giorno fa è uscito su La Repubblica un articolo di Nicola Lagioia dal programmatico titolo La battaglia (politica) per la lettura e le prossime elezioni, col quale lo scrittore barese, attuale Direttore del Salone del Libro di Torino, mette qualche interessante punto fermo in tema di sostegno alla fondamentale pratica socioculturale della lettura da parte delle istituzioni politiche – sempre deprecabilmente distratte verso la cultura in genere – ma pure riguardo il correlato e necessario (dacché al momento pressoché assente) dinamismo da parte delle case editrici, sovente più impegnate a difendere i propri (assai magri, oggi) orticelli piuttosto di fare finalmente fronte comune a difesa della causa dei libri e della lettura, appunto, nonché del relativo comparto economico – ne disquisii qui già tempo fa, di questa cosa.

Vi ripropongo di seguito qualche passo dell’articolo, invitandovi a leggerlo in versione completa qui, dal blog Minima&Moralia (mentre qui trovate tutti gli altri articoli pubblicati nel blog da Lagioia). E’ una riflessione interessante, appunto, anche al di là dell’eventuale accordo o meno con quanto Lagioia sostenga, che sollecita ulteriori proprie ponderazioni sui temi toccati e, più in generale, sulla necessità ineluttabile di costringere la politica, di qualsiasi segno essa sia, a occuparsi veramente e costruttivamente di cultura. Anche perché, inutile ribadirlo di nuovo, non esiste alcuna autentica società priva di cultura. Oppure, non può esistere alcuna autentica politica che non voglia o non sappia curarsi di cultura.

La battaglia (politica) per la lettura e le prossime elezioni

Giuseppe Di Vittorio da adolescente era ancora un semianalfabeta. Quando capì che far valere i suoi diritti in quelle condizioni era impossibile, si procurò un vocabolario. Sono passati anni, ma nell’Italia del XXI secolo l’analfabetismo funzionale che Tullio De Mauro ha combattuto per una vita affligge larghi strati della popolazione, e l’ultimo rapporto Istat racconta un paese di pochi lettori forti contrapposti a una marea di non-lettori in aumento. Nei paesi più evoluti si legge di più. Ma al tempo stesso proprio i paesi in cui si legge molto – e quelli in cui si investe in cultura e istruzione – sono destinati a progredire più degli altri. Tra meno di due mesi si va a votare. Poiché nessuno degli schieramenti politici ha ancora indicato le proprie idee (sempre che ce ne siano) per favorire quella che potremmo chiamare “la battaglia per la lettura” (sempre che chi aspira a governare la ritenga importante), proviamo a dare qualche suggerimento. Anche da questi aspetti sarà possibile capire chi guarda al 4 marzo pensando solo alle prossime elezioni, e chi anche alle prossime generazioni.

[…]

Cominciamo dalle scuole. Le biblioteche scolastiche sarebbero i luoghi perfetti per la promozione della lettura, se solo fossero sufficientemente attrezzate, se fossero attive (in molte scuole ci sono biblioteche dove in un anno non entra un libro), e soprattutto se ci fosse un bibliotecario, cioè una persona il cui compito è promuovere la lettura tra gli studenti, con strategie che variano a seconda del contesto in cui si trova. Attualmente nelle scuole le biblioteche sono affidate al buon cuore dei docenti che se ne occupano tra mille altre cose. La figura del bibliotecario scolastico – presente in quasi tutti i paesi europei – in Italia esiste solo nella provincia autonoma di Bolzano, non a caso una delle zone in cui in Italia si legge di più. Anche prevedere più tempo per la lettura ad alta voce potrebbe essere un’idea. È importante leggere un testo critico sui Fratelli Karamazov, ma se questo impedisce agli studenti anche solo di iniziare a leggere il capolavoro di Dostoevskij, c’è un problema.

Nei luoghi dove ci sono più librerie e più biblioteche pubbliche si legge di più. Non è solo la domanda che genera l’offerta: spesso accade il contrario. In paesi come la Francia o la Germania ci sono misure a sostegno delle librerie meritevoli (la manovra di dicembre introduce il credito d’imposta, ma è solo un inizio, bisogna fare decisamente di più) che ne fanno dei modelli esemplari. Per ciò che riguarda le biblioteche: esclusi i casi virtuosi (uno su tutti: la Sala Borsa di Bologna) le biblioteche oggi occupano uno spazio marginale nelle pratiche culturali degli italiani – prive di mezzi, drasticamente sotto organico, specie al sud, sono il settore per la promozione della lettura dove il margine di miglioramento è maggiore.

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Ridere e scrivere, scrivere e ridere

[…] Perché nello scrivere, Libero si divertiva un mondo, quel mondo che la scrittura gli consentiva di crearsi e nel quale c’era molto più divertimento che in quello “normale”, senza peraltro che il primo ne fosse così distaccato. Era il diletto del sogno di un mondo purificato dai suoi errori e arricchito dalle sue virtù effettive, nella realtà solo latenti e potenziali, se non smarrite o vanificate, quindi gioco forza integrato nel mondo solito del quale diveniva l’ideale perfezionamento: tale purificazione doveva essere un piacere, una divertente gioia, perché soltanto una mente e un cuore allegri sopportano bene le aberrazioni in cui sono costretti a vivere, e per esse sanno meglio trovare le soluzioni. L’ironia e l’umorismo allegro che sempre caratterizzavano le espressioni delle idee di Libero, qualsiasi essere fossero, erano il segno di quel piacere, la prova dell’assenza di qualsiasi mera e ottusa iconoclastia mirante alla critiche fallaci, vigorose nella forma ma fugaci e aleatorie nell’essenza, cioè quelle di cui ci fa megafono imperioso e borioso per poi allargare le braccia al loro termine, quando dovrebbe cominciare la costruttività relativa, nell’incapacità di saper andare oltre. In fondo, spesso una semplice, gustosa e sentita risata è un elemento sovversivo mille volte più potente di qualsiasi mezzo d’assalto, e chi la sa produrre dimostra tranquillità d’animo in sé per sé e per il mondo che lo circonda, certo più di chi sbava idrofobicamente verso ciò che non gli aggrada, dimostrandosene inferiore e subordinato.

(Brano tratto dal libro qui accanto. Lo potete acquistare qui oppure qui ovvero presso altre librerie on line, oltre che ovviamente in quelle “reali”. Cliccateci sopra, invece, per saperne di più.)

INTERVALLO – Jorge Méndez Blake, “El Castillo”

Jorge Méndez Blake è un artista messicano le cui installazioni di frequente rappresentano la combinazione delle sue due grandi passioni, l’architettura e la letteratura e nelle quali materiali ed opere sono indistinguibili, la materia stessa è l’opera d’arte comprensiva del suo significato e della sua efficacia rappresentativa ed espressiva.

L’opera nelle immagini si intitola El Castillo (“Il Castello”), prendendo il nome dal libro che ne è protagonista, proprio Il Castello (orig. Das Schloß) di Franz Kafka, e dimostra, nemmeno così metaforicamente, come la forza (culturale) di un solo libro, e di quanto esso rappresenti, possa tanto sostenere un muro quanto deformarlo, intaccarne la solidità, esserne elemento costitutivo e costruttivo (se il muro fa da fondamenta a una buona realizzazione) ma pure distruttivo (se serve a dividere e a separare). Si può costruire la muraglia più possente e apparentemente invalicabile, insomma, ma nemmeno questa avrà mai la forza e l’impatto della buona cultura.

Cliccate sulle immagini per saperne di più oppure qui per visitare il sito web di Méndez Blake.

(P.S.: grazie a Sarah Inverno per la segnalazione.)

Il libro è un’arma di difesa – ma veramente!

Si usa dire spesso che il libro è un’arma di difesa insuperabile contro molte bassezze anticulturali e relative barbarie sociali – e c’è poi quella celeberrima frase di Woody Allen, «Leggo per legittima difesa», che rende perfettamente chiaro e comprensibile il concetto.

Be’, sappiate che il libro può pure essere un’arma di difesa vera, nel senso letterale della definizione. Sul serio, guardate un po’ qui:

Vedete quante utilità vitali possiede un buon libro? La lettura vi salva non solo la mente ma pure il corpo. Che volete di più?