Davide Sapienza, “I Diari di Rubha Hunish (Redux)”

Il “viaggio”. Quante definizioni, più o meno personali, si possono rendere interpretative del concetto e della pratica del viaggiare, di cosa possa essere, significare, rappresentare, elargire a chi la esercita? Il viaggio può svolgersi dall’altra parte del mondo o appena fuori la porta di casa; si può affrontare con mille attitudini, spiriti, predisposizioni di mente e d’animo, filosofie diverse; può essere turistico, culturale, avventuroso, esplorativo… può essere un motivo di relax, uno svago, un’esperienza, una fuga.

Oppure, il viaggio può essere la goccia che fa traboccare il tempo – come si legge sulla quarta di copertina de I Diari di Rubha Hunish, il masterpiece di Davide Sapienza che in questo marzo 2017 torna nelle librerie in versione Redux (Lubrina Editore, Bergamo; postfazione di Tiziano Fratus) ovvero integrata con sette nuovi capitoli e una parte inedita intitolata Il Tempo della Terra, che in qualche modo rappresenta il principale aggiornamento “spirituale” dell’essenza del libro, ma di contro recuperando l’originale (e celeberrima) copertina dell’edizione 2004 – la prima, quella edita da Baldini Castoldi Dalai.

Rubha Hunish è la terra più settentrionale della celebre isola scozzese di Skye: una scogliera brulla, di quelle tipiche delle Highlands, un promontorio erboso che si allunga nel Mare del Nord apparentemente senza molte attrattive se non quelle date dalla selvatichezza del paesaggio. (continua…)

(Leggete la recensione completa de I Diari di Rubha Hunish (Redux) cliccando sulla copertina del libro in testa al post, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

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INTERVALLO – Glasgow (Scozia, UK), The Glasgow School of Art Library

La Biblioteca della Glasgow School of Art è considerata una delle più particolari e affascinanti dell’intero Regno Unito. È ospitata in uno dei più noti edifici della città scozzese, considerato tra i capolavori del grande architetto Charles Rennie Mackintosh il quale progettò non solo gli esterni della biblioteca ma anche gli interni e ogni elemento dell’arredamento.

L’edificio è rimasto gravemente danneggiato in un incendio scoppiato nel maggio del 2014 e la biblioteca, con i volumi conservati e i suoi interni in legno, è stata tra le parti che hanno subìto i danni maggiori. Nella seconda metà del 2016 si è avviato un delicato lavoro di restauro, del valore complessivo di 32 milioni di Sterline, che basandosi sul progetto originario di Mackintosh promette di riportare la biblioteca alla peculiare bellezza del giorno della prima inaugurazione, nel 1909.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web della Glasgow School of Art e saperne di più – anche sullo stato dell’arte dei lavori di restauro della biblioteca.

INTERVALLO – Aberdeen (Scozia), University of Aberdeen New Library

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Da sempre sostengo che, per certe tipologie di edifici pubblici (anche se poi la regola può essere ben estesa a tutti gli edifici) conta moltissimo il contenuto, senza dubbio, ma anche la forma (architettonica, ovvio) risulta estremamente importante per attrarre, prima, e far sentire a suo agio poi il visitatore.
La nuova Biblioteca dell’Università di Aberdeen, in Scozia, fornisce un’ottima prova al proposito: dal momento che l’edificio è stato aperto al pubblico, nel settembre 2011, le statistiche hanno mostrato un significativo incremento nell’uso della biblioteca, e più di 700.000 visitatori (in una città grande come un medio-piccolo capoluogo di provincia italiano!) sono entrati nell’affascinante edificio soltanto nel primo anno di attività.
In fondo anche così si promuove la cultura – perché pure la buona architettura è arte, ovvero elemento culturale: e quando a cultura si somma altra cultura, il risultato non può che essere oltre modo fruttuoso!
Cliccate sull’immagine per saperne di più (in inglese) oppure QUI per qualche notizia sulla biblioteca in italiano.

Paul Torday, “Pesca al salmone nello Yemen”

cop_pescaalsalmonenelloYemenVerrebbe mai in mente a voi, chesso’, di andare a sciare su un isola dei Caraibi? Oppure di giocare a golf nel bel mezzo del deserto del Sahara, o ancora di cercare funghi porcini nell’entroterra groenlandese? Credo proprio di no, e lo crederei anche se doveste immaginare di pescare salmoni – un pesce tipico di corsi d’acqua freddi e impetuosi, generalmente molto nordici – in un polveroso uadi tra gli infuocati canyon delle montagne dello Yemen, o sbaglio? Sarebbe una cosa fuori da ogni logica, senza alcun senso, priva di qualsivoglia razionalità, scientifica, biologica e pure ludica – appunto come pensare di creare una stazione sciistica ai Caraibi. Un’assurdità, insomma.
In effetti è la stessa opinione che matura il professor Alfred Jones, idrobiologo dell’ENPI – l’ente per la tutela e lo sviluppo del patrimonio ittico nei fiumi britannici – e protagonista di Pesca al salmone nello Yemen di Paul Torday (Elliot Edizioni, 2012, traduzione di Annamaria Raffo; orig. Salmon fishing in the Yemen, 2007.) Lo pensa fin da subito, ne andrebbe peraltro del proprio onore scientifico imbarcarsi in una assurdità del genere e non lo ritiene proprio il caso…

Leggete la recensione completa di Pesca al salmone nello Yemen cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!