Luoghi dai colori incancellabili

[Foto di Jairph da Unsplash.]

Fate una prova su voi stessi e chiedetevi quali immagini della natura si sono conservate in maniera più profonda, nitida e durevole nella vostra memoria. Sono forse quelle immagini che avete ammirato come turisti? Assolutamente no. Potete anche averle osservate con la massima attenzione, ma rimangono comunque semplici vedute che svaniscono in fretta oppure, ammesso che riusciate a fissarle nella memoria, sono prive di un intimo contenuto e – per dirlo in altri termini – si sottraggono a un autentico rapporto con la vostra persona. Accade invece il contrario per quegli ambienti naturali dove avete provato felicità o dolore: i luoghi dei vostri giochi d’infanzia, degli aneliti giovanili, del vostro agire da adulti, e magari anche i luoghi dove avete ricevuto una notizia importante. I luoghi, insomma, dove è successo qualcosa nella vostra vita: sono questi luoghi a rimanere nella memoria con tratti indelebili e colori incancellabili.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pagg.201-202; orig. Der Gotthard, 1897.)

Queste osservazioni, notate bene, Spitteler le scrisse a fine Ottocento, quando certamente non esisteva un turismo come quello odierno, ma sembrano riferirsi proprio ai giorni nostri e alla banalizzazione dei luoghi che sovente la fruizione turistica contemporanea induce, a quel mordi-e-fuggi dei viaggi “all inclusive” che dicono di far vedere tutto ma non fanno realmente vedere (e capire) nulla e, in concreto, risolvono totalmente la presenza in un luogo in qualche selfie da pubblicare sui social senza instaurare alcun legame con esso. Tanto vale restarsene a casa propria ad ammirare belle immagini degli stessi luoghi sui propri device, a questo punto.

Grandi viaggi con pochi passi

A volte si percorrono grandi distanze ma si fanno “piccoli” viaggi. A volte invece basta fare pochi passi per compiere viaggi e avventure incredibili, o per scoprire che di ciò che si credeva di conoscere in verità si conosce poco o nulla.

Per il viaggio autentico non serve tanto una meta, e non serve un modo di viaggiare più di altri: se è vero ciò che disse Pessoa, «i viaggi sono i viaggiatori», è perché è altrettanto vero che i viaggiatori sono il viaggio. Che questo sia lungo solo pochi passi oppure milioni di chilometri, che porti in capo al mondo o poco oltre l’uscio di casa: non è tanto che per viaggiare servano dei viaggiatori, semmai per il viaggiatore autentico serve un viaggio da fare. Qualsiasi esso sia, ovunque esso porti.

È ciò che, per naturale conseguenza, rende un viaggio veramente autentico, più di ogni altra cosa.

Un necessario senso della misura

[Tundra in Groenlandia. Foto di NTNU Vitenskapsmuseet – Moser på Nordøst-Grønland, CC BY 2.0, fonte: commons.wikimedia.org.]

Quando camminavo nella tundra e incontravo lo sguardo di un lemming oppure scoprivo le tracce di un ghiottone, mi sentivo confuso per la fragilità della nostra saggezza. Il modello del nostro sfruttamento dell’Artide, la crescente utilizzazione delle sue risorse naturali, lo stesso desiderio di “farne uso” sono molto chiari. Che cosa manca in noi, mi chiedevo, per farmi sentire tanto a disagio in una regione di uccelli cinguettanti, di caribù lontani e di lemming bellicosi? È il senso della misura.
Poiché l’umanità è in grado di aggirare la legge dell’evoluzione, dicono i biologi evoluzionisti, ha il dovere di darsi un’altra legge se vuole sopravvivere, se non vuole depredare la propria base alimentare. Deve imparare questo senso della misura; deve trovare un modo diverso e più saggio di comportarsi nei confronti del territorio. Deve prestare maggiore attenzione agli imperativi biologici del sistema del protoplasma messo in moto dal sole, e dal quale dipende l’umanità stessa. Non perché debba farlo o perché sia priva d’inventiva, ma perché vi è in questo il culmine della saggezza cui aspira da secoli. Dopo aver preso in mano il proprio destino, ora l’uomo deve pensare con intelligenza critica ai campi in cui deve cedere.

(Barry LopezSogni artici, Baldini Castoldi Dalai Editore, 2006, pag.56; orig. Arctic Dreams, 1986.)

Tenderini & Tenderini

Ribadisco: non parlo spesso di libri altrui non ancora letti, ma in certi casi trovo necessario eccepire. Come in questa occasione, perché le autrici di cui sto per dirvi ho l’onore e il piacere di conoscerle personalmente (più o meno) e di apprezzarle molto sia umanamente che letterariamente, avendo già letto altre loro opere, perché i loro nuovi libri – pubblicati a poca distanza l’uno dall’altro – lo meritano, e per un altro motivo speciale che vi dirò dopo.

Coincidenze. Piccole storie straordinarie in assenza di causa, è l’ultimo libro di Mirella Tenderini, che di volumi meravigliosi ne ha pubblicati tanti – di montagna, esplorazione e non solo – nel corso di una vita professionale e privata ricca di cose altrettanto meravigliose. In questo breve libro Mirella Tenderini racconta la storia incredibile ma assolutamente vera di stranissime coincidenze occorse nella sua vita, spolverando la memoria di viaggi in luoghi lontani durante anni nei quali non era facile visitare paesi come la Russia di Breznev, il Sudan sconosciuto e l’Algeria francese in lotta con il Marocco. Vecchie storie in un mondo ormai dimenticato con dei personaggi ancora viventi… Ma quante e quali sono le probabilità in cui sono nate le coincidenze raccontate in questo libro? – si domanda nella presentazione del libro. Conoscendo Mirella e tutto quanto ha saputo fare nella sua vita, non posso che pensare a una risposta, anzi, a innumerevoli risposte sorprendenti!

Vie di contrabbando. Sui sentieri ai confini del Lario è invece la nuova pubblicazione di Silvia Tenderini, nei cui libri di viaggio confluisce pienamente il suo spirito di viaggiatrice autentica, appassionata e sensibile, che si tratti di cammini sui monti delle Alpi o di avventure in terre lontane e insolite. In quest’ultima opera l’autrice si concentra su un territorio prealpino tanto poco conosciuto dai più quanto insolitamente affascinante, anche in forza della relativamente scarsa frequentazione turistica, se paragonata a molti dei monti vicini e alla prossimità degli affollati e celebrati laghi di Como e di Lugano: la Valsolda, che si affaccia sul lago di Porlezza e mette in connessione i due laghi citati. Per secoli è stato territorio di frontiera tra Italia e Svizzera e per molto tempo uomini, merci, notizie e idee hanno attraversato il confine percorrendo itinerari più o meno ufficiali, antichi sentieri a cavallo delle montagne. È così che Silvia Tenderini si muove alla scoperta dell’ottocentesca ferrovia dei Tre Laghi, delle officine della Val Senagra e della villa di Fogazzaro, tra l’arte romanica e quella popolare, ma soprattutto ascolta i lontani racconti dei contrabbandieri e la fuga di tanti verso la salvezza durante la guerra. La Valsolda e le sue valli laterali sono oggi meta di un turismo lento, riflessivo, attento alle piccole cose e lontano dai rumori delle più famose località lacustri: per esse questo libro non fa da mera guida turistica ma da intrigante spunto per costruirsi i propri itinerari e andare alla ricerca di storie e di personaggi che hanno animato questi luoghi.

Due libri caldamente consigliati, inutile dirlo – cliccate sulle immagini delle copertine per saperne di più. Ah, sì, vi dicevo dell’ulteriore e speciale motivo per il quale ve li sto consigliando (magari qualcuno lo avrà già intuito): Mirella e Silvia Tenderini sono madre e figlia! Una sorta di prestigiosa “officina letteraria familiare” – e al femminile: un altro valore aggiunto per molti versi – che non smette di regalare ottimi motivi di lettura e di avventure!