Superare un valico di montagna

[Il Passo del San Gottardo/Gotthard Pass. Foto di Walter Röllin da Pixabay.]

Cosa conferisce un particolare fascino al superamento di un valico di montagna? La premonizione del paesaggio che si troverà dall’altra parte, che rischiara la fantasia del viandante – gli elevati sentimenti che si provano nel momento del passaggio, nel punto che segna la linea di demarcazione di acque e popoli -, l’accresciuta percezione del presente e dei luoghi, e tutta una serie di altri motivi che agiscono inavvertitamente su chiunque in misura tanto più forte quanto più cultura e conoscenza ci si porta appresso. Ogni viaggio su un valico di montagna è un viaggio di scoperta.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pagg.31-32; orig. Der Gotthard, 1897.)

Ogni volta che leggo questi brani di Spitteler, che hanno più di 120 anni, mi sorprendo di quanto la visione del territorio e del paesaggio che sottendono sia incredibilmente contemporanea, sia in senso scientifico che culturale. In queste così poche righe, ad esempio, vi si ritrova l’attuale concetto di “paesaggio” (il quale, per come viene usato oggi nelle discipline geografiche e umanistiche, ha non più di quarant’anni e non è affatto così risaputo, ancora), l’intuizione chiara della relazione culturale tra uomini, territori abitati e luoghi nonché del relativo valore identitario di essa, degli accenni a quella che oggi chiamiamo psicogeografia, la visione ecostorica (altra disciplina di recente teorizzazione) e quella geopoetica, così ben sviluppata dall’amico Davide Sapienza, ad esempio.

Insomma, in tal senso è quasi impareggiabile, Carl Spitteler. Tenetene conto, visto quanto sconosciuto o quasi sia, al di qua del Gottardo e a sud di Lugano.

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L’ordine della vita nel paesaggio

[Foto di Susanne Stöckli da Pixabay.]

Perché un rapporto con il paesaggio sia duraturo, dev’essere reciproco. Al livello in cui la terra ci fornisce il cibo non è difficile da comprendere e la reciprocità viene spesso ricordata nella preghiera di ringraziamento prima dei pasti. Al livello in cui il paesaggio ci appare bello o spaventoso e ci colpisce, oppure al livello in cui ci fornisce le metafore e i simboli per indagare nel mistero, è più difficile definire la reciprocità. Se ci si avvicina alla terra con un atteggiamento d’obbligo, disposti a rispettare cortesie difficili da esprimere e che possono essere anche un semplice gesto delle mani, si stabilisce una considerazione dalla quale può emergere la dignità. Da questo rapporto dignitoso con la terra è possibile immaginare un’estensione di rapporti dignitosi in tutta la propria vita. Ogni rapporto viene formato con la stessa integrità, che inizialmente spinge la mente a dire: le cose nella terra si armonizzano in modo perfetto, anche se cambiano sempre. Io desidero che l’ordine della mia vita sia organizzato nello stesso modo in cui trovo la luce, il movimento leggero del vento, la voce di un uccello, la forma d’un baccello che vedo davanti a me. Voglio in me stesso questa impeccabile, incontestabile integrità.

(Barry LopezSogni artici, Baldini Castoldi Dalai Editore, 2006, pag.387; orig. Arctic Dreams, 1986.)

Due libri, quasi tre

Come ho già scritto in altre simili occasioni, non parlo spesso di libri altrui non ancora letti ma a volte faccio eccezioni per autori – le cui ultime opere sono uscite di recente – che ho la fortuna di conoscere personalmente, che ho già letto in passato e dunque la cui qualità tanto umana quanto letteraria, per ciò che mi riguarda, do per assodata ergo altamente raccomandata.

Lorenzo Cremonesi è senza alcun dubbio uno dei più esperti e stimati reporter italiani, in senso assoluto ma in particolar modo riguardo gli scenari bellici, che ha vissuto per 40 e più anni in ogni parte del mondo. Ma è anche una persona nella cui storia personale un posto speciale lo occupano montagne la cui frequentazione condividiamo, quelle tra il bacino dell’Adda e le valli bergamasche: dorsali prealpine di modeste altitudini ma dotate di paesaggi straordinari, orizzonti vastissimi e geonarrazioni affascinanti. Peculiarità che, sono certo, si possono ritrovare anche in questo suo ultimo libro, nel quale il conflitto armato è il punto di vista ideale per ripercorrere la storia di Lorenzo e quella del mondo in cui viviamo. Dal racconto del nonno tornato in licenza per 24 ore dalle trincee del Carso per sposarsi ai bombardamenti di Kiev, dal lungo lavoro come corrispondente da Gerusalemme fino ai fronti battuti da reporter in Iraq, Libano, Afghanistan, Pakistan, Siria, Libia e Ucraina, dal primo viaggio in bicicletta in Israele da ragazzo all’inchiesta sulla tragica morte sul campo della collega Maria Grazia Cutuli: una sorta di grande romanzo di guerra che intreccia storia familiare e reportage in presa diretta e narra vicende, personaggi e luoghi memorabili degli ultimi quarant’anni. Storie di esodi, morte e distruzione che ci aiutano a capire meglio il passato recente, il mondo di oggi e quello di domani.

Franco Faggiani è invece uno degli scrittori più raffinati e sensibili che conosca: verso le storie che racconta, i personaggi che ne fa protagonisti nonché verso i luoghi narrati, di frequente montani. Anche con lui ho intrecciato esperienze alpestri affascinanti, per le quali questo suo nuovo libro è un compendio tanto inevitabilmente incompleto quanto profondamente emblematico di ciò che sono le nostre montagne e di quante narrazioni ci possono donare. Ho avuto la fortuna di condividere anche una parte di cammino con Franco, quella sui monti che, guarda caso, dalle zone frequentate da (e condivise con) Lorenzo Cremonesi vanno verso nord e nei secoli sono stati la culla di una categoria di montanari dalla storia sorprendente: i bergamini. È uno dei dieci itinerari raccontati in questa sorta di atlante geografico che è anche un incrocio di vicende reali e leggendarie, insieme alle strade dei contrabbandieri e del sale in Liguria, i sentieri dei pellassier, gli antichi commercianti di capelli delle valli cuneesi, la via del rimpatrio dei valdesi da Ginevra, il Sentiero del Re in Valle d’Aosta, Leonardo e i vigneti della Valtellina, la strada dell’acqua in Trentino, le antiche testimonianze dei Cimbri, la millenaria Foresta di Tarvisio o, ancora, il mondo magico dell’abbazia di Novacella in Alto Adige. Per il lettore il racconto, illustrato dalle fotografie dello stesso autore, è un invito al viaggio lento, un itinerario reale ed emozionale attraverso un territorio che copre sette regioni italiane lungo tutto l’arco alpino.

L’ultimo libro del quale vi dico in realtà non è ancora stato pubblicato ma lo sarà a breve, ed è il ritorno di uno dei libri più visionari sui temi del viaggio e del paesaggio da parte di uno degli autori più illuminanti al riguardo: Davide Sapienza. Nel libro Davide disegna la mappa di un territorio che vuole essere immaginario fin da subito, dal nome stesso che gli viene dato: la Valle di Ognidove. Ma immaginario non vuol dire arbitrario: l’immaginazione di un artista è rigorosissima. Uno scrittore vero, e Davide lo è, va incontro a un’esperienza inevitabile, che molti hanno descritto: non è lui a decidere cosa deve diventare parola e racconto. Lo scrittore è più piccolo delle storie che racconta; è il servo della storia e della pagina, il servo di due padrone sensuali ed esigenti. La mappa continuamente ridisegnata è quella di un sogno infinito, che come tutti i sogni – ci insegna Freud, quest’altro grande esploratore – è fatto di realtà. È preciso e mai mistificatorio: come gli angoli e le anse del mondo, come le pagine di questo libro.

Insomma, tre libri (o quasi, appunto, visto che uno deve ancora uscire) assai consigliati. Ma penso che non vi sia bisogno di rimarcarlo – be’, ormai l’ho fatto, e va bene così. Comunque, cliccate pure sulle immagini delle copertine, per saperne di più.

Walter Bonatti, il più grande

Walter Bonatti, 13 settembre 2011, undici anni fa.

Il più grande, sempre.

E trovo sia doveroso ricordarlo attraverso le parole della sua amata Rossana Podestà, colei che divenne una parte fondamentale e inscindibile dell’uomo-Walter Bonatti e nonostante ciò venne allontanata dai medici della clinica privata cattolica dove Bonatti era stato improvvidamente ricoverato perché non erano sposati. Anche per questo è giusto e bello ricordarli insieme, e insieme saperli felici tra le montagne dell’infinito.

[Il video è stato realizzato da Vinicio Stefanello (Planetmountain.com) e Francesco Mansutti (Studio Due) per l’edizione 2012 dei Piolets d’Or.]